AND THE WINNER IS - Sfrenato agonismo e voglia di vincere a tutti i costi. Un inizio in cui la Samp, ancora memore della cocente sconfitta dell’andata, e un po’ per ridare vita alla tradizione secondo cui “nel derby vincono i meno favoriti” (o i peggio posizionati in classifica), prendeva d’assalto la difesa rossoblù, con ripetute azioni nel tentativo di trafiggere la porta difesa dal brasiliano Rubinho, fratellino di quel Zé Elias che calcò i campi italiani circa dieci anni or sono (nella categoria “acquisti di Moratti“). Un inizio in cui il Genoa, ancora in bambola dopo le brutte prestazioni contro Lazio e Bologna, sembrava non riuscire a superare la propria metà campo, intimorito e autore di un gioco lontano anni luce da quanto mostrato in questo campionato. Dopo alcune preziose occasioni sprecate dai doriani, la musica cambiava, e il Grifone iniziava ad attaccare con sempre maggiore convinzione, fino al 30′ minuto, quando su calcio d’angolo, dopo una deviazione del difensore Biava, Diego Milito insaccava l’1-0. Nonostante l’aumentato pressing e i tentativi di sferrare il colpo del KO, la Sampdoria, in pieno recupero del primo tempo, riusciva a pareggiare, con gol del bravo Campagnaro. Nel secondo tempo, un’ulteriore esplosione di foga agonistica, corrispondente a un progressivo deterioramento degli schemi. Sfida all’arma bianca e, come per ogni derby che si rispetti, cuore e gambe sopra a
talento e strategia. Falli a ripetizione, non solo tattici, nervosismo dilagante, infortuni da far invidia al pugilato (chiedere a Bocchetti, e al suo naso sanguinante). Al 28′ della ripresa, ancora Milito, dopo aver abusato di un inguardabile Raggi, batteva l’incolpevole Castellazzi. Colpo durissimo per la Sampdoria, che si spostava tutta all’attacco, sbilanciandosi pericolosamente, anche al costo di subire pericolosissimi contropiedi. Uno dei quali, sul finire della gara, portava Milanetto a lanciare Palladino. Il quale, solo davanti al portiere, imbeccava Milito per la sua terza realizzazione. Partita finita. Derby al Grifone. Consacrazione definitiva di El Principe a idolo cittadino (o almeno, della metà rossoblù di Genova).
Per il Genoa, la coronazione di una stagione unica, magica e senza precedenti. Un episodio così raro che, a detta dei tifosi sampdoriani, un po’ delusi dalla doppia batosta, non è che un fuoco di paglia, il corrispondente calcistico di una cometa che si fa viva ogni migliaio di anni. Morale a mille, nella volata Champions, per la squadra di Gian Piero Gasperini, nuovo mago del calcio italiano che il presidente Enrico Preziosi vuole mantenere in Liguria per trasformarlo (sempre che già non lo sia) nel “Ferguson italiano”. Per la Sampdoria, ormai in pace con il campionato, consapevoli di essere, almeno per quest’anno, vittime di quella che gli storiografi chiamano “solitudine storica”, la rinnovata concentrazione in vista della finale di Roma, così da avere qualcosa con cui irridere i rivali cittadini (l’anno che il Genoa andò in Uefa, infatti, la Samp decise di vincere lo Scudetto). Per Diego Milito, l’affermazione definitiva del suo smisurato talento, con parallela levitazione del suo valore sul mercato. I Genoani, delusi da anni di brutte prestazioni, pensavano che il gol nel derby, per un calciatore straniero, fosse sinonimo di bidone: fu così per Marciano Vink, olandesone che segnò alla Sampdoria la sua unica rete nel 1994, fu così per il mai dimenticato Kazuyoshi Miura, l’ultimo giapponese brocco a giocare nel nostro campionato, che segnò ai blucerchiati il suo unico gol nel 1995. La tradizione sembra essersi interrotta. Una teoria confutata, quest’anno ben quattro volte, da Diego Milito.




Rubinho è il fratello di Zé Elias?! Facevo fatica a ricordarmi il secondo: ma avranno almeno una decina d’anni di differenza…
Sul secondo gol di Milito, altro che abuso di Raggi: parlerei di guardalinee talpa che non s’accorge di un fuorigioco di metri su un rimpallo.
Un paio di rimpalli aiutano il Genoa del calcio moderno e champagne a non prenderle da una gagliarda Samp in 3-5-2.
Bel pezzo, gentile e stimolante. Il derby di Genova è il più bel derby d’Italia. Non a caso è forse l’unico che si svolge quasi sempre tra due squadre alla pari.
Se fossi di Genova e la Juve non esistesse sarei doriano. Il Genoa puzza proprio di chiuso, serie B e prezzemolo.
Oltre ai due rimpalli, direi anche i piedi storti di domenica sera di Sammarco hanno aiutato il Genoa. Per carità, ci sta, come vincere con un tiro sballato di Maggio deviato nella propria porta da un rossoblù che passava di lì per caso.
