La riforma della scuola è Legge, ma nessuno si è mai preoccupato di dar voce direttamente ai bambini chiedendogli un parere. Sul tempo pieno, per esempio.
Buongiorno. Mi presento: sono un bambino. Se l’eloquio articolato e volgare da adulto vi dovesse per caso stupire, sappiate che sono un genio precoce. Ma
questo è un segreto tra me e voi, che so gente d’onore. Se quei cazzoni dei miei dovessero scoprirlo per me sarebbe la fine, o quasi: mi farebbero lavorare come un negro; mi spedirebbero in qualche scuola speciale per animaletti rari, magari in America, a far compagnia a qualche pedante e impenetrabile moccioso cinese senza il minimo senso dell’umorismo; si metterebbero in testa di farmi laureare in fisica nucleare al quindicesimo anno di età. Perciò, acqua in bocca! E lo dico anche per voi, che avreste sulla coscienza un assassinio.
IL TEMPO PIENO - Io odio il tempo pieno. Lo odio. Se il comunismo ha tirato le cuoia nel mondo dei grandi, quell’incubo criminale sopravvive ancora tra noi fanciulli, senza che nessuno sembri porgere l’orecchio al grido disperato di queste tenere pianticelle. Purtroppo i miei genitori sono due fessacchiotti senza spina dorsale, che Dio ha accoppiato con tutta evidenza al solo scopo di farmi nascere, due stolide pecore del gregge democratico che pagano infallibilmente il loro tributo al pensiero dominante. In una parola, due tirannelli per debolezza intellettuale. E così mi tocca fare il tempo pieno, quello massimo naturalmente. Ma il mio paparino, ai suoi tempi, faceva la bella vita secondo natura e saggezza. I suoi liberi pomeriggi avevano ancora il sapore dell’avventura. Scoccata l’ora della liberazione un grande e magnifico punto di domanda si disegnava nella mente dei cuccioli dell’uomo; e modesti palcoscenici tutti nostri bastavano a far da sfondo a grandi imprese. E com’era fruttuosa anche la noia, com’era salutare, istruttivo e pedagogico quel tormentato far niente distesi sull’erba a spiare la lenta metamorfosi e il movimento delle nuvole, nella cui muta eloquenza sembravano prendere corpo gli enigmi della vita.
Il piccolo filosofo già si faceva le ossa in vista delle tempeste dell’adolescenza, che oggi abbattono come mosche quelli di noi che hanno superato la barriera dell’infanzia.
LA RIFORMA, FINALMENTE - A dirla tutta in questi mesi anch’io, pur essendo, nello spirito, uomo di mondo come pochi, ammetto di aver sperato nella palingenesi gelminiana. L’italiano legnosissimo della ministra, il delizioso e spiccatissimo accento bresciano, frutto dell’innesto fonetico per tanti secoli delle nobili favelle della Serenissima, inferiore oggi forse al solo bergamasco in quanto a rustica selvatichezza, promettevano miracoli degni di una novella Giovanna D’Arco. Ma sembra purtroppo che la bonaccia snervante dei palazzi romani l’abbia come inghiottita e abbia lentamente ma inesorabilmente soffocato il sacro fuoco che le ardeva in petto. Cari bambini, lasciatevelo dire in tutta amicizia, fraternità e solidarietà: siete una massa di deficienti. L’infausto disegno democratico e progressista dei grandi tra breve sarà realtà: quei disgraziati senz’arte né parte lavoreranno al massimo 35 ore e molti di loro sgobberanno solo per quattro giorni la settimana; mentre noi ci beccheremo senza fiatare 40 ore la settimana, sempre che bastino a quegli esaltati. Ce l’hanno messo in quel posto, cari miei, altro che storie, e nel nome dei diritti umani!




ben arrivato, monsieur
intanto: benvenuto!
