Economia

Il vecchio, il nuovo e il cattivo: tre uomini per salvare l’Espresso

6 agosto 2008

Il colosso dell’editoria italiana non versa in buone condizioni di salute, e a De Benedetti servono gli uomini giusti per traghettarlo verso una nuova fase. Questione di soldi ma non solo: in ballo c’è anche il futuro del centrosinistra.

(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)

Se è vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno, a chi Carlo De Benedetti può rivolgersi per salvare Repubblica e l’Espresso? La lista è corta, due-tre nomi, tutti in grado però di creare un vero terremoto se davvero entrassero come soci dell’Ingegnere nella casa editrice. Li facciamo in rapida successione: “il vecchio” Carlo Caracciolo; “il nuovo” Gilberto Benetton e il “cattivo” Francesco Gaetano Caltagirone.

LA SITUAZIONE NON È BUONA – Prima di esaminare le caratteristiche dei candidati, concentriamoci sulle difficoltà di casa De Benedetti. Il figlio Rodolfo ha ottenuto di scorporare l’editoria dalle attività “industriali” (inquietante lasciare in questa categoria le cliniche e gli ospizi della Hss). In realtà il vero criterio utilizzato per dividere la vecchia Cir in due holding è stato: “attività in cui Rodolfo non vuole più perdere tempo e denaro”, e infatti l’Espresso è rimasta sola mentre tutto il resto è ancora nella sfera di gradimento del primogenito dell’Ingegnere nella nascente Cir 2. Il suo non è un capriccio né un dispetto al padre. Lo dimostra quanto ha dichiarato: “Il settore media, che si caratterizza per la sua rilevanza socio-culturale, sta vivendo una transizione legata all’avvento delle nuove tecnologie che determinano il cambio dei business model delle media company tradizionali”. Sa benissimo dunque che per salvare una delle prime industrie d’informazione del paese serviranno denaro, dedizione e qualche idea originale, e lui molto onestamente pensa di non disporre di nessuna delle tre. Quando sei mesi fa propose al padre di vendere, chiarì che mantenendo la gestione attuale l’Espresso si sarebbe deprezzato sempre più, quindi meglio vendere subito. Gli ultimi bilanci mostrano che al di là degli effetti congiunturali i margini di guadagno sono in continua contrazione.

6 commenti a Il vecchio, il nuovo e il cattivo: tre uomini per salvare l’Espresso

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  2. TRINITA'

    se io fossi il Padre non ascolterei il Figlio, ma invocherei lo Spirito Santo che mi desse l’ idea giusta

    e l’ idea giusta per chi è in contatto e mangia anche dai contatti con gli apparati dello stato non è certo quella di rinunziare ad un potere che rende i contatti più oliati e sensibili alle proprie esigenze

    in pratica alienare una parte dell’ impero perchè contabilmente poco redditizio potrebbe provocare il crollo dell’ intero impero che da quella presunta zona non redditizia trae il sostentamento di tutte le aziende

    eppoi che gusto avrei ad esser miliardario se non avessi un coro di pifferi che mi soffiasse alle spalle ?

  3. gregorj

    mi sa che il figlio ormai ha deciso… ;)

  4. TRINITA'

    che lo Spirito Santo li assista….

    ma l’ idea del socio di minoranza non est malvagia….necesse solo che sia affiatato ed accomodante et silenzioso et prudente et non invadente et sempiterne sorridente et non ingagator eccessivo sui domestici conti et distratto assai et con medesmi interessi politici ecc,ecc,,,,,,,peggio de ‘na moglie

  5. gregorj

    “necesse solo che sia affiatato ed accomodante et silenzioso et prudente et non invadente et sempiterne sorridente et non ingagator eccessivo sui domestici conti et distratto assai et con medesmi interessi politici ecc,ecc”

    scusa, se fosse così che se lo comprerebbe a fare un giornale? :D

  6. TRINITA'

    giusto, giusto…….per aver anche i pifferi indietro….

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