Obama, le banche e gli stress test per nulla stressanti

06/05/2009 - Gli stress test, l’ennesima soluzione definitiva alla crisi bancaria, sarebbero stati rimandati a data sconosciuta. Un vero boomerang politico che l’amministrazione Obama cercherà di evitare sfruttando l’adorazione dei media. Lunedì 4 Maggio avrebbero dovuto essere pubblicati i risultati dei cosiddetti

     
 

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Gli stress test, l’ennesima soluzione definitiva alla crisi bancaria, sarebbero stati rimandati a data sconosciuta. Un vero boomerang politico che l’amministrazione Obama cercherà di evitare sfruttando l’adorazione dei media.

Lunedì 4 Maggio avrebbero dovuto essere pubblicati i risultati dei cosiddetti stress test delle banche americane. Nei piani dell’Amministrazione Obama, si sarebbe dovuto trattare di un grande atto di trasparenza, rigore, efficienza, della dimostrazione della superiorità della benevola mano pubblica rispetto all’avidità egoista. Nulla di tutto questo: la pubblicazione dei risultati sarebbe stata posticipata senza motivazioni ufficiali, forse a causa delle proteste delle banche coinvolte. L’esercizio di ricostruzione della fiducia popolare si sarebbe già risolto in un gigantesco boomerang politico, se ad averlo lanciato fosse stato chiunque altro e non il beniamino dei media mondiali.

STRESS BANCARIO – I cosiddetti “stress test” sono delle simulazioni aziendali: dato il bilancio della banca, si cerca di calcolare quali sarebbero i risultati di una serie di scenari macroeconomici, quanto più negativi possibile senza essere irrealistici, in modo da capire quale sarebbe la situazione peggiore che ci si potrebbe trovare ad affrontare. L’obbiettivo degli stress test del 2009 è comprendere se la maggior parte delle banche sarebbe in grado di rimanere solvibile anche in uno scenario di profonda recessione e quali siano gli scaenari che potrebbero richiedere azioni drastiche da parte del governo e delle autorità di regolamentazione. L’obbiettivo politico ed economico del Segretario al Tesoro Geithner e di Obama era quello di calmare e rassicurare: calmare i mercati nel breve periodo, mostrando la volontà di onorare la promessa di salvataggio delle banche regolamentate; rassicurare il pubblico americano che non avrebbe più visto il proprio denaro perso al ritmo di decine di miliardi al mese, come sta accadendo con il programma TARP. La ricompensa, per l’amministrazione, sarebbe stata la legittimazione dell’interventismo obamiano e quindi un via libera alle prossime iniziative: la socializzazione della sanità e l’aumento del potere dei sindacati, simboleggiato dall’abolizione del voto segreto per i lavoratori e dal regalo della maggioranza di Chrysler e, fra poco, General Motors al sindacato. Purtroppo per il Presidente, né il pubblico né le banche accettano di fare la propria parte.

