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Delara era già un personaggio scomodo

5 maggio 2009

“Mi impiccano fra pochi secondi, aiutatemi”. Sono le ultime parole di Delara Darabi, giovane pittrice iraniana di 22 anni, impiccata la mattina del 1° maggio, nonostante l’inutile mobilitazione internazionale e la sospensione di due mesi concessa lo scorso 19 aprile dal capo dell’apparato giudiziario, l’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi. Tutto ciò senza avvisare il suo avvocato, senza che ci fosse stata un reale riflessione sulla richiesta di perdono dei genitori di Delara da parte della famiglia della donna uccisa cinque anni fa, reato per cui era stata accusata e condannata a morte. Nessun perdono da parte della famiglia della vittima, sicuramente istigata dalle autorità iraniana ad eliminare un personaggio che ormai stava diventando scomodo (l’esecuzione è stata messa in atto da uno dei figli della donna assassinata). I suoi dipinti circolano ormai in tutto il mondo, compresi blogger e portali iraniani con domini naturalmente ospitati in paesi stranieri. Su diversi siti sono raccolte le testimonianze di chi l’ha incontrata e ne racconta il suo comportamento calmo, sereno, impassibile, la sua grande capacità di disegnare di rappresentare alla perfezione anche se in modo molto figurato, le condizioni impietose di carcerati e  condannati a morte, la prigione di Rasht Central, le torture, ma anche immagini rappresentanti la paura e di disperazione di donne e bambini, illustrate in modo molto ermetico ed astratto. Il regime dei Mullah le ha sottratto penne e colori e quando Delara ha utilizzato il carbone o i sassi, è stata sottoposta a forti condizionamenti mentali e fisici. Le sue pitture però nel frattempo si erano già diffuse e molti avevano avuto anche l’occasione di riceverne personalmente qualcuna in regalo. Il suo avvocato Abdolsamad Khoramshahi inoltre, aveva dichiarato nei giorni scorsi che se ci fosse stata l’occasione di ricostruire la scena del crimine avrebbe potuto perfino dimostrare l’innocenza della sua assistita che però si era già autoaccusata per risparmiare il fidanzato, il vero autore materiale dell’assassinio ed era pronta a cambiare avvocato ed accordarsi con la famiglia. A quel punto c’è stata l’improvvisa accelerazione dell’esecuzione, di venerdì, giorno sacro e nel silenzio della mattina. Il regime degli Ayatollah ha cercato di frenare l’immagine di questa ragazza come di una perseguitata politica, ma ormai la campagna di Amnesty e la protesta di numerosi paesi, oltre che di attivisti ed iraniani dissidenti è già partita. Sul sito SaveDelara.com, ci sono le tracce di questo assassinio politico in piena regola. I dissidenti iraniani in Italia chiederanno al sindaco di Roma l’intitolazione di una strada alla giovane pittrice.

Un commento a Delara era già un personaggio scomodo

  1. SORA PANCRAZIA

    lei era una rea confessa

    per tutelare un assassino, per impedire che giustizia venisse fatta, si era autoaccusata

    ma una vittima esiste e non è invenzione dei preti iraniani

    ed esisteva una presunta martire, e, per me, sicura stronza che ha tentato di depistare le indagini

    ora si invoca pietà e misericordia

    la stessa pietà e misericordia che hanno dimostrato verso i familiari della vittima

    e l’ occidente guardando con gli occhi della sua inciviltà osa condannare un’ altra civiltà che a sua volta vede nell’ occidentwe il grande Satana

    Dio della pace non far venir più guerre

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