Economia

In difesa del fotovoltaico

24 aprile 2009

Vi avevamo detto che pensare (o illudersi) che il sole avrebbe risolto tutti i nostri problemi di approvvigionamento energetico faceva a pugni coi numeri. Forse le cose non stanno nemmeno così. Nel frattempo, per capirne di più, continuiamo a parlarne.

Qualche giorno fa, rapidamente, leggevo qualche articolo su Giornalettismo (che non leggevo, purtroppo, da un po’) e mi sono soffermato su questo articolo, dove veniva presa in esame una tra le fonti di energia più discusse negli ultimi anni, ovvero il fotovoltaico. Purtroppo l’articolo, pur dando nell’idea centrale un buono spunto di riflessione, ha usato dati spesso mal interpretati, quando non sbagliati, così con il mio solito piglio saccente mi sono messo a riscriverlo secondo una prospettiva secondo me più corretta.

QUANTO CONSUMIAMO – La vostra casa probabilmente ha un contratto da 3,3kWh e consumerà non 3MWh, ma 1,2MWh l’anno. Un paese come l’Italia ha mediamente bisogno di 41,1 GW di potenza elettrica istantanea (media di giorno pari a 50GW e di notte di 28GW). I consumi complessivi nel 2007 sono stati di circa 360.000GWh. Ecco, iniziamo con il dire che di questi 360TWh (un TeraWattora – TWh – è pari a 1.000 GigaWattora – GWh), quasi 49 li importiamo, 12,5 servono per far funzionare gli impianti di produzione, 7,6 servono per immagazzinare energia (pompaggio) mentre quasi 21 se ne vanno in perdite di rete. Alla fine dei conti, l’utente finale nel 2007 ha consumato quasi 319 TWh, le perdite di rete quindi corrispondono al 6.5% del consumo. L’agricoltura assorbe l’1.8% dei consumi, il domestico il 21%, il terziario il 28.3% e l’industria la fa da padrona con il 48.9%. Il fabbisogno di energia viene soddisfatto per il 48% dal gas naturale, il 13% dall’importazione, il 12% dal carbone, l’11% dalle centrali idroelettriche, il 6% dal petrolio e suoi derivati, il 2% dall’eolico. L’intero comparto del solare rappresenta lo 0.012% del totale.

COSA CI ARRIVA IN TESTA – Il Sole, fortuna nostra, emette costantemente una energia pari a 383 yottawatt (383mila miliardi di terawatt), alla distanza a cui si trova la Terra arrivano dal sole 1.367 watt per metro quadro. Però tale energia, prima di arrivare sulla nostra pelle, viene assorbita in parte dall’atmosfera e riflessa dalle nuvole, acque e ghiacci. L’insolazione media in Italia è pari a circa 200 watt per metro quadro. Tale valore è medio e considera già le variazioni dovute al ciclo giorno/notte, solstizio/equinozio, nuvoloso/sereno, mezzogiorno/tramonto. Ci sono due modi per produrre energia elettrica a partire dalla luce solare: usare il calore del Sole per scaldare l’acqua (solare termico), o usarlo per creare correnti elettriche tramite particolari dispositivi elettronici (solare fotovoltaico).

IL FOTOVOLTAICO – Per sostituire tutta l’energia non rinnovabile che l’Italia usa servirebbero 155 chilometri quadrati (usando un valore di 200 Wh per metro quadrato e una ipotetica efficienza del 100%). Ovviamente ci sarebbero alcuni limiti, dato che di notte i pannelli non fornirebbero energia e quindi servirebbero accumulatori o fisici (come il famoso pompaggio di cui abbiamo parlato all’inizio) o elettrici (come batterie o magari supercondensatori). Supponiamo, però, che non ci interessi rendere indipendenti tutti gli organismi consumatori, ma solo il consumo domestico. In questo caso, a fronte di un consumo nel 2007 di 67 TWh anno (che sono 7.67 GWh), avremmo bisogno di 38,5 chilometri quadrati di pannelli: ipotizzando un’efficienza media del 10%, sarebbero necessari 385 chilometri quadrati di pannelli solari per rendere indipendente tutto il consumo domestico. Se prendiamo i primi 100 comuni italiani per superficie, ipotizziamo che il 10% di tale superficie siano abitazioni e che il 10% di tali abitazioni sia esposta al sole, otterremmo 321chilometri quadrati di spazio disponibile.

