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Internidi Dario Ferri
pubblicato il 17 aprile 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Non è più solo storia degli anni ‘70. Nella Capitale, e non solo, la microcriminalità riparte dagli stupefacenti. Ecco come, in quattro “storie brevi” realmente accadute


“Allora, dov’è che ci vediamo?”

“A piazza San Cosimato, dove hanno ammazzato Franchino er Negro”.

“Ah, là. Vabbeh”

Dice di chiamarsi Aldo e ha una fretta dannata. Gira per Santa Maria in Trastevere, intorno alla fontana, ossessivamente chiedendo a tutti se vogliono fumo o erba. Ma lui l’erba non ce l’ha. Dice che lavora per un suo amico, che lo aspetta cinquecento metri più in là. Lui gli manda i clienti, pusher Droga, è tutta intorno a tequello li serve. Qualsiasi quantitativo, ma “se ne prenni tanta te manna bene”. Non sa per chi lavora il suo amico, sa solo che sono italiani. Lavora anche su “ordinazione”, rimedia qualsiasi cosa ma gli ci vuole anche un paio di giorni. La polizia? “Non li vedo, non ci vediamo. Occhio che passano però”. Nel gergo pare che si chiamino “formiche“, e sono agli ordini dei “cavalli“. Sono gli spacciatori di medio e piccolo taglio, quelli che spacciano droga leggera e anche pesante, ma in quantitativi piccoli. Droga di pessima qualità, la cocaina e l’eroina: si vede che sono avanzi di partite già smerciate con miglior guadagno in zone e luoghi più consoni che per strada. Invece le droghe leggere sono di migliore qualità, a prima vista. Solo che loro ci guadagnano poco, a quanto dicono: il 20%, forse qualcosa di più. Ma sono professionisti, nel senso che fanno solo questo di mestiere. Quanto riesci a incassare? “Dipende: poco, tanto, le sere sono tutte diverse. Se vendo tutto porto a casa un migliaio di euro”. E ne guadagni circa duecento. “Sì, qualcosa di più. Specialmente se riesci a fregare qualcuno. Tipo i turisti, con il cambio o proprio perché sono già ubriachi quando comprano”.

SAN LORENZO – I primi ad avvicinartisi sono una coppia di barboni: “Ti serve fumo? No, non ce l’abbiamo qua, è pieno di guardie. Le vedi le macchine con l’antenna nera? Sono tutte delle guardie, dobbiamo allontanarci, andiamo in quel vicolo”. Ti parlano e ti assicurano che è roba buona, per questo non la tengono addosso: hanno paura di farsi beccare. Intanto ti portano in una zona buia, tolgono qualcosa da una sacca buttata e te la mettono in tasca. “Ora i soldi, dai che ci sono le guardie“, ti dicono. Quasi te li strappano dalle mani, anche se sono meno di quanto pattuito. Hanno troppa fretta mentre se ne vanno. Quello che ti hanno passato in una bustina trasparente perfettamente incartato non è nient’altro che corteccia d’albero. Allora si torna nella piazzetta del mercato, dove da poco hanno messo le telecamere. Si avvicina un tipo di colore: “Volete fumo ragazzi?”. Gli dici sì, ma non si aspetta una richiesta così grande. Deve andare dal suo amico, che lo aspetta all’angolo della via. Ti dice di aspettare vicino a unafumo1 Droga, è tutta intorno a te macchina; torna dopo qualche minuto, ma vuole venderti quel poco che ti passa in mano per una cifra spropositata. Dici di no, e fa finta di andarsene; poi torna alla carica, e continua a giurare che la qualità è ottima e quel prezzo è regalato. Gli offri cinque euro di più, se ne va indignato. Poi torna indietro un’altra volta, per chiederti una sigaretta. Torna a parlare con il suo amico, e gli spiega perché non ha concluso. Basta andare alla fine della via, e ne trovi un altro; è romano, ti saluta con un “‘A zì, ciao, come va?”. Ha tutto quello che ti serve, ma soprattutto droghe leggere. Ti passa tutto dopo averlo spezzato con i denti, la bustina devi mettercela tu. Però ti chiede se vuoi il numero di telefono. “Io sto sempre qua, mi telefoni e mi dici ‘ci vediamo a quest’ora davanti al tabaccaio’, e io arrivo sempre”. Ok, ma al telefono che ci dobbiamo dire? “Niente. Solo a che ora passi tu qua, così ci incrociamo. Tutto quello che te serve te lo rimedio. Nun c’è problema”.

DAVANTI ALLA DISCOTECA – Se ne sente parlare già mentre si sta in fila. Le mani se li passano rapidamente, e subito dopo prende il volo anche il denaro che cambia tasca. Sono tagli grossi, si scherza poco. A vendere è gente assolutamente non appariscente, uguale agli altri. Non lascia segnali, non lancia sguardi, non cerca intorno il potenziale cliente. Parla solo con chi conosce, gli altri li lascia perdere. Non hanno fretta e nemmeno paura. Hanno amici intorno, almeno uno, anche se non sembra che stiano con loro. Ma se ti avvicini per chiedergli qualcosa, arrivano subito: “Scusa, che te serve?“, ti dicono, e poi si girano verso l’amico per chiedergli con lo sguardo se è tutto a posto. Vendono a clientela selezionata, evidentemente, soltanto del giro delle conoscenze. E non hanno interesse ad allargarselo. