Cultura

Elogio (ir)rituale della corruzione-”Arriverà come un colpo di frusta”-

6 maggio 2009

che tu sia figlio o sia re, o capo di stato, che tu sia buono, brutto, solo o solo maleducato-nell’affannata opulenza “sotto un “cielo rosso borgogna” e una luna “che versa champagne di stelle”

Chi vi scrive è il Grande Vecchio. Corruzione è laddove sei pronto a soffrire.
Stasera non so se gliela fo. Poiché ho un affanno irrituale ed eccessivo anche per il mio personale canone di sopportazione e indifferenza al corpaccione che porto meco, proprio non so se resisto. Lo ignoro.
E poiché sono in affanno e non intendo resistergli, vuoterò il sacco tessendo le lodi di qualcosa di vergognoso. O per lo meno. Di qualcosa che voi altri, i più prudenti nel dire tra voi, ritenete sia tale. Un elogio irrituale del più vecchio rituale. Un agguato in un canto incivile che neanche Camilleri giù in piazza. Un ditirambo Rambico del marcio. Tesso un ignobile e splendido elogio della corruzione. Del corpo, tanto per dirlo per primo, per restare in argomento. Della mente. Dal tempo. Resa forastica dal tempo. Ma più che altro, al bando i poeti e che entri poesia, della tasca generale. Il vecchio rituale vale cielo, la luna e le stelle in tempi fecondi, nell’affannata e sin troppo chiacchierata opulenza. Figurarsi, al cambio, quanto valga, prezioso, coi tempi di oggi.
Corruzione è bello. Corruzione è subito. Corruzione lo fa meglio di te. Hitler aveva le scarpe lise, gente. E puzza molto meno la malerba che il giglio invecchiato.
Corrotti do it better, e non a caso l’idea di questa maglietta venne ad una mezza ebrea italiana per dare un tono ai nostri colori. Lo spunto mi viene da questo articolo di Megachip dove si fa il punto con impareggiabile maestria, ben scritta e descritta naturalmente: la colpa non è del governo, dell’opposizione, di Maastricht ancora ancora. La colpa è tutta nostra. Colpa Nostra come Cosa nostra. La Casta siamo noi. Che muoviamo pigri i tastini del telecomando, favorendo gli stessi programmi beoti di sempre. Che marciamo ora all’insegna di Grillo ora di Bossi. Che sogniamo coi comici giusto il tempo poi di fare famiglia nell’urne. Nostra, nostra, grandissima colpa. Ma quale ? quella di essere rotti. La famosa famigerata “rupture”: non si rompe la rottura. Rotti a tutto, buoni a niente. A pezzi, ma non moriamo mai. Io non sono così pessimista. Direi che moriremo tutti e nel miglior mondo possibile. Quello della corruzione.
La corruzione andrebbe legalizzata. Arriva “come un colpo di frusta”: la prima volta. La seconda dose è omeopatica: serve (per) ore liete, allietarti la vita. Noi tutti dobbiamo dire a noi stessi soltanto questo, ripetercelo di continuo : la corruzione può giunger qui ogni momento, fa che io sia pronto a riceverla bene. E, Dio, non far che vada via. Lasciando al suo posto menù solito : povertà, indigenza, carestia. Onesto è buono, corrotto è meglio. Incorrotto è morte. Vi fa pensare al deserto. Lì dove c’è vita non può che esserci lei, la corresponsione di un dare a un avere, l’incontro nuziale dei sogni e i bisogni. Corruzione l’è desta, corruzione è tutto. Tutto corrotto, dunque non tutto lo è ed è questo, semmai, il peccato.
Io voglio bene alla società, non esiste che possa addossarle delle colpe. Coloro che ragionano in termini di colpa nostra sono dei pazzi. E’ gente che ha immaginato ad esempio un ricambio tra i vivi ed i morti dettato da qualcosa che non fosse il tempo. Ma, dio m’aiuti, il merito.
Sciocchezze. Nessun soldato è mai morto al fronte perché se lo meritava. Nessuno è mai nato per illustri pregi. Tutto si fa e si disfa nel senso che tutto si fa apposta per farsi disfare.
Un matrimonio, un piantarello, un libretto degli assegni.
Ciò propala l’ingiustizia. Anche se fosse ? Non tutte le posizioni, finanziarie e non, sono uguali, né possono esserlo. Concetto istintivamente logico, logicamente irricevibile, tacitamente rato.
Spessissimo abboccati con essa, conferiamo i pareri che Corruzione ci diede perché mai la vita ci divenga nemica. E con ciò, sottomesso e dipendente. Vuoi schernire la corruzione ? demandala amica di schiavitù. In realtà, ne è la nemica, come di tutte le regole. Come l’Indipendenza più bieca. Più svelta, fatta, assoluta.
La corruzione non ci renderà liberi, perché, di fatto, liberi ci ha resi già. Davvero onesto, dunque, è corrotto. Ma torniamo a stracciarci le vesti.
L’articolo traccia intelligentemente una linea di demarcazione non tra epoche storiche. Come amano fare i guitti di Via Navona. Prima, eravamo amabili. Oggi, siamo comprabili. E tutta colpa di berluskoni. No, l’articolessa giunge più in profondo di così tracciando si ma non i fogli del calendario. Le persone. I comportamenti, sempre uguali. Tutti noi. Segnati a vista come dei perduti sciocchi. Che Travaglio sbaglia a metterla sul comico, perché basterebbe dimostrare la stupidità antieconomica di ogni lassismo e corruttela. Cosa che tra l’altro Travaglio fa, a margine e massacrata da quintali di battute che nemmeno l’Andrea’s Version fa. Tra parentesi, ma lo scrive. Perché, moralista, alla fine non ci vuol passare nessuno, tanto meno lui. Mica è lo scemo.
mail21Ma sta qui lo sbaglio. Per correggere un errore, questi dell’anticorruzione endemica, cosmico-endemica, raddrizzano il loro punto di non ritorno. Per abbattere il totem scaccia crisi, il parafulmine, l’accidenti storico fatto persona di cui la brava gente felicemente corrotta ha bisogno per giocare al senso della vita che non sia la vita stessa, questi apprendisti stregoni antimazzette rimettono in gioco il nemico principale. Perduti si, magari. Ma perché sciocchi ?
C’è intelligenza nel disegno perché vive. E da duemila anni rotti è poco. Accetterei la non liberalizzazione della corruzione, la sua mancata messa (cantata) in libertà, soltanto se il più retto uomo storto ammettesse che è perché non vuol dividere le cose che ha più care con noi altri.
Dimostrami che non c’è lucro dove c’è il lucro. Dimostrami che c’è giustizia dove c’è giustizia. Dimostrami che stiamo recitando una parte per inconsapevole mania.
Io invece penso che la differenza tra due zeri la facciano altri zeri coi numeri davanti.
Io ritengo, amici, che non ci si debba più vergognare di quello che in sostanza siamo. E che non si debba più avvisare la polizia per questo. Il prete, si, ma perché tace: lui, il gioco, l’ha capito da un bel pezzo e collabora perché Dio lo vuole.
Voi non capite che il Vitello d’Oro è vivo e lotta insieme a noi perché ci fa mangiare.
I desideranti e gli appetenti: questa la divisione. Altro che destra e sinistra.
E se riconosciamo in questo la nostra umanità, è allora al mezzo che rende possibile il fine di conoscenza a farci da dote e da virtù.
Noi moriremo tutti e tutti così. “Pur che duri tal festa, di guarir spero: ma di finir così presto mi dispero”.
Sarebbe ora che la piantassimo di tirare su(col naso i)l prezzo.

5 commenti a Elogio (ir)rituale della corruzione-”Arriverà come un colpo di frusta”-

  1. rebyjaco

    Bravo! Ho capito subito che non avrei capito niente.
    Così è andata.
    Confesso che non ho letto l’articolo pienamente ma saltando le righe.
    Non credo che comunque avrei capito qualcosa.
    Forse questo è lo scopo dell’articolo, forse sono io che non sono all’altezza dell’articolo.
    Comunque, Giornalettismo è un buon mezzo d’informazione.
    Se qualcosa mi sfugge, è colpa mia.
    Vi saluto con affetto.

  2. Tess

    ahahahahaha, ma è uno dei pezzi più limpidi di ricchiuti.
    La citazione finale dai Sonetti lussuriosi è spettacolare

  3. “Io ritengo, amici, che non ci si debba più vergognare di quello che in sostanza siamo.”

    …e cosa siamo?
    è vero, Ricchiuti, viviamo in un mondo corrotto, più falsità che verità, è la cosa buffa è che siamo anche operatori di distruzione o costruttori di ere nuove(magari), siamo la pace o la discordia. sovvertitori dell’ordine costituito, oppure ostacolo per lo sviluppo e il progresso!

    C’è un bel passo di E. Fromm: che recita:

    “Oggigiorno le persone produttive sono delle eccezioni. Questo non vuol dire che non vi sono artisti, scrittori, scienziati: vuol dire solo che essi non sono autentici nè in quello che sentono, nè in quello che pensano, nè in quello che fanno. Le emozioni dovrebbero essere il risultato di un’attività che si svolge dentro di noi, non di qualcosa che ci viene detto, o comunicato per mezzo di un segnale! Oggi, si obbedisce a segnale…io preferisco che mi si dica direttamente cosa devo fare, almeno si vedono più chiaramente le alternative, e almeno si sa che si obbedisce, invece di ricevere dei segnali che agiscono in modo indiretto, subliminale o inconscio”.

    Hai scritto davvero un bell’articolo! Bravo.

  4. Ma egregio Rebyjaco, questa è la sezione Kultura. Roba fina, per gente come me e Ricchiuti. Anche Malvino, va’.***
    Qui la sensibilità deve farsi più sottile: bisogna porgere l’orecchio, mica far funzionare il cervello, che è esercizio plebeo e democratico, alla portata di tutti; e che al massimo può servire per decifrare tutto il resto di Giornalettismo.com, soprattutto le crasse buffonate alla Zamax.
    Quanto all’Elogio l’istinto l’ha schedato così: Un Fiore del Male versione Walt Whitman, un fiume melmoso, vigoroso che si porta via tutto con cosmico trasporto.
    Bon, adesso posso andare a vedere la partita. Di Cempions, s’intende.

    °°° E le femmine tutte, ça va sans dire…

  5. ricchiuti

    Se salti le righe, è logico che non capisci.
    E’ come far quadrare una addizione senza sommare tutte le cifre.
    Grazie a tutti.

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