IL RENDIMENTO ENERGETICO – I pannelli fotovoltaici, come ogni altra macchina, non hanno certo un rendimento del 100%. I pannelli fotovoltaici funzionano sfruttando l’effetto fotoelettrico (fenomeno fisico per la cui interpretazione Einstein ricevette il nobel per la fisica), ovvero il processo per cui alcuni materiali, se colpiti da una radiazione elettromagnetica ad una certa frequenza emettono degli elettroni. Attualmente, nonostante siano disponibili sul mercato anche pannelli che possono raggiungere il 20% di efficienza, le soluzioni con il migliore rapporto di costo/prestazioni ci portano a pannelli con efficienza del 10%. Attualmente la maggior parte delle celle solari in commercio sono basate sul silicio monocristallino dove si cercano i rendimenti più elevati (comunque il rendimento massimo teorico è del 33%) oppure policristallino dove invece si vuole privilegiare la versatilità d’uso (il silicio policristallino è meno fragile e può essere adattato a qualsiasi superficie).

24 commenti a In difesa del fotovoltaico

  1. 1. I tempi di ritorno dell’investimento sono di 10 anni solo grazie ad un contributo (pagato da Pantalone) altissimo, senza il quale non ritornerebbe mai.

    2. Il 70% di quella quota va ai produttori di tecnologia. Nessuno italiano. Quindi Pantalone paga i paesi esteri anche nel caso del FV come nel caso della quota di energia che importiamo.
    Peraltro almeno metà del 30% che avanza va alle banche registe indiscusse delle operazioni

    Morale: bisognerebbe dotarsi di impianti di produzione dell’energia ad alta densità di potenza. Nucleare ad esempio. E puntare su di un mix energetico. Provare ad intraprendere qualche strada poco battuta per arrivare qualche volta prima di altri.

  2. “Nucleare ad esempio. ”

    per quello però ce ne vogliono 25, di anni…

  3. Maria Teresa

    In realtà, se si considera che chi abita nelle grandi città, come me, nella maggior parte dei casi non vive in un’abitazione indipendente, l’utilizzo del fotovoltaico appare una soluzione comunque non realizzabile in molti casi.

  4. 2. Il 70% di quella quota va ai produttori di tecnologia. Nessuno italiano.

    Ehm… che io ricordi c’era qualcuno che stava lavorando alle tecnologie dei polimeri fotoelettrici, mi pare l’Università di Lecce. Certo che se nessuno ci investe resta una roba a livello poco più che amatoriale; ben che vada i brevetti vengono venduti all’estero per un piatto di lenticchie.

    Ndò stanno i Verdi quando devono farsi sentire?

  5. Albert

    Certo che in questi articoli ‘tecnici’ uno straccio di riferimento, non dico bibliografia, ma almeno qualche link serio, farebbe la differenza: ora come faccio io a capire quale dei due è più attendibile?
    Ciao.

  6. @Aronne: fosse anche vero che tutti i vantaggi del fotovoltaico vanno alle banche, perchè mai quelli del nucleare vanno a noi? C’è un qualche nesso in quello che scrivi?
    E il CIP6 ai termovalorizzatori porta vantaggio a chi?

  7. Molto interessante questo botta e risposta sull’energia “rinnovabile” qui su G., che permette di valutare 2 punti di vista (abbastanza dissimili). Personalmente mi sento più vicino alla posizioni espressa da Icy che a quella scritta da Pietro (che pure faceva rifelttere su certe esagerazioni dei pasdran delle “rinnovabili”).

    Un discorso articolato sul mix energetico necessario per non fermare lo sviluppo economico, ma all’interno di un inevitabile modifica degli attuali modelli e paradigmi di sfruttamento dell’energia, nell’ottica quindi di uno sviluppo sostenbile di lungo termine potrebbe essere interessante.