“L’italiano legnosissimo della ministra, il delizioso e spiccatissimo accento bresciano, frutto dell’innesto fonetico per tanti secoli delle nobili favelle della Serenissima, inferiore oggi forse al solo bergamasco in quanto a rustica selvatichezza, promettevano miracoli degni di una novella Giovanna D’Arco.”
…Ma quanto “humor”…Zamax! Bravo!
Uè.
Benarrivato!
…ti accogliamo calorosamente nonostante il ritardo evidente con cui ti sei deciso a unirti ai giornalettisti!
benvenuto a bordo zamax
sintatticamente e linguisticamente seducente, a tratti leopardiano quando parli di noia: continua così!
Mmmhhh, qualcuno di voi fa parte di una famiglia in cui entrambi gli adulti lavorano e con bambini sotto i 10 anni?
Io sì e ne ho fatto parte anche da bambino.
Da bambino i miei genitori facevano carte false per piazzarmi da qualche compagno che aveva la madre casalinga. Di quando non ci riuscivano io personalmente mi ricordo ancora il forte senso di noia e prolungata reclusione (io sono nato e cresciuto in città e quindi da bambino solo in casa niente erba né nuvole né terra, ma solo un balcone e un panorama di case, tetti e strade). Tutti quanti avremmo benedetto il tempo pieno (o almeno il tempo prolungato)!
Oggi l’assenza del tempo prolungato per noi genitori sarebbe un incubo, che ci metterebbe costantemente alla mercé degli umori, della disponibilità e delle capacità di baby-sitter varie ed eventuali.
Evidentemente dunque (ebbene sì, lo confessiamo!) siamo anche noi dei fessacchiotti, dei disgustosi pseudodemocratici seviziatori di bambini, ma non preoccupatevi: vi aspettiamo tutti tra noi, quando figlierete e scenderete sulla terra.
Sono d’accordo con Grano. Questo Zamax sembra vivere – lui sì – sulle nuvole, e si diverte a scrivere poesie spiritose immaginandosi l’Italietta di mezzo secolo fa. Vabbe’.
Scusate sono un amico di Zamax. Io lo conosco bene: il tipo è un po’ strano, ma non ha mai fatto male a nessuno. L’articolo ovviamente è una sana provocazione.
chiamate la neurooooooooooooo!
Proprio adesso che cominciavo a divertirmi.
Il tuo guaio è che non sei un bambino e dovresti essere cresciuto e parlare della realtà e non di sogni.Trovami bambini che giocano sereni,da soli, ai giardinetti in città, con la mamma tranquilla che sfaccenda a casa:impossibile! Forse troverai bambini oppressi da corsi e corsini, attività scelte da mamma e papà per farsi belli con gli amici; troverai bambini che passano pomeriggi davanti alla TV o la playstation che pregano la mamma di andare a giocare con l’amichetto che, però, abita lontano, e la mamma non ti può accompagnare,o non vuole gente per casa perchè ha altro da fare.Pensi che stiano bene così ? I ragazzi che conosco scelgono anche di restare a scuola oltre l’orario, per stare insieme ad altri bambini, per imparare giocando, sicuri loro e i genitori, perchè seguiti da gente che è lì solo per averne cura,che fa il suo lavoro con passione e ci rimane male se qualcuno ne sparla, così per fare lo spiritoso e l’anticonformista,o per puro esercizio di stile, mettendosi sullo stesso piano di quelli che per sentirsi ancora giovani e belli magnificavano i risultati dei maestri unici,dicendo, smentiti dai fatti, che tutti volevano quel modello di scuola.
(Poi uffa , di questo comunismo agitato come spauracchio per ogni discorso e prezzemolo infilato in tutte le argomentazioni, sinceramente ne ho piene le tasche)
Caro Gregorj è colpa tua. Non ho scritto che il primo articolo e già mi sento in colpa verso tutta quella “gente che è lì solo per averne cura,che fa il suo lavoro con passione e ci rimane male se qualcuno ne sparla”. Ma cara signora o signorina Lillith non c’è proprio niente di utile alla causa umana in quel che ho scritto? Mi salvi!
