In America, e non è una notizia, protestano perché hanno tasse troppo alte. Ce lo racconta Ennio Caretto in quattro rapide pennellate: “Oggi è il «Tax day», il giorno delle tasse, il più temuto dagli americani dopo il giorno del giudizio, quello in cui si denunciano i redditi, e si paga lo Stato. Ma è un «Tax day» insolito perché nelle maggiori 300 città sono esplose dimostrazioni popolari di protesta contro il fisco. Le chiamano «tea parties» dalla rivolta di Boston del 1773 contro le tasse inglesi, quando decine di sacchi di tè furono rovesciati in acqua. Guidati da persone negli abiti della rivoluzione anticoloniale, qualcuna a cavallo, i cittadini marciano in tutti i 50 stati Usa. Un movimento spontaneo, che ha rifiutato strumentalizzazioni politiche vietando ai partiti di parteciparvi“. Guardando le cose con la lente d’ingrandimento, i contribuenti americani hanno molto di cui essere incazzati. Qualcuno, alimentando bolle su bolle speculative,
ha consentito loro di vivere al di sopra delle proprie possibilità. Qualcuno ha drogato la crescita del loro prodotto interno lordo attraverso i tassi d’interesse bassi, e aveva anche l’ardire di chiamare “politica economica” quella che invece si può definire tranquillamente speculazioni. Quel qualcuno ha fomentato l’azzardo morale degli istituti finanziari e, di riflesso, quello degli individui. E oggi molti di quegli esponenti, a loro modo responsabili della crisi odierna, stanno spendendo i soldi pubblici dei contribuenti per salvare banche private – consentendo persino a qualcuno di rimettersi in pari con i propri buchi, o addirittura di guadagnarci. Insomma, questi militanti No-tax ce l’avrebbero, qualche ragione per essere incazzati. Anche se ricorda sempre Caretto qualcosa di importante: “In realtà, l’America non è uno dei Paesi più tassati al mondo, semmai è uno dei Paesi in cui le multinazionali e i super ricchi lo sono di meno: il prelievo massimo è del 34 per cento, cosa che fa ridere in Italia. Oggi, mentre la gente marciava nelle strade, Obama ha ribadito in un discorso alla nazione che riformerà il sistema fiscale a vantaggio dei ceti medio e basso. Le ha ricordato di avere già varato detrazioni fiscali per moltissime famiglie, aggiungendo che aumenterà le tasse solo per i redditi dei singoli superiori a 200 mila dollari e dei coniugi superiori ai 250 mila, e per i profitti delle «corporations“.
In Italia invece, e anche questa non è una notizia, nessuno protesta perché ha tasse troppo alte. O meglio, lo si fa come sempre, ma a mezza bocca. La lamentela ripetuta soprattutto in periodo di campagna elettorale – e utilizzata, ormai possiamo affermarlo tranquillamente, come mero strumento di propaganda – è stata appannaggio di una parte politica ben precisa: quella che ha vinto le elezioni. Che fosse un trucco lo si pensava un po’ tutti. La certificazione è arrivata nero su bianco quando il ministro economista e fiscalista Giulio Tremonti ha presentato il suo documento di programmazione economica e finanziaria. Nella tabella III.3, quella del bilancio programmatico si leggeva piuttosto chiaramente che “la pressione fiscale non diminuirà nel 2009, aumenterà nel 2010 al 43,1 per cento del PIL (quasi lo stesso livello dell’anno 2007, l’anno del terribile Vincenzo Visco!) e resterà stabile nel 2011 e nel 2012, per scendere, leggermente, solo nel 2013, restando comunque sostanzialmente agli stessi livelli del governo Prodi!“. E quel Dpef, è bene farlo sapere agli incurabili ottimisti, è stato scritto PRIMA dell’inizio della crisi finanziaria, ovvero a giugno. Se revisione di quei numeri ci sarà, è pacifico che sarà in peggio. Non solo: come oggi leggeremo in un altro articolo di Carlo Cipiciani (in pubblicazione alle 10 e 30), nel bollettino della Banca d’Italia pubblicato ieri, sta scritto chiaro e tondo che c’è stata una “riduzione del saldo negativo del bilancio statale, che passa dai -6,288 miliardi di euro dei primi due mesi del 2008 ai -9,877 del primo bimestre 2009, con una riduzione quindi del 39,4%. Ma nel bollettino è anche scritto come il risultato è stato ottenuto: le spese correnti, infatti, nel bimestre gennaio-febbraio 2009 sono pari a 71,467 miliardi di euro, rispetto ai 68,081 dello stesso periodo 2008. Ci sono quindi 3,386 miliardi di spesa corrente in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il miracoloso effetto di riduzione del saldo del bilancio statale si deve ad un crollo delle spese per investimento“. Avete presente quelle per costruire (o mettere in sicurezza, o ricostruire) strade, ponti, ferrovie, linee adsl, ospedali, scuole e così via? Quelle lì. Che passano dai 10,008 miliardi di gennaio-febbraio 2008 ai miseri 1,165 miliardi del primo bimestre 2009: una riduzione dell’88,4%. Quasi 9 miliardi di euro di investimenti in meno. Il tutto per finanziare la spesa corrente. E qual è la spesa corrente, direte voi? La ricostruzione dell’Abruzzo? Macché. Sono i conti di febbraio, il terremoto non c’era ancora stato.