    ^_^

  8. Tupacamaru

    Tra 25 anni il Sole ci sarà sempre. L’uranio e altro combustibile nucleare anche, ma quanto costeranno? Quali paesi ne deterranno il controllo?
    Sarà pur vero che il combustibile incide sui costi della centrale nucleare, ma purtroppo è fondamentale per farla funzionare.

    Dove metti le centrali sul territorio italiano? Dove le scorie?
    http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html

    La produzione industriale assorbe tanto attualmente: ma se tra 25 anni si delocalizzano le produzioni industriali?

  9. L’uranio (letto su focus) sembra cominci ad essere un po’ in deficit ma si sta trovando il modo di utilizzare il torio che a quanto pare produce scorie con un decadimento molto più rapido e offre comunque buone performance.
    Sulla delocalizzazione mi pare di capire che non continui ad offrire tutti gli ori che prometteva tempo fa quindi non penso proprio che continuerà selvaggia.

  10. Una differenza di costi di 5-10 volte rispetto a fonti tradizionali non si compensa facilmente. Quindi, salvo miracoli tecnologici – che sono sempre possibili – io rimango convinto che senza distorsioni fiscali di solare se ne vedrebbe solo per l’acqua calda nelle villette, e di tipo termico.

    Non credo che il polisilicio sia adattabile alle superfici: è un cristallo, anche se con orientamenti reticolari che vanno a casaccio, e quindi è rigido. A Nettuno c’è una fabbrica di celle fotovoltaiche in polisilicio e sono indistinguibili ad occhio da quelle in silicio, trnane per la riflettività superficiale che mostra la struttura dei policristalli, ovviamente.

    Il silicio “spalmabile” è quello amorfo, che però ha un’efficienza che è un mezzo del polisilicio e un terzo del silicio.

    Sul rendimento del 20% ho trovato qualcosa anch’io: il rendimento massimo teorico del silicio bulk credo sia il 16%, però: immagino che il +4% sia dovuto all’uso di drogaggi, o giunzioni ibride, o altre tecnologie superfighe, e probabilmente costose.

    L’unica cosa che potrebbe rendere appetibile il fotovoltaico sono i polimeri, se mostreranno industrializzabilità, economicità ed efficienza. Non sono cose che vedremo presto: i dieci di cui si parla basterebbero per avere i primi esempi commerciali decenti SE oggi si avesse già un’idea chiara su cosa fare; SE è ricerca, raddoppierei l’attesa. Per una diffusione larga, poi, aggiungerei altri vent’anni.

    Scommetto quindi che quando andrò in pensione – se si risolvono certi problemi tecnici (essenzialmente, se si butta il silicio e si inventa qualcos’altro) – forse si comincerà a vedere un fotovoltaico competitivo che varrà il 2-3% della produzione e non lo 0.01%.

    Con i favoritismi fiscali si potrebbe rendere economico qualsiasi cosa, ovviamente: anche el automobili della General Motors, volendo. Figuriamoci il solare, che avrà pure tanti problemi, ma almeno non ha la United Auto Workers. :-D

  11. @Senamion: non ho detto che tutti i vantaggi vanno alle Banche. Ho detto che il 70% va ai produttori delle tecnologie. E su questo direi che non c’è tanto da discutere. 1 MW di FV vuol dire 5 Mln Euro di fornitura. 3,5 MLN Euro vanno ai produttori Tedeschi o Giapponesi. Poi siccome sono le Banche ad anticipare e lo Stato a pagare con l’incentivo (44 cent al kWh. prodotto) si prendono una bella quota di interessi.

    @Gregory –> Nucleare. E’ un esempio di tecnologia ad alta densità di potenza. Ma non è l’unica. C’è la cogenerazione a partire dalla biomassa. Peraltro la biomassa proveniente dalle deiezioni di scarti bovini e ovini costituisce un problema in alcune regioni come ad esempio il Veneto. L’azoto combinandosi in Amminiaca diventa la base per le polvere sottili. Quindi ci sarebbe da mettere in pista un sistema trattamento chimico + produzione di energia che potrebbe risolvere l’uno e l’altro.
    E chiudendo l’intervento un po’ salamonicamente si potrebbe dire che: “Per una volta essere un paese di merda potrebbe essere redditizio”.

