Il paese che uccide le donne in travaglio

14/04/2012 - di

In Uganda ogni giorno muoiono sedici future mamme che non sono curate dagli ospedali quando arrivano per dare luce ai loro bambini

Il paese che uccide le donne in travaglio

In Uganda migliaia di donne perdono la vita nel momento più bello, quando stanno per donarne un’altra mettendo al mondo un bambino. Negli ultimi anni sono stati molto numerosi i casi di donne decedute in ospedale poiché non sono state curate durante il travaglio. Un gruppo di associazioni impegnati nei diritti umani, nella lotta all’Aids e in altri scopi benefici hanno iniziato una causa contro il proprio governo che la Corte Costituzionale del paese affronterà nei prossimi mesi.

 

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LA STAGE DEGLI INNOCENTI – Ogni giorno sedici donne muiono in Uganda mentre stanno partorendo. Un numero mostruoso, che andrebbe conteggiato per due, visto che il decesso della madre si accompagna alla non nascita del bambino che portavano in grembo e stava per uscire. Negli ultimi anni alcuni casi di cronaca hanno stimolato una mobilitazione contro il governo dell’Uganda, che non fa nulla per fermare questo massacro, come riporta l’Huffington Post. Nell’agosto del 2009, come rivelato da The Guardian, la quarantenne Sylvia Nalubowa morì durante il travaglio nell’ospedale di Mityana. La donna rifiutò di pagare delle tangenti al personale sanitario che volevano essere pagati per curarla, e così la madre di sette bambini è scomparsa a causa della grave corruzione che imperversa nella tutela della salute pubblica ugandese. Questa morte scatenò una reazione popolare che generò una forte protesta in piazza, per morti evitabili causate da inefficienze, pessima amministrazione e corruzione tollerata, se non incentivata, da parte dell’autorità. Nel dicembre del 2010 Jennifer Anguko, una nota politica, morì nel reparto femminile di un grande ospedale pubblico di Arua perchè nelle dodice ore precedenti non era stata visitata nonostante le difficoltà incorse nel suo travaglio. Quando fu portata in sala operatoria, per la donna era ormai troppo tardi.

BATTAGLIA IN TRIBUNALE –
I gruppi di attivisti per i diritti umani, guidati dalPrimah Kwagala si è unita alla famiglie di Sylvia Nalubowa e Jennifer Anguko per fare una causa contro il proprio governo. La querela denuncia la violazione costituzionale dei diritti fondamentali perpetrata dal governo ugandese nei confronti delle donne in travaglio, alle quali è stato negato il diritto alla salute e quello alla vita a causa della mancata prestazione dei servizi e delle strutture sanitarie essenziali alla tutela di chi sta per partorire. “La salute delle madri è stata trascuerata in Uganda, le persone non sanno che hanno un diritto a ricevere una buona tutela sanitaria, pensano siano un privilegio”, rimarca Primah Kwagala, avvocato del Primah Kwagala. Secondo le informazioni del ministero della Sanità ugandese solo un terzo degli ospedali del paese hanno forbici e disinfettanti, mentre mancano molti medicinali essenziali, ed inoltre i nosocomi sono spesso sprovvisti di elettricità. Dopo mesi di battaglie che ne hanno ritardato la discussione la causa è stata finalmente accolta dalla Corte Costituzionale dell’Uganda, anche se difficilmente le migliaia di donne che ogni anno perdono la vita troveranno giustizia.

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