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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 23 aprile 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

I conti li fa la Corte, e a piangere è il Comune di Palermo. Guidato dall’ottimo Guido Cammarata, ma con qualche problemuccio con quei sovversivi dei numeri, i 3466294639 5d160f8a46 o Ma sprecare soldi pubblici non è come rubare? Il caso Palermoquali non vogliono proprio crederci, alla storia della buona amministrazione, e sentenziano con una certa durezza: “Il Comune avrebbe bisogno di 7.158 dipendenti, mentre gli stipendiati, a qualsiasi titolo e compresi quelli delle società, sono 17.129, uno ogni 39,7 abitanti. L’amministrazione riscuote appena il 35 per cento delle entrate tributarie che accerta: nel 2007 più di 561 milioni di euro non sono stati incassati. Una cifra «talmente elevata da risultare difficilmente riscuotibile». Superano appena il 23 per cento anche le riscossioni delle multe per violazioni del codice della strada. Una situazione che i magistrati definiscono «oggettivamente preoccupante». Le multe riscosse sono talmente poche «da far dubitare della loro stessa utilità a fini di cassa» se si sottraggono agli introiti le somme spese per la gestione amministrativa. I debiti fuori bilancio per la Corte dei conti evidenziano «procedure di spesa non corrette»: nel 2007 hanno pesato sulle casse del Comune per oltre 26 milioni di euro“. 

Poi ci sono i debiti non pagati, e i regali dei contribuenti (tutti gli italiani, in questo caso). Nel 2007 le aziende private hanno vantato crediti nei confronti del Comune per oltre 339 milioni di euro, ma solo 271 di questi hanno trovato copertura, mentre sugli altri 61 milioni l’amministrazione ha avviato procedure di contestazione che per i magistrati «evidenziano possibili ulteriori esposizioni dell´ente che potrebbero alterarne gravemente l´equilibrio finanziario». Nel mirino dei giudici contabili finisce anche la ricapitalizzazione dell´Amia, che ha ricevuto 80 milioni di euro dallo Stato. Non dalla regione o dai cittadini, ma dal governo centrale. E questi soldi non porteranno “a un proficuo rilancio dell´azienda ma soltanto alla copertura di precedenti perdite che potrebbero riprodursi, stante la deficitarietà strutturale dell´ente. La Corte dei conti, che solleva dubbi sulla legittimità di un finanziamento per salvare non un ente pubblico ma una spa ufficialmente costituita per stare sul mercato, avverte il Comune che è necessario valutare se i costi dell´Amia siano normali in un regime di libera concorrenza e se ci sia un piano industriale studiato per eliminare «la deficitarietà strutturale» della società“. Insomma, soldi buttati. 

E ovviamente il caso Palermo non è una tantum, ma soltanto uno dei tanti dove si è utilizzata – e si utilizza ancora – la cassa comune per interesse squisitamente privato. Ovvero, i diecimila dipendenti in “esubero ideale” che di certo da qualcuno saranno stati assunti, e non certo perché servivano. Lo spettacolo siciliano avrà sicuramente una replica al Sud come al Nord, a Napoli, a Roma e, magari in misura minore, anche a Milano e Firenze. Per non parlare di quei meravigliosi piccoli comuni di campagna, dove il mestiere di bidello spesso viene tramandato di padre in figlio e da lui al nipote, come se esistesse ancora dalle nostre parti, in una sua versione più malata e moderna, la servitù della gleba. Con il piccolo particolare che, come all’epoca dei Signori medievali, tutto ciò si fa soltanto per elargire, come accade in Italia, prebende in cambio di consenso prefabbricato. 

 

 

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L’A.S. Roma è stata venduta, è tutto a posto, il finanziere tedesco Volker Flick già azionista della Daimler (il gruppo ex proprietario del marchio Mercedes) e suo fratello sono già nella Capitale - tanto che sono stati avvistati in cinque alberghi diversi ieri notte – e hanno comprato sette ville ciascuno (una per ogni colle) per stare più vicini alla squadra e prestarle a qualche calciatore nel caso servissero per una scappatella. L’avvocato Gianroberto de Giovanni, legale di fiducia della famiglia Sensi, ha incontrato ieri Vinicio Fioranelli in 32 posti diversi (ma le furbissime radio romane lo hanno avvistato ogni volta), mentre le intenzioni della cordata, guardacaso, sono quelle di depositare un’offerta totalitaria di acquisto come prescrive la legge per le società quotate in Borsa. La vigna dei cojoni, praticamente. E ovviamente il titolo ieri ha guadagnato il 24% a Piazza Affari, dove molti hanno comprato e qualcuno ha venduto, come ai bei tempi di George Soros. La fonte, guardacaso, è la stessa dell’epoca della Nafta Mosca e del pittoresco avvocato Tacopina, anche se la Banca Nattino non è più advisor della Roma (alla Lazard forse hanno la lingua meno lunga). C’è solo un piccolo, trascurabile dettaglio, contenuto nel comunicato dell’Italpetroli di ieri: “Non è noto l’interesse della famiglia Flick come riportato dalla stampa. I contatti attualmente in corso con i soggetti che hanno manifestato il proprio interesse sono, allo stato attuale, in una fase di verifica dell’esistenza dei presupposti per poter valutare eventuali operazioni“. 

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Da Quintarelli, come al solito, l’ennesima perla: “Studente guarda le inserzioni su Craigslist, sceglie annunci di “massaggiatrici”, ne frequenta due e le uccide. La polizia lo trova. “Corriere della Sera di oggi: Il delitto dimostra la vulnerabilità di Craigslist ed è probabile che il pubblico ci penserà due volte prima di usarlo”. Questo articolo dimostra la non comprensione della giornalista e la conseguente inaffidabilita’ del relativo commento del quotidiano ed e’ probabile che il pubblico ci pensera’ due volte prima di fidarsi, anche quando scrive di altri argomenti…“.

Vignetta da Ladytux

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