Qualcuno ha capito il suicidio della Tatafiore ? ma certo che s’è capito. L’ha fatto per lo stesso motivo per cui si getta di solito la propria esistenza, nella volgarità o nell’arte. L’ha fatto per i suoi posteri. Il problema però non è capire. Il problema è conoscere. Chi sa di un simile gesto ? quanta gente ? che credibilità ha questa quaterna di esecutori testamentari i quali dovrebbero pubblicizzare un tedioso e lugubre memoriale nel quale la morta con le parole di una viva spiega a me come a voi come alla casalinga di Voghera che morire è anche che siamo liberi di autofinirci. Insomma, questa s’è ammazzata perché si faccia un po’ d’aria fritta sull’acqua calda sulle colonne di qualche giornale che non legge nessuno. Sembra quando in reggiseno e guepiere facevamo le prove di esser Madonna davanti allo specchio col fiato a farci da pubblico urlante. Tatafiò, fiato (di vita) sprecato.
The final Ricchiuti
The Final Ricchiuti #250
21 aprile 2009




ai poster l’ardua sentenza.
Quando un giovane decide di chiudere la sua partita con la vita, è umano, troppo umano voler capire… l’incomprensibile.
Un giovane ? La Tatafiore ?
ma non è meglio una bella torta?
Tatafiore aveva la sua veneranda età, ma Stephanie Parker morta suicida appena varcata la soglia dei vent’anni no. Ho preso la tua riflessione su Roberta Tatafiore per farne una mia sulla giovanissima attrice che, probabilmente (chissà), non aveva programmato il suo suicidio. Non ha lasciato libri, lotte storiche o grandi sistemi di pensiero, ma la sua giovinezza smentendo Wilde “la giovinezza è la sola cosa che vale la pena di avere”… C’entra e non c’entra. Ma un punto in comune c’è, non per un Dio e nemmeno per gioco…:-(
La Tatafiore s’è suicidata per innescare un dibattito culturale sull’autodeterminazione sui giornali minori di un paese in cui nessuno legge.
E’stata una morte arrogante e anche più inutile del dovuto.
Ci sono dei precedenti nell’ebraismo Carlo Maichaelstadter e Otto Weininger.Recentemente l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi.
resti tu il più arrogante. Fai pure un poco tristezza.
La verità è triste. Di solito la risparmiano ai vivi per convenienza e continuano a farlo pure ai morti per abitudine.
Io no. Io voglio che al mio funerale vengano a dire il loro boh, senza troppi giri di parole. Voglio un paese che abbia il coraggio di trasformare le esequie in un momento di riappropriazione della dignità almeno dei vivi.
Vincé, i morti – pur avendo espresso da vivi il tuo stesso desiderio – rare volte sono riusciti a portare seme ai vivi. Mi vengono in mente unicamente Gesù Cristo e Che Guevara.
Mica parlo del seme dei morti. L’ho scritto sopra, è fiato sprecato.Specie quando come nel caso della Tatafiore lo si è sprecato per una forma retorica e tragi-comica di presenzialismo fantozziano nel dopo.
Dovrebbero essere i vivi a sottrarsi a pietismi e minuetti di buona educazione su sciocchezze come questa.
Distruggere i memoriali, non aprirli nemmeno, dare la giusta razione di pernacchie al morticino e una risata la seppellirà.
invece bisognerebbe conservare almeno la decenza quotidiana di tacere di fronte alla morte deliberatamente scelta da qualcuno, come di fronte ad un sacrario da non varcare: non ti ha insegnato niente Pavese con il suo “non fate troppi pettegolezzi?”
ma questo, me ne rendo onto è unicamente relativo alla sensibilità, nevrotica o meno, di ciascuno.
Ogni giorno muore qualcuno e si sta in silenzio. Perché alla fine non si ha proprio nulla da dire.
La morte della Tatafiore invece è una morte-manifesto, una specie di programmato e minore lancio Ansa. Un patetico gesto di una cerebrale completamente immersa nei circoletti dei quattro gatti, un gesto ridicolo, ruffiano, patetico, inutile, condannabile. La fine scema di una donna intelligente (dicono).
“Voglio un paese che abbia il coraggio di trasformare le esequie in un momento di riappropriazione della dignità almeno dei vivi”. Pensavo ti riferissi ad una sorta di insegnamento che può lasciare la morte. Credo che la morte, in ogni caso, sia un pò come il mare: va sempre rispettata, mai derisa. Rifletto sul valore di ciò che una volta mi disse un mio amico che tentò il suicidio: “era solo un’esecuzione fisica, perché dentro ero già morto”. La morte è una cosa seria.
Io rispetto la morte perché non posso fare altrimenti. I morti in modo stupido, e darsi la morte per aprire un dibattito in Italia è una vetta purissima di stupidità, no.
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.
non stai parlando alle educande del monastero san giacomo. Qui la verità la si guarda in faccia anche troppo spesso, non c’è tristezza nella verità. ma nell’arroganza e nella presunzione si.
non la sopporto questa prosopopea presunta. nel e del giudicare inutilmente una notizia. Il tuo tono, il modo, l’atteggiamento questo è da circoletto, da giornale che leggono in quattro persone, da radical chic, che blatera sempre su tutto con il tono di chi la sa lunga. E’ il tono di chi si crede sempre nel giusto e il cretino è sempre l’altro, è il tono intellettualoide di quelli che criticano gli intellettualoidi restando intellettualoidi a loro volta.
Il mio tono non è all’ordine del giorno.
La Tatafiore s’è uccisa per un progetto politico e ideologico. Sottoporre il suo gesto al giudizio altrui per innescare un dibattito sulla morte come autodeterminazione. Quelle robette delle cosiddette guerre culturali, in cui 4 amici al bar se la cantano e suonano nella giusta indifferenza dei più.
Un progetto cui dovrebbe far da volano un memoriale in 4 copie affidato a 4 suoi simili, ossia gente che si parla addosso su giornali da mille copie al giorno. Questo rende il gesto in sé patetico oltre che offensivo per la natura umana di chiunque viva.
Se s’ignora ciò di cui sto parlando, si parla solo del mio tono. Ma è peggio il parlare a vanvera che un tono maleducato.
Prossima volta, prima ci si informa, poi si parla. Se proprio si deve, parlare dico.
già le dissi che non parlava con le educande del monastero: conosco la notizia e la storia. sono informato anche discretamente bene (oserei dire). Per questo non torno sull’argomento, ma sul tono di superiorità con cui lei ce l’ha riproposto. Ribadisce tutto del resto, l’argomento usato contro: “lei non sa di cosa parla, si informi o taccia”. Ecco la sua è la stessa arroganza che imputa al gesto della Tatafiore. Ed è questo il punto che le sfugge a mio avviso.
L’arroganza di un vivo fa meno danni di quella di una morte.
E a maggior ragione se si sanno le cose, si discuta di quelle. Chissenefrega se sono arrogante.
Quando mi ammazzerò per far discutere se è nato prima l’uovo o la gallina alle riunioni di condominio, allora.
Un gesto stupido è un gesto stupido. E questo qui dello stupido ha coperto tutte le opzioni.
Una che si ammazza per far discutere e prendere un tono tragico sulla libera morte Nicoletta Tiliacos, manco avessi detto Fabrizio Corona, e altri allegati della libera stampa del genere, merita di morire due volte.
ma si, chissenefrega
Chissenefrega ? speriamo