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di prof. Luigi Roberto Pulcinelli - CSA di Viterbo
mi viene da chiedere: ma Lei, docente universitario, quante ore di lezione ha svolto nella sua carriera e quante giorni di assenza ha fatto? Quante ore di lavoro autonomo ha fatto rispetto a quelle per le quali è stato retribuito come “dipendente”? Sarebbe interessante saperlo senza trucchi, demagogie e retoriche varie!
Da settembre 2007, dopo 41 anni di scuola passati in aula e fuori aula, sono un pensionato inpdap non certo per stanchezza del lavoro ma per il trattamento riservato agli statali e non ai lavoratori del privato che, ben più efficienti e in salute, hanno anche carriere riconosciute per merito, come si dice. Premetto che nei
41 anni di scuola ho accumulato meno di 30 giorni di assenze in totale (malattie, motivi di famiglia, e quant’altro) ed essendo un “docente di scuola secondaria superiore” con obbligo delle 18 ore di insegnamento e, negli ultimi 25 anni, la responsabilità di una sezione staccata di 400 alunni su 20 classi, aprivo la scuola alle 7 di mattina (a volte alle 6,30) e ne uscivo di norma alle 14, 14,30, salvo il proseguimento fino alle 17,alle 18, alle 19 o alle 20, nei giorni di riunione con i genitori, degli scrutini, dei consigli di classe, degli incontri con i rappresentanti delle Amministrazioni (Comune, Provincia, Regione, Asl) e dei corsi di aggiornamento obbligatorio. Tutto ciò con retribuzione rientrante nelle “18 ore settimanali” ed un incentivo per tutti gli extra di circa 2.500 euro all’anno. Ma avrei continuato a rimanere nella scuola non certo perchè il Brunetta del momento me lo richiedeva con ricatto, semplicemente per mia manifesta volontà nel credere nella Scuola e nella sua funzione.
Al medico chiedevo di ricevermi in orario di chiusura della scuola, ai miei hobby dedicavo il sabato pomeriggio e la domenica, senza che lo imponesse il Brunetta! E perchè mi sono risolto ad andare in pensione abbandonando il lavoro pur avendo ancora le energie e la nostalgia della scuola? Come forse non tutti sanno, il dipendente del privato può chiedere l’anticipo della liquidazione che ha maturato, nel pubblico no! Mi spiego meglio: a 55 anni ho avuto la necessità di una certa liquidità per effettuare alcuni lavori di ristrutturazione di una casa che avevo appena acquistato, circa 30.000 euro. Avendo maturato i 35 anni di servizio, quindi avendo i requisiti per andare in pensione e godere della liquidazione, sono andato all’INPDAP per chiedere di potere usufruire di un anticipo per la parte maturata della liquidazione. Mi è stato detto che non era possibile e che avrei potuto chiedere un prestito di uguale importo al 4,5% di interessi. Per 6 anni ho pagato gli interessi sul prestito (magnanimo) che l’INPDAP mi ha concesso, poi mi sono detto: va bene che sono stakanovista, che sono un “coglione” (citazione Berlusconoide!), che sono convinto dell’inesistenza
del paradiso (come del Limbo, che dopo 2000 anni non c’è più!), ora basta! Sono andato in pensione e ho riscosso la liquidazione che mi spettava senza pagare più interessi sui soldi miei!!!! E’ chiaro il concetto? Avrei dovuto continuare a pagare per altri 5 anni gli interessi del 4,5% sui soldi miei! Caro Brunetta, riporto con l’occasione tutti i miei dati perchè si possa procedere a verifica di quanto dichiarato augurandomi, però, che da irreprensibile Torquemada anche Lei faccia la stessa cosa, per essere credibile!
RISPOSTA:
Caro lei, la prossima volta che deve ristrutturare casa si faccia furbo e scenda in politica






















