Cultura

Vittimismo e faccia tosta

5 maggio 2009

Che rimarrà di Benedetto XVI nella memoria del “mondo“? Il “mondo“, si sa, è superficiale, stolto e incolto. In altri termini: questo pontificato non sarà lungo quanto quello di Giovanni Paolo II, e non c’è troppo tempo per confezionare un’agiografia che tenga. I gesuiti de La Civiltà Cattolica fanno quello che possono. Con ansia.

Provvisoriamente“, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni

 - IL MONDO NON CAPISCE IL CRISTIANO -  ”Chi oggi tenti di parlare della fede cristiana - scriveva Joseph Ratzinger, poco più di quarant’anni fa – avvertirà ben presto quanto sia ostica e sconcertante tale impresa” [1]. Mai disgiunta da una cazzutissima determinazione nell’insistere e insistere e insistere perché “in missione per conto di Dio” [2], questa mesta considerazione accompagna tutta l’opera di Ratzinger, fino all’omelia tenuta alcuni giorni fa in San Pietro, nella quale è tornato a lamentare che “il mondo non capisce il cristiano” [3]. Vittimismo e faccia tosta, diremmo, nel più ottuso rifiuto di realizzare l’ipotesi più ovvia, che cioè il mondo capisca il cristiano di quel tanto che gli sia necessario per dire “no, grazie“, per credere in un Dio diverso, o in nessun Dio, senz’altro problema che il dover continuare a dire “no, grazie” a chi insiste e insiste e insiste. Se la faccia tosta è quanto resta della violenza che ha costruito e stabilizzato il potere della Chiesa di Roma lungo i secoli [4], il vittimismo è quanto resta dell’ipocrisia che ha sempre accompagnato la pretesa del Papato di detenere la verità ultima su tutte le cose terrene e celesti [5]. Ne abbiamo un gran bel saggio in ciò che recentemente ha scritto un gesuita, padre Giandomenico Mucci [6].
 

- UNA OSTILITA’ A PRIORI -  ”I cattolici sanno bene che esiste, in Italia e in Europa, una ostilità a priori contro la dottrina della Chiesa, specialmente nel campo dell’etica“. Inizia male, padre Mucci, ma è solo su questa premessa – il fatto che vi sia “una ostilità” e “a priori” – che può basare il resto, e vedremo cosa. D’intanto, facciamoci una bella risata: un esponente dell’apriorismo per eccellenza rinfaccia al “mondo” un rifiuto “a priori” della dottrina della Chiesa di Roma, come se non ci fosse stata illustrata per secoli e secoli, nel mentre ci era imposta. Ai vari gradi di comprensione possibile – perché si arriva sempre al punto in cui la comprensione deve far ricorso alla fede, cioè ad una affermazione aprioristica – per secoli e secoli l’Italia e l’Europa sono state catechizzate con le buone e le cattive: il rifiuto non arriva a priori e, se talvolta s’è tinto di ostilità, è quasi sempre stato perché non bastava un “no, grazie“. Nel campo dell’etica, poi, nel quale padre Mucci rintraccia il grosso del contendere, la dottrina cattolica non si è mai limitata all’offerta di un modello: ha sempre cercato di imporlo, per costume o per legge, fino a rendere indipanabili morale, cultura e politica. Dalla Chiesa di Roma la laicità è sempre stato intesa come statuto della subordinazione alla guida dell’apostolato [7].

- RATISBONA, I LEFEBVRIANI E I PRESERVATIVI - ”La stampa – prosegue padre Mucci – è un’ottima propagatrice di tale ostilità [8]. Questa pregiudiziale negativa si attenua o si blocca dinanzi a quelle scelte pastorali e sociali che, pur sempre guidate dalla dottrina cristiana, sono condivisibili sul piano pratico dal fronte «laico» [9]. Per ovvi motivi, quell’apriori ostile ha per oggetto il Papa, che rappresenta e propone la dottrina della Chiesa con il massimo grado di autorevolezza“. Non è piuttosto vero che l’infallibilità del magistero petrino è l’apriori (addirittura il dogma) che fa del Papa una sineddoche vivente? “Contro di lui – scrive padre Mucci – si esercitano costantemente l’ipercritica, il fastidio, il disagio dinanzi al suo magistero e alla sua persona. [...] La campagna mediatica tendente a screditare il Papa trova alimento nelle più stravaganti interpretazioni date agli interventi pontifici. Parecchi sono ormai gli episodi osservati con lenti preconcette. A noi interessa mostrare al lettore la regia culturale che fa di quella campagna una sezione della più vasta campagna che, a livello universale, tende a screditare la Chiesa cattolica“. E qui si coglie un’ansia ben comprensibile: che rimarrà di Benedetto XVI nella memoria del “mondo“? Che aveva una gran faccia di culo nel rimproverare all’islam i metodi violenti nel far proselitismo (jihad) glissando su metodi più o meno simili usati dal Papato per una quindicina di secoli (crociate, conversione forzate, stragi di eretici, ecc.); che accoglieva a braccia aperte un vescovo lefebvriano con simpatie neonaziste dopo aver fatto da Grande Inquisitore e liquidatore della “teologia della liberazione“; che propagandava l’inutilità del condom nella profilassi contro l’Aids, rimarcando che “anzi, aumenta il problema“. Il “mondo“, si sa, è superficiale, stolto e incolto: del clown vede solo la zazzera bianca e il naso rosso. In altri termini: questo pontificato non sarà lungo quanto quello di Giovanni Paolo II, e non c’è troppo tempo per confezionare un’agiografia che tenga. I gesuiti si ricordano d’essere al personale servizio del Papa.
 

