Cultura

Mattei: la fiction

7 maggio 2009

La storia del Presidente dell’ Eni ci fa ripercorrere gli anni del dopoguerra italiano. Anni di affari non sempre limpidi, ma  che guardavano all’ interesse del Paese.

Forse parlare di una fiction in una rubrica che vorrebbe “fare Cultura” non è proprio quello che il lettore attento ed assiduo si attende. Probabilmente non “fa Cultura” parlare di libri come quello di [[Pietro Citati]] “La malattia dell’infinito”. L’insigne critico letterario, ospite di Fazio a Chetempochefa la stessa sera in cui andava in onda su RAI 1 la fiction sull’imprenditore marchigiano, definisce il suo lavoro un lavoro inutile e ovviamente non guarda la TV. Snobismo e siparietti già visti, certo, eppure spia della difficoltà di inquadrare oggi la “Cultura” e i fruitori di essa. E così, gli uni e gli altri si smarriscono per strada e per l’etere. Tant’è.La fiction su Mattei, protagonisti Massimo Ghini e Vittoria Belvedere, è chiaramente un racconto molto romanzato della vita del Presidente dell’ENI. Molte omissioni e qualche distorsione di fatti importanti non tolgono comunque il merito di far ritornare a discutere di una parentesi globalmente positiva della Storia del nostro paese. Tempi in cui la legge si violava per un fine nobile e soprattutto per “fare”.Certamente Mattei fu l’antesignano di un modo di fare affari poco trasparente. Quella commistione tra pubblico e privato che portò, molto tempo dopo, alla caduta della Prima Repubblica. Partigiano ma non Comunista, Mattei non andava certo a braccetto con Longo, come forse la fiction finisce col far credere. Fu uomo di grande leadership, un capitano di industria serio e di un pragmatismo che costituisce un unicum in quell’Italia che, ieri come oggi, è affetta da un pruriginoso moderatismo.

- IL PETROLIO - Quella del primo dopoguerra è un’Italia senza carbone. Un’Italia senza petrolio. Burattina, con i fili, quelli pochi, in mano a pochi miopi industriali. Quelli delle auto, della chimica e della siderurgia. Mentre questi guardano al breve periodo, ad una economia autarchica fatta di dazi che proteggano il proprio “particulare”, Enrico Mattei guarda lontano. E’ un’Italia stretta come una biglia tra due poli magnetici. Quello dell’Ovest: i vincitori, i liberatori, i buoni. Quello dell’Est: altri vincitori, illiberali, cattivi. Il liberismo contro l’economia pianificata. L’economia dei consumi contro quella della distribuzione delle derrate. Il piano Marshall e le direttive del PCUS. In Europa non c’è petrolio ma occorre ripartire. Dall’industria. Certo. Come una terra in cui dal batterio deve ricrearsi la vita. Occorrono i bacilli primordiali. Che nelle vita industriale sono le materie prime, quelle che contano. L’Inghilterra ha il carbone e quindi l’acciaio. La siderurgia, l’auto. L’Europa ha sete di petrolio. Sul mercato internazionale è la migliore merce da scambiare per acquisire risorse economiche strategiche. Per attrarre capitali ed attenzione d’oltreoceano. I diritti, la vita, la libertà contano ma non sono numeri primi. La cardinalità in economia non inizia dall’insieme che contiene l’insieme vuoto ma dall’insieme che contiene petrolio. Mattei lo sa. L’Agip è pubblica, è un carrozzone, e va smembrato. Caviaga e Ragusa. Bivi e coincidenze. Nord e Sud. Le viscere connettono nel profondo Lombardia e Sicilia. Enrico Mattei è chiamato dalla direzione della DC a dirigere l’AGIP, con l’obiettivo di smembrala in quanto società priva di redditività. Mattei è imprenditore, è un ex partigiano. Non è un burattino. “Non si smembra una società senza prima averci guardato dentro“. L’Agip ha del know-how. Come ogni organizzazione non può essere considerata semplicisticamente solo risorse e macchinari. E’ un sistema complesso di relazioni e di conoscenze. Il suo predecessore è un tecnico ed è in gamba. Giancarlo Zanmatti è certo: “L’Italia ribolle di risorse nel sottosuolo“. Quella dello smembramento è una decisione politica. Del resto non si possono fare ricerche di petrolio in Italia senza gli Americani. Mattei disobbedisce ed inizia a scavare. Capisce che il metano è il futuro. Fa scouting. In Unione Sovietica si costruiscono metanodotti. Negli USA, in Kansas anche. Sotto Caviaga l’oro nero aspetta solo di vedere la luce. Spinge a 150 atmosfere. “Vuole solo che qualcuno gli indichi la strada e viene su senza neanche bisogno di una pompa“. Mattei costruisce metanodotti lungo la pianura padana. Viola centinaia di concessioni edilizie. L’imprenditore, il dirigente pubblico chiede spazio alle regole. Così è, il fine giustifica i mezzi. Il fine è alto, c’è di mezzo l’interesse nazionale.Ma per scavare occorrono tante risorse. Mattei incontra Mattioli, al timone della Comit. Anche qui la fiction la fa molto facile. Non andò proprio così. Anzi.

