Storia recente (ma non solo) dello scontro che “infiamma” (con moderazione) il cuore di tutti i cittadini di Genova
“I liguri sono persone generalmente ragionevoli e ricche di buon senso. Apparentemente saggi e rotti a tutte le esperienze, difficilmente perdono la calma e smettono la maschera di scetticismo. L’unica cosa che li trasforma completamente è il calcio“. Così scriveva Claudio Paglieri, nel 1996, nel volume della serie “Le Guide Xenofobe” dedicato ai Liguri, ovvero “quelli che mugugnano“. Sono passati circa tredici anni, ma le cose sono rimaste invariate. E
a dimostrarlo, puntualmente, è il Derby della Lanterna. Quella partita che fa storia a sé, quasi fosse a margine del campionato in corso, che almeno due volte l’anno (senza contare i malaugurati casi in cui si mette di mezzo la Coppa Italia) porta al popolo genovese – equamente diviso in due fazioni, o almeno così si dice – tante emozioni quante ansie. Un evento atteso, per poter dimostrare la propria superiorità sui mai digeriti avversari, a prescindere da quanto dicano classifica, palmarès e condizione fisica, ma al tempo stesso un evento inevitabile e causa di stress collettivo, perché la superiorità di cui sopra, a ben pensarci, potrebbe essere quella degli altri.
IL DISPREZZO - Tra Genoani e Sampdoriani, a differenza di quanto possano pensare i rappresentanti delle restanti tifoserie d’Italia, non c’è odio. Sentimento troppo forte, e se vogliamo troppo dispendioso, in termini di energie. E i liguri, si sa, sono ragionevolmente avveduti e oculati, quando si tratta di spendere (o, come si dice al di fuori della regione, “spilorci“). Niente provocazioni, niente aggressioni. Tra le due fazioni del tifo cittadino vi è perenne disprezzo, onnipresente insofferenza, in un clima di mai superata accettazione dell’avversario. Non la speranza di fare meglio dei rivali, ma l’augurio che essi facciano peggio, unitamente al lamento per la loro esistenza. Scuole di pensiero e filosofie della tifoseria che, a Genova, degenerano spesso nel parossismo del negazionismo tra tifosi, un fenomeno che porta alla convinzione – vera o presunta, poco importa – dell’inesistenza degli altri. Da una parte si grida che “Genova è solo rossoblù“, dall’altra si risponde con “C’è solo Samp“. Per fortuna (o purtroppo, a seconda dei punti di vista), esistono sia Genoa che Sampdoria. E, quando entrambe si trovano nella stessa serie – precondizione venuta a mancare spesso e volentieri, negli ultimi decenni, per (de)meriti addossabili più a una squadra che all’altra – accade che si debbano incontrare nella stracittadina. Occasione per colmare uno Stadio Luigi Ferraris del tutto noncurante dei suoi quasi 100 anni di età, esibirsi in spettacolari coreografie e, in questo caso, riconoscere effettivamente l’esistenza di un’altra squadra con sede a Genova. La quale, ovviamente, merita di essere sconfitta.
PARTITI! - Ieri, allo Stadio di Marassi, si disputava il derby numero 100. Il Secolo XIX, quotidiano ligure per antonomasia, le cui vendite sono in buona
parte motivate dall’ampio spazio dedicato ai due club cittadini (al punto che, in assenza di notizie, talvolta torna a fare capolino la bufala evergreen dell’eventuale “fusione” tra Genoa e Samp, al fine di mantenere alta l’attenzione dei tifosi), lo attendeva da settimane, con titoloni, annunci, anteprime e, il giorno stesso, un consistente inserto (ovviamente a prezzo invariato, non scherziamo) dedicato all’incontro. Differenti approcci e motivazioni alla partita, da parte delle due formazioni. Da un lato il Genoa, autore della sua migliore stagione da decenni a questa parte, per la prima volta ai piani alti della classifica e del calcio italiano dalla storica qualificazione Uefa del 1990, ma soprattutto dopo anni di calvario, tra retrocessione e lunga permanenza in serie B, senza contare l’inferno della serie C per ordine del giudice sportivo. Una squadra che punta all’Europa e, dopo le sconfitte contro Lazio e Bologna, obbligata a vincere per non perdere il passo nei confronti della Fiorentina per un posto in Champions League. Dall’altro lato la Sampdoria, reduce da un periodo di buoni risultati grazie all’innesto del goleador Pazzini e alle magie del fenomeno Cassano, ma in evidente calo rispetto allo scorso anno, con poco da chiedere all’attuale classifica e concentratissima sulla Coppa Italia, in vista della finalissima. Una sfida per l’Europa, titolavano i giornali. Vincere per la Champions, pensava il popolo genoano. Vincere per non farli andare in Champions, pensava il popolo sampdoriano.