- UN’ULTIMA QUESTIONE, QUASI PERSONALE -  Da titolare di una rubrichina come quella che curo qui, mi sento – certo con qualche presunzione – direttamente chiamato in questione da un altro passo di questo intervento di padre Muccio: “In Italia, il fronte laicista ha certamente radicalizzato il suo confronto con la Chiesa. I suoi uomini si compiacciono di descrivere regolarmente una Chiesa e un cattolicesimo in difficoltà. A qualcuno, questa strategia si configura come rivelatrice, oltre che di acredine di antico stampo, di un nervosismo segreto, quasi un caso di psicologia adolescenziale, quando il figlio non riesce a staccarsi dai genitori e la sua personalità si afferma soltanto continuando a parlarne“. È davvero imbarazzante dover dare una risposta a questo “qualcuno“, senza sapere di chi si tratti e, soprattutto, senza sapere se padre Muccio condivida o no questa analisi tutta psicologica. Giacché egli la riporta senza essere in grado di produrre elementi che – per usare il suo lessico – la smentiscano o l’attenuino, e giacché mi sento schierato sul fronte laicista (nemmeno metto le virgolette, perché il termine mi pare nobilissimo), provo a rispondere per ciò che mi compete e riguarda. L’acredine – se c’è – mi pare il minimo: non si deve essere dolci con l’ipocrisia, per non farsene complici. Il nervosismo non è nervosismo, tanto meno è segreto: è ben esplicita polemica che non trova ragioni di estinguersi fin tanto che siano persistenti gli oggetti sui quali s’appunta.

7 commenti a Vittimismo e faccia tosta

  1. fra' novello

    pur travertito con una zazzera bianca ed il naso rosso, l’ autore del post ci ammonisce, svelandocene l’ esistenza, sulla congiura contro madre Chiesa, sorella Religione e Fratello Benedetto

    rendiamo grazia a Dio per il Suo impegno emerito

  2. AG

    D’accordissimo su tutto!

    Io però voglio la Medaglia Miracolosa con la Novena autografata da Malvino.

    Adsense di Google è il nuovo Satana ;)

  3. Mi tolgo la papal.., ops, il cappello per cotanto pezzo!

  4. Trovo interessante, Malvino, che lei abbia citato la storiella del clown; e mi chiedo, anch’io, quale sia il nocciolo di quel romanzo, o meglio, cosa abbia voluto rappresentare quel clown: forse, la logica del gratuito amore donazionale, quella logica dell’amore quasi mai corrisposto! Dio, ha sempre avuto interesse nel seguire l’uomo, mentre, viceversa, l’uomo difficilmente lo cerca, lo sottovaluta, e il più delle volte, lo disprezza!

  5. Perché parlare sempre della RELIGIONE come se effettivamente esistesse un \” Fenomeno religioso \” ? Ciò che noi chiamiamo religione non è niente altro che una delle tante articolazioni della plurimillenaria ideologia conservatrice o reazionaria. Se impostata in questo modo,la questione assume tutta una diversa rilevanza e le idee che comunicano i preti si giustificano nella loro evidentissima \” patenza \”… e mi scuso per l\’orribile neologismo…

  6. @ Lucia
    La logica del gratuito amore donazionale implica che il dono si debba accettare per forza?

  7. Certo che no! si tratta di un amore a “senso unico”, unilaterale, che può rendere vana ogni possibilità di approccio, non riuscendo a istaurare alcun tipo di rapporto relazionale.. :)

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