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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 30 aprile 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il recente botta e risposta sul fotovoltaico svoltosi su Giornalettismo, con gli ottimi articoli di Pietro di Giorgio e di Icy stimolano più di una riflessione sul tema fondamentale dell’approvvigionamento e del consumo di energia, temi cruciali per qualsiasi riflessione sul futuro dello sviluppo economico

Venti anni fa era un discorso di pochi, ormai è un tema cruciale dei vertici dei leader mondiali. Solo negli ultimi mesi ci sono state la polemica per l’approvazione del piano dell’Unione europea, il “lancio” del presidente Obama della “rivoluzione verde” finalizzata al rilancio economico. E a dicembre 2009 ci sarà la conferenza di Copenhagen alla ricerca di un (difficile) accordo sul tema della riduzione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera. La lettura dell’articolo di Pietro di Giorgio, che disillude sul fotovoltaico come soluzione ai problemi di fabbisogno energetico, e della risposta di Icy, che invece qualche speranza la nutre, assieme all’ascolto delle parole di uno dei più grandi economisti mondiali, Jean Tirole, e dell’Ing. Tullio Fanelli,  compHong%20Kong3 Efficienza energetica? Si può fare!onente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, hanno stimolato questa riflessione, assolutamente non tecnica, data l’ignoranza di chi scrive in materia sull’argomento.

IL CONSUMO ENERGETICO -  Un dato balza subito agli occhi quando si parla di energia: il consumo globale e la sua distribuzione. Nel 2004, il consumo mondiale medio totale dell’umanità era pari a 15 TWh (= 1,5 x 1013 Wh), che significa un consumo procapite medio mondiale di circa 2.302 kw annui. Ma in questa media si trovano i 12.156 kw degli USA e i 416 dell’India. L’Africa (Sudafrica a parte) ha un consumo annuo procapite di 746 kw, l’Europa si attesta a 6.352, l’Italia a 5.366 (dati 2005, fonte Terna). Vista la scarsità (relativa, come vedremo) di risorse e i problemi di pressione ambientale dovrà esserci quanto prima un livellamento, che per alcuni paesi (Usa, ma anche nella vecchia cara Europa) non potrà che essere al ribasso. Ma questo non significa necessariamente che il livello di benessere debba ridursi. Primo, perché il concetto di benessere non è a senso unico, con buona pace degli ideologi del capitalismo basato sul consumismo sfrenato. Secondo, perché è proprio dell’economia – con l’aiuto della tecnologia – trovare le risposte per aumentare il benessere, declinato come “sviluppo sostenibile di lungo termine“. Sennò non è benessere, ma è qualcos’altro.

LE FONTI DI APPROVVIGIONAMENTO – Per soddisfare questa enorme domanda di energia, che non è comunque destinata a calare nel lungo periodo, ci sono diverse fonti: primarie e secondarie (devono essere prima “trasformate”), esauribili o rinnovabili. Ognuna con pregi e difetti, ognuna con costi e rendimenti termici, ognuna con tecnologie più o meno all’avanguardia ed efficienti. Se guardiamo alla distribuzione per tipo di fonte, (dati della agenzia americana EIA) oggi nel mondo l’86,5% dell’energia proviene dai combustibili fossili (combustione di carbone o idrocarburi quali metano o petrolio), mentre il nucleare e l’idroelettrico rappresentano circa il 6% ciascuno e le fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, ecc..) appena l’1%. Tra il 1980 e il 2004, la crescita mondiale della produzione-consumo dbiomassaOK Efficienza energetica? Si può fare!i combustibili fossili è stata del 2% annuo circa. Questi dati non sono frutto del caso: con buona pace di molti ambientalisti (in primis chi scrive), numerosi studi dimostrano che, allo stato attuale, le fonti con il miglior rapporto costo/rendimento sono rappresentate appunto dal carbone e dal nucleare. L’energia eolica costa oltre il 64% in più, quella solare addirittura il 198% in più.

IL FUTURO DELLE FONTI - Tralasciamo, per il momento i temi dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, dello smaltimento delle scorie radioattive. In un’ottica di medio-lungo termine è importante ricordare che le due fonti principali (fossili più nucleare, in tutto il 93% circa del mercato mondiale) non sono inesauribili. Quindi, anche se attualmente sono quelle più convenienti ed efficienti non significa che sia economico (nel senso “vero” di questa parola) non prendere in considerazione le altre. Perché quando parliamo di convenienza, così come quando parliamo di esaurimento dobbiamo ragionare non solo sul presente, ma sul futuro. Perché la tecnologia non è data: una fonte oggi economicamente non efficiente può diventarlo domani. Perché la durata residua di una fonte non può essere calcolata moltiplicando il consumo attuale e le riserve attualmente conosciute con l’attuale tecnologia. E anche il suo costo, se variano questi tre elementi, può variare. Per questo l’esaurimento dei combustibili fossili è tutt’altro che scontato nel medio termine. E non è scontato che il nucleare sia una risposta così vantaggiosa, almeno in prospettiva di medio termine. E le rinnovabili forse possono servire più di quanto pensi Pietro, come ha spiegato Icy. E soprattutto che ci sono anche altre possibilità per “tamponare” la situazione e darci il tempo di sviluppare produzione di energia economicamente sfruttabile a basso impatto.

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