INGHILTERRA O GENOVA? - Il derby di Genova, con le dovute proporzioni, è un po’ come il Super Bowl del football americano. Enorme attesa per un evento che, il più delle volte, seppur combattuto all’ultimo sangue, è tutto fuorché divertente. Anzi, molto spesso è la negazione dello spettacolo, con squadre che seguono una variante del giuramento di Ippocrate, “primum non perdere“, barricate in difesa, talvolta con annessi rinvii in tribuna. Così fu lo scorso anno, specialmente nell’anonimo pareggio dell’andata, a causa delle due formazioni troppo impaurite. Poco diverso fu il ritorno, fatti salvi i numeri di Cassano e il gol decisivo di Maggio, motivo di sfottò tra le due tifoserie per il resto della stagione – sfottò che ancora annoverano le prodezze di Branco ed Eranio di diciotto anni fa e reti di Marco Nappi. Più gradevole fu il gioco della prima stracittadina del 2008/09, illuminata da una zuccata del goleador argentino Diego Milito, tornato idolo della tifoseria genoana dopo la parentesi a Saragozza. Non diverso dalla tradizione, il centesimo derby. Calci, più che calcio. Tensione, spintoni, insulti, pioggia di ammonizioni e, nel finale wagneriano, risse ed espulsioni. Tafferugli sul campo e non sugli spalti, a conferma dell’aplomb di stampo britannico dei tifosi che occupavano “lo stadio più inglese d’Italia”, come scritto dalla Gazzetta dello Sport questa mattina.
























Rubinho è il fratello di Zé Elias?! Facevo fatica a ricordarmi il secondo: ma avranno almeno una decina d’anni di differenza…
Sul secondo gol di Milito, altro che abuso di Raggi: parlerei di guardalinee talpa che non s’accorge di un fuorigioco di metri su un rimpallo.
Un paio di rimpalli aiutano il Genoa del calcio moderno e champagne a non prenderle da una gagliarda Samp in 3-5-2.
Bel pezzo, gentile e stimolante. Il derby di Genova è il più bel derby d’Italia. Non a caso è forse l’unico che si svolge quasi sempre tra due squadre alla pari.
Se fossi di Genova e la Juve non esistesse sarei doriano. Il Genoa puzza proprio di chiuso, serie B e prezzemolo.
Oltre ai due rimpalli, direi anche i piedi storti di domenica sera di Sammarco hanno aiutato il Genoa. Per carità, ci sta, come vincere con un tiro sballato di Maggio deviato nella propria porta da un rossoblù che passava di lì per caso.
Speriamo nella Coppa Italia altrimenti mi tocca rispolverare la Coppa Intertoto della stagione scorsa…
Bè, non solo Sammarco. Grandi occasioni anche per Pazzini e Cassano. A me la Samp è piaciuta molto più del Genoa. Ha sfatato la diceria del 3-5-2 come modulo difensivo mentre invece se fatto come la Samp di domenica sera, pressing alto, ti porta a poter contare su di una stabile superiorità a centrocampo. Il Genoa piace a tanti ma a me no, a me dà sempre l’idea di una squadra si veloce nelle ripartenze ma di fondo una gran catenacciona. E questo lo si può dire anche con i tre attaccanti, non c’entra nulla.
Finale di Coppa Italia ? Certo, non farò il tifo per la Lazio. Auguri.
In effetti non è il numero di attaccanti che da l’etichetta al modulo di difensivo o di offensivo.