Intanto, il governo ha varato una serie di provvedimenti anti-crisi, qualcuno a favore delle banche. Tra queste, i Tremonti bond. Ohiboh!, direte voi: ma non è esattamente quello che sta succedendo in America? Sì, tocca rispondere. Solo che c’è una differenza: qui stanno tutti zitti. Chi perché spera che nessuno se ne accorga – il governo, il Popolo delle Libertà e la Lega – chi perché non ha ancora capito che l’argomento ai cittadini interessa – il PD – chi perché non ha ancora proprio capito cosa sta succedendo – L’Italia dei Valori - chi perché ritiene più utile pensare a cazzeggiare – la Sinistra, l’Udc. In compenso, l’opinione pubblica è spaccata sulle sorti di Michele Santoro, Marco Travaglio e Vauro Senesi, tra chi ne vorrebbe la beatificazione per manifesto martirio, a chi ne vorrebbe la dannazione negli Inferi della censura. Quando una questione del genere, in America, neppure si porrebbe: lì sanno cosa significa pluralismo, di reti ce ne sono tante, e in mano ai privati. Tanti privati, tante voci: ciascuno ascolta ciò che vuole, da Rush Limbaugh all’Huffington Post. Intanto, da noi Berlusconi non è riuscito a imporre la sua volontà alla Lega (e chissà se ci ha mai realmente pensato), e il referendum sul sistema elettorale non verrà accorpato alle altre elezioni. La cosa divertente è che secondo Calderoli, la decisione di indicare il 21 giugno come data del referendum, “non è una vittoria della Lega, ma riguarda il rispetto della Costituzione“. No, dico: anche Calderoli che difende la Costituzione ci toccava vedere, nel clamoroso avanspettacolo che ci regala ogni giorno la politica italiana. In tutto ciò, rimane che si spenderanno altri soldi inutilmente, mentre la spesa corrente – la mangiatoia delle prebende di ciascun governo che si rispetti – cresce. Altro che Tea Party: ce n’è abbastanza per rincorrere i propri rappresentanti con il forcone, e preparargli, alla maniera del vecchio West, il sacco di pece e le piume, prima della cacciata con disonore. Eppure, specialmente da gente che ha rotto le palle per anni sulle troppe tasse che ti faceva pagare lo Stato, c’è un silenzio tombale. Non si muove foglia, nessuno sembra accorgersene. L’opinione pubblica di questo paese mostra un encefalogramma piatto. Oppure è tremendamente masochista. Oppure ancora siamo morti, ma nessuno ancora l’ha certificato. Speriamo che la risposta a questa domanda arrivi presto: questa suspence mi sta uccidendo!
(L’illustrazione non mi ricordo da dove l’ho presa; normalmente dovrei riconoscere il credit o rinunciarci, ma mi ricordava troppo l’attuale condizione psicologica di un conoscente per non metterla; scusate…)
























Foto fantastica, articolo impeccabile come ci si attendeva. Giornalettista consigliatissimo+++++ !!!
è inutile che fai così: non ti paghiamo lo stesso
Allora feedback negativo, preshhhto!
unica critica, il referendum
in base ai “principi della filosofia del diritto”, il referendum dovrebbe essere una libera manifestazione della volontà popolate su questioni determinate
a tal fine lo Stato deve assicurare la sua totale neutralità, senza influenzare l’ esito del voto
sempre per questa ragione, le elezioni politiche che ricorrono in prossimità del referendum ne provocano il suo slittamento
Probabilmente non siamo morti. Ma il sondino naso gastrico con cui ci tengono in vita (pagare le tasse da morti è più difficile) non ci permette di parlare.
vabbeh, tanto diciamo solo cazzate
Come dipendente statale, e come persona che non lavora al di fuori della ASL, pago le tasse fino all’ultimo centesimo. Il mio prelievo globale, comprendendo quindi anche le imposte e altri ammenicoli, è circa il 50% dello stipendio lordo. E per carità, ho un ottimo stipendio e mi va benissimo così. Mi nasce una rabbia profonda però quando vedo che il “problema tasse” venga sempre ripartito su noi lavoratori dipendenti, che non abbiamo materialmente la possibilità di evadere o anche di ridurre legalmente il prelievo fiscale e non si faccia mai nulla di stabile e duraturo nel tempo per combattere l’evasione reale.
