Il Pd e il simbolo antimafia …passato di moda
20/04/2009 - La candidatura alle Europee di Rosario Crocetta, popolare sindaco antimafia di Gela, è appesa ad un filo. E, a sinistra, non è la prima volta che provano a sbarrargli la strada. “Ci riconosciamo in lui e da lui ci sentiamo
La candidatura alle Europee di Rosario Crocetta, popolare sindaco antimafia di Gela, è appesa ad un filo. E, a sinistra, non è la prima volta che provano a sbarrargli la strada.
“Ci riconosciamo in lui e da lui ci sentiamo pienamente rappresentati. Abbiamo scelto un uomo che non ama i proclami ma che ha scelto l’azione concreta. Vogliamo star
gli a fianco nella lotta contro la mafia, condividendo questa battaglia, perché ci crediamo, perché non vogliamo arrenderci e perché con il suo esempio ci ha insegnato a lottare sempre per liberarci dalla schiavitù di tutte le mafie e a scegliere la legalità, con decisione e fermezza. Se pensiamo a lui, ci sentiamo orgogliosi di essere siciliani“.
CAMBIO DI CASACCA – Bastano queste poche righe, che non sono altro che la descrizione del più numeroso gruppo di Facebook tra quelli che lo riguardano, per comprendere quanto siano grandi l’affetto e la stima che gli riservano i suoi concittadini. Stiamo parlando del sindaco antimafia di Gela, Rosario Crocetta, rieletto col 65% dei consensi nel 2007, primo sindaco dichiaratamente omosessuale d’Italia, che rischia oggi di non vedere il suo nome presente nella lista dei candidati democratici per le Elezioni Europee. Non più tardi di sei mesi fa Walter Veltroni lo aveva convinto a lasciare il Partito dei Comunisti Italiani ed approdare alla corte del Pd e gli aveva promessa la partecipazione alla corsa per Strasburgo.
Crocetta, che aveva bisogno di un interlocutore in Parlamento dopo la scomparsa dei comunisti dai banchi di Monetecitorio e Palazzo Madama, convinto dal progetto di cambiamento di Veltroni vedeva la libertà di movimento nella sua azione di contrasto alla criminalità organizzata minata da alcuni steccati della sinistra radicale: “Alle assemblee del Pdci, la Confindustria resta un nemico di classe. Ma quando torno in Sicilia, l’associazione degli imprenditori è una mia alleata nella lotta al pizzo, così come il comitato antiracket di Tano Grasso“, affermava in un’intervista a Repubblica all’indomani dell’incontro con Veltroni. E’ un chiodo fisso, per lui, la lotta alla mafia. Nella sua città è riuscito perfino a stabilire la legalità negli appalti, con le gare che dal momento del suo insediamento si svolgono davanti a carabinieri e poliziotti in divisa e non più nel segreto di qualche stanza comunale.
DURA LEX SED LEX - Adesso col cambio di guida ai vertici del Pd, con Franceschini segretario, la candidatura del sindaco di Gela è seriamente compromessa per la questione del doppio incarico, che Crocetta dovrebbe ricoprrire in caso di elezione, ed è appesa all’eventuale arrivo di una deroga da Roma. Sull’incompatibilità tra candidati alle europee e i loro
ulteriori impegni politici il segretario del Pd era stato inequivocabile qualche settimana fa: “Il Parlamento europeo non è un residence per pensionati di lusso, le nostre liste saranno fatte e composte solo da persone che si candidano ad andare a lavorare a Bruxelles e Strasburgo e non ha raccogliere preferenze sulla base di una truffa“. Si tratta di una linea accolta all’unanimità dalla direzione nazionale e che nessuno finora è riuscito a violare: anche il sindaco di Padova Flavio Zanonato, che sarà ricandidato al comune, ha dovuto rinunciare alla corsa per Strasburgo. Bisogna scegliere fin da subito quale strada intraprendere: o l’Europa, o la Regione, o la Provincia, o il Comune.
RACCOLTA FIRME – I sostenitori di Crocetta, moltissimi giovani, hanno lanciato dal web una petizione che prova a sollevare la questione e ad evitare che il sindaco antimafia sia tagliato fuori dai giochi: “Le elezioni europee sono un’occasione preziosa
per dare concretezza e certezza all’innovazione della politica e alla selezione di una nuova classe dirigente. Come esponenti della società civile ci rivolgiamo al segretario Franceschini del Partito Democratico, perchè non rinunci ad una candidatura come a quella di Rosario Crocetta“, scrivono i promotori che elencano le dieci buone ragioni per candidare Crocetta al Parlamento europeo. Ecco alcuni passaggi salienti del testo che ha finora raggiunto circa 1.400 adesioni: “Mantiene le promesse per cui ci si può fidare per avere finalmente nelle istituzioni la certezza di un rappresentante che seguirà il programma per cui viene votato; ha nei rapporti con la politica un atteggiamento severo e critico, ma non scade nell’antipolitica e nella demagogia; è una risorsa per tutta la politica che vuole crescere per superare i limiti che spesso la trasformano, nel nostro Paese, in un gioco di potere lontano dai valori e dal merito delle questioni; ha aderito al Partito Democratico con entusiasmo e mettendo in gioco tutta la sua credibilità che non va tradita e umiliata“.