L’articolo non avrà velleità da pezzo che farà storia ma lo condivido in pieno, preso da una botta alla nuca di nostalgia.
Io l’infanzia l’ho passata giocando a palla, biglie, macchinine, nascondino, un due tre stella e quant’altro nel cortile a fianco; il resto del tempo lo occupavo con cartoni, fumetti e i primi libri. Libertà.
Forse bisognerebbe cercare di recuperare quella neanche tanto antica libertà (anni ’80, mica l’epoca dei faraoni) invece che riempire artificialmente il vuoto rimasto, creando bambinetti viziati e bambinette nevrotiche.
Rileggendo il mio commento mi rendo conto di aver esagerato un po’!… Ma vedere la Gelmini proprio oggi che le sue leggi sono diventate tagli dolorosi nei nostri organici è stato come un drappo rosso agitato davanti a un toro, non ho potuto fare a meno di caricare !
( Comunque comlpimenti, scrivi benissimo)
Grande Zamax, complimenti vivissimi e grazei di esserti unito al “battaglione di disciplina” dei guardati a vista portatori di pensiero difforme e talora profondamente irritante le certezze dei mediomen (and women) italici interno al Giornaletto.
Nel merito, mi hai fatto rivivere ricordi di una generazione abbandonata a se’ stessa nel doposcuola, cose che i polli allevati in batteria di oggi non possono capì; quei pomeriggi assolati passati al campetto di calcio in cui imparavo le cose fondamentali della vita (i rapporti di forza, il sesso, la lealtà, il coraggio e la viltà, i limiti personai etc.etc.).
Oggi non se po’ più fa’ nella mentalità “mamma” dell’italico scoglionato (in tutti i sensi) e televisionato: i parchi pullulano di maniaci e cupe facce mai viste, le strade di imbecilli indisciplinati; chi mai osa mandare i bimbi a scuola in bici come ai miei tempi o da soli? Bimbi e vecchi vanno sottoposti a badante nel 100% del loro tempo di veglia. Ci rimane una finestra di pseudo-libertà in vita, solo nel periodo in cui siamo utili e utilizzabili, autorizzati a perseguire il dettato costituzionale della Repubblica fondata sul lavoro che tanto ricorda arbeit macht frei.
Bel triste post molto stimolante.
ciao, Abr
Fantasia a briglia sciolta, spazi verdi, amicizie semplici e un abbigliamento molto semplice e pratico, ideale per i nostri giochi a volte anche poco “femminili”, ecco la mia infanzia non troppo remota. Oggi sforniamo bambini senza fantasia, con poca capacita’ di apprezzare il gioco, quello semplice, quello che un tempo si poteva praticare all’aria aperta. Siamo contenti se i nostri figli si dimostrano geni dei computer o dei videogiochi, dimenticandoci che il tempo dell’infanzia, dell’ingenuita’, dei sogni, una volta trascorso invano non potra’ piu’ essere recuperato.
Caro Abr mi fai paura. Come fai ad essere così produttivo? Stai dietro a tre blog – che io sappia – e scrivi su Giornalettismo. E per di più rispondi anche ai commenti. Mi sembri uno che gioca a tennis contemporaneamente su tre-quattro campi. Mi fai venire l’ansia, già che ho poca voglia di lavorare. (Questa è la verità, ma voi fate finta di non aver sentito. Ufficialmente sono un grande lavoratore veneto che non ha tempo per nulla: questa retorica preventiva è la linea del Piave della mia vita)
Nel merito so anch’io che la vita d’oggigiorno preclude ai mocciosi un ritorno ai bei pomeriggi zingareschi del buon tempo antico. Però la benintenzionata e magari splendida e affluente irreggimentazione della loro vita mi rattrista. Fuor di quella, sembra via sia spazio solo per il pericolo e la sordidezza. La storia non mi convince.