Di per sé mi starebbe benissimo anche un livello di tassazione elevato a patto che venisse fatto un controllo sul TENORE DI VITA e non sul reddito dichiarato. E vorrei, quantomeno, il rispetto dello stato nei nostri confronti. In fondo siamo prevalentemente noi che paghiamo i nostri politici.
Sulla proposta di inseguire costoro con i forconi, non tentatemi troppo, per favore…
questo articolo è come un percorso in cui non si vede l’ora di arrivare alla fine per sapere che c’è
ok, l’aliquota massima negli USA è più alta che in Italia… ma quanti la pagano in Italia? Quanta parte del gettito viene da quello scaglione?
Se qualcuno fa questa ricerca magari viene fuori perché negli USA si rivoltano e in Italia non si protesta
Un giorno percorrevo un sentiero in un bosco, quando un gruppo di furfanti mi circondò per derubarmi: “questo sentiero è un bene pubblico e devi pagare per la sua manutenzione, mi dissero, e non essendo protetto, devi pagare per la tua protezione”, mi disse uno di loro.
Io per fortuna non credetti alle parole del furfante filosofo politico, e quindi scappai via per non esser derubato.
Allora i furfanti circondarono un altro viandante, lo derubarono, e gli tolsero anche le mutante (di Dolce e Gabbana, e usate solo tre volte), dicendogli: “Noi volevamo farti contribuire per la tua sicurezza e per la manutenzione della strada con un piccolo obolo. Ma un tizio prima di te è riuscito ad evadere senza pagare, e per colpa sua dobbiamo derubarti il doppio”.
Il giorno dopo incontrai un tizio sporco e nudo che mendicava, gli raccontai della mia avventura, e lui se la prese con me perché ero scappato dai furfanti. Mi disse che ero un evasore fiscale.
Quel vigliacco non aveva il coraggio di prendersela con la banda che lo aveva derubato.
Evadere meno, evadere tutti
abbraccio forte donato e libertyfirst…
in meno di un anno il prezzo dell’interregionale Parma-Milano è aumentato di quasi due euro, solo nel giro di una settimana, recentemente, del 5%. 40 centesimi: non mi ci compro più nemmeno ilcaffè dalla macchinetta sul binario.Con chi dovrei protestare?
non tutti gli americani la pensano cosi (per fortuna)
http://www.alternet.org/workplace/136592/tax_day%3A_you_pay_your_taxes_–_why_don%27t_the_rich_pay_their_share/
l’america non è poi così tassata se leggo
“The 139,000 U.S. taxpayers who made over $2 million in 2006, our report also notes, averaged $5.9 million in income. They paid 23.2 percent of their total incomes in federal income tax. The comparable rate for equivalent high-income Americans in 1955: 49 percent.”
(e già questo la dice lunga… ci sono 140 mila presone che guadagnano oltre 2 milioni di dollari… da noi la media è 18 mila euro l’anno… forse c’è un piccolo problema di evasione o di povertà)
consiglio di leggere soprattutto fra i commenti
In particolare quello intitolato “Not Historically Only”
Sono riportati dei link in cui risultano chiari alcuni punti
la maggior parte delle tasse arrivano da chi guadagna fra i 42 mila e i 62 mila dollari
chi guadagna fino a 2 milioni di dollari in proporzione paga di più di chi ne guadagna più di 5 (e questo significa che maggior capacità economica permette di accedere più facilmente a sgravi fiscali di qualche tipo “esotico”)
le fasce più in alto del reddito, pagano in proporzione anche meno, perché, secondo l’articolo, sono persone direttamente o indirettamente coinvolte con la politica.
ma il loro vero problema è il contributo delle grandi corporation.praticamente nulla rispetto ai guadagni che ottengono.
qui da noi si va avanti a fumo negli occh.
inutile fare discorsi logici o basati sulle cifre.
tu non vai in televisione, non sei nessuno, non ti sei fatto da solo, non riuscirai a convincere nessuno del grande inganno.
