Un provvedimento attualmente in discussione al Senato potrebbe mettere a repentaglio l’attività delle oltre 2.000 parafarmacie nate negli ultimi due anni. Nonostante il rilevante abbassamento dei prezzi e i circa 5.000 posti di lavoro per farmacisti creati.
LA LETTERA – “Chiediamo di poter intraprendere liberamente la nostra attività, di non chiudere le nostre attività per meri “egoismi” corporativi, che
Lei intervenga per bloccare questo progetto, noi chiediamo solo di poter lavorare“. Non pochi farmacisti sono in allarme e tramite una delle associazioni che li rappresentano, il Movimento Nazionale dei Liberi Farmacisti, con una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Berlusconi, mostrano tutto il loro disappunto per il disegno di legge 863 del Senato. La proposta, firmata dai senatori Maurizio Gasparri, Antonio Tomassini e Giancarlo Serafini, che in questi giorni è in discussione in Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama e che si occupa del riordino dell’esercizio farmaceutico, sarebbe in netta controtendenza col decreto Bersani I del 2006, grazie al quale i farmaci da banco e quelli senza l’obbligo si prescrizione cominciarono ad essere distribuiti anche al di fuori delle farmacie. Secondo quanto riportato dai farmacisti nella lettera, e affermato anche dall’ANPI (Associazione nazionale parafarmacie italiane), se le norme venissero approvate verrebbe seriamente compromessa l’esistenza di quelle attività, le parafarmacie, che in un breve lasso di tempo hanno garantito contenimento dei prezzi dei farmaci e occupazione a costo zero per lo Stato: “Conseguenza diretta dell’approvazione di questo disegno di legge sarà la chiusura di oltre 2.750 aziende aperte del 2006 e la perdita di 5.000 posti di lavoro“, si legge nella missiva, in cui polemicamente si chiede se il Paese in un periodo di crisi abbia bisogno di progetti come questi.
IL DDL GASPARRI – Bastano alcuni passaggi del testo del ddl Gasparri, per
andare al cuore della questione che allarma i farmacisti, o almeno la stragrande maggioranza, quella che non si sente parte di una ristretta schiera di titolari di farmacie. Merita attenzione, innanzitutto, il comma 6 dell’art.1, col quale verrebbe introdotta una nuova categoria di farmaci, diversa e ridotta rispetto a quella dei farmaci da banco (OTC) e dei farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP), quelli, per intenderci, oggi vendibili alla presenza di un farmacista, ma al di fuori della farmacia (nelle parafarmacie o nei corner dei supermercati). L’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) entro tre mesi dall’eventuale entrata in vigore del testo, infatti, dovrebbe provvedere “alla stesura di un elenco di medicinali, non soggetti all’obbligo di vendita dietro presentazione di ricetta medica, che, per tipo di principio attivo, per dose unitaria, per numero di unità posologiche contenute nella singola confezione e per tipo di forma farmaceutica, possano essere vendute anche al di fuori delle farmacie e senza obbligo della presenza di un farmacista“. Da questo elenco dovranno essere “esclusi i farmaci che richiedono particolari condizioni di conservazione o che abbiano validità inferiore a diciotto mesi“. E si espongono, infine, al comma 1 dell’art.9, severe sanzioni per chi dovesse vendere farmaci non previsti dalla lista dell’AIFA, al di fuori delle farmacie.
NON SERVONO A NESSUNO – Un ritorno al passato dunque. Niente presidi medico-chirurgici, niente alimenti speciali e meno farmaci venduti fuori dalle tradizionali farmacie e, oltretutto, senza bisogno di un f
armacista. E i pochi farmaci al di fuori delle farmacie saranno rintracciabili non solo nei corner dei supermercati, ma potranno essere posti direttamente negli scaffali per il self-service, e venduti praticamente in tutti gli esercizi, non esclusi bar e tabaccherie, così come i distributori automatici. Norme che sembrano fatte su misura per sferrare un colpo a quella che, nonostante abbia dato la possibilità a tanti farmacisti regolarmente abilitati di avviare una propria attività o comunque lavorare, il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, definisce “una curiosa terza via all’italiana“. “Spesso è un modo per trasformare sottobanco la parafarmacia in farmacia, sono sistemi all’italiana che non servono a nessuno“, ha dichiarato pochi giorni fa, commentando la lettera del MNLF. E, nonostante le parafarmacie, come si evince dai dati di Federconsumatori e Altroconsumo, abbiano permesso un abbassamento dei prezzi dei loro prodotti fino a picchi del 30%, costringendo ad un ribasso, seppur inferiore, anche le farmacie, non sono sufficientemente soddisfatti del risultato gli esponenti del governo Berlusconi, che hanno ben pensato di fare dietrofront sulla liberalizzazione del mercato.























“Berlusconi fa rima con corporazioni” ^_^
Conoscevo questa vicenda che Donato ha trattato con una chiarezza esemplare. Ed è ridicolo (non mi viene aggettivo migliore) soprattutto l’atteggiamento di governo e maggioranza (il partito delle libertà:.ah ah ah ah) nel giustificare quello che è, con tutta evidenza, solo un cedimento alla lobby delle farmacie.
Un sorriso non corporativo
C.
..e se fosse anche una motivazione, per avere il controllo nella distribuzione di particolari farmaci, che dovendosi adeguare in parte alla legislazione Europea, non richiedono più l’obbligo della ricetta medica, ma sono contrastati dalla chiesa, attraverso l’obiezione di coscienza dei titolari di farmacie??…la lobby farmaceutica e in parte dipendente, per interessi azionari alla chiesa, che può ricattare i titolari di farmacie, ma non i liberi professionisti delle para-farmacie.
negli altri paesi Europei, in grande maggioranza, chi si rifiuta di dare un servizio pubblico convenzionato, Per motivi di coscienza, viene escluso dalla convenzione, e sostituito con altro esercente.
Io sono meno furbo di Voi, parto da un principio fandamentale, se lo propone Gasparri (l’irresponsabile),il decreto è CATTIVO. Non può essere altrimenti, quando MAI un Gasparri può proporre qualcosa che non benefici “”qualcuno “” in particolare. Non mi si accusi di irrazionalità, solamente degli scemi possono pensare che un Gasparri o un Berlusconi, possano proporre qualcosa che non li benefici direttamente.