  12. walter stucco

    1,21 gigowatt!!!!
    mi sembra ritorno al futuro

    sul nucleare:
    ma la tecnologia per il nucleare, da dove viene?
    noi le appaltiamo in francia
    anzi, il nostro presidente…

    cosi oltre a importare energia da loro, ci facciamo fare le centrali da loro, che, essendo in Italia, partiranno fra… 30, 40 anni?
    se tutto va bene

    l’arricchimento dell’uranio chi lo fa?
    in Europa gli impianti non stanno in Italia.
    E così via.

    Insomma, se invece di concentrarsi su tecnologie e stili di consumo sempre a perdere, che aumentano esponenzialmente, ci si concentrasse su un miglior utilizzo delle risorse, si risparmierebbe da subito, con risultati immediati e duraturi.

    E poi sto gioco di dire “eh ma ci si rimette”
    ma perché se ti compri una macchina, ci guadagni?
    sono soldi buttati… e dopo 7-8-10 anni al massimo ci fai le scatolette per il tonno

    intanto hai usato un mezzo costoso e inquinante, per fare quello che avresti potuto fare con un mezzo elettrico, ibrido a, spesso, con una bicicletta…

    voglio dire, comprereste un automobile il cui maggior costo è dovuto ala ricerca per farla consumare come un auto normale, pesando il doppio?
    tutti penserebbero, ma non potevano semplicemente farla più piccola?

    è solo questione di mentalità ed educazione
    i soldi sono un falso problema

  13. Altra questione: i pannelli montati sui tetti delle case dovrebbero reimmettere in rete l’energia non utilizzata.
    Purtroppo tentare di usare come se fosse una internet dell’energia una rete distributiva progettata per fare da tramite tra poche sorgenti e molti consumatori è un approccio che porta a una notevole inefficienza; ci sarebbe da investire una barca di soldi anche sulle infrastrutture.

  14. @walter stucco

    non ho capito l’esempio.
    e posso essere d’accordo con un discorso di risparmio energetico in generale ma pensare che questo risolva le cose con una popolazione crescente (per via dell’immigrazione, vebbeh…) mi pare irrealistico.

  15. Walter stucco

    l’esempio è semplice
    ma forse poco chiaro lo ammetto

    non tutti i soldi che uno spende hanno valore in quanto hanno un ritorno immediato.

    l’automobile è una di quelle cose che non vale la pena acquistare
    perde valore subito e in maniera esponenziale,
    è fonte di spese altissime e, in città, se uno ci pensa bene, non è neanche così utile.
    ma nel nostro paese, purtroppo, è spesso indispensabile.

    allora invece di dirottare i soldi per gli incentivi alle auto, come se non avessimo già in media 3 auto a testa, si potrebbero dirottare in qualcosa di utile o di educativo.

    Se passa l’idea che il fotovoltaico o le energie alternative costano troppo (oggi) e non si possono incentivare, mentre le auto eccome se si incentivano, si invita la gente a consumare e bruciare petrolio.

    incentivassero auto ibride, per esempio.
    o i pannelli solari.
    o le biomasse.

    bisogna decidere quali settori avvantaggiare per il futuro.non per l’immediato.

    il nucleare è una di quelle cose che fanno parlare, perché sembra la panacea di tutti i mali.ma così non è.costa e pure tanto.E’ una fonte in esaurimento.E’ inquinante.
    A fronte di un incremento produttivo che non è così alto se si considerano anche i tempi di startup e shutdown delle centrali (che non sono eterne, ricordiamolo).

    si guardasse l’esempio della Danimarca.
    Che gran parte dei problemi li ha risolti, semplicemente delocalizzando la produzione.Piccole centrali dove c’era poco fabbisogno e grandi centrali nei pressi dei centri industriali.

    Cosi l’industria paga e si subisce le controindicazioni di consumare molta energia.

    I centri urbani no.
    Si riduce anche tantissimo la dispersione.

