In Italia ci si indigna, nel governo e sulla stampa, per l’attacco del commissario Verheugen alla casa automobilistica guidata da Marchionne. Ma forse tutti i torti, questi maledetti crucchi, non li hanno. Anche se il Lingotto deve comprare sul serio. Anche a costo di far pagare il conto a qualcun altro. Chi?
Si dovrebbe rimanere in silenzio soltanto perché è un peccato interromperne l’unanimità. L’altroieri, quando Guenter Verheugen, il tedesco commissario UE per l’industria, si è chiesto dove FIAT troverà mai i soldi per l’acquisizione di Chrysler e di Opel, un coro di voce così perentorio nella risposta italiana non lo si ammirava nemmeno durante il sequestro Moro, all’epoca dell’Unità Nazionale contro il terrorismo. Ha cominciato Sergio Marchionne, che l’ha buttata sul drammatico: “E’ una sentenza di morte!”. Poi è arrivato Italo Bocchino per il Popolo delle Libertà: “Il tentativo dell’Europa di frenare la capacità di espansione della risanata Fiat risponde da un alto a delle logiche protezionistiche che stanno emergendo con la crisi economica, e dall’altro al
tentativo di frenare la capacità della nostra industria automobilistica, che potrebbe diventare leader in Germania, in Europa e negli Stati Uniti d’America“. La dichiarazione proseguiva con un accento che aveva un che di commovente: “Più che difendere gli interessi dell’Europa, il commissario europeo difende gli interessi della sua Germania“. Come se questo fosse una novità, in tema di economia ed Unione Europea: e Tajani, commissario dei trasporti, cosa ha fatto con Alitalia, di grazia?
IL GOVERNO, LA STAMPA - Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha definito le parole di Verheugen “un’ interferenza nelle scelte industriali di soggetti privati, tanto più inaccettabile in quanto una delle aziende in questione è della stessa nazionalità del vice presidente della Commissione”. Sulle questioni di carattere economico-industriale, ha sottolineato Frattini incredibilmente senza scoppiare a ridere, “valgono le regole uguali per tutti del mercato unico e della concorrenza”. Come se queste valessero per le “questioni” automobilistiche, e non per quelle bancarie, assicurative, autostradali, ferroviarie, di rete fissa telefonica e internet e via riandando indietro con la memoria a tutte quelle volte in cui le regole uguali per tutti, in Italia, sono state quantomeno aggirate. Il responsabile delle politiche comunitarie Edo Ronchi ha parlato di “atteggiamento di un’ estrema gravità e intromissione assolutamente indebita”, mentre Claudio Scajola, ministro delle attività produttive ha definito “inaccettabili e del tutto fuori luogo” le parole di Verheugen. Dulcis in fundo, Orazio Carabini sul Sole 24 Ore ha parlato dell’“Europa che dice Verboten”, volendo significare, con l’uso della parola tedesca, le colpe più gravi del commissario: è tedesco, e questo è già un punto a suo sfavore; e poi è socialdemocratico, e potrebbe voler tutelare i lavoratori tedeschi (se Fiat compra, chiuderà fabbriche; se acquistano i canadesi, le terrebbero aperte,
perlomeno secondo il quotidiano della Confindustria). “Tutelare” i lavoratori e un’industria privata ma considerata, a torto o a ragione che sia, strategica: quando lo si fa nel caso Alitalia, va talmente bene che la Marcegaglia, editore del Sole, entra nella cordata. Quando pensano di farlo quei maledetti dei teutonici, siamo all’emergenza democratica eh?



Una domanda, perchè tutto questo gli altri non lo dicono?
Perchè nessuno mi fa capire che a questa marcia trionfale che alcuni definiscono addirittura “fantastica” http://www.corriere.it/economia/09_aprile_24/marchionne_ue_adb0f754-30c7-11de-ac52-00144f02aabc.shtml partecipo anche io, ma in modo un pò diverso da come la raccontano? Avete mai trovato nella cassetta della posta quei volantini per le gite in cui vanno i vecchietti che sembrano aggratis ma che non sono altro che un pretesto per estorcere denaro? Facciamoci questa bella gita in America, basta saperlo, chi è che paga.
Vabbe’ paghiamo tutti noi, ma tanto poi un po’ di utile lo danno anche a noi… o no? Gli azionisti saranno mica così cattivi da beccarselo tutto loro….!?!? Nooooo
Dev’essere davvero frustrante fare il politico… se non altro per il fatto di dover difendere ragioni (ad esempio Fiat) che il giorno prima si combatteva (Air France). Mi chiedo se lo facciano consciamente o meno.
“Perchè nessuno mi fa capire che a questa marcia trionfale che alcuni definiscono addirittura “fantastica””
Be Tremonti (che è quello a cui ti riferisci) ha detto che con Chrysler è un accordo fabtastico (certo s’è allargato un bel pò) ed ha sostanzialmente bocciato l’accordo con Opel (proprio perchè Fiat è ampiamente indebitata ed andrebbe a rilevare queote di un’altra indebitata).
Quindi se l’operazione Chrysler è realmente a costo zero in uscita, non la vedo cosi male come strategia di mercato… certo rode il sederino che la Fiat mangi sempre soldi pubblici… ma se realemnte riuscisse a mettere a segno un colpo in America, questo porterebbe soldi e lavoro anche in Italia… almeno spero.
Tornando all’articolo, direi che in linea di principio condivido le perplessita del crucco, ma ricoprendo un ruolo ISTITUZIONALE certe uscite te le devi risparmiare.
Mi sta bene se le dice un giornalista, ma che le dica un commissario UE e tedesco (quindi parte in causa) mi puzza di sabotaggio del mercato (finche lo facciamo noi tutti a fare gli indignati, se lo fanno gli altri invece dovremmo dire che hanno ragione?).
Inoltre alla Consob non è stato presentato nessun piano OPEL, quindi mi sembra una manovra preventiva dei crucchi… e poi cazzarola, per na vorta che se magnamo un crauto
P.s. sinceramente non credo che Fiat abbia capitali e voglia di fare un doppio salto nel vuoto con americani e tedeschi, ma che si butti sugli americani che costano “poco” e rednono di più… e spero che il governo non sia accondiscendente nel far fare acquisti a FIAT facendo pagare a noi il conto.
Non avrei mai pensato, alla mia veneranda età, di diventare uno dei più “appassionati” difensori del mercato. Sono stato “scavalcato a sinistra” da un sacco di gente. O forse sarà che nel paese delle corporazioni e del capitalismo dei salotti buoni funziona così.
L’unica cosa (che però non consola) è che se Atene_Italia piange Europa_Sparta non ride. ma anche questo, purtroppo, non è tanto una novità.
L’ultimo paragrafo, anche se ricalca cose già vissute in altre epoche, mi ha fatto lo stesso girare le scatole: soprattutto pensando al fatto che per altre cose (es. Sicurezza sul lavoro, politiche per i giovani o per l’infanzia, ecc…) i soldi non si trovano mai
C.