Economia

L’onore della carta

6 maggio 2009

Storia di una carta di credito inservibile e di un malservito che dà un benservito

PINO IMPERATORE – A una persona, che chiameremo Gino, si è smagnetizzata la carta di credito. Era nuova, era costata 35 euro ed è durata due mesi. Ma come le magnetizzano le carte, spalmandole con la crescenza, visto che scadono in così poco tempo? Gino, accortosi dell’accadimento, ovviamente di sabato mentre cerca di pagare la spesa al supermercato, non compra niente e torna a casa scornato. Per ore e ore si macera interiormente dandosi dello stupido per non aver fatto il bancomat separato dalla carta di credito, così almeno poteva usare una delle due carte. Aspetta fino a lunedì e nel frattempo non effettua alcun acquisto. Appena apre l’istituto di credito, chiama. La sua banca non è Fort Knox e non conta trecento sportelli e duemila impiegati. È invece un normalissimo istituto di credito di un paesino di provincia e il suo referente, che chiameremo Pino, non è l’imperatore di Bisanzio, però si fa desiderare come se lo fosse.

PREMIO FISSITA’ – Dopo un’ora di vana attesa telefonica Gino, indispettito, decide di recarsi personalmente in loco. Entra e in banca non c’è un cavolo di nessuno, a parte quelli che ci lavorano. E allora perché questi individui non si degnano di rispondere al telefono? Che combinano di tanto essenziale all’andamento finanziario globale? Si stanno forse allenando per il Premio Fissità della Banca dei Brocchi? Pino, che, data la vispezza mentale sua tutta propria, Gino ha sempre sospettato fosse un broccher professionista, è alla sua scrivania che fa salotto con una collega, la quale a un certo punto chiede una caramellina. Pino ha chiaramente visto Gino, che conosce da anni e quindi non può confonderlo con il collega Lino, vincitore del Premio Fissità 2008, e nemmeno con un plinto di sostegno della struttura muraria, dal quale si distingue peraltro per il diverso colore della camicia. Comunque lo ignora e parte alla ricerca del bon bon. Torna dopo qualche minuto recando l’obolo, la signora ringrazia e finalmente si scolla dalla sedia, Pino guarda Gino come se lo vedesse in quell’esatto istante e sorridendo lo invita ad accomodarsi. Gino porge la sua carta orbata di magneticità e ne domanda un duplicato. Pino chiede il numero del conto, controlla il saldo, afferra la carta, si alza di scatto e si allontana serio. Cosa avrà letto di così obbrobrioso sullo schermo del computer? Durante l’assenza di Pino, Gino, oltre a sudare copiosamente, pensa a tutte le azioni più o meno malvagie che ha compiuto negli ultimi anni. Ripercorre peccati e cattiverie compiute o pensate e viene travolto da un senso di colpa profondo e sostanziale. Lui non sa cosa ha fatto di tanto grave, ma di qualche delitto si deve essere macchiato, se ha tolto il sorriso a Pino.

3 commenti a L’onore della carta

  1. gloria

    mi piace molto questo pezzo

  2. “Non è invece ipotizzabile che il cliente si rompa le palle della banca e la molli sull’istante.”

    eh, si! meglio affidarsi agli uffici postali, offrono vantaggi migliori! :)

    Bell’articolo!

  3. homo dubitante

    mi domando se ad esser stronzi siano le banche od i bancari

    o se sono forse gli uni ad influenzar le altre o viceversa

    che il Dio danaro abbia compassione pe noi vittime di entrambi

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