    I problemi si risolvono affrontandoli, non mettendo le pezze.
    Certo se oggi importiamo l’X% di energia, non è che da domani possiamo dimezzarlo.Ci vorranno anni.
    La Danimarca nel 1973 era dipendente al 99% da petrolio straniero.Oggi il 21% dell’energia viene dall’eolico.Si sono prefissati di produrre il 75% dell’energia col vento entro il 2025.
    E sono ormai completamente autonomi.
    Anzi, se non sbaglio, esportano anche.
    Progetti lungimiranti, a lungo termine, e, certo, costosi.Ma che danno ottimi frutti.

    Poi loro fanno anche la corrente dal mare con le wave dragon, che sfruttano il movimento delle onde, che noi potremmo almeno sperimentare.
    sarà roba di poco, ma è praticamente gratis.
    magari ci accendiamo le luci dei porti…

    l’unica cosa che l’Italia ha in abbondanza è la costa e il mare…

  16. PIETRO

    Il discorso sulla Danimarca andrebbe chiarito, sono autonomi solo perchè la Danimarca è il 33° produttore mondiale di petrolio e sono solo 5 milioni di abitanti.
    Se si va a vedere il dato del 2007 dei consumi procapite di petrolio in danimarca sono circa 34 barili giornalieri procapite, mentre in Italia sono 29 barili giornalieri procapite, circa il 15% in meno.
    http://www.nationmaster.com/graph/ene_oil_con_percap-energy-oil-consumption-per-capita.
    Il discorso è che il fotovoltaico costa attualmente circa il doppio del termoelettrico, e nessun incentivo pubblico lo può rendere conveniente, semplicemente si spostano i costi su altre persone, i contribuenti invece degli utilizzatori.
    Se tutta l’energia elettrica per uso domestico fosse prodotta con il fotovoltaico il costo addizionale sarebbe di 7 miliardi di euro, e qualcuno li dovrà per forza pagare, sono in media 200 euro annui per famiglia, una bazzecola….
    SE almeno ci fosse la certezza che questo sacrificio possa evere una sia pur minima utilità potrei capire, ma basarsi su previsioni costantemente smentite dai fatti come quelle che il club di Roma aveva fatto negli anni 70 sui limiti dello sviluppo non mi sembra molto credibile….

  17. Z

    Concordo con Walter. Molto chiaro nel tuo secondo post, mi trovi d’accordo su tutta la linea.

    Per il resto…ok, il fotovoltaio è caro. Come ho già scritto in un altro post riguardo all’articolo pro-nucleare non credo che i calcoli relativi al costo della produzione dell’energia prendano in considerazione alcuni elementi assolutamente correlati alle modalità di produzione dell’energia stessa.
    Il fotovoltaico è pressoché immediato e ad impatto ambientale nullo.
    Questo nessuno lo quantifica in termini economici.
    In un raffronto con i combustibili fossili: quanto costa l’emissione di CO2? Qualcuno me lo sa quantificare (costi sanitari, costi ambientali…)?
    Se anche potessimo quantificarla oggi…in una prospettiva di lungo termine?
    Per essere più chiari, la ricaduta economica di una molecola di CO2 emessa nell’ambiente oggi, sarà la stessa tra vent’anni?

    Le centrali elettriche hanno un ciclo vitale molto lungo ed un costo tale per cui il loro rendimento va necessariamente calcolato nel tempo, ma un calcolo preciso in molti casi è impossibile perché legato a delle incognite determinate da un mercato imprevedibile. Parlare di economicità di un impianto che durerà 60 anni fotografando la situazione attuale, quando magari l’impianto entrerà in funzione tra 20 anni (nucleare) equivale a fare tris al videopoker.
    Gli unici dati certi riguardano le fonti rinnovabili. Le centrali eoliche/solari si costruiscono nel giro di poco tempo e, una volta costruite, non dipendono dal costo delle materie prime, né dalla loro disponibilità.
    Tutte le altre fonti energetiche (escluse quelle a biomassa), allo stato attuale delle cose, hanno costi difficili da determinare in una prospettiva di lungo termine.

    Ora, nello specifico, il grande idroelettrico ha raggiunto il suo limite nei paesi evoluti. Il nocciolo duro è costituito dalle fonti fossili. Serve un’alternativa. Fonti rinnovabili (solare/eolico) o termonucleare?