Sei solo un invidioso
Un giorno camminavo in mezzo al bosco e incontrai libertyfsting che con l’aiuto della dinastia tudor si appropriava di svariati ettari di terreno gettando nella miseria i poveri contadini che prima vi lavoravano. Allora andai dai contadini e dissi “raga, qui mo vi dicono che comunque si tratta di un cambiamento in meglio perchè poi saremo finalmente liberi di trovare il lavoro che vogliamo ma io sai che vi dico, VIVA IL REGRESSO, andiamo a stanarli”. Fu così che cantando la ravachole tutti i contadini bigotti e allegri andarono a prendere il loro padrone libertario che nel frattempo si stava ascoltando fabrizio de andrè comodamente stravaccato su un’amaca con aperto un libro di Popper sulla società dei culi aperti e lo ghigliottinarono sulla pubblica piazza, non prima di avergli fatto pagare il pedaggio per l’utilizzo del palco apposito.
TAX DEM ALL
@TAX DEM ALL
simpatico…parti da un assunto sbagliato (un libertario che si appropria di proprietà altrui?!?) ma sei simpatico…
una precisazione: il movimento anti-tasse dei \”tea party\” non è esattamente spontaneo ed apolitico come dice l\’articolo del Corriere.
Fonti:
http://www.nytimes.com/2009/04/13/opinion/13krugman.html?_r=1&em
http://tpmdc.talkingpointsmemo.com/2009/04/freedomworks-long-history-of-teabagging.php
http://thinkprogress.org/2009/04/09/lobbyists-planning-teaparties/
Ehi, ma chi sarebbe quel “Carlo Cipiciani” di cui parli nel bel mezzo del tuo articolo? E’ l’unica nota stonata ad un gran bel pezzo (as usual)
C.
Intanto un applauso a Libertyfirst, storiella carinissima, è davvero indicativa!
Scusate, ma indipendentemente dal dare dell’evasore a tizio o a caio tra noi (un appunto per Uyulala: so di lavoratori dipendenti, per di più nel pubblico, che finite le ore di lavoro ne fanno un altro in nero. Anche i dipendenti possono evadere, tranquilli!), qualcuno si è posto la fatidica domanda: com’è che se siamo in crisi e le spese aumentano, il prelievo fiscale ai cittadini cresce, ma cavolo, i politici continuano ad aumentarsi lo stipendio, ad avere la pensione dopo pochi mesi e a garantirsi sempre più vantaggi? E le LORO di tasse???
Tanto per mettere i puntini sulle i.
Riduciamo il loro stipendio a 2000€ netti al mese (stipendio di tutto rispetto) e senza altri vantaggi monetari (tessere del cinema, auto blu, bollette del telefono pagate, ecc). Vedrete che riusciremo sicuramente a risparmiare soldi!
V
@VAALYAH
potrei essere d’accordo ma non lo sono. I politici dovrebbero (DOVREBBERO) essere l’equivalente di manager di alto livello. Lo stipendio che percepiscono non è di per se scandaloso. È scandaloso il fatto che non è legato alla realtà dei loro risultati. Se ottenessero risultati (capacità di aumentare il potere d’acquisto dell’individuo, garantire servizi, creare circoli economici virtuosi ad esempio) io sarei ben contento di pagarli anche di più (anche perché la vita di un parlamentare che ha voglia di fare è molto intensa e tutt’altro che da fannullone).
Ma di per se stesso un politico non persegue fini di efficienza economica o sociale ma unicamente fini di efficienza clientelare: è un procacciatore di voti. Con tendenze compulsive anche.
Mi trovo d’accordo unicamente sulla pensione, non trovo un motivo per essere pensionati dopo poco meno di 3 anni di lavoro (presunto).
Enrico, secondo me il discorso è un altro. Se aumentano le tasse a tutti (pure a chi le paga… è il discorso della storiella di Libertyfirst, se uno non ti paga, non è giusto che a me chiedi il doppio!), non vedo perché loro devo scordarsi di tutto.
Anni fa dicevano “dobbiamo fare sacrifici perché c’è la crisi” (mi pareva fosse il governo Prodi, ma non cambia nulla), così hanno aumentato le tasse, fatto tagli e… si sono alzati lo stipendio (e dx e sx erano tutti d’accordo). Stiamo scherzando??? Non siamo tutti sulla stessa barca?
Questo sto dicendo. Se ci alzano le tasse per la crisi, mi aspetto che loro diano il buon esempio. Non so se mi spiego…
V