Ecco come i nostri parlamentari propongono di combattere lo sfruttamento della prostituzione. Maggioranza e opposizione hanno idee diverse, ma sono sorprendentemente d’accordo sul non adottare l’unico provvedimento che appare di buon senso, cioè riaprire le case chiuse.
Mentre la prostituzione può essere considerata a tutti gli effetti una attività lecita, perché qualsiasi persona può liberamente scegliere di ottenere reddito e sostentamento attraverso di essa, tutt’altro discorso vale, invece, per lo sfruttamento che spesso la caratterizza. Un problema davvero serio, visto che negli ultimi 50 anni, soprattutto dagli anni ‘90
in poi, il mercato del sesso ha coinciso col passare del tempo sempre meno con la scelta autonoma e volontaria di esercitare una professione e sempre più con forme diverse di violenza, subordinazione delle donne, soprattutto straniere, tratta di essere umani, criminalità. Il giro d’affari complessivo in Italia è di circa un miliardo di euro l’anno e, stando ai dati diffusi dal progetto Roxana, che si occupa della protezione e del sostegno delle donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, le prostitute straniere in regime di schiavitù nel bel paese oscillano tra le 19.000 e le 26.000 unità. La legge n.75 del 20 febbraio 1958, la famosa legge Merlin, che sanciva la chiusura delle case chiuse e fu concepita con l’intento di contrastare lo sfruttamento della prostituzione, è oggi unanimemente ritenuta obsoleta e proposte di abrogazione parziale o totale si spendono in lungo e in largo.
PASSO CARRABILE – Un disegno di legge del governo, firmato dai Ministri Carfagna, Alfano, Maroni, Frattini e Tremonti, attualmente al vaglio delle Commissioni 1a (Affari Costituzionali) e 2a (Giustizia) del Senato, riprendendo il vecchio progetto del 2003 firmato da Fini, Bossi, Prestigiacomo, Castelli, Pisanu e Tremonti, identifica oggi nell’equazione “strada uguale sfruttamento” la chiave di lettura giusta per inquadrare il fenomeno e crede nell’introduzione del reato di prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico come giusta via per combatterlo. Si
legge nel testo: “Si mira ad eliminare la prostituzione di strada, come fenomeno di maggiore allarme sociale e contemporaneamente contrastare lo sfruttamento della stessa in quanto è soprattutto in luogo pubblico che si perpetrano le più gravi fattispecie criminose finalizzate allo sfruttamento sessuale“. Alle pene stabilite, “l’arresto dai 5 ai 15 giorni e l’ammenda dai 200 ai 3.000 euro“, soggiace oltre a chi la prostituzione la pratica, anche “chi in luoghi pubblici o aperti al pubblico si avvale delle prestazioni“: il cliente. Si prova, in effetti, ancora una volta a far leva sull’ultimo anello della catena, ossia sulla conseguenza e non sulla causa, per tentare di porre rimedio alla questione. Ma il punto principale è un altro. Come riportano anche sul sito del progetto Roxana, in cui si parla di prostituzione in appartamento e nei locali e delle tecniche degli annunci personali sui giornali, negli ultimi anni si è già verificato un progressivo trasferimento del commercio sessuale dalle strade al chiuso, in luoghi differenziati: la prostituzione è così divenuta in gran parte sommersa, invisibile. Tutti i provvedimenti che mirano all’esclusione della prostituzione, e quindi anche delle forme di sfruttamento che ne derivano, dalle strade conducono nel lungo periodo solamente ad una variazione dell’ambiente in cui la prostituzione e l’e
ventuale sfruttamento è praticato.
SCARSITA’ DI ALLOGGI – Chi sostiene idee alternative, l’opposizione, non evita di giustificare la sua contro-proposta con motivazioni quantomeno discutibili, come, ad esempio, quella della carenza di alloggi per prostituirsi nel caso di divieto di esercitare in strada come vorrebbe il DDL del governo. Si tratta di un’eventualità presa in considerazione da una proposta di legge targata Pd e firmata, tra gli altri, dagli ex prefetti Achille Serra e Luigi De Sena. La proposta, che consiste nell’introduzione del divieto dell’”offerta e della pratica del sesso a pagamento nei luoghi pubblici, fatta eccezione per alcune aree appositamente individuate dai singoli comuni“, viene così argomentata nella relazione che accompagna il testo: “Non potendo verosimilmente sperare di trovare una sistemazione in casa per tutte le prostitute si delimitano luoghi pubblici da esse occupati. Si tratta di zone defilate e circoscritte che faciliterebbero il controllo da parte delle Forze dell’ordine e l’azione di operatori sociali“.