    Le prime entrano in funzione l’anno prossimo, hanno impatto ambientale nullo e costi certi.
    Il termonucleare entra in funzione tra vent’anni, ha costi indeterminabili e presenta il problema delle scorie e della sicurezza, il quale, ovviamente rientra nel calcolo dei costi indeterminabili.

    Cosa scegliamo? Dipende dalla nostra propensione al rischio.
    Io che sono un pavido andrei per le rinnovabili.

  18. Penelope

    se non erro, di produttori di fotovoltaico in italia ce ne sono. se non erro per la seconda volta, ho appreso la notizia su REPORT, durante una puntata sulle eccellenze italiane. Aziende ultra-proiettate sul futuro, che fatturano, innovano e sono ricercatissime all’estero.
    DI queste, una in particolare mi aveva colpito perchè aveva realizzato dei pannelli fotovoltaici con un efficenza altissima (se non erro per la terza volta, vicina al 100%). Se non mi sbaglio per la quarta volta, era la stessa azienda che costruiva un qualcosa di fantasmagorico per la NASA (non ricordo bene, forse era un simulatore gravità zero..ma potrei ricordare male).

    Come la mettiamo adesso?

    (non è che ci stanno giusto prendendo un po’ per il culo????)

  19. PIETRO

    Sinceramente il sopetto di essere preso per il culo è molto più forte quando sento raccontare di fantasmagoriche invenzioni dalle caratteristiche fortemente improbabili come celle fotovoltaiche dal rendimento del 100%.
    Anche perchè la produzione del silicio per le celle fotovoltaiche è un processo dall’impatto ambientale tuttaltro che trascurabile, basta leggere qui:
    http://archiviostorico.corriere.it/1998/aprile/27/Una_nube_tossica_Merano_gente_co_0_9804271363.shtml
    c è da dire che l’articolo in questione ha un titolo assurdo dato che la ditta in questione NON produce acido cloridrico ma come poi dice nell’articolo lo utilizza per purificare il silicio.
    qui:
    http://www.memc.com/PDF_Files/About_PDF_Folder/ESH_Nov_IT_2001-2.pdf
    C’è una bella descrizione della politica ambientale della società in questione, la cosa divertente è che quando un inceneritore di rifiuti o una centrale elettrica hanno emissioni molto inferiori ai limiti di legge vengono comunque criticati in base a un principio di precauzione, quando uno stabilimento del genere ha emissioni ai limiti e ogni tanto oltre, ed utilizza nei sui processi grandi quantità di composti come:
    Acido Cloridrico
    Acido Nitrico
    Ammoniaca
    Acido Fluoridrico
    Cromo esavalente
    Gli ambientalisti stanno zitti e buoni.
    Non è che qualcuno ci sta prendendo per il culo?

  20. Ombrone

    Concordo con Pietro,
    Un rendimento del 100% mi suona di bufala e grossa.

  21. walter stucco

    per pietro

    l’obiezione che si fa più spesso al caso danimarca, è che sono solo 5 milioni di abitanti.

    ricordiamo qualche fatto però.
    è vero, consumano più petrolio di noi, ma quello è il totale, compreso quello per uso industriale.

    cominciamo col dire, che producono un reddito procapite (sul pil) doppio del nostro.
    che devono riscaldare le case e illuminarle, per un tempo molto più lungo.
    che per produrre 1 milione di euro di pil, gli usa consumano 300 barili di petrolio, la danimarca poco più di 100.

    pagano tasse più alte delle nostre e le pagano tutti.

    insomma, prendiamo esempio da quello che c’è di buono.hanno puntato a domani.il 20% di energia eolica è tanto.e in realtà fa ridere che il texas, ricco di petrolio, sia lo stato che produce la maggior quota di energia eolica in america.

    solo noi che abbiamo mari, montagne piene di cascate, vento in abbondanza, sole tutto l’anno e ZERO combustibili fossili, non pensiamo a un piano decennale di approvviggionamento POST energia combustibile fossile.

