di Luca Conforti
postato alle 08:34 del 15 Aprile 2008 in EconomiaTorna alla home

Soros, i rumors, la vendita, i Sensi: cosa sta succedendo alla squadra capitolina?

La A.S. Roma sta provando il piacere di essere inseguita anziché rincorrere, come spesso le accade sul campo. L’offerta del finanziere George Soros c’è, la trattativa no. Il problema sta tutto lì: la famiglia Sensi non vuole vendere. Nulla contro Soros, la volontà di non abbandonare vale per tutti, russi o americani di origine ungherese che siano. I pretendenti anche questa volta sembrano destinati a rimanere sulla soglia, nonostante abbiano prospettato un impegno di 250 milioni di euro. Soldi che servirebbero sia a liquidare i Sensi che a investire. La percentuale è da definire secondo degli scenari già in parte tracciati, ma in quel caso ci troveremmo già in un negoziato che non è iniziato e che non inizierà.

INSIDE - Bisogna entrare dentro la “scatola nera” di questa decisione di famiglia per capire le possibili evoluzioni. La posizione è granitica, ma dentro si mescolano sfumature di pareri diversi ­­- Rosella, il patriarca Franco e signora disposti insistere nel calcio e il resto della famiglia più attento agli effetti sul resto del patrimonio - ma anche interessi contrastanti e non ultimo quello dei creditori a rientrare dei 327 milioni di euro di esposizione della Italpetroli, la società che controlla il 67% della Roma. Anche se va detto, l’ipotesi di “cospirazione bancaria” che tanto fascino riscuote tra i tifosi (e la stampa altrettanto tifosa), non ha elementi concreti. Paradossalmente il piano di rientro dai debiti messo a punto da Capitalia un paio di anni fa era ben più rigoroso e nascondeva (neanche tanto) la volontà di prendere le redini delle decisioni patrimoniali dei Sensi, Roma compresa (o soprattutto). I nuovi vertici della Banca di Roma scelti da Unicredito, già velatamente accusati di voler/poter penalizzare la capitale, si sono ben guardati dal riaprire il dossier. Per ora basta che siano pagati gli interessi e non peggiori l’esposizione debitoria, spingere per la vendita della Roma non è considerato saggio.

LE PREVISIONI SBAGLIATE - La fortuna degli attuali proprietari è che finora nessun compratore serio si era materializzato, inoltre l’andamento dei risultati sportivi degli ultimi due anni ha alimentato la convinzione, soprattutto di Rosella, che può essere mantenuto l’alto livello di prestazioni della squadra senza ulteriori immissioni di capitale da parte degli azionisti. Rischia di essere un’illusione visto che dal prossimo anno si presenteranno con serie pretese di titolo sia Milan, Fiorentina e Juve. Novità rispetto agli ultimi due anni. Tutte e tre sono intenzionate a spendere sul mercato. La Roma, obbligata ad una trasparenza e un rigore sui conti maggiore dal fatto di essere quotata, e incapace di chiedere nuovi soldi alla Italpetroli. Può al massimo sperare di ripetere l’operazione Chivu: vendere bene uno dei suoi gioielli e rimpiazzarlo con giocatori meno costosi e all’altezza. Soros ha dato un potente colpo alla fortezza delle convinzioni di Rosella e del patriarca: la Roma vale in borsa 120 milioni di euro e difficilmente un’eventuale Opa supererà la valutazione di 1 euro ad azione (vale a dire 130 milioni).

COME ANDRA’ - La differenza tra quanto sarà speso per subentrare e i 250 milioni di budget definirà la strategia del futuro. La banca d’affari Rothschild, che lavora per i compratori, ha subito scelto l’approccio soft. Ai rappresentanti dei Sensi è stata prospettato un grande piano d’investimenti, ma soprattutto la possibilità di rimanere a Trigoria: sarebbe comunque assicurata la presidenza onoraria di Franco Sensi, oppure Soros potrebbe subentrare come azionista di controllo, ma lasciando alla Italpetroli una quota di minoranza. In questo caso però niente Opa, piuttosto un aumento di capitale riservato ai subentranti in modo che i soldi finiscano nelle casse della Roma e non dei Sensi. In particolare 100 milioni sembrano già da ora bloccati per la costruzione di un nuovo stadio. Una soluzione che può piacere ai tifosi, forse anche a Rosella, ma di certo non a Unicredito e ai creditori di Italpetroli. In realtà questo ampio raggio di scelte prospettato fuori da ogni negoziato potrebbe essere solo un’apertura tattica per rassicurare e convincere i Sensi a sedersi al tavolo. Poi la governance e l’equilibrio dei poteri di un’eventuale coabitazione sarebbe tutta da decidere. Al momento pare che neanche questa politica delle mani tese sia bastata. Solo le la rincorsa all’Inter si dovesse chiudere in modo negativo qualcuno telefonerà a Soros per vedere se ancora interessato, oppure si aspetterà un nuovo candidato.

INFORMAZIONI DI SERVIZIO - Piccola divagazione finale per quei, spero pochi, risparmiatori, che investono nelle azioni delle società di calcio. Quota 1 euro per la As Roma va considerata come una cima quasi inviolabile e comunque insostenibile per più di una seduta. Il titolo è rischioso anche in un ottica speculativa: siamo prossimi a 0,89 cents con un guadagno del 25% nell’ultima settimana, la prospettiva di un ulteriore 10% di guadagno rispetto al rischio di un crollo del 30% propone una curva rischio/rendimento per cuori e stomaci forti, anche se giallorossi al 100%.

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