Il recente botta e risposta sul fotovoltaico svoltosi su Giornalettismo, con gli ottimi articoli di Pietro di Giorgio e di Icy stimolano più di una riflessione sul tema fondamentale dell’approvvigionamento e del consumo di energia, temi cruciali per qualsiasi riflessione sul futuro dello sviluppo economico
Venti anni fa era un discorso di pochi, ormai è un tema cruciale dei vertici dei leader mondiali. Solo negli ultimi mesi ci sono state la polemica per l’approvazione del piano dell’Unione europea, il “lancio” del presidente Obama della “rivoluzione verde” finalizzata al rilancio economico. E a dicembre 2009 ci sarà la conferenza di Copenhagen alla ricerca di un (difficile) accordo sul tema della riduzione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera. La lettura dell’articolo di Pietro di Giorgio, che disillude sul fotovoltaico come soluzione ai problemi di fabbisogno energetico, e della risposta di Icy, che invece qualche speranza la nutre, assieme all’ascolto delle parole di uno dei più grandi economisti mondiali, Jean Tirole, e dell’Ing. Tullio Fanelli, comp
onente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, hanno stimolato questa riflessione, assolutamente non tecnica, data l’ignoranza di chi scrive in materia sull’argomento.
IL CONSUMO ENERGETICO - Un dato balza subito agli occhi quando si parla di energia: il consumo globale e la sua distribuzione. Nel 2004, il consumo mondiale medio totale dell’umanità era pari a 15 TWh (= 1,5 x 1013 Wh), che significa un consumo procapite medio mondiale di circa 2.302 kw annui. Ma in questa media si trovano i 12.156 kw degli USA e i 416 dell’India. L’Africa (Sudafrica a parte) ha un consumo annuo procapite di 746 kw, l’Europa si attesta a 6.352, l’Italia a 5.366 (dati 2005, fonte Terna). Vista la scarsità (relativa, come vedremo) di risorse e i problemi di pressione ambientale dovrà esserci quanto prima un livellamento, che per alcuni paesi (Usa, ma anche nella vecchia cara Europa) non potrà che essere al ribasso. Ma questo non significa necessariamente che il livello di benessere debba ridursi. Primo, perché il concetto di benessere non è a senso unico, con buona pace degli ideologi del capitalismo basato sul consumismo sfrenato. Secondo, perché è proprio dell’economia – con l’aiuto della tecnologia – trovare le risposte per aumentare il benessere, declinato come “sviluppo sostenibile di lungo termine“. Sennò non è benessere, ma è qualcos’altro.
LE FONTI DI APPROVVIGIONAMENTO – Per soddisfare questa enorme domanda di energia, che non è comunque destinata a calare nel lungo periodo, ci sono diverse fonti: primarie e secondarie (devono essere prima “trasformate”), esauribili o rinnovabili. Ognuna con pregi e difetti, ognuna con costi e rendimenti termici, ognuna con tecnologie più o meno all’avanguardia ed efficienti. Se guardiamo alla distribuzione per tipo di fonte, (dati della agenzia americana EIA) oggi nel mondo l’86,5% dell’energia proviene dai combustibili fossili (combustione di carbone o idrocarburi quali metano o petrolio), mentre il nucleare e l’idroelettrico rappresentano circa il 6% ciascuno e le fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, ecc..) appena l’1%. Tra il 1980 e il 2004, la crescita mondiale della produzione-consumo d
i combustibili fossili è stata del 2% annuo circa. Questi dati non sono frutto del caso: con buona pace di molti ambientalisti (in primis chi scrive), numerosi studi dimostrano che, allo stato attuale, le fonti con il miglior rapporto costo/rendimento sono rappresentate appunto dal carbone e dal nucleare. L’energia eolica costa oltre il 64% in più, quella solare addirittura il 198% in più.
IL FUTURO DELLE FONTI - Tralasciamo, per il momento i temi dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, dello smaltimento delle scorie radioattive. In un’ottica di medio-lungo termine è importante ricordare che le due fonti principali (fossili più nucleare, in tutto il 93% circa del mercato mondiale) non sono inesauribili. Quindi, anche se attualmente sono quelle più convenienti ed efficienti non significa che sia economico (nel senso “vero” di questa parola) non prendere in considerazione le altre. Perché quando parliamo di convenienza, così come quando parliamo di esaurimento dobbiamo ragionare non solo sul presente, ma sul futuro. Perché la tecnologia non è data: una fonte oggi economicamente non efficiente può diventarlo domani. Perché la durata residua di una fonte non può essere calcolata moltiplicando il consumo attuale e le riserve attualmente conosciute con l’attuale tecnologia. E anche il suo costo, se variano questi tre elementi, può variare. Per questo l’esaurimento dei combustibili fossili è tutt’altro che scontato nel medio termine. E non è scontato che il nucleare sia una risposta così vantaggiosa, almeno in prospettiva di medio termine. E le rinnovabili forse possono servire più di quanto pensi Pietro, come ha spiegato Icy. E soprattutto che ci sono anche altre possibilità per “tamponare” la situazione e darci il tempo di sviluppare produzione di energia economicamente sfruttabile a basso impatto.