P.S. In quanto alla strategia del “battaglione di disciplina” sarei del parere di non farci influenzare troppo dal romanesco; se cominci a cedere nun passano du mesi che-tte trovi a-pparla’ della santità der cuppolone, della maestà der Colosseo, e-ppure de Roma capoccia der monno infame…
Penso che il tempo pieno debba essere una scelta. Se uno non sa dove mollare i figli al pomeriggio (perché questo è il punto, smettiamola di raccontarci altre storie!) deve poter scegliere di lasciarli a scuola. Se uno può occuparsene a casa, deve avere il sacrosanto diritto di farli uscire a all’una.
Il problema è un altro. Checché ne dicano gli insegnati che si autoproclamano votati al martirio per il bene dei pargoli, ho sentito e visto cose che non stanno né in cielo né in terra. Sono cresciuta con il maestro unico (la “signora maestra”, quando l’educazione era ancora una cosa che i genitori inculcavano ai figli) e negli ultimi due anni ci avevano appioppato un’altra maestra, nel cosiddetto modulo. Una cosa totalmente inutile a livello pedagogico, ma che doveva tenere il posto in caldo al surplus di insegnanti che la scuola elementare annoverava.
Quindi ben vengano tempo normale o tempo pieno, ma vediamo di usarli per insegnare qualcosa di buono ai bambini, che a giocare ci pensano nel weekend! E’ vergognoso vedere ragazzini delle medie che leggono a stento e non sanno le tabelline!
il tempo pieno italiano è una mezza truffa.
fatto come si deve, dovrebbe essere poco stressante e molto interessante per un bambino.
i ricordi della mia infanzia li adoro. erba, cani, giochi, biciclette, corse.
Non ricordo bene gli orari dei miei, però ricordo che i miei genitori lavoravano. Prima c’era il negozio, poi altre attività. Mi ricordo solo che cmq erano presenti e la mia unica “baby sitter” era la nonna.
Ma io ero fortunata. Abitavo (e abito) in periferia, in un quartiere tranquillo, in un condominio con un grande giardino privato.
All’epoca il condominio era abitato solo da poche famiglie. quindi c’era anche l’esplorazione di appartamenti vuoti nel nostro carnet di giochi.
La nostra infanzia è finita con le superiori, quando si cresce e si fanno cose da grandi.
Alle medie avrei tanto voluto fare attività extrascolastiche all’interno della scuola. Ero iscritta al tempo pieno ma invece di farci fare teatro, musica, arte.. ci facevano normalmente lezione. quei 3 anni furono uno sfacelo.
Il problema del tempo pieno è questo: cosa fai fare a questi bambini?
Poi c’è un altro problema: che i bambini di oggi non sono più bambini. SOno piccolo mostriciattoli estremamente antipatici e saccenti. Credono di sapere tutto, ma hanno ancor meno neuroni di quelli che avevamo noi alla loro età.
Smettono di giocare prestissimo, dando un colpo di grazia all fantasia. Si comportano da “piccoli adulti” con gravissimi danni per la collettività.
Sono bombardati da informazioni che non sanno gestire. In più, certe varianti, si divertono a fare danni perchè tanto sanno che non potranno essere puniti.
Beh più che il tempo pieno, mi sa che è la società tutta che è messa male.
la mia risposta non c’entra una mazza col post direi.
scusate, è la pressione alta. domani andrò dal medico (se non muoio stasera)
“se cominci a cedere nun passano du mesi che-tte trovi a-pparla’ della santità der cuppolone, della maestà der Colosseo, e-ppure de Roma capoccia der monno infame…”
Roma impera.
Penelope l’ho sempre amata, essendo un fan sfegatato di Odisseo, l’uomo dal multiforme ingegno.
@ Gregorj
Ti ho mandato una e-mail.
si me lo dici in romanaccio, t’arisponno. Sinnò, chissene.
Lode a Zamax eroe del pensiero difforme e morte ai mediomen interni al Giornaletto. Gentaccia: eliminateli tutti, dovunque si celino! Se vi serve una mano, chiamatemi!
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