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Spazio Sportdi Cristiano Bosco
pubblicato il 5 maggio 2009 alle 13:30 dallo stesso autore - torna alla home

Storia recente (ma non solo) dello scontro che “infiamma” (con moderazione) il cuore di tutti i cittadini di Genova

“I liguri sono persone generalmente ragionevoli e ricche di buon senso. Apparentemente saggi e rotti a tutte le esperienze, difficilmente perdono la calma e smettono la maschera di scetticismo. L’unica cosa che li trasforma completamente è il calcio“. Così scriveva Claudio Paglieri, nel 1996, nel volume della serie “Le Guide Xenofobe” dedicato ai Liguri, ovvero “quelli che mugugnano“. Sono passati circa tredici anni, ma le cose sono rimaste invariate. E C 3 Media 169229 immagine det Il centesimo derby della lanternaa dimostrarlo, puntualmente, è il Derby della Lanterna. Quella partita che fa storia a sé, quasi fosse a margine del campionato in corso, che almeno due volte l’anno (senza contare i malaugurati casi in cui si mette di mezzo la Coppa Italia) porta al popolo genovese – equamente diviso in due fazioni, o almeno così si dice – tante emozioni quante ansie. Un evento atteso, per poter dimostrare la propria superiorità sui mai digeriti avversari, a prescindere da quanto dicano classifica, palmarès e condizione fisica, ma al tempo stesso un evento inevitabile e causa di stress collettivo, perché la superiorità di cui sopra, a ben pensarci, potrebbe essere quella degli altri. 

IL DISPREZZO - Tra Genoani e Sampdoriani, a differenza di quanto possano pensare i rappresentanti delle restanti tifoserie d’Italia, non c’è odio. Sentimento troppo forte, e se vogliamo troppo dispendioso, in termini di energie. E i liguri, si sa, sono ragionevolmente avveduti e oculati, quando si tratta di spendere (o, come si dice al di fuori della regione, “spilorci“). Niente provocazioni, niente aggressioni. Tra le due fazioni del tifo cittadino vi è perenne disprezzo, onnipresente insofferenza, in un clima di mai superata accettazione dell’avversario. Non la speranza di fare meglio dei rivali, ma l’augurio che essi facciano peggio, unitamente al lamento per la loro esistenza. Scuole di pensiero e filosofie della tifoseria che, a Genova, degenerano spesso nel parossismo del negazionismo tra tifosi, un fenomeno che porta alla convinzione – vera o presunta, poco importa – dell’inesistenza degli altri. Da una parte si grida che “Genova è solo rossoblù“, dall’altra si risponde con “C’è solo Samp“. Per fortuna (o purtroppo, a seconda dei punti di vista), esistono sia Genoa che Sampdoria. E, quando entrambe si trovano nella stessa serie – precondizione venuta a mancare spesso e volentieri, negli ultimi decenni, per (de)meriti addossabili più a una squadra che all’altra – accade che si debbano incontrare nella stracittadina. Occasione per colmare uno Stadio Luigi Ferraris del tutto noncurante dei suoi quasi 100 anni di età, esibirsi in spettacolari coreografie e, in questo caso, riconoscere effettivamente l’esistenza di un’altra squadra con sede a Genova. La quale, ovviamente, merita di essere sconfitta. 

PARTITI! - Ieri, allo Stadio di Marassi, si disputava il derby numero 100. Il Secolo XIX, quotidiano ligure per antonomasia, le cui vendite sono in buonasamp genoa297 Il centesimo derby della lanternaparte motivate dall’ampio spazio dedicato ai due club cittadini (al punto che, in assenza di notizie, talvolta torna a fare capolino la bufala evergreen dell’eventuale “fusione” tra Genoa e Samp, al fine di mantenere alta l’attenzione dei tifosi), lo attendeva da settimane, con titoloni, annunci, anteprime e, il giorno stesso, un consistente inserto (ovviamente a prezzo invariato, non scherziamo) dedicato all’incontro. Differenti approcci e motivazioni alla partita, da parte delle due formazioni. Da un lato il Genoa, autore della sua migliore stagione da decenni a questa parte, per la prima volta ai piani alti della classifica e del calcio italiano dalla storica qualificazione Uefa del 1990, ma soprattutto dopo anni di calvario, tra retrocessione e lunga permanenza in serie B, senza contare l’inferno della serie C per ordine del giudice sportivo. Una squadra che punta all’Europa e, dopo le sconfitte contro Lazio e Bologna, obbligata a vincere per non perdere il passo nei confronti della Fiorentina per un posto in Champions League. Dall’altro lato la Sampdoria, reduce da un periodo di buoni risultati grazie all’innesto del goleador Pazzini e alle magie del fenomeno Cassano, ma in evidente calo rispetto allo scorso anno, con poco da chiedere all’attuale classifica e concentratissima sulla Coppa Italia, in vista della finalissima. Una sfida per l’Europa, titolavano i giornali. Vincere per la Champions, pensava il popolo genoano. Vincere per non farli andare in Champions, pensava il popolo sampdoriano. 

INGHILTERRA O GENOVA? - Il derby di Genova, con le dovute proporzioni, è un po’ come il Super Bowl del football americano. Enorme attesa per un evento che, il più delle volte, seppur combattuto all’ultimo sangue, è tutto fuorché divertente. Anzi, molto spesso è la negazione dello spettacolo, con squadre che seguono una variante del giuramento di Ippocrate, “primum non perdere“, barricate in difesa, talvolta con annessi rinvii in tribuna. Così fu lo scorso anno, specialmente nell’anonimo pareggio dell’andata, a causa delle due formazioni troppo impaurite. Poco diverso fu il ritorno, fatti salvi i numeri di Cassano e il gol decisivo di Maggio, motivo di sfottò tra le due tifoserie per il resto della stagione – sfottò che ancora annoverano le prodezze di Branco ed Eranio di diciotto anni fa e reti di Marco Nappi. Più gradevole fu il gioco della prima stracittadina del 2008/09, illuminata da una zuccata del goleador argentino Diego Milito, tornato idolo della tifoseria genoana dopo la parentesi a Saragozza. Non diverso dalla tradizione, il centesimo derby. Calci, più che calcio. Tensione, spintoni, insulti, pioggia di ammonizioni e, nel finale wagneriano, risse ed espulsioni. Tafferugli sul campo e non sugli spalti, a conferma dell’aplomb di stampo britannico dei tifosi che occupavano “lo stadio più inglese d’Italia”, come scritto dalla Gazzetta dello Sport questa mattina. 

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