La lista nera dei nemici di israele diventa un libro-
LA giornalista ebrea Alessandra Farkas su un articolo del Coriere della sera Recensisceil libro dello scrittore ebreo Alan Dershowitz,nel quale si elencano in una lista tutti i nemici di Israele,ebrei e non-ebrei sono avvisati!
http://hashem.ilcannocchiale.it/2009/04/30/la_lista_nera_dei_nemici_di_is.html
Che lavorare sull’efficenza sia utile e indispensabile penso che sia indubbio.
Sperare che l’efficenza risolva la questione però è utopico. Dovremmo sempre tenere a mente che oltre a noi occidentali ci sono un altro miliardo di persone che stanno ogni anno aumentando i loro consumi, le loro immissioni e le loro richieste.
Anche ammettendo che il ns fabbisogno di energia riesca a diminuire (e non ci credo), l’aumento di quello cinese e indiano farà apparire il ns vantaggio una goccia nel mare.
Circa gli ultimi articoli sui pro e i contro li ho letti con interesse. Vorrei però proporre un semplice conto della spesa dell’idea di Icy di convertire al fotovoltaico i fabbisogni elettrici domestici.
Icy stima che bastino 385 Kmq di pannelli solari (l’1% della superficie dei primi 100 comuni italiani).
Attualmente il costo di installazione di un mq di pannelli se non sbaglio si aggira poco sopra 1 1000 euro. Ammettendo che questi costi si possano dimmezzare di netto abbiamo 500 euro. (correggetemi se ho dati sbagliati, io li ho presi da siti di produttori/installatori)
Il resto è aritmetica 321Kmq sono 321 milioni di mq… che moltiplicati per 500 euro… da un costo totale di impianto pari 160 miliardi di euro… il 10% del pil italiano.
160 miliardi? beh, pensavo peggio…considerando che abbiamo persone specializzate nello spalmare costi di investimento in venti o trent’anni
seriamente, non è una cifra bassa, ma solo di petrolio l’anno scorso si sono spesi oltre trenta miliardi.
@Omborne:
Infatti, non c’è scritto che l’efficenza risolve. L’efficenza dà un contributo: è diverso.
Secondo stime di Confindustria (non dei verdi arcobaleno) interventi di efficentamento energetico porterebbero ad una riduzione del fabbisogno nazionale del 20%-30%) Poco? A me non sembra.
Per entrare nella “logica” di quello che penso, sul tuo ragionamento sul “costo” del fotovoltaico io mi soffermerei di più su un altra cosa: con “investimenti” del 10% del Pil italiano cosa posso fare sul fronte dell’energia? Interventi di efficentamento? Una nuova centrale a carbone? Una centrale nucleare? Lo sviluppo del fotovoltaico? Un mix di varie cose?
Grazie.
@paolo:
splendido il richiamo a Mr Tremonti ^_^
Grazie anche a te
Per esempio il costo per KWh di una centrale a ciclo combinato a gas naturale è meno di un quarto rispetto al fotovoltaico, sostituire le centrali termoelettriche attuali con centrali a ciclo combinato significa aumentare del 50% l’efficenza energetica e ridurre di conseguenza le emissioni.
Tutti i bei discorsi sul fotovoltaico si scontrano con un semplice fatto, che senza enormi finanziamenti pubblici è alle attuali condizione assolutamente antieconomico, e dati i vincoli di bilancio che fortunatamente la comunità europea ci impone, per spendere alcune decine di miliardi di euro all’anno per sostenere il fotovoltaico ( costi di fabbricazione + maggiori costi dell’energia ) questi soldi possono essere trovati solo con sensibile aumento delle tasse o un drastico taglio della spesa pubblica, ma voglio proprio vedere dove tagliare, come diceva quel tale sono bravi tutti a fare i pederasti col posterriore altrui, ma quando si tratta di pagare di tasca propria ( per esempio mandando tutti in pensione a 65 anni come nei paesi civili ) si mettono tutti a starnazzare come galline.
@Comicomix
20/30% mi sembra davvero tanto sai… hai la fonte?
cosa si può fare con 160 mld di euro…? beh ti dico che la nuova centrale di atomica in Finalndia ha \”sforato\” tutti i preventivi arrivando alla cifra di 4.5 mld di euro… percui con 160 mld di euro ci costruiresti… ben 35 centrali nucleari… e credo il doppio o il triplo di centrali a carbone.
La realtà però è MOLTO più complessa. E probabilmente la scelta giusta è un mix tra efficenza, rinnovabile e nucleare.
Il problema rimane cosa faranno gli altri… mi ha colpito molto questo articolo:
http://www.city-journal.org/2009/19_2_carbon.html
mi ripeto, come già scrissi commentando l’articolo di Icy.
Certo, oggi il fotovoltaico non è conveniente.
