Soros, i rumors, la vendita, i Sensi: cosa sta succedendo alla squadra capitolina?
La A.S. Roma sta provando il piacere di essere inseguita anziché rincorrere, come spesso le accade sul campo. L’offerta del finanziere George Soros c’è, la trattativa no. Il problema sta tutto lì: la famiglia Sensi non vuole vendere. Nulla contro Soros, la volontà di non abbandonare vale per tutti, russi o americani di origine ungherese che siano. I pretendenti anche questa volta sembrano destinati a rimanere sulla soglia,
nonostante abbiano prospettato un impegno di 250 milioni di euro. Soldi che servirebbero sia a liquidare i Sensi che a investire. La percentuale è da definire secondo degli scenari già in parte tracciati, ma in quel caso ci troveremmo già in un negoziato che non è iniziato e che non inizierà.
INSIDE - Bisogna entrare dentro la “scatola nera” di questa decisione di famiglia per capire le possibili evoluzioni. La posizione è granitica, ma dentro si mescolano sfumature di pareri diversi - Rosella, il patriarca Franco e signora disposti insistere nel calcio e il resto della famiglia più attento agli effetti sul resto del patrimonio – ma anche interessi contrastanti e non ultimo quello dei creditori a rientrare dei 327 milioni di euro di esposizione della Italpetroli, la società che controlla il 67% della Roma. Anche se va detto, l’ipotesi di “cospirazione bancaria” che tanto fascino riscuote tra i tifosi (e la stampa altrettanto tifosa), non ha elementi concreti. Paradossalmente il piano di rientro dai debiti messo a punto da Capitalia un paio di anni fa era ben più rigoroso e nascondeva (neanche tanto) la volontà di prendere le redini delle decisioni patrimoniali dei Sensi, Roma compresa (o soprattutto). I nuovi vertici della Banca di Roma scelti da Unicredito, già velatamente accusati di voler/poter penalizzare la capitale, si sono ben guardati dal riaprire il dossier. Per ora basta che siano pagati gli interessi e non peggiori
l’esposizione debitoria, spingere per la vendita della Roma non è considerato saggio.
LE PREVISIONI SBAGLIATE - La fortuna degli attuali proprietari è che finora nessun compratore serio si era materializzato, inoltre l’andamento dei risultati sportivi degli ultimi due anni ha alimentato la convinzione, soprattutto di Rosella, che può essere mantenuto l’alto livello di prestazioni della squadra senza ulteriori immissioni di capitale da parte degli azionisti. Rischia di essere un’illusione visto che dal prossimo anno si presenteranno con serie pretese di titolo sia Milan, Fiorentina e Juve. Novità rispetto agli ultimi due anni. Tutte e tre sono intenzionate a spendere sul mercato. La Roma, obbligata ad una trasparenza e un rigore sui conti maggiore dal fatto di essere quotata, e incapace di chiedere nuovi soldi alla Italpetroli. Può al massimo sperare di ripetere l’operazione Chivu: vendere bene uno dei suoi gioielli e rimpiazzarlo con giocatori meno costosi e all’altezza. Soros ha dato un potente colpo alla fortezza delle convinzioni di Rosella e del patriarca: la Roma vale in borsa 120 milioni di euro e difficilmente un’eventuale Opa supererà la valutazione di 1 euro ad azione (vale a dire 130 milioni).



vale un paio di caciotte, tzè!
Quelle che fai tu, A BURINO!
dijelo.Forza Roma
ahahah è vero quelle che fai tu co le pcure a lanziale
ahahah è vero quelle che fai tu co le pecure a lanziale
Hai capito proprio tutto!! Difatti l’azione è arrivata a 1,28€, e di sicuro una possibile opa dovrà essere lanciata almeno a 1,5.