- LA POLITICA - Mattei non aveva l’appoggio politico e Mattioli ne era al corrente. Mattioli a Mattei: “Che garanzie può offrire lei che non ha l’appoggio di coloro che l’hanno voluta al timone dell’Agip?“. Mattei, parla da partigiano al finanziere più potente d’Italia, e lo fa andando all’attacco: “Che garanzie può dare lei che è stato Presidente della Comit sotto il Fascismo e sotto la Repubblica di Salò?”. La Comit appoggia l’iniziativa ma la chiosa di Mattioli è la cifra di un’epoca, ahinoi, non troppo lontana – Veda caro Mattei, a proposito di Fascismo e di Salò, di ricordarsi che i regimi passano, passano anche le monarchie e i governi, ma la Comit resta -

5 commenti a Mattei: la fiction

  1. marblestone

    Ho visto la fiction, finanziata dall’ENI, e mi è sembrato strano questo schierarsi così facilmente contro gli americani. SOno d’accordo con il post, Mattei era un grande uomo ma molto più controverso del volto familiare e bonaccione di Ghini.
    Purtroppo però di uominicosì, ora, non se ne vedono davvero

  2. Già, questo post traccia molto meglio il profilo di Mattei che non la fiction Rai. Complimenti

  3. La fiction era, appunto, una fiction. basti pensare al personaggio di Attilio, che non credo sia esistito, mentre non c’era traccia del “vero” giovanotto Eugenio Cefis.
    Una fiction senza infamia né lode.

    Mi è piaciuta la ricostruzione che hai fatto della figura di Mattei, figura complessa con luci ed ombre (la fiction è stata eccessivamente “celebrativa”). Comunque, con tutti i suoi difetti, un Mattei oggi farebbe la figura di un titano, da qualsiasi punto di vista.

    C.

  4. La fiction ha avuto a mio avviso il demerito di semplificare la sua vita da politico. Mattei fu anche deputato, probabilmente perennemente assente. Fu in quota all’ala progressista della DC, (La Pira la mente e Mattei il braccio) si diceva. Fu partigiano ma ferocemente anticomunista. Lotta Continua su più editoriali lo definiva “fascista”.
    Creò dei fondi neri per, come dire, creare un buon clima attorno alle sue iniziative che chiedevano spazio alle regole.
    Fu un uomo potentissimo in grado di nominare Ministri e decidere l’agenda politica di un paese per più di un decennio.
    Come dico nell’articolo, più che al complotto americano, guarderei ai nemici nostrani: Montedison, Eridania, Fiat ecc. le lobby industriali autarchiche di quegli anni.

  5. rebyjaco

    Non esistono “”affari”" puliti. Se vuoi fare affari veri a livello nazionale o internazionale, devi fare il necessario per avere successo. Andreotti è stato, ed è quello che è, perchè si è sempre appoggiato su coloro che gli toglievano le castagne dal “”fuoco”" e LUI non si è mai bruciato (?). (Casini cerca di imitarlo). Il fatto più grave, consiste nella degenerazione totale della classe politica ed imprenditoriale, hanno un bel dire, le teste di cavolo dei comunisti, quando sostengono che il capitalismo ha fallito, il capitalismo fallisce, quando riesce a mettere sotto i piedi la GIUSTIZIA, riesce a metterla sotto il controllo dei POLITICI che per natura, sono LORO alleati, mentre il comunismo, non conosce GIUSTIZIA, ne il SUO significato, in quanto il Partito è LA GIUSTIZIA. (ma lasciamo perdere, non è questo l’argomento). Mattei ha fatto quello che considerava opportuno fare, esattamente come stà facendo Marchionne. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

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