Con un deficit federale esploso e le fondamenta dell’economia scosse dal collasso finanziario, un approccio attivista per il prossimo futuro sarà imposto solo dal precipitare delle circostanze. Sullo sfondo inizia a ingigantirsi l’ombra della Cina, ma probabilmente il problema sarà affrontato dal successore del primo presidente afro-americano.
- CONGRESSO AL GUSTO ANTICO - La svolta più importante della nuova Amministrazione è la rinnovata deferenza nei confronti del Congresso, l’unica autorità legislativa secondo la Costituzione degli Stati Uniti. L’estensione dei poteri federali e l’enorme forza politica della presidenza hanno però sempre garantito all’inquilino della Casa Bianca un vasto potere sul legislativo, utilizzato in modo diverso da ogni presidente anche in relazione alla maggioranza congressuale. La famosa Terza Via clintoniana, a metà tra la destra e la sinistra, nacque quando i Repubblicani tornarono al dominio del Congresso dopo oltre 70 anni. Nel doppio mandato di Bush il clima post 9/11 aveva rafforzato in modo significativo l’autorità della presidenza, e la militarizzazione del gruppo repubblicano, maggioritario fino al 2006 in entrambe le Camere, aveva permesso all’Amministrazione di imporre con relativa facilità la propria agenda politica. La situazione è invece cambiata con Obama. Il vice Biden non partecipa più alle riunioni del caucus democratico al Senato, a differenza di Dick Cheney, e proprio nella Camera Alta sembrano annidarsi i nemici più pericolosi del nuovo presidente. Così come nel primo biennio Clinton, i senatori più moderati tra i democratici, spesso eletti in Stati di tendenza repubblicana, sembrano subire più che sostenere un’agenda progressista, e in alcuni casi, sui limiti alle emissioni carboniche così come sull’inasprimento fiscale per i contribuenti più ricchi, i dissensi nei confronti di Obama sono arrivati con sorprendente rapidità. La Camera dei Rappresentanti, dove il caucus progressista conta il maggior numero di membri, è stata finora la miglior alleata del presidente, mentre i repubblicani hanno eretto un muro inaspettatamente compatto. Sono lontani i tempi nei quali una parte dei Rappresentanti democratici votavano entusiasti la legislazione liberista o militarista di Reagan, ma la polarizzazione politica che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni rende più difficile il lavoro dell’Amministrazione, che può convincere i parlamentari più riottosi solo con incrementi di spesa pubblica, il famoso pork tanto denigrato ma ancora più praticato. Rispetto alle suggestioni di democrazia diretta emerse qua e là durante i comizi del 2008, il bilancio del cambiamento è invece magro. Organizing for America, la struttura di supporto alla presidenza che ha sostituito l’organizzazione della campagna elettorale, si è mobilitata per il budget ed ha organizzato il primo confronto in Internet tra presidente ed elettori. La partecipazione è stata però inferiore alle attese, e i consueti conciliaboli tra Congressmen e staff della Casa Bianca si sono mostrati ancora la chiave per determinare l’agenda politica del Paese.
- SONDAGGI SUPER - Dopo i primi 3 mesi di attività il 63% della presidenza Obama rappresenta il miglior tasso di approvazione medio registrato da Gallup
negli ultimi 30 anni. Un ampio consenso rilevato da altri istituti, che indicano in maggioranza un’approvazione superiore al 60%. Gli americani convinti di essere sulla giusta direzione, crollati sotto al 30% durante l’ultimo anno sotto Bush, sono risaliti in alcune indagini fino alla maggioranza, un dato che mostra il perdurare della luna di miele di inizio presidenza. In più occasioni Obama ha giocato con grande maestria la carta del proprio fascino personale, che ha subito fermato l’emorragia di consenso , quantomeno demoscopico, generata da controverse scelte come quelle prese sulla crisi finanziaria. Il dato comune di ogni rilevazione mostra la polarizzazione dell’opinione pubblica americana, ormai irreversibile dopo due decenni di guerre culturali. Nei sondaggi Obama ottiene un consenso plebiscitario tra gli elettori democratici, maggioritario tra gli indipendenti – l’elemento più importante – mentre il nuovo presidente è avversato dalla grande maggioranza dei repubblicani, diventati minoritari dopo i fallimenti dell’Amministrazione Bush. L’identificazione politica non è però un dato statico nel tempo, ed il presidente ha già iniziato il consueto giro degli Stati in bilico. Nel frattempo, la prima elezione avvenuta sotto la nuova presidenza, la suppletiva del 20esimo distretto congressuale di New York, è stata vinta da un candidato democratico, e a breve arriverà il 59esimo senatore dal Minnesota, il liberal Al Franken. Le soluzioni ai problemi devono ancora arrivare, ma i primi 100 giorni di Obama si concludono con un bilancio positivo.




Gran bel pezzo, come al tuo solito
L’ho gustato tutto ieri sera mentre lo montavo.
Bravo
Grazie, come siete gentili
I vostri complimenti mi fanno davvero piacere, anche se mi mancano un po\’ le critiche di ABR
forse nemmeno abr può sempre criticarti:D
100 giorni non sono niente. Nessuno dovrebbe montarsi la testa ne scoraggiarsi, d’altronde, dopo i “”vergognosi”" disastri di Bush aggravati dagli interessi di Chenney e Cia., non era difficile fare meglio. é accaduto come in Italia (poveretta) con l’avvento del Re Travicello, dopo lo spettacolo Prodi e Cia. tutto quello che toccava migliorava.(o quasi tutto). Ho fiducia nel Governo Obama,però sarà dura, se ad ogni comportamento incomprensibile (per noi) dobbiamo metterci a criticarlo come fa lo “”schiavista”" Ferrara (che prega per un fallimento), siamo veramente patetici.