Ecco com’è nata la felpa col cappuccio

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Dagli operai degli anni Trenta a Trayvon Martin: l'indumento inventato dalla Champion ne ha fatta di strada

Come per i jeans, la felpa col cappuccio è passata dall’essere un capo d’abbigliamento tattico per operai e sportivi a simbolo irrinunciabile per correnti di pensiero, generi musicali e lotte sociali. Ecco la ricostruzione del magazine americano Rolling Stone, ispirata dalle recenti manifestazioni col cappuccio in testa che si sono tenute negli Stati Uniti in ricordo di Trayvon Martin.

WORKING CLASS HERO - Il mito della felpa col cappuccio nasce con intenti tutt’altro che modaioli: l’aggiunta serviva a coprire sia la testa di operai e tecnici costretti a lavorare esposti alle intemperie, sia quella degli sportivi durante gli allenamenti invernali. A realizzare il primo modello all’inizio degli anni Trenta fu la Champion, che approdò all’idea cercando di sviluppare un’alternativa alla scomoda e pesante biancheria intima che veniva indossata in questi casi.

CHEERLEADER E WRITER - Secondo Harold Lipson, un vecchio dirigente della Champion, a traghettare la felpa fuori dall’ambito tecnico furono le ragazze degli sportivi liceali, che sdoganarono i sudati indumenti da allenamento nei corridoi delle scuole americane. Il passo successivo si ha a metà degli anni Settanta, quando i writer iniziano a indossare il cappuccio per mantenere l’anonimato e i ballerini di breakdance a usarlo per mantenersi al caldo tra un pezzo e l’altro. Ma a vestirsi così, come ricorda Eric “Deal” Felisbret (uno dei primi a fare graffiti), erano anche gli stick-up-kids, borseggiatori che facevano veloci comparse in situazioni pubbliche e sparivano con catene d’oro e altri oggetti di valore senza che nessuno fosse riuscito a riconoscerli.

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ANARCHY IN CALIFORNIA - Per gli Z-Boys, i primi a usare piscine vuote californiane per acrobazie con lo skate, il cappuccio era il simbolo di una vita underground e lontana dagli schemi osannata dal magazine Thrasher, che creò tutta una mitologia intorno agli skater e a gruppi hardcore e punk come Black Flag, D.O.A. e Descendents.

IL RAP E GLI ANNI NOVANTA - Mentre il grunge esplodeva in camicie di flanella, rapper come i Wu Tang Clan e Cypress Hill si impossessavano del cappuccio per manifestare il proprio stile crudo e diretto. Col tempo le culture punk, skate e hip hop si sono avvicinate trovando un terreno comune nell’essere delle correnti alternative al mainstream, anche se completando il cerchio sia loro che la stessa felpa col cappuccio sono ormai negli ultimi anni entrate a pieno regime nelle dinamiche commerciali e di massa che tanto volevano contrastare.

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