Cultura

Sapienza? No grazie, ho smesso

5 maggio 2009

Viaggio nell’italica università vista dal di dentro, raccontata da uno che all’università ci sta da tredici anni. è un usciere? No. è un uccello? No. è un laureato.

E’ qui per la verbalizzazione dell’esame?” – “No, sono uno schizofrenico paranoide.” -”Bene, bene, deliri strutturati, sintomi dissociativi, manie di persecuzione. Ma chi si crede di essere?” (lo portano via a braccia).

NUMB3RS – Questo dialogo potrebbe essere avvenuto questa mattina dalle parti di Verdespelonca, alle nove e venti. Contrariamente ai miei rigidi principi morali che mi impongono di non alzare la testa dal cuscino prima della mezza – Pitagora vietava ai suoi discepoli di mangiare fave, ognuno ha le sue – ebbene questa mattina mi sono svegliato alle otto in punto. Per capire come ciò sia potuto accadere dobbiamo partire da molto lontano e precisamente da un articolo di Repubblica del 4 maggio 2009: “Laureati, L’Italia maglia nera in Europa“. Nell’articolo si apprende che tra gli under 34 in Italia appena il 18,9% ha la laurea e tra gli uomini, i veri uomini, solo il 14,8%. Già questo dato dovrebbe far riflettere. Gli uomini ottengono mediamente salari più alti e posizioni più prestigiose (è un fatto, piaccia o meno) ma sono meno istruiti, non di più. Se la logica non è un’opinione quindi dobbiamo dedurne che l’istruzione non ha molto a che vedere né col reddito né con il prestigio della professione e questo nonostante la laurea, in teoria, dovrebbe servire proprio a trovare un lavoro ben retribuito e prestigioso. C’è quindi qualcosa che non torna, ma l’articolo, in verità, parla d’altro. Dietro all’Italia in quanto a lauree pro capite ci sarebbero solo Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia (sì, stanno in Europa a quanto pare). In Bulgaria, per dirne una, gli under 34 con laurea sono il 24,9%, in Lettonia il 26,3%, in Lituania addirittura il 38,9% (a Camerino probabilmente di più). Paesi civili come Svezia, Danimarca, Francia e Spagna hanno percentuali che oscillano intorno al 40% e a Cipro, per motivi oscuri, si arriva al 47%. Come se non fosse abbastanza avere una percentuale di laureati che è meno della metà di quella della Lituania – noto paese di arte e cultura – i dottori italiani che provengono da famiglie “a basso livello di formazione” sono soltanto il 9%, contro il 60% di coloro che hanno alle spalle famiglie molto istruite. Detto altrimenti, se quei bifolchi dei tuoi genitori hanno la licenza elementare le tua probabilità di conseguire la laurea sono meno di 1/6 di quelle che avresti se fossero laureati. Il che ti fa capire che se proprio ci tieni al pezzo di carta conviene che fai studiare prima quelle bestie di mamma e papà. Proporzioni simili si riscontrano anche in Polonia e Lettonia – basta con le facili battute – mentre nel Regno Unito, in Francia e in Spagna la proporzione è di circa 2-2,5:1. In tutto l’articolo di Repubblica tuttavia si dà per scontato che la laurea sia un bene, qualcosa a cui ambire. In questo articolo vi dimostrerò che non è necessariamente così.

PICCOLI GENI CRESCONO – In breve il mio curriculum accademico. A 19 anni diploma di maturità scientifica, votazione 42:60 (per tutti quelli nati negli anni ’80: i sessantesimi sono un’unità di misura lecita e con una storia antica che affonda le sue radici a Babilonia). Inter-rail ad Amsterdam, Spagna, Portogallo e Amsterdam. Salto il test d’ammissione a psicologia, a cui volevo iscrivermi, perché sono stravaccato su un divano nel quartiere a luci rosse a fumare un bong. Al mio ritorno non so a cosa iscrivermi, mi dicono scienze politiche, che così faccio l’ambasciatore, giro per il mondo ed offro a tutti Ferrero Rocher. Non do nemmeno un esame e parto per il servizio militare, poi convertito in civile per l’indulto. Inter-rail ad Amsterdam, Berlino, Parigi, Amsterdam. Salto il test di ammissione a psicologia, a cui volevo iscrivermi, perché sono stravaccato in un centro sociale ad Utrecht a mangiare space cake. Al mio ritorno non so a cosa iscrivermi, mi dicono filosofia, che così faccio gli esami in comune e poi passo a psicologia, però non divento ambasciatore. Mi iscrivo a filosofia e ne esco dieci anni dopo, con un dottorato. A 30 anni realizzo che il mio titolo di studio vale meno (molto meno) di un diploma di ragioneria. Mi dispero. E mi iscrivo a psicologia. Per evitare equivoci quell’estate non parto.