Il 3-5-2 come schema difensivo credo che nasca dal fatto che ad un certo punto i terzini di fascia sono “diventati” (centrocampisti) esterni: veniva cambiato il nome ma sempre terzini rimanevano. Poi dipende anche dalle squadre: ricordo di ultra difensivi 5-4-1 spacciati per ultra offensivi 3-4-3: oltre ai terzini diventati esterni, bastava far diventare attaccanti gli esterni (veri) di centrocampo.
Fermo restando che ognuno gioca come meglio gli aggrada e di certo non è oggetto di biasimo se si butta sulla difensiva.
Per la Coppa Italia: speriamo bene e che Zarate ritorni ad essere il classico attaccante straniero laziale che si ricorda di segnare solo all’inizio di stagione, quando deve farsi vedere, e alla fine, fin tanto che non gli rinnovano il contratto (mi ricorda tanto il Sosa dei primi anni).
Non male l’accostamento Ruben Sosa-Zarate, anche per il tiro in comune.
Gran bel pezzo.
Io sono genovese d’adozione e (come Ricchiuti) se non avessi avuto antiche simpatie Juventine (ora il calcio mi interessa poco o niente) sarei stato doriano, della Doria fantastica di Vialli-Mancini-Boskov, per capirci.
Però…
Il grifone di Genova mi ricorda il Grifo dell’unica squadra per cui ho veramente tifato da ragazzo: il “mio” Perugia, la mia città.
Insomma: un bel guazzabuglio di emozioni per dire che?
Che, da non tifoso, Genoa-Sampdoria non è un derby. Ma IL Derby. Almeno per me…
C.
Pare che la categoria dei “sampdoriani mancati” abbia la maggioranza relativa nel paese (ne conosco parecchi anche di persona)
Comunque sulla “pacatezza” del derby genovese riporto le decisioni del giudice sportivo
“Ammenda di € 15.000,00 : alla Soc. GENOA per avere suoi sostenitori, prima dell’inizio della
gara, nella rampa di accesso alla stadio, lanciato liquidi di varia natura sul pullman che
trasportava la squadra avversaria, colpendo altresì il veicolo con calci e pugni; per avere altresì
lanciato, all’interno dello stadio, oggetti di varia natura in direzione dei dirigenti della squadra
avversaria; per avere inoltre, al 23° del secondo tempo, lanciato oggetti di varia natura sul terreno
di giuoco; entità della sanzione attenuata ex art. 14 comma 5 in relazione all’art. 13 comma 1
lettera a) e b) CGS per avere la Società concretamente operato con le forze dell’ordine a fini
preventivi e di vigilanza.”
“Ammenda di € 5.000,00 : alla Soc. SAMPDORIA per avere suoi sostenitori, al 28° del secondo
tempo, lanciato sul terreno di giuoco oggetti di varia natura; entità della sanzione attenuata ex art.
14 comma 5 in relazione all’art. 13 comma 1 lettera a) e b) CGS per avere la Società
concretamente operato con le forze dell’ordine a fini preventivi e di vigilanza.”
“CALCIATORI ESPULSI
SQUALIFICA PER UNA GIORNATA EFFETTIVA DI GARA
CAMPAGNARO Hugo Armando (Sampdoria): per avere, al 44° del secondo tempo, a giuoco
fermo, assunto un atteggiamento intimidatorio nei confronti di un avversario.
FERRARI Matteo (Genoa): doppia ammonizione per comportamento scorretto nei confronti di
un avversario e per comportamento non regolamentare in campo.
MOTTA Thiago (Genoa): per avere, al 44° del secondo tempo, a giuoco fermo, assunto un
atteggiamento intimidatorio nei confronti di un avversario.”
e per finire, ritornando ad un passato scambio fra me e Ricchiuti
“DIRIGENTI
INIBIZIONE PER GIORNI DIECI IN AGGRAVAMENTO DELLA SANZIONE GIA’
INFLITTA
PREZIOSI Enrico (Genoa): per essere, al termine della gara, entrato sul terreno di giuoco,
benché inibito; con recidiva specifica reiterata; infrazione rilevata dai collaboratori della Procura
federale. (art. 22 n. 8 CGS).”