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La rubricadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 20 aprile 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

La guerriglia tra il superministro dell’economia e il governatore di Bankitalia continua con l’Osservatorio sul credito. Immaginiamo una riunione, scherzando (ma non troppo) in base alle norme e disposizioni varate da Tremonti (e dal iperfederalista Maroni). E la cosa si fa seria.

La crisi economica morde imprese e famiglie. Una crisi che dipende in buona parte dal “credit  crunch“, la stretta del credito:  le banche in difficoltà per il possesso di titoonline banking Draghi, Tremonti e l ammuina dellOsservatorio del creditoli che non valgono più nulla hanno smesso di prestare soldi a famiglie e imprese. E un governo sensibile come il nostro, davanti al grido di dolore che si leva da ogni parte d’Italia, grazie all’inesauribile fantasia di [[Giulio Tremonti]], con la collaborazione di Bobo Maroni, ha tirato fuori dal cappello a cilindro l’Osservatorio regionale del credito.

COS’E’ L’OSSERVATORIO – L’Osservatorio regionale sul credito è stato istituito con la legge n.2/2009 (la seconda legge anticrisi) per “monitorare l’andamento del mercato del credito alle famiglie e alle imprese, sulla base dei dati relativi ai livelli e alle condizioni del credito e delle informazioni fornite da banche e  associazioni di categoria, o rilevate in altro modo sul territorio”. L’attività degli Osservatori è stata disciplinata da una direttiva congiunta del 31 marzo 2009, emanata da Maroni e Tremonti. Gli Osservatori, che dureranno il tempo necessario a superare l’attuale congiuntura economica,  sono presieduti e coordinati dal Prefetto del capoluogo di regione e sono composti dai prefetti delle altre province regionali, dal dirigente della Direzione territoriale dell’economia e delle finanze, dal presidente della Camera di commercio del capoluogo di regione, da un rappresentante scelto dai vertici nazionali dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), dai rappresentanti delle categorie di impresa e dei lavoratori, nonché da rappresentanti delle associazioni dei consumatori.

DOVE STA BANKITALIA? - Saltano all’occhio alcune assenze importanti: tra i membri dell’Osservatorio non c’è la Banca d’Italia, che in base al Decreto legislativo n. 385/93, il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, è titolare dell’attività di vigilanza sul credito e sul sistema bancario. E non ci sono neppure Regioni ed enti locali, istituzioni che hanno una conoscenza del territorio e delle sue problematiche.  E non c’è nemmeno la Guardia di Finanza, che svolge attività di polizia finanziaria e quindi ha molte informazioni utili (sull’usura e le attività finanziarie “anomale”) per avere un quadro della situazione. Sono assenze che lasciano di stucco. Ma niente paura: Tremonti e Maroni nella direttiva rimediano, prevedendo che “alle riunioni dell’organismo siano invitati a partecipare anche il presidente della Regione e i rappresentanti delle autonomie locali. Partecipano, inoltre, il comandante regionale della Guardia di Finanza e il direttore della filiale della Banca d’Italia del capoluogo di regione.” Insomma, per gentile concessione di Tremonti al suo adorabile nemico Draghi eGuardia tremonti ladro Draghi Draghi, Tremonti e l ammuina dellOsservatorio del credito di Maroni a Regioni ed Enti locali (ma non era un sostenitore del federalismo?) ci sono anche questi enti ed istituzioni.

MA CHI FORNISCE I DATI? – Anche perché altrimenti le Prefetture dovrebbero creare strutture complesse e articolate per gestire l’Osservatorio, su una materia nella quale non hanno molte competenze. Ci vorrebbe tempo, ma la cosa è urgente, e soprattutto l’Osservatorio non dovrà avere  ”oneri aggiuntivi per lo stato né comportare aumenti di personale“. E allora, Maroni e Tremonti scrivono che “La base informativa per monitorare l’andamento del credito è costituita soprattutto dai dati forniti dalla Banca d’Italia, nei modi previsti dallo stesso Istituto e da studi e analisi, elaborati in forma aggregata della Guardia di finanza, circa l’andamento dei fenomeni emergenti dall’attività di polizia economica e finanziaria connessi all’esercizio del credito”. Geniale: la Banca d’Italia e la Guardia di Finanza non sono membri dell’Osservatorio, ma sono quelli che devono fornirgli i dati. Ci si può immaginare l’entusiasmo di [[Mario Draghi]]. Altra stranezza: i rappresentanti di ABI, Consumatori, Sindacati e Associazioni datoriali devono essere nominati dai loro vertici nazionali, ma tutti questi soggetti hanno già articolazioni regionali, che sono nei territori e hanno il polso di come vanno le cose. Vista l’urgenza della crisi, il senso di questa disposizione è davvero incomprensibile. E porterà via inevitabilmente tempo.

UNA RIUNIONE IMMAGINARIA – E allora proviamo a chiudere gli occhi ed immaginare una riunione dell’Osservatorio in una qualsiasi Prefettura italiana: Milano, Firenze, Bari. Scegliete voi. Il Prefetto convoca la riunione entro metà aprile, il termine perentorio fissato nella direttiva: perché bisogna fare presto, la crisi non può aspettare! Il prefetto prende la parola, si guarda intorno e tra i membri vede presenti solo il dirigente territoriale del Mef e gli altri prefetti della regione. Gli altri non sono stati ancora nominati, perché la loro nomina da parte dei vertici nazionali porterà via settimane. Pazienza. In compenso ci sono tutti gli “invitati a partecipare“. In prima fila, un entusiasta direttore di Bankitalia regionale, opportunamente “istruito” da Roma che ricorderà che “La Banca d’Italia svolge da anni questa attività di vigilanza e i sui rapporti sono pubblici” (vero, potete scaricarli da internet anche voi, se volete!) e che comunque, come previsto dalla direttiva, “ha già trasmesso i dati al Ministro dell’economia“. Il povero prefetto, a cui magari il Ministero si sarà pure “dimenticato” di mandare il rapporto (al Mef c’è tanto da fare) resterà interdetto, e ascolterà il 76528967fb2 Draghi, Tremonti e l ammuina dellOsservatorio del creditoPresidente della Regione dire che “si mette a completa diposizione“, naturalmente tendendosi per sé i “suoi” indicatori congiunturali, perché i rapporti con Banche, associazioni di categoria e cittadini vuol gestirseli da solo.

FACITE AMMOINA – Ma che bella situazione. Una commedia che rischia di diventare una farsa. Un osservatorio pensato da Tremonti solo per fare un piccolo dispetto a Draghi, che duplica inutilmente funzioni già svolte da Bankitalia, di cui però Bankitalia è solo ospite “sgradito” ma al tempo stesso il suo ruolo è indispensabile, visto che detiene la maggior parte delle informazioni, comunque in gran parte reperibili con un paio di click via internet. Un Osservatorio pensato da un convinto federalista come Maroni che mette al centro del governo della crisi le Prefetture, cioè un organo dello “Stato centrale”, irritando così Regioni ed Enti Locali. Un organismo che deve partire in fretta, perché la crisi non può aspettare, ma che nessuno ha pensato a far funzionare (a partire dai meccanismi di nomina, dalla sua composizione e dalle sue modalità di funzionamento e circolazione delle informazioni), lasciando ai poveri prefetti il compito di “sbrigarsela da soli” con i loro interlocutori. Alzi la mano chi non ricorda il famoso comando “Facite ammuina“. Certo, nel mezzo di una crisi come questa, con una situazione così grave, qualche sbaglio si può perdonare. Anche perché, come diceva il grande Ennio Flaiano: “La situazione è grave, ma non è seria“.

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