INTERMEZZO – Scena successiva, sono a un colloquio per uno stage in una casa editrice. Ho un curriculum ricco di titoli di studi, ma povero di esperienze extrapsichedeliche. Tra gli hobby – per dirvi come sto messo male – ho aggiunto anche “collaboro a una testata online, Giornalettismo“. Va bene, non ho mai lavorato in una casa editrice, ma ho fatto due corsi di editoria e poi, diobuono, ho il dottorato. Il selezionatore rimane in effetti colpito dal mio curriculum. “Ah, vedo che scrivi per Giornalettismo“. E vorrei dirvi che sto scherzando. Mi faranno sapere poi che sono stato scartato perché non ero sufficientemente qualificato. Ho il titolo di studio più alto previsto dall’ordinamento italiano, ma non sono qualificato per correggere le bozze gratis per una casa editrice per bambini (“Cac-ca“. No, mettitranseunte e immanente“). Nel frattempo ho preso a frequentare le riunioni del mercoledì dei dottorandi anonimi. “Salve, sono Pino ho 38 anni e faccio l’assistente non pagato a Micologia“. “Ciao Pino!“. “Ieri sera ci sono ricascato, mi annoiavo e ho sentito il desiderio di approfondire. Mi sono letto tutto un manuale di Diritto Privato e poi ho vomitato“. “Pino, ne abbiamo già parlato, cosa devi fare quando ti viene il desiderio di approfondire?“. “Sì, lo so, sono contrito. Dovevo accendere la televisione …

24 commenti a Sapienza? No grazie, ho smesso

  1. Siamo in due a cercare la seconda laurea ed avere giornalettismo nel cv. In comune ci sarebbero anche gli inter rail. Credo che riprenderò a bere dopo questa inquietante scoperta.

  2. Adesso pare che ci sia anche il nuovo-nuovo-ordinamento: al centesimo esame vinci una bambolina e a scelta il libro di Brunetta oppure una tessera di mediaset premium.

    E’ una roba fantastica specialmente nelle facoltà tecnico-scientifiche, dove un singolo esame si prepara nel tempo di una corsa in tram da Roma a Caracas, traversata atlantica inclusa.

  3. Konx

    Sono morto dal ridere (subito) poi mi sono messo a piangere pensando a quanta verità è contenuta in queste righe ^_^

    Fisica: vecchio ordinamento = 4 anni & 19 esami.
    Fisica: nuovo ordinamento = 5 anni & 47 esami (sì, lo hanno allungato pure il corso di laurea!!).

    E comunque me ne vado ad Amsterdam a fare il dottorato :P (storia vera!)

    ciao ciao

    Konx.

    • Con la triennale in fisica, che già è oscenamente più lunga della vecchia laurea quadriennale (si fa normalmente in cinque anni, salvo fenomeni che Stakanov era un signor nessuno a confronto) hai le stesse probabilità di trovare un lavoro decente di quelle di un neolaureato in scienze delle comunicazioni nonostante ti sia fatto un culo decuplo (anzi, deppiù) e abbia raggiunto un livello nirvanico in cui discuti di integrali tripli e interazioni subnucleari come se fossero chiacchiere da bar. Almeno a detta dei miei amici, qui nel profondo sud.

  4. Io sono a fare il dottorato in Svizzera, paese civile.

  5. vertigoz

    ma i miei articoli non dovrebbero essere pubblicati di mercoledì? : o
    stavo cazzeggiando su giornalettismo e mi sono trovato, e ne sono sono rimasto stupito

  6. vertigoz

    avrei un altro appunto. ma dove li prendete gli impaginatori che per illustrare il concetto di parabola, in senso evangelico, tirano fuori la foto di una parabola satellitare? : D

  7. Vale

    Ehm, ragazzi, c’è anche da dire che gli esami, nel nuovo ordinamento sono decisamente spezzettati! Durante il dottorato ho seguito un corso del nuovo ordinamento, 4° anno di Fisica (quindi gli studenti avevano già in mano una laurea). I ragazzi in questione non sapevano nemmeno integrare r^2 dr! (e non parlo di un ragazzo, ma di una classe di 20 persone!) Gli mancavano 3/4 delle nozioni di analisi e geometria, e la svogliatezza media con cui seguivano i corsi (ho visto gente dormire in classe, seduta in prima fila, giuro!) era allucinante! Ho fatto esami (nel senso di “interrogare agli esami”) e le lacune che avevano erano terribili!