BORDELLI A CIELO APERTO – E i sei senatori democratici non sono i soli a pensarla così. Anche un’altra proposta, l’ultima in ordine cronologico,
firmata da 25 senatori del partito di Franceschini e in più dall’avvocato berlusconiano Ghedini, infatti, vorrebbe istituire le zone a luci rosse: l’Articolo 2 del DDL presentato tra gli altri da Anna Finocchiaro, Vannino Chiti ed Enrico Morando sancisce, sulla falsa riga dell’altro testo, il “divieto dell’esercizio dell’attività di prostituzione in luoghi pubblici o aperti al pubblico“, e dispone che “i comuni, sentiti enti pubblici, soggetti portatori di interessi collettivi ovvero soggetti privati specificamente operanti nel settore del contrasto del fenomeno della prostituzione o della tutela dei soggetti deboli, possono stabilire le modalità e i criteri per l’esercizio di tale attività in condizioni di riservatezza, eventualmente prevedendone modalità di utilizzo e orari“. In tali luoghi sarebbe poi “garantita la presenza di presidi sanitari” e il presidio del territorio verrebbe “assicurato alla presenza di corpi di polizia a composizione prevalentemente femminili“. Verrebbero, insomma, introdotte precauzioni tali da rendere la zona a luci rosse una sorta di bordello a cielo aperto. Perché, dunque, non riaprire le case chiuse, dove le prostitute potrebbero tranquillamente ricevere in un ambiente legale e certamente più sicuro della strada le forme di controllo e protezione proposte nel DDL? Rileggendo le proposte in questione, sembra paradossale che donne in regime di schiavitù e in stato di clandestinità decidano di localizzarsi in una zona presidiata dalle Forze dell’ordine. Sicuramente per l’organizzazione criminale che gestisce l’attività illecita sarà più comodo mascherare lo sfruttamento sistemando le prostitute in ambienti chiusi, come sta avvenendo negli ultimi tempi. E sembra paradossale pure che i cittadini che vivono nei pressi delle zone eventualmente prescelte per accogliere domanda e offerta del sesso a pagamento accolgano senza malumore o anche proteste l’iniziativa del proprio comune, e che i sindaci dal canto loro siano disposti a scontrarsi col malcontento popolare pur di portare a termine una iniziativa (la scelta delle zone a luci rosse) che non sono obbligati ad intraprendere.























sempre di bordello si tratta
commenti su Giawba2009
post: Ogni comunità è, sempre e comunque, una comunità mafiosa
Ogni volta che nasce una comunità nasce una mafia. Ogni volta che nasce una comunità aumenta la violenza. Una comunità, infatti, è costituita da un gruppo di individui che ha come scopo quello di privilegiare gli interessi personali dei suoi componenti su quelli degli altri, e che prima o poi userà la violenza, l’ingiustizia e la sopraffazione per realizzare il suo scopo. In questo modo verrà prima o poi in contrasto con un’ altra comunità, cioè con un’altra mafia, cioè con un altro gruppo di individui che ha come scopo quello di privilegiare gli interessi dei suoi componenti, in contrasto con quelli delle altre comunità. Ma la società umana e la convivenza civile sono fondate sul PRINCIPIO D’UGUAGLIANZA TRA GLI INDIVIDUI, e l’ esistenza stessa di … continua
commenti
# 1 commento di LU CUNTO DELLI CUNTI – lasciato il 15/4/2009 alle 12:3
caro jamba che pena essere costretto a confrontarsi con personaggi di 4 soldi presuntuosi ed ignoranti
con te non ci si annoiava mai (solo quando ripetevi le stesse cose fritte e rifritte dilungandoti)
perchà non vieni su jornalettismo ? spero non ti abbiano bannato anche lì
# 2 commento di Giamba. – lasciato il 15/4/2009 alle 12:9
Mah..
Quando qualcuno mi esclude io penso:
“Peggio per lui..Non sa cosa si perde..”
Giornalettismo?
Solo se mi danno l’esclusiva sui commenti..
http://www.giawba2009.ilcannocchiale.it
# 3 commento di Giamba. – lasciato il 15/4/2009 alle 12:12
Il povero Adinolif, poi, bisogna capirlo..
Deve fa er deputato PD..
Se deve omologa poraccio..
C’ha famija..
E’ na questione de sordi..
Voi mette no stipendio e na pensione da parlamentare che tranquillità te dà..
Secondo me se vince un milione de euro a poker fa un blog veramente libero..
# 4 commento di Giamba. – lasciato il 15/4/2009 alle 12:14
E’sempre quello il problema..
Se uno c’ha i soldi come obiettivo primario PRIMA O POI DIVENTA UN SERVO.
Perchè quelli che tengono i cordoni della borsa pe datte i soldi pretendono che li servi..
L’USURA EBRAICA ISTITUZIONALIZZATA.
# 5 commento di LU CUNTO DELLI CUNTI – lasciato il 15/4/2009 alle 12:25
che significa l’ esclusiva dei commenti ?
# 6 commento di Giamba. – lasciato il 15/4/2009 alle 12:39
Loro fanno i posts..
Poi commento solo io..
ma giamba mi pare che può tranquillamente commentare, qui, eh? Sull’esclusiva, spiacenti ma non è possibile
a Milano settimana scorsa ho notato una soluzione interessante: un camper. Ne uscivano le ragazze, per poi rientrarci accompagnate. Poco distante una volante
a Milano ci sono le case chiuse, istituzionalizzate: se notate centri di massaggio cinesi che
- offrono massaggi di quaranta minuti a 20€
- stanno aperti dalle 11AM alle 12PM
- sono gestiti da signorine succinte, che non parlano italiano
- suddette signorine vanno nel panico se entri e chiedi un massaggio
- i clienti sono tutti uomini
- se entra un cliente e pretende un massaggio, viene accontentato con quaranta minuti di schiaffi casuali sulla schiena
allora siete piú o meno vicini alla soluzione.
Italia: occhio non vede, cuore non duole.
Scusate, a me sembra si stia parlando di una legge che, di fatto, non esisterebbe nemmeno se venisse approvata.
Questa legge farsa è semplicemente l’ennesimo spot elettorale, assolutamente privo di contenuti, del governo di saltimbanchi diretto dal capocomico Berlusconi.
Stanno progettando d’istituire un reato impossibile da accertare che, anche nel qual caso venisse accertato (per confessione spontanea dei rei), non avrebbe nessuna conseguenza, se non una sanzione pecuniaria nella peggiore delle ipotesi. Ma poi la colpevolezza dovrebbe essere accertata attraverso i tre gradi di giudizio e la prescrizione interverrebbe sicuramente prima.
L’unico effetto che potrebbe avere questa legge è quello di ingolfare ulteriormente ed inutilmente i tribunali italiani.
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