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pubblicato il 30 aprile 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Nelle more del Papi Silvio che sembra ormai l’unico argomento che appassiona l’intera penisola – ha ragione Ivanmez: si sono divisi male i compiti; lei avrebbe dovuto dedicarsi alla politica, lui allo spettacolo – ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha quasi aperto ufficialmente la crisi di governo. Il motivo: l’annuncio di Silvio, il quale ha dichiarato che voterà sì al referendum sulla legge elettorale. “Non mi sorprende Berlusconi, il suo sì lo capisco. Capisco quando 20090429 artefatti Berlusconi si spezza ma non si spiega e Maroni quasi apre la crisi di governodice ‘non sono un masochista’ - ha detto Bobo – A questo punto bisognera’ vedere se masochisti sono Franceschini e il Pd che, per motivi tattici, per prendere qualche voto in piu’ alle europee, continuano ad appoggiarlo“. Secondo Maroni, al contrario, “bisogna evitare il danno, far si’ che non si raggiunga il quorum, perche’ una volta che il danno c’e', bisognera’ trarne le conseguenze. E tanti saluti“. Per il ministro, infatti, “è difficile se non impossibile per un Parlamento fare una nuova legge elettorale sotto la spinta di un esito referendario a quel punto carico di motivi politici“. Bisogna evitare che si arrivi al danno:  ”Dare il potere assoluto ad un solo partito, quello di Berlusconi. Per questo dico che, dal suo punto di vista, lo capisco. Noi non siamo d’accordo, pensiamo che si debba mantenere un’articolazione di forze politiche. Il sì di Berlusconi ci preoccupa, per questo cercheremo di fargli correggere posizione“. Maroni si aspetta che “la sinistra, il Pd” a questo punto capiscano l’errore di appoggiare questo referendum che nei fatti li danneggia e che aiutino a non far raggiungere il quorum“. Per quanto riguarda una possibile vittoria del sì, a quel punto, per Maroni cambierebbe tutto: “Non si riuscirebbe a garantire governabilita’, se cambia la legge elettorale per volonta’ popolare, si puo’ non essere d’accordo, ma a quel punto bisognerebbe trarne le conseguenze… e tanti saluti“. 

Berlusconi, pover’uomo, in questo momento dev’essere in tutt’altre faccende affaccendato. Quando però avrà finito di schivare i piatti virtuali che la moglie gli sta lanciando, potrebbe magari concentrarsi un pochino a spiegare perché dice che voterà sì a un referendum che modificherà una legge voluta da lui stesso. Non che sia reato cambiare idea, per carità; però sarebbe indicativo per capire in che grado di rapporto siamo rimasti con la logica e il principio di non contraddizione. Da parte sua, Maroni è il solito coniglio mannaro di forlaniana memoria. “Ne trarremo le conseguenze“, “Ne prendiamo atto“, e bla bla bla. Il repertorio della Lega  si conosce. La si spara sempre più grossa, si porta la situazione al livello di crisi di governo, e poi d’un tratto arriva Umberto Bossi a ordinare la retromarcia. Anche se vincesse il sì al referendum, che interesse avrebbe la Lega a togliere la fiducia al governo? Per ritrovarsi alle elezioni anticipate con quel sistema elettorale che la penalizza, e quindi perdere sonoramente abbandonando poi anche le poltrone oggi occupate (compreso il ministero dell’interno)? Ma siamo seri. Analizzando la situazione e le forze in campo, è Maroni che dovrà dire tra poco “Stavo a scherza’, ahò. Scherzavo“. Di più: ad essere precisi, se davvero dovesse vincere il sì – è comunque difficile, ad oggi, che raggiunga il quorum – Berlusconi la Lega la potrebbe tenere, come si suol dire, per le palle (mi si scusi il termine). Mi metti i bastoni tra le ruote? Ok, torniamo a votare. Con la Lega che corre da sola, e rischia di finire come l’Udc. Un’ipotesi terrorizzante per chi si è appena seduto a tavola, e la crisi economica gli ha anche tolto parzialmente l’appetito. Se invece Bossi e gli altri rimangono al governo, dovranno fare una politica di forte distinzione rispetto al PdL, per farsi notare. Ma non la potranno fare contro il PdL, perché altrimenti scatterebbe il rischio-elezioni. Insomma, vada come vada: la situazione promette di diventare così divertente che ne vale davvero la pena, di andare a votare per il al referendum

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Fantastico siparietto ieri sera sulla Rai nella trasmissione dedicata alla Champions League e alla semifinale Manchester-Arsenal. Fabrizio Failla (mi pare) chiede la linea allo studio dall’Inghilterra perché ha Var der Sar al microfono. Perché il portiere dei Red Devils è così importante? Ma perché è l’unico tra quelli in campo che ha giocato in Italia, e quindi parla la nostra lingua. L’intervistatore gli fa la solita domanda, l’ex Juve la capisce benissimo, ma comincia a rispondere in inglese. Parla una quindicina di secondi, quando l’inviato Rai lo blocca: “Può parlare in italiano, per favore?“, gli dice. L’olandese sbuffa, e, stufatissimo, alla fine si piega alle leggi dello show business. Se avesse continuato come aveva iniziato, ci saremmo tolti lo sfizio di sapere se l’inviato Rai a Londra sapesse l’inglese, oppure no. Così rimaniamo con la curiosità. Peccato. 

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A proposito di Silvio e Noemi: “Domenica ho telefonato al padre della ragazza e gli ho detto che in poche ore mi sarei trovato a Napoli. Lui mi ha detto della festa e del compleanno. Questo signore io lo conosco da anni, e’ un vecchio socialista, era l’autista di Craxi” rivela il premier, che ribadisce di essere stato presente alla festa non per molto tempo. Lettera a Dagospia: “Ciao dago, volevo solo dire al presidente del Consiglio che l’autista di Craxi si chiamava Nicola Manzi, scomparso lo scorso giugno. Fu così fedele a Bettino da stargli accanto anche ad Hammamet. Solo per la precisione, eh“. Eh. 

 

(vignetta di Artefatti. No, non parlava anche di noi)

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