Ma perché fossilizarsi ad oggi?
e soparttutto, perché solo al fotovoltaico?
l’eolico, con buona pace di chi pensa il contrario, ha il solo costo di mettere su un bastone con delle pale.
quasi nessuna manutenzione.zero emissioni.
la tecnologia dei rotori ormai è talmente avanzata che girano ad attrito quasi nullo.
certo, oggi costa di più.
per lo stesso motivo per cui una auto ibrida/elettrica costa di più.se ne vendono poche…
ma la tecnologia odierna già consente di ottenere risultati straordinari, da subito, a emissioni zero, già da oggi proiettati nel futuro.
come già dissi, il Texas, non la fricchettona baia di san francisco california, produce la maggior parte di energia eolica in america.
in danimarca ci fanno il 20% del fabbisogno.
e non biosgna aspettare 20 anni come una centrale nucleare.
usare queste fonti vuol dire dare impulso alla ricerca.
lasciarle da parte come prodotti di elite da gente ricca e roba che si studia nelle università, significa che non decolleranno mai.
p.s.: piccola nota.in italia l’eolico non si installa perché le giunte (destra e sinistra in questo sono uguali) fanno forti resistenze, trovando gli impianti anti estetici.molto meglio un bel sarcofago di cemento pieno di uranio.quelo si che da lustro al paesaggio.
@walter.
concordo con te. L’eolico in Italia è sotto sviluppato, quando potrebbe essere un alternativa.
ti do due flash interessanti:
1- Enel è uno dei maggiori produttori eolici al mondo… solo che i suoi impieanti sono per lo più in USA; Grecia e Francia… indovina xché in Italia non ci prova nemmeno ad installare?
2- anni fa mi ero interessato al settore e avevo parttecipato ad alcune fiere. Quando uno va ad una fiera di un settore simile si immagina di trovare produttori di turbine, nuove teconologie di produzione, consulenti per individuare le aeree giuste dal punto di vista metereologico, esperti di marketing.. venditori.. invece al 90% gli espositori erano “consulenti” esperti nel ottenere i fondi pubblici italiani e comunitari.
il che la dice tutta su dove sia la fregastura tutta italiana.
@pietro 1960:
la soluzione è nel mix di tutto, secondo me. Ma senza aggrapparsi a “feticci” come nucleare vs rinnovabili, e basta. Grazie
@Ombrone:
A titolo di esempio (e vista la fonte “autorevole”) ho linkato nel post una presentazione di Alessandro Clerici, Vice Presidente Commissione Energia di Confindustria e coordinatore Task Force “Efficienza Energetica” che dice che in Italia (paese neppure tra i peggiori) si potrebbero risparmiare 30 Mtep su un totale di 145 consumati). E spiega anche come. Tullio Fanelli, membro dell’authority, ha parlato una settimana fa del 25% in Italia, 30% in Europa, forse anche 50% in USA. Studi di wwf e green peace arrivano addirittura a oltre il 40% a livello mondiale, ma lì probabilmente si esagera un po’). Ma ammettiamo fosse anche il 15%: è tantissimo.
Ovviamente, non basta (perchè il livellamento verso il basso significa comunque che altri paesi aumentrebbero i consumi)
Ma la risposta è, come dici tu e come dico nel pezzo, in un mix di tutti gli interventi su domanda ed offerta
@walter stucco:
Sono d’accordo sul fatto che, appunto, la tecnologia di OGGI non è necessariamente immutabile, anzi. E che le convenienze possono cambiare
@Comix,
grazie ho trovato il link giusto, adesso me la scarico e la leggo.
@Ombrone:
prego: è molto interessante.
Sono d’accordo sull’impostazione di fondo dell’articolo, ma contesto profondamente il discorso relativo alle “previsioni”.
Sulla base di questi dati c’infinocchiano.
Che un domani si possa estrarre uranio dall’acqua o petrolio dalle nostre scorregge è tutto da provare.
La tecnologia c’è già?
Ah, davvero?
La tecnologia per colonizzare la luna c’è da 50 anni…tu hai parenti che vivono sulla luna?
Una cosa è certa. Così non possiamo continuare.
Ce ne renderemo conto?
Probabilmente a nostro malgrado e con nostra grande sorpresa.
@Z:
“Una cosa è certa: così non possiamo continuare”
Sono totalmente d’accordo, ed infatti questo è il senso dell’articolo.
“Sulla base di questi dati c’infinocchiano”
Può essere. Infatti nell’articolo si distingue quello che è possibile da quello che è probabile. E si dice che è sbagliato (lo fanno soprattutto i sostenitori del “nucleare”) fare previsioni sottostimando le possibilità di reperire ulteriori risorse da alcune fonti e sovrastimando la durata di altre, oltretutto considerando “Data” la tecnologia (al momento sicuramente non conveniente) delle energie rinnovabili.
“Tu hai parenti che vivono sulla luna?”
No. Io (CapaRezza docet) Vengo dalla Luna
Grazie.