NIENTE STRESS PER LO ZIO SAM – Il primo problema è che questi stress test non sono abbastanza stressanti: già dalla loro presentazione serpeggia il dubbio che siano troppo blandi, persino secondo il New York Times, storico sostenitore del partito al potere. Lo scenario peggiore contemplato nei test, infatti, parte alla previsione di un calo del PIL statunitense del 3 percento e di una salita della disoccupazione al 9 per cento. Purtroppo, la realtà è già peggiore anche delle ipotesi più tetre: l’economia americana si contrae del 6 percento all’anno, il calo dei prezzi immobiliari rimane intorno al 20 percento ed il tasso di disoccupazione sta superando le ipotesi “eccessivamente pessimistiche”, portandosi a ridosso della fatidica soglia. Il tasso di disoccupazione è in questo momento la variabile più rilevante: in questa fase, le aziende sono meno indebitate dei consumatori. Un calo del fatturato può essere quindi assorbito dalle corporation, ma la perdita del lavoro sarebbe devastante per chi ha debiti per la casa, la macchina, le carte di credito e le rate; dal punto di vista macroeconomico, poi, sarebbe altrettanto devastante per le banche che ai privati hanno prestato anche troppo, ma che, nei piani di Washington, devono continuare a prestare senza preoccuparsi dei rischi. Si aggiunga che, secondo voci autorevoli, anche questo stress test boccerebbe almeno almeno sei banche (e secondo alcune voci, sarebbero addirittura sedici)  che avrebbero bisogno di ulteriore capitale; nelle sei sarebbe inclusa Citigroup, la più grande banca americana. Buona parte delle “promosse” non verrebbero comunque considerate del tutto solide. Considerata la natura non proprio draconiana dei test, il risultato è decisamente inferiore alle aspettative. Le tendenze macroeconomiche potrebbero invertirsi ed il risultato finale dell’anno potrebbe somigliare alle ipotesi dello stress test, più che agli ultimi sei, traumatici mesi, ma rimane l’inquietudine di un test “di emergenza” incapace persino di considerare qualcosa di tanto brutto tanto ciò che già sta avvenendo. La mancanza di severità e l’ottimismo eccessivo degli estensori dei test sono ormai in piena luce. E’ logico porsi una domanda: se questo era lo scenario più pessimistico che le banche potevano di fatto permettersi di considerare, cosa accadrà ai loro bilanci, se la realtà si è rivelerà anche solo simile ai trend attuali? Quale valore avrà un test troppo permissivo, agli occhi del mercato e degli elettori? Se l’efficacia degli stress test diventa dubbia, data la ridotta severità’ o almeno la percezione di un processo poco severo, le ricadute politiche sarebbero deleterie: niente rassicurazione del contribuente, se questo viene visto come uno dei tanti pacchetti di salvataggio, e non l’ultimo e definitivo della serie. La sensazione, al momento, è che il processo di costruzione, analisi ed applicazione degli stress test e’ stato alla manipolato e distorto da tutti gli attori in gioco: i politici, i media, ma soprattutto le banche stesse. La classe politica non sa che pesci pigliare e vuole una vittoria, per quanto di facciata; le banche non hanno più niente da perdere e sono pronte a far crollare la baracca, pur di ottenere concessioni nella sostanza. Il gioco rimane in piedi solamente perché i media non hanno interesse ad attaccare il proprio beniamino alla Casa Bianca.

MORDI LA MANO CHE TI NUTRE? – La situazione sta degenerando, dalla tragedia verso la farsa : per rassicurare il pubblico ed aumentare la popolarità dei democratici e delle tattiche stataliste, lo spettacolo offerto alle masse avrebbe dovuto essere quello del Presidente Obama nei panni del severo maestro che redarguisce i cattivi soggetti bancari e li redime, tramite la guida statale e generose dosi di denaro pubblico. Le vittime designate starebbero invece rimandando al mittente le condanne e recalcitrando sulla necessità di nuovo capitale: almeno le due maggiori banche, Bank of America e Citigroup, non ci stanno a passare da pecore nere della famiglia, nonostante perdite miliardarie ed un management in crisi ed avrebbero minacciato di contestare i risultati della task force presidenziale. Il problema è che hanno un’arma potente, seppure suicida, in mano: il loro rifiuto dei risultati dello stress test manderebbe di nuovo a picco le proprie azioni, agitando di nuovo i mercati e rovinando il tentativo di stabilizzare artificialmente i mercati. Potrebbe sembrare una mossa disperata, ma gli errori di calcolo di Geithner e le azioni dell’amministrazione riguardo alla ristrutturazione del settore auto hanno probabilmente convinto la dirigenza bancaria di essere in una vicolo cieco, che potrebbe rendere accettabile anche una tattica da kamikaze. In qualsiasi caso, lo spettacolo di un ente di sorveglianza costretto a negoziare con i propri sorvegliati i risultati dei controlli non può certo aumentare il prestigio delle autorità americane sui mercati.

ACQUA IN BOCCA – Di tutto questo si sente parlare soltanto al condizionale: non si sa nulla, a livello ufficiale, di quanto stia accadendo e, se possibile, meglio non parlarne. Come in altri casi, l’amministrazione Obama ha uno stile particolare: ufficialmente molto aperto, in realtà decisamente ostile alla minima deviazione dei media dalla linea ufficiale: un atteggiamento che mai sarebbe stato perdonato ad un Bush, ma che viene tollerato grazie forse al fascino presidenziale o all’affinità ideologica.

     
 

2 Commenti

  1. Tutti a trasferire il conto sotto il materasso…..
    :-)

  2. intanto c’è una banca che demolisce le case perchè ha perso la speranza di venderle e recuperare parte dei soldi che ha prestato

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