    Questo mi dispiace per due motivi: 1) per quei ragazzi che si impegnano e che si troveranno buchi impressionanti pur avendo studiato come dannati e 2) per quelli invece che si sono iscritti “tanto sono solo 3 anni!” e che vanno solo ad ingrossare le file di chi dà fastidio durante le lezioni. E’ come se l’università fosse diventata una specie di parcheggio. Un tempo c’erano persone che a 14 anni non volevano andare a lavorare, ma non avevano nemmeno voglia di studiare. Quindi si iscrivevano alle superiori con voglia pari a 0. Adesso pare che questo fenomeno si sia spinto fino all’università.

    Il nuovo ordinamento è orribile perché non è stato pensato bene.
    Se vi consola, quando ero matricola mi avevano detto “in media, uno studente si laurea in fisica in 9 anni… escludendo dalla statistica quelli che ce ne mettono più di 15″. Ho detto tutto! Quindi non pensate che il vecchio ordinamento fosse proprio una passeggiata!
    Vale

  8. Sosio Pagliaroli

    Molto significativo e veritiero il consiglio del
    professore barone,dinosauro da distruggere della
    “Meglio Gioventù”.L’Italia è finita,sotto tutti i punti di vista,grazie ai politici,ai burocrati,ai
    magistrati,a tutti gli ordini esistenti e ai dinosauri da distruggere di ogni ordine e grado.E
    …forse anche degli italiani.-

  9. Francesco Benini

    Caro Vertigoz, la sua conoscenza dell’Università purtroppo non è pari a quella della Lituania. Contrariamente a quanto le pensa infatti il Paese baltico, oltre che per il basket e le belle ragazze, è noto per la sua cultura, tanto che quest’anno Vilnius è capitale Europea della Cultura. Il tasso di istruzione in Lituania è circa il doppio della media europea. A Vilnius (circa 800mila abitanti) ci sono 12 Università. Generalmente un ventenne lituano parla correttamente almeno 3 lingua (lituano, russo e inglese) e per correttamente non intendo il nostro modo “italiano” di biascicare quattro parole ma quello di saper scrivere e leggere con facilità. Potrei aggiungere qualcosa sulla storia. sulla musica, sull’arte, sulla lingua, sull’architettura, sul teatro, ma sarei, come adesso, fuori argomento. Fuori dall’Italia la Lituania è un paese di arte e cultura. In Italia, parafrasando Groucho Marx, è troppo buio per leggere. A presto, Francesco

  10. Ghiabrain

    Duranete la mia carriera universitaria, quando ormai la mia vetusta età mi avvicinava elettivamente ai più giovani dottorandi, feci amicizia con un bravissimo professore di chimica.
    (pensa tu! assistente di Rallo che a sua volta fu assistente di Silvestrioni!)
    Costui, ammise in una conversazione molto amichevole che al tempo del vecchio ordinamento la parola d’ordine era “selezionare” ad ogni costo..
    Mentre con il nuovo ordinamento gli ordini diventarono “promuovere promuovere”…
    A margine della nostra chiacchierata lui mi disse pure:
    guarda, non è che poi ora si potrebbe fare qualcosa di diverso perché se dovessimo selezionare coe ai vecchi tempi, qui non passerebbe più nessuno perché sti ragazzi arrivano dai licei in condizioni disastrose…

  11. vertigoz

    oh gesù, spero che ora non verremo querelati dal governo lituano : o faccio ammenda, vilnius caput mundi

  12. Vale

    Confermo purtroppo pure io quanto detto da Ghiabrain. E’ vero: oramai la parola d’ordine è promuovere tutti. Alcuni professori si rifiutano e continuano a mantenere standard alti. E ovviamente vengono additati come “cattivi” da tutti gli studenti…
    Vale

  13. oramai la parola d’ordine è promuovere tutti.