IL PD E I SIMBOLI ANTIMAFIA – Può un uomo così amato dal suo popolo essere depennato da una competizione elettorale ignorando del tutto l’immenso impegno civile oltre che politico profuso in una battaglia così delicata come quella alla mafia? Nel Pd siciliano l’opposizione alla candidatura di Crocetta viene soprattutto dal deputato regionale Calogero Speziale, lo stesso che aveva messo in dubbio la ricandidatura di Crocetta nel 2006 al termine del primo mandato e lo stesso che, ai tempi in cui era capogruppo della Quercia all’Assemblea regionale siciliana, aveva minacciato di sfiduciare il sindaco antimafia: 7 assessori Ds a Gela diedero le dimissioni. La loro è una rivalità che va avanti da anni. E i bastoni tra le ruote di Crocetta
pure. Cosa Nostra fuori dall’appalto del Tribunale e fuori dalla squadra di calcio, l’avvio di lavori pubblici per 150 milioni e l’ingaggio da parte della mafia di un killer lituano per ammazzarlo evidentemente non erano garanzie sufficienti per convincere tutti, nel Pd e nella sinistra. Il rapporto con i simboli antimafia da parte del Pd, probabilmente non è sempre stato idilliaco. Ci viene in mente anche il caso del senatore Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia ed uno dei simboli della lotta alla criminalità organizzata, ai danni del quale, stando alle dichiarazioni del pentito Nino Giuffrè, addirittura Cosa Nostra aveva progettato un attentato, poi mai attuato. Alla vigilia della presentazione delle liste per le Politiche del 2008 il nome di Lumia aveva rischiato di essere collocato in posizioni più basse della lista: eventualità che avrebbe seriamente compromesso la sua elezione. Soltanto dopo che Di Pietro gli aveva offerto il posto di capolista tra le fila dell’Italia dei Valori nella medesima circoscrizione (Sicilia), scaturì il passo indietro del Pd e il repentino posizionamento di Lumia come leader della lista democratica, per la quale fu poi ovviamente eletto.













Contrordine, compagni: Crocetta sarà candidato, a quanto pare.
Mai che il Pd riesca a fare una scelta coerente e senza eccezioni:
- Corriamo da soli… ma con l’eccezione di Di Pietro
- Niente candidature di chi ha incarichi amministrativi in corso… ma con l’eccezione del sindaco antimafia
Peccato!
Quanto alle considerazioni di Z, è teoricamente vero che il concetto di “sindaco antimafia” non dovrebbe nemmeno esistere, ma sul piano pratico la carne è debole, per cui nelle regioni ad alta concentrazione criminale c’è chi interpreta la sua funzione in maniera più rigorosa assumendosene tutti i rischi e c’è chi invece è disposto a più o meno forti compromessi. Visto che gli esponenti della prima categoria non abbondano, vanno giustamente valorizzati, anche se (ripeto) non necessariamente togliendoli dal fronte per fargli fare passerella a Strasburgo.
Corsi e ricorsi storici.
Crocetta viene ricandidato e la storia di Lumia si ripete alla perfezione. Il candidato antimafia prima snobbato poi reintegrato dopo le proteste dei sostenitori. E mo chi glielo dice a Zanonato?
Certo che sono ovvietà.
E’ ovvio che in un paese civile il fenomeno Berlusconi non può esistere, come è ovvio che il PD con questa mossa prende due piccioni con una fava: si frega i nostri voti e i nostri soldi.
E’ tutto ovvio; tuttavia, da italiano che ha vissuto buona parte della propria esistenza all’estero, rimango sempre sconcertato dalla straordinaria eccezionalità dell’ovvio in questo paese.
Ma poi leggo te e capisco. Noi italiani, in realtà, siamo un popolo di geni, d’inventori…siamo talmente più avanti di tutti gli altri da disprezzare l’ovvietà, da volerci inventare la vita giorno per giorno.
Pizza e banche, la pila e il fascismo, il telegrafo e la mafia, Fermi e Berlusconi, evviva l’Italia, abbasso l’ovvietà.
Il PdL candida le soubrette, il PD-L il simbolo antimafia: lo spettacolo della politica da due angolazioni diverse. Che votiate per l’uno o per l’altro, quella sedia al parlamento europeo rimarrà comunque vuota, ma i soldi defluiranno inesorabilmente dalle nostre tasche.
Vallo a raccontare ad un tedesco. Ammorbato com’è dall’ovvietà di vedere un eletto fare il parlamentare, può darsi che tu riesca perlomeno a regalargli una sana risata.
@ Grano
Io credo che si valorizzino gli amministratori che fanno il loro dovere eliminando quelli che scendono a compromessi. Il compromesso non è collaterale alla mafia, il compromesso è la mafia.
Dobbiamo smetterla di pensare alla mafia come ad una struttura militare/criminale che minaccia il territorio: la mafia è l’espressione più agre della sopravvivenza di un sostrato feudale all’interno di uno stato moderno. La mafia vive di mentalità feudale, di clientelismo e di compromesso. La mafia vera sono Cuffaro e Aiello, non Riina e Provenzano.
Il problema è che questo fenomeno muove milioni di voti sul territorio.
Allora i sindaci antimafia servono per muovere voti a livello nazionale (appunto come simboli) e ne bastano pochi, mentre i sindaci del compromesso sono organici al consenso locale.
O vogliamo credere che quelli che oggi candidano Crocetta non sono gli stessi che due anni fa misero Mastella a fare il ministro di grazia e giustizia?