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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 5 maggio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Chissà adesso dove andrà a cercare i corvi, il ministro Scajola. La Commissione Europea ha rivisto al ribasso le stime di crescita del prodotto interno lordo italiano nel 2009, che scenderà del 4,4% nel 2009 e si attesterà solo allo 0,1% nel 2010. Il 19 gennaio Bruxelles aveva previsto un Pil al -2% quest’anno e in 3494544477 0be0a8a073 o Tremonti, Scajola, Sacconi e quelli che portano sfigaripresa dello 0,3% il prossimo. E il nostro è il quarto dato peggiore di Eurolandia, dopo l’Irlanda, la Germania e la Finlandia. Secondo la Commissione, “Dopo un’altra forte contrazione nel primo trimestre del 2009 lattività economica continuerà a declinare per la maggior parte dell’anno, sebbene muovendosi gradualmente verso una stabilizzazione che arriverà infine nel 2010“. E ovviamente i cali del Pil non saranno indolore per i conti pubblici. “Il deficit, secondo Bruxelles, si attesterà al 4,5% quest’anno e al 4,8% il prossimo. Il debito salirà invece al 113% a fine 2009 e al 116,1% nel 2010, tornando sui livelli record della fine degli anni ‘90. In calo l’inflazione, che dal 2,8% del 2008 scenderà all’1,9% nel 2009 e all’1,5% nel 2010“. Gli economisti sottolineano anche “il calo sostanziale della produttività“, dal 4,2% nel 2008 al 3,3% nel 2009 allo 0,8% nel 2010. Insomma, i numeri, pur nell’ottica di una crisi che tocca l’intera Europa, sembrano condannare sempre di più l’Italia. E a questo punto vengono in mente le polemiche dei mesi scorsi, quando a previsioni nefaste (ma meno di oggi) l’esecutivo rispondeva con dichiarazioni sprezzanti, chiamando “portajella” chi le faceva. “Basta con questi corvi che passano per strada. Sono perplesso per certi scenari di Confindustria, ogni volta che c’è una valutazione di un organismo tipo Ocse o Fmi loro hanno un carico più duro“, aveva detto il ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola, a febbraio durante un incontro sulla Fiat organizzato dalla Fim-Cisl. L’attacco era diretto al centro studi dell’associazione degli industriali diretto da Luca Paolazzi, dal quale solo pochi giorni fa è venuto una previsione di peggioramento del Pil nel 2009 con il passaggio dal -1,9% al -2,5%.

Quelle di marzo, sempre provenienti dal Centro studi di Confindustria – “il Prodotto Interno Lordo dovrebbe diminuirà del 3,5%” – invece il ministro Giulio Tremonti le prese con filosofia: “Mi stupisco che ancora ci sia qualcuno che fa previsioni congiunturali. Forse sono congetturali“. Faceva dell’ironia, il responsabile (?) di via XX Settembre, sul fatto che quelli secondo lui erano numeri campati in aria. Si sbagliava, ma per difetto. E lo sa più che bene: è giusto ricordare che la previsione Ue è peggiore rispetto a quella diffusa sabato dal governo nella Relazione Unificata del Tesoro, firmata – indovinate un po’? – proprio dal ministro Tremonti: Pil a -4,2% nel 2009, +0,3% nel 2010. Ma c’è di più. Sono preoccupanti anche i dati sul lavoro: il tasso di disoccupazione aumenterà dal 6,8% del 2008 all’8,8% nel 2009 e al 9,4% nel 2010, l’annus horribilis. All’epoca – era sempre marzo – il compito di gridare al portasfiga stavolta se lo prese sulle spalle il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: “Anche sulle stime sui tassi di disoccupazione c’è qualcuno che si esercita nel piacere del peggio“,commentò il responsabile (?) del Welfare, sottolineando ad esempio che il dato sul tasso di disoccupazione “è molto al di sotto del 1997, quando era al 12,5%. Eh, sì, che fortuna, si scrisse all’epoca. Siamo tornati indietro di appena undici anni. Poteva andare peggio: poteva piovere (cit.). E dulcis in fundo, per aggiungere un che di grottesco al tutto, ieri Tremonti è riuscito a dire: “Ci riconosciamo nei numeri della Commissione“. Stavolta non sono congetturali, evidentemente. Sacconi se l’è presa con la Cgil che chiedeva gli Stati Generali dell’Economia. Scajola è stato inspiegabilmente zitto: magari avrà avuto qualche remora a chiamare “portasfiga” anche tutta l’Europa. O forse l’ideona se la tiene calda per la prossima volta. In ogni caso, per il momento la Commissione Ue non prenderà in considerazione una eventuale procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. Ci sono prima, in lista, quelli che avevano “sforato” anche gli anni precedenti. Per fortuna. Per le parole di troppo del governo italiano, invece, non è invece prevista alcuna sanzione. Purtroppo.

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A proposito dell’articolo di Falkenberg di ieri sulle trattative con Opel e Chrysler, Lakeside Capital trova un nuovo acronimo per la casa torinese : “Funded (by) Italian (and) American Taxpayers“. Suona proprio da Dio, no?

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Gianni Alemanno, sindaco di Roma, dice che i recenti accoltellamenti nelle scuole sono colpa di Romanzo Criminale, una fiction televisiva in onda su Sky che racconta in maniera anche molto romanzata le vicende della Banda della Magliana. E quando i bravi ragazzi, in altre epoche, tiravano le molotov, rissavano, ammazzavano con esecuzioni in piena regola, di chi era la colpa, signor sindaco? Della Corazzata Potiemkin, o di Arancia Meccanica?

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E siccome si dice il peccato, ma non il peccatore, ecco a voi Antonello Caporale su Repubblica di oggi: “La lettura approfondita del decreto legge, e la verifica che i soldi all’Abruzzo in gran parte (4,7 miliardi di euro) saranno racimolati dall’indizione di nuove lotterie, dagli interventi sul lotto, e dai sempreverdi provvedimenti anti-evasione, soldi veri niente, e che in più le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (da oggi al 2033) hanno creato fremiti di rabbia prima isolati e poi sempre più partecipati“, ci fa sapere Caporale, come se non lo sapessimo. E poi aggiunge: “È stato ribattezzato “decreto abracadabra”“. Già. Chissà da chi, eh?

(pubblicato in parte anche da Liberal; vignetta di Mauro Biani)

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