    Ma questo dove? A Roma forse.
    L’ordine qua a Bari non è giunto. L’altro giorno bazzicavo la facoltà di farmacia e ho notato un certo tumulto: era per via di un paio di appelli in cui su alcune decine di partecipanti nessuno aveva raggiunto il 18.

    A ingegneria gli appelli-ecatombe anche nel N.O. sono quasi la norma. Questo è un classico esame di ing. informatica del nuovo ordinamento. http://sisinflab.poliba.it/dinoia/didattica/fi/avvisi/risultato_13_02_2009.pdf

    Per esperienza personale devo dire che i docenti peggiori sono proprio quelli che stringono sui voti e distribuiscono bocciature a pioggia: usano questo atteggiamento perché molti confondono la severità con la preparazione e la capacità di trasmettere competenze ai ragazzi.
    Alla fine lo studente, esasperato, inizia a perdere qualunque interesse nella materia in sé e a preoccuparsi solo di passare l’esame in qualche modo.

  14. SkZ

    Oddio, mi ricordo di una serie di 3 scritti in analisi 1 per fisici/astronomi: 72 iscritti, 4 passati con voti dal 22 al 20.
    Difficili? beh io ricordo che c’era gente che si presentava senza studiare.

    Vero che un prof che spiega male se normale agli esami boccia tanti, ma la gente adesso e’ tanto piu’ scansafatiche.

    C’e’ di fondo un grossolano errore nella riforma: che suppone tutte le lauree debbano essere uguali come peso di studio.

    Io faccio il dottorato in Chile

  15. a67

    diploma liceo classico con 36/60 con “salto” ed esame “pezzottato” alla scuola privata … militare 12 mesi a 19 anni … cambio di 8 (dico 8 !) facolta’ senza aver fatto (ne prenotato) mai un esame … diploma in contrabbasso … dipendente di VI livello con “sotto” laureati … mi e’ andata “di culo” o avevo gia’ intuito qualcosa ?? mah !! ;-)

    P.S. grazie a Vertigoz che mi fa iniziare la luuunga giornata con qualche risata …

  16. vertigoz

    ma dopo 7 facoltà cosa ti ha spinto ad iscriverti all’ottava? così, per curiosità

  17. Io ho ipotecato le gioie della vita per 60/60 alla maturità classica e 110 e lode all’università, ma da quando sono all’estero NESSUNO dico NESSUNO ha mai mostrato il benché minimo interesse ai voti ottenuti. MAI. Del CV, solo l’esperienza conta. Meditate gente finché siete in tempo.

  18. a67

    la settima e’ stata scienze biologiche … vado alla segreteria della facolta’ e … chi ti incontro ?? (non ci posso credere !) un mio amico carissimo … che ci fai bla bla bla … e lui fa “io mi sono iscritto a scienze naturali … perche’ non studiamo insieme ?” … e faccio il cambio all’ottava facolta’ … l’amico l’ho rivisto l’estate dopo in vacanza ;-)

  19. chiara

    a67, ma come cazzo le sceglievi le facoltà? E lo dici senza vergogna eh! ;-)
    chiara

  20. @vertigolo: la parabola satellitare te l’ho messa io. Ed è una grandissima idea che solo i più sottili ingegni possono apprezzare:-)

  21. mthandir, voglio la tua testa sul mio comodino, domani mattina.

  22. premesso che sei un cazzo di genio, mi chiedo cosa abbia influito di più (sullo sviluppo del cazzo di genio) se gli inter rail (ad amsterdam, ecc.) o l’università.
    se uno deve studia’ tanto per diventare cinico e disoccupato.
    dove lavoro io ci son dei laureati-quadri ma anche non laureati e dei dirigenti-laureati e non laureati.
    e anche laureati che stanno al mio livello o più in basso… ma gli altri col mio non-livello di studio fanno gli uscieri… ora mi chiedo: ho avuto culo (a fare il grafico anziché l’uscere) o magari se prendevo una stracazzo di laurea ora ero amministratore delegato?

    p.s. dio ringrazi wikipedia, perché così ho potuto controllare se su uscieri ci va la “I”

  23. Sol

    marcello sei troppo simpatico.
    Anche nella seconda parola (usciere) ci voleva la famigerata I!
    Ciao Sol (una delle prime estimatrici di vertie, che lo segue sempre, nell’ombra)
    Sol

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