Esteri

Arriva la corte di Obama

ESTATE CALDA - Le dimissioni di Souter sono state commentate con grande sarcasmo dai repubblicani, che hanno rimarcato come le elezioni abbiano conseguenze. Obama ha sottolineato l’intenzione di concludere il processo di nomina del nuovo giudice entro l’inizio di ottobre, all’apertura della sessione della Corte Suprema. Un iter veloce, considerate le turbolente vicissitudini che spesso caratterizzano l’elezione di un nuovo membro del massimo tribunale americano. I repubblicani hanno perso, con la fuoriuscita dal gruppo di Arlen Specter, la possibilità di bloccare la nomina con l’ostruzionismo, ma la scelta di un giudice pro aborto sicuramente scatenerà una dura battaglia al Senato. Sulla stampa sono subito  circolati i nomi dei possibili candidati, tutti di sesso  femminile. La giudice Ginsburg, recentemente ammalatasi di cancro, è l’unica  donna presente nella Corte Suprema, e le lobby femministe premono per un rafforzamento della componente rosa. I profili delle favorite, la Solicitor General Elena Kagan oppure il giudice d’appello federale Sonia Sotomayor sono moderati e non apertamente progressisti, ma i repubblicani non si lasceranno sfuggire l’occasione per rimarcare l’ennesima rottura della promessa bipartisan lanciata dal candidato Obama in campagna elettorale. Nell’exit poll delle presidenziali, la maggioranza dell’elettorato identificava nella Corte Suprema un fattore importante per il proprio voto, e le discussioni vorticose seguite alle dimissioni di Souter cresceranno di intensità fino al momento della nomina. Nei mesi scorsi i senatori di New York, i democratici Schumer e Gillibrand, hanno firmato un appello affinché il prossimo Associate Justice sia un ispanico, etnia che ora rappresenta il 15% della popolazione americana ma ancora assente nel massimo organismo giudiziario.

EMPATIA GIURIDICA - Il presidente ha inusualmente interrotto una conferenza stampa del suo portavoce, Robert Gibbs, per annunciare le caratteristiche della sua nomina. Obama ha rimarcato come una qualità per lui essenziale sia l’empatia, l’immedesimazione con la quale il giudice può comprendere l’impatto della legge sulla vita degli uomini. Un concetto già espresso ad ottobre in un’intervista condotta durante la campagna elettorale, quando l’allora candidato democratico aveva rimarcato come i magistrati avessero un ruolo speciale di protezione dei soggetti più deboli della società, gli emarginati, le minoranze etniche. Obama aveva citato Earl Warren, William Brennan e Thurgood Marshall, i tre giudici simbolo della giurisprudenza progressista,  come eroi personali, osservando però come l’attivismo giudiziario della Corte Suprema negli anni ’60 e ’70 non sia adeguato in questo momento. Il presidente è stato un professore di diritto costituzionale negli anni di Chicago, ed è stato il primo afro-americano a dirigere l’Harvard Law Review, la rivista giuridica più prestigiosa d’America. Nell’attività di accademico e giurista il prof. Barack Obama aveva fama di essere un moderato, abbastanza scettico sui cambiamenti sociali guidati dal potere giudiziario, una rivendicazione tipica di organizzazioni liberal come l’ACLU o la NAACP. Nella stessa intervista Obama aveva indicato come giudici modello della sua scelta proprio Souter e Stephen Breyer, due nomine di diversa provenienza partitica ma che avevano poi trovato un filo giurisprudenziale comune, opponendosi al conservatorismo spinte di Roberts e Alito, contro i quali aveva votato l’allora senatore junior dell’Illinois. La sostituzione di Souter offre al presidente la prima chance di concretizzare i suoi anni di studio, e vista l’età avanzata e il fragile stato di salute di alcuni magistrati, Obama potrebbe imitare l’idolo Roosevelt anche nel cospicuo numero di giudici nominati alla Corte Suprema.

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