  22. Net Flier

    ma in questi articoli nessuno risponde alla domanda più semplice: se grandina e si rompe un pannello, chi ci pensa? se per legge diventasse obbligatorio avere il tetto in pannelli solari, che sicurezza ci sarebbe per l’abitazione?

    l’industria, e l’ho detto anche l’altra volta, è quella che fa la parte del leone alla voce consumi spropositati per la gente comune che spegne anche la tivù per risparmiare quel centesimo di watt..purtroppo gli utilizzi industriali sono troppo elevati per una qualsiasi energia solare, poiché il consumo è “folle” rispetto a quello domestico, che cmq è in crescita esponenziale visto che ora tra condizionatori-lavasciuga-frigo da 700lt, i 3.3 sono già sottodimensionati.

    poi c’è qualcuno che sottolinea che le industrie non fanno nulla per la ricerca del minor consumo..è già..chiaro..guarda che nelle fatture arrivano voci quali “utilizzo con cosfi sotto a 0.9″, “utilizzo con cosfi superiore a 1″, “picco di elettricità”, “fascia oraria di picco”, ed altre amenità che vengono pagate fior di soldini cash all’emissione della bolletta, non a 60gg riba fm..iniziassero i fornitori ad avere impianti decenti e non tu a dover essere costretto a rifasare anche la ventola del computer per non sforare con il cosfi..

  23. Net Flier

    walter fa il ragionamento più giusto sotto certi punti di vista e cioè che non tutto è quantificabile come “economico”..l’auto è economica perché ti fa risparmiare tempo, ma è antieconomica perché si svaluta alla velocità della luce..quindi non dovremmo comprare più auto..in realtà è tutto il contrario..

    incominciamo a fare ragionamenti di più ampio respiro e cioè, togliere quello che si può togliere dalla lista..il civile deve avere una percentuale quasi totale di solare? bene, si inizia dal nuovo e successivamente dalle ristrutturazioni, però ci devono anche essere delle garanzie tecniche serie su quanto ho chiesto prima..

    si vuole fare uno standard per gli elettrodomestici? perfetto, direttiva europea con conseguente recepimento e doppia alimentazione per gli elettrodomestici per i prossimi n-anni nel frattempo che per i prossimi n-anni ci siano tutte le case svestite degli attuali tetti..ma in realtà? questo non sarà possibile..

    non stiamo mica parlando di televisione dtt e analogica che ci fanno due leggine e quattro decoder con delle schede e siamo tutti contenti..

  24. In realtà ha poco senso installare pannelli fotovoltaici in Germania (ma loro hanno 10 volte il nostro installato), mentre inizia ad avere più senso al sud italia, magari con l’inseguimento solare.
    La realtà dei fatti è che è ancora più logico installare pannelli fotovoltaici ma anche solare termodinamico dove il sole abbonda. La fascia sub sahariana, basterebbere l’1% del sahara coperto da sistemi solari (PV e termodinamico) per illuminare il mondo. Se nel sud italia si arriva a 1300 Kwh annui per impianti nel sahara si raggiunge i 2600. Se poi ci mettiamo l’inseguimento arriviamo a +40%. In sostanza il doppio che fa abbassare i tempi di recupero (il payback sia energetico che finanziario). Il problema è il trasporto, ma qualche giorno fa lessi che Terna vuol iniziare a costruire un elettrodotto dalla Tunisia all’italia, ed è quella la strada. Poi ci sono altre fonti quali eolico, biomasse insomma non ne facciamo una questione di “partito”. L’obiettivo deve essere meno CO2 nell’aria, senza scomodare l’inutile nucleare.
    Per finire facile calcolare che un Kwh solare costa 30-40 centesimi. Ma un kwh generato da carbone o petrolio che costi dovrebbe avere se ci mettessimo dentro tutte le estarnalità che adesso sono scaricate a destra e manca in tutto il mondo?? Un esempio. I morti di ansa (servizio sanitario nazionale, più perdita per l’economia) cancro etc per lo smog delel nostre città. Le guerre per il petrolio (3000 miliardi di dollari quella costata dagli usa per l’iraq), i disastri ambientali, lo sconvolgimento climatico. Non ho mai fatto questo calcolo, ma a farlo ci accorgeremmo che l’energia solare sarebbe iper-competitiva!!

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