di Paolo Bertrando
postato alle 14:10 del 6 Agosto 2008 in InterniTorna alla home

Sembra essere sempre un passo avanti rispetto agli altri, è apprezzato da tutti ma l’Udc che va da sola non gli piace. Ecco perché tesse nuove trame e sviluppa nuovi rapporti. Il traguardo sono le Regionali del 2010. La prossima svolta sarà a sinistra?

Venti dal Nord è una rubrica che ogni settimana raccoglierà rumors e indiscrezioni su come si sta muovendo la politica del Nord. Protagonisti, progetti, novità. Gli estensori fanno parte, a vario titolo, del Popolo delle Libertà

Quando parlava di “Partito della Libertà” gli credevano in pochi, pochissimi. Eppure ci aveva visto giusto. Sul “Family Day”, stessa cosa. Ferdinando Adornato è uno che vede sempre un po’ più in là. Coerente fino al punto da lasciare il compagno di strada Berlusconi e un posto sicuro (magari di rilievo) in maggioranza perché non condivideva il metodo di un partito creato dal predellino di un automobile. Convinto che la politica passi per il giusto mix di militanza ed elaborazione culturale si è lanciato anima e corpo nel progetto del quotidiano Liberal e di un rassemblement moderato-riformista che diventi baricentrico nel quadro politico nazionale. L’approdo immediato è stato l’Udc di Pierferdinando Casini ma è evidente anche ai meno esperti che si tratta di una condizione non definitiva. Un secondo dopo essere rientrato in Parlamento nelle file del terzo polo centrista si è messo a tessere nuove trame, a sviluppare nuovi rapporti e ad immaginare nuovi assetti.

COME LA SORA CAMILLA - Da sempre vicino, e ben visto, dagli ambienti confindustriali e sindacali moderati, da sempre rispettato da quasi tutte le anime del centrodestra di governo e del centrosinistra riformista, rischiava di rimanere fuori dai giochi a causa del suo personale aventino nei confronti del Cav. La prospettiva di una traversata solitaria è durata ben poco: a Todi, all’annuale seminario di cultura politica organizzato dalla Fondazione Liberal, Adornato ha mostrato con chiarezza le carte.  Rutelli, Fassino, Casini: c’erano tutti gli elementi per un’alleanza di “nuovo conio”, termine che piace un po’ a tutti e che indica proprio la terza via che frulla da tempo nella testa di Adornato. Non un semplice cartello elettorale, non un partito capace di raccogliere da subito la maggioranza, ma un percorso condiviso da un gruppo di volenterosi attorno ai quali iniziare a costruire. L’idea è quella di arrivare pronti per le Regionali 2010, dove al voto andrà gran parte di quel Nord che il Pd ha dimostrato di non riuscire a capire. C’è chi dice per colpa delle ali estreme, chi sostiene sia per gli effetti del governo Prodi. In ogni caso, comunque, occorre una proposta nuova. Adornato è visto bene dai vari Calearo, Carraro, Chiamparino, Cacciari. Da quella componente, cioè, che si è distinta per essere fortemente critica verso i vertici del Pd e che si è proposta per una nuova guida del partito. Nel 2010 andranno al voto, tra le altre: Piemonte, Veneto, Lombardia e Liguria. E’ quasi scontato che almeno una di queste presidenze verrà offerta alla Lega. La scelta non mancherà di creare qualche mal di pancia: Forza Italia e An dovranno adeguarsi, l’Udc, probabilmente, sceglierà strade diverse.

GUARDIAMO A SINISTRA? - Andare da soli alle elezioni regionali significa, nei fatti, condannarsi al suicidio politico ed eliminare qualsiasi rappresentanza territoriale. Il disegno di Adornato punta proprio a questo: da un lato il Pd che vuole scaricare la sinistra estrema, dall’altro le classi dirigenti locali dell’Udc che non vogliono sparire e che iniziano a non sopportare un centrodestra bossi-centrico.La soluzione, come la verità, sta nel mezzo. Risiede, cioè, nella lenta opera di avvicinamento del partito di Casini al centrosinistra moderato, di governo e federalista che sta crescendo in moltissime amministrazioni locali. Facendo due rapidi calcoli, anche matematici, ci si accorge che l’ipotesi non è solo fantasia: in Piemonte e Liguria un “salto” dell’Udc blinderebbe le già esistenti maggioranze di centrosinistra, mentre l’avvicinamento in Veneto e Lombardia rende la partita quantomeno aperta. Rimane il nodo Friuli Venezia Giulia, dove si è appena votato e l’Udc ha vinto presentandosi con il centrodestra. Non è escluso che qui, come in altre amministrazioni periferiche, ai centristi locali venga imposto di uscire dalle Giunte e di ritirare il sostegno ai mal sopportati compagni di viaggio di Pdl e Lega. Le convergenze parallele di Adornato hanno la testa a Todi e il cuore al Nord: se riesce nell’impresa di far tornare competitivo il Pd anche nelle roccaforti azzurre allora anche gli scettici (vedi Veltroni) dovranno ricredersi. In fondo questo libero pensatore che dal Pci è passato in Forza Italia potrebbe anche scegliere di risalire la corrente come un salmone e di compiere il percorso inverso. Lui, alla fine, era quello del “partito della libertà” teorizzato cinque anni prima del resto del paese e potrebbe essere l’inventore di un modello di centro che guarda a sinistra e che si candida a governare. Con Casini leader e Veltroni premier. E sarebbero tutti, ma davvero tutti, contenti.

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