Mattei: la fiction

07/05/2009 - Dalle viscere dello stivale a quelle della politica. Mattei è osteggiato nella sua azione dirompente e ricca di fin troppo insperati successi. De Gasperi è chiamato alla mediazione con gli Americani. Questi chiedono che le proprie società, quelle che proprio

     
 

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Dalle viscere dello stivale a quelle della politica. Mattei è osteggiato nella sua azione dirompente e ricca di fin troppo insperati successi. De Gasperi è chiamato alla mediazione con gli Americani. Questi chiedono che le proprie società, quelle che proprio Mattei definì le 7 sorelle, siano coinvolte direttamente nel cartello concessionario della estrazione del metano a Caviaga. Mattei ha dalla sua l’ala progressista della DC (Fanfani, Dossetti, La Pira), il gruppo dei professori delle Cattolica. Questi auspicano una politica fatta di contenuti e di programmi piuttosto che di alleanze. La riforma agraria, la questione delle differenze tra Nord e Sud, il rilancio industriale e l’abbattimento dei monopoli privati sono i cantieri su cui si sostanzia la loro strategia politica. Commenta, allora, E. Scalfari: “Sogni di una classe politica immatura, le cui illusioni sarebbero state spazzate via presto dal duro confronto con la realtà “. Amaro e vero.

 - L’ “INCIDENTE” - Già allora la politica nazionale manifestava tutti i suoi limiti nei confronti della borghesia capitalistica. Gruppi come l’Eridania, i Falck, la Pirelli e la Montecatini erano in grado di controllare il mercato nazionale, i prezzi ed anche le scelte dei governanti. Più che sugli Americani e sulla CIA, come la fiction finisce per far credere, i veri nemici Mattei li aveva in casa. Quella borghesia, quel capitalismo familiare fatta più di feudatari che da manager. Che vedevano nell’irruenza e negli equilibrismi di Mattei un pericolo che andava fermato. Mattei muore a Bascapè, vicino Pavia, in un incidente aereo. Il suo aereo proveniva da Catania, dove Mattei era a caccia di consensi per realizzare quello che sarebbe stato il mostro di Gela. Dove doveva mediare con altri interessi più o meno occulti. La Sicilia già. “Lei Mattei ha fatto un accordo lo Scià di Persia, ma i Siciliani sono gente strana, qui si sentono tutti Principi Ereditari“. Verissimo. Se Mattei si aspettava la stessa accoglienza a Palermo come a Tehran si sbagliava. Ma a Gela il petrolchimico si fece anche dopo Mattei. Se fu assassinato, non fu deciso a Palermo. Inventò il cane a sei zampe, le stazioni di servizio come sono oggi, contribuì al boom economico.Tutto, muovendosi non sempre in maniera cristallina tra interessi nazionali e interessi locali. Tra il bene comune e i particolarismi. Tra globalizzazione e localismo. Mattei marchigiano di Matelica. Amico di Aristide Merloni. Viene a sapere, da un amico di Matelica, che al suo paese tanti, tantissimi giovani emigrano altrove per il lavoro. Mattei non perde tempo. Non è nel suo stile. Lui dinamico, intraprendente. Chiama l’Aristide e gli suggerisce di costruire bombole per il gas. Mattei, uno dei potenti d’Italia, parla così ad Aristide il piegalamiere. Ci avrebbe pensato lui al resto, e l’Agip ad acquistarle. Così è. Sviluppo a Matelica, nelle sue Marche. Non per sempre, non almeno con le bombole. Una mattina, infatti, La Pira, l’amico, il sindaco di Firenze, chiama Mattei e gli dice: “Mattei, ti prego salva la Pignone“. Le bombole dalle Marche finiscono in Toscana.

     
 

5 Commenti

  1. marblestone scrive:

    Ho visto la fiction, finanziata dall’ENI, e mi è sembrato strano questo schierarsi così facilmente contro gli americani. SOno d’accordo con il post, Mattei era un grande uomo ma molto più controverso del volto familiare e bonaccione di Ghini.
    Purtroppo però di uominicosì, ora, non se ne vedono davvero

  2. Tess scrive:

    Già, questo post traccia molto meglio il profilo di Mattei che non la fiction Rai. Complimenti

  3. Comicomix scrive:

    La fiction era, appunto, una fiction. basti pensare al personaggio di Attilio, che non credo sia esistito, mentre non c’era traccia del “vero” giovanotto Eugenio Cefis.
    Una fiction senza infamia né lode.

    Mi è piaciuta la ricostruzione che hai fatto della figura di Mattei, figura complessa con luci ed ombre (la fiction è stata eccessivamente “celebrativa”). Comunque, con tutti i suoi difetti, un Mattei oggi farebbe la figura di un titano, da qualsiasi punto di vista.

    C.

  4. Aronne scrive:

    La fiction ha avuto a mio avviso il demerito di semplificare la sua vita da politico. Mattei fu anche deputato, probabilmente perennemente assente. Fu in quota all’ala progressista della DC, (La Pira la mente e Mattei il braccio) si diceva. Fu partigiano ma ferocemente anticomunista. Lotta Continua su più editoriali lo definiva “fascista”.
    Creò dei fondi neri per, come dire, creare un buon clima attorno alle sue iniziative che chiedevano spazio alle regole.
    Fu un uomo potentissimo in grado di nominare Ministri e decidere l’agenda politica di un paese per più di un decennio.
    Come dico nell’articolo, più che al complotto americano, guarderei ai nemici nostrani: Montedison, Eridania, Fiat ecc. le lobby industriali autarchiche di quegli anni.

  5. rebyjaco scrive:

    Non esistono “”affari”" puliti. Se vuoi fare affari veri a livello nazionale o internazionale, devi fare il necessario per avere successo. Andreotti è stato, ed è quello che è, perchè si è sempre appoggiato su coloro che gli toglievano le castagne dal “”fuoco”" e LUI non si è mai bruciato (?). (Casini cerca di imitarlo). Il fatto più grave, consiste nella degenerazione totale della classe politica ed imprenditoriale, hanno un bel dire, le teste di cavolo dei comunisti, quando sostengono che il capitalismo ha fallito, il capitalismo fallisce, quando riesce a mettere sotto i piedi la GIUSTIZIA, riesce a metterla sotto il controllo dei POLITICI che per natura, sono LORO alleati, mentre il comunismo, non conosce GIUSTIZIA, ne il SUO significato, in quanto il Partito è LA GIUSTIZIA. (ma lasciamo perdere, non è questo l’argomento). Mattei ha fatto quello che considerava opportuno fare, esattamente come stà facendo Marchionne. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

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