Speriamo nella Coppa Italia altrimenti mi tocca rispolverare la Coppa Intertoto della stagione scorsa…
Bè, non solo Sammarco. Grandi occasioni anche per Pazzini e Cassano. A me la Samp è piaciuta molto più del Genoa. Ha sfatato la diceria del 3-5-2 come modulo difensivo mentre invece se fatto come la Samp di domenica sera, pressing alto, ti porta a poter contare su di una stabile superiorità a centrocampo. Il Genoa piace a tanti ma a me no, a me dà sempre l’idea di una squadra si veloce nelle ripartenze ma di fondo una gran catenacciona. E questo lo si può dire anche con i tre attaccanti, non c’entra nulla.
Finale di Coppa Italia ? Certo, non farò il tifo per la Lazio. Auguri.
In effetti non è il numero di attaccanti che da l’etichetta al modulo di difensivo o di offensivo.
Il 3-5-2 come schema difensivo credo che nasca dal fatto che ad un certo punto i terzini di fascia sono “diventati” (centrocampisti) esterni: veniva cambiato il nome ma sempre terzini rimanevano. Poi dipende anche dalle squadre: ricordo di ultra difensivi 5-4-1 spacciati per ultra offensivi 3-4-3: oltre ai terzini diventati esterni, bastava far diventare attaccanti gli esterni (veri) di centrocampo.
Fermo restando che ognuno gioca come meglio gli aggrada e di certo non è oggetto di biasimo se si butta sulla difensiva.
Per la Coppa Italia: speriamo bene e che Zarate ritorni ad essere il classico attaccante straniero laziale che si ricorda di segnare solo all’inizio di stagione, quando deve farsi vedere, e alla fine, fin tanto che non gli rinnovano il contratto (mi ricorda tanto il Sosa dei primi anni).
Non male l’accostamento Ruben Sosa-Zarate, anche per il tiro in comune.
Gran bel pezzo.
Io sono genovese d’adozione e (come Ricchiuti) se non avessi avuto antiche simpatie Juventine (ora il calcio mi interessa poco o niente) sarei stato doriano, della Doria fantastica di Vialli-Mancini-Boskov, per capirci.
Però…
Il grifone di Genova mi ricorda il Grifo dell’unica squadra per cui ho veramente tifato da ragazzo: il “mio” Perugia, la mia città.
Insomma: un bel guazzabuglio di emozioni per dire che?
Che, da non tifoso, Genoa-Sampdoria non è un derby. Ma IL Derby. Almeno per me…
C.
Pare che la categoria dei “sampdoriani mancati” abbia la maggioranza relativa nel paese (ne conosco parecchi anche di persona)
Comunque sulla “pacatezza” del derby genovese riporto le decisioni del giudice sportivo
“Ammenda di € 15.000,00 : alla Soc. GENOA per avere suoi sostenitori, prima dell’inizio della
gara, nella rampa di accesso alla stadio, lanciato liquidi di varia natura sul pullman che
trasportava la squadra avversaria, colpendo altresì il veicolo con calci e pugni; per avere altresì
lanciato, all’interno dello stadio, oggetti di varia natura in direzione dei dirigenti della squadra
avversaria; per avere inoltre, al 23° del secondo tempo, lanciato oggetti di varia natura sul terreno
di giuoco; entità della sanzione attenuata ex art. 14 comma 5 in relazione all’art. 13 comma 1
lettera a) e b) CGS per avere la Società concretamente operato con le forze dell’ordine a fini
preventivi e di vigilanza.”
“Ammenda di € 5.000,00 : alla Soc. SAMPDORIA per avere suoi sostenitori, al 28° del secondo
tempo, lanciato sul terreno di giuoco oggetti di varia natura; entità della sanzione attenuata ex art.
14 comma 5 in relazione all’art. 13 comma 1 lettera a) e b) CGS per avere la Società
concretamente operato con le forze dell’ordine a fini preventivi e di vigilanza.”
“CALCIATORI ESPULSI
SQUALIFICA PER UNA GIORNATA EFFETTIVA DI GARA
CAMPAGNARO Hugo Armando (Sampdoria): per avere, al 44° del secondo tempo, a giuoco
fermo, assunto un atteggiamento intimidatorio nei confronti di un avversario.
FERRARI Matteo (Genoa): doppia ammonizione per comportamento scorretto nei confronti di
un avversario e per comportamento non regolamentare in campo.
MOTTA Thiago (Genoa): per avere, al 44° del secondo tempo, a giuoco fermo, assunto un
atteggiamento intimidatorio nei confronti di un avversario.”
e per finire, ritornando ad un passato scambio fra me e Ricchiuti
“DIRIGENTI
INIBIZIONE PER GIORNI DIECI IN AGGRAVAMENTO DELLA SANZIONE GIA’
INFLITTA
PREZIOSI Enrico (Genoa): per essere, al termine della gara, entrato sul terreno di giuoco,
benché inibito; con recidiva specifica reiterata; infrazione rilevata dai collaboratori della Procura
federale. (art. 22 n. 8 CGS).”