Ciao, Dikembe

28 aprile 2009

Un infortunio e finisce la carriera di uno dei più importanti (e buoni) rappresentanti del basket statunitense. E Congolese.

È la sera del 21 Aprile 2009. Gli Stati Uniti (e il resto del mondo con essi) si stanno preparando per celebrare l‘Earth Day, il giorno dopo. Al Rose Garden di Portland, Oregon, si stanno affrontando i padroni di casa, i giovani Trail Blazers, e gli Houston Rockets, ovvero quella squadra che nel recente passato è sempre riuscita a mancare gli appuntamenti importanti. I Playoff della National Basketball Association sono iniziati da qualche giorno, le sedici squadre riuscite ad accedere alla post-season si danno battaglia per raggiungere l’ambito traguardo finale, che per i più esperti rimane obiettivo accessibile esclusivamente alla ristretta cerchia delle tre-quattro formazioni favorite: tra esse, nonostante il buon gioco espresso in regular season, non figura alcuno dei due team in campo al Rose Garden, comunque protagonisti di una delle serie più incerte e appassionanti viste finora. 

THE END - È il primo quarto di gioco del secondo incontro, Portland scende in campo intenzionata a rimediare alla sconfitta di gara 1, galvanizzata dal supporto del proprio pubblico. Dopo circa dieci minuti di gioco, con Houston in vantaggio 22-18, l’allenatore degli ospiti Rick Adelman concede, come di consueto, qualche minuto di riposo al centro titolare Yao Ming. Entra il veterano Dikembe Mutombo, uno dei pivot di riserva più affidabili di tutta la lega, capace di garantire – nonostante la veneranda età di oltre quaranta primavere che lo rendono il più anziano cestista in attività – una difesa attenta e una invidiabile serietà professionale. La sua permanenza in campo non dura però oltre il minuto: nel tentativo di difendere il proprio canestro da un attacco del giovane e assai talentuoso centro Greg Oden, stellina dei Trail Blazers, Mutombo si scontra duramente contro l’avversario, cadendo a terra. Una caduta terribile, in seguito alla quale, per qualche istante, il giocatore dei Rockets rimane al suolo dolorante, in lacrime, prima di essere accompagnato fuori dal campo in barella: la diagnosi preliminare parla di distorsione al ginocchio sinistro. Per lui, è sinonimo di carriera giunta al capolinea, dopo quasi vent’anni di onorato servizio sui parquet del campionato dei professionisti della palla al cesto. “Per me, la pallacanestro è finita” dichiarerà nel dopopartita, aggiungendo che “nessuno avrebbe mai pensato che avrebbero portato fuori il tizio grande e grosso come se fosse un soldato ferito“. 

CHI ABBIAMO PERSO - Un finale di carriera forzato e accompagnato da un alone di tristezza, per un guerriero del calibro di Dikembe Mutombo, che a molti ha ricordato quello di Alonzo Mourning, altro grande combattente del parquet e suo ex compagno di squadra ai tempi del college. Nei giorni successivi all’infortunio, a Mutombo è tornato il buon umore che lo ha sempre contraddistinto: “Sono stato in modalità positiva negli ultimi due giorni, penso di aver pianto abbastanza quando ero per terra. Ho pianto nuovamente quando sono entrato negli spogliatoi e quando il dottore ha provato a parlarmi. La ragione per cui piangevo era perché pensavo ‘Non voglio andarmene così’. Ma è successo. Fa parte del gioco. Non sai cosa ti può capitare. Puoi porti un obiettivo su come andartene, ma qualche volta non va come pianificato. Penso di dover essere felice perché ho avuto un’esperienza meravigliosa per 18 anni. Sono solo uno dei soldati caduti che sono rimasti feriti in battaglia”. Sebbene il diretto interessato abbia superato l’angoscia per l’improvvisa interruzione di carriera, l’uscita di scena di Dikembe Mutombo rappresenta una grave perdita per gli Houston Rockets, che non possono più contare sul primo cambio del titolare Yao Ming, l’unico in grado di offrire minuti di qualità e di mettere in seria difficoltà i lunghi delle squadre avversarie, ma soprattutto una gravissima perdita per l’intera National Basketball Association, che non potrà più contare, almeno sul campo, su una delle figure che negli ultimi venti anni più hanno contribuito a migliorare continuamente l’immagine della lega. Un grande talento della pallacanestro, ma anche un comico nato, un intrattenitore, uno showman privo degli eccessi e delle volgarità mostrate da altre star sportive (“Dovunque vada, Dikembe Mutombo è la persona più rumorosa, più rauca, più alta e più sorridente. Riesce a riempire ogni spazio – con risate, storie, gomiti o qualsiasi altra cosa. Ovunque si trovi, la gente lo nota, parla con lui e interagisce con lui” ha scritto Henry Abbott della ESPN) e, non ultimo, un filantropo senza pari che, dopo aver realizzato il sogno americano, ha legato il suo nome a un infinito numero di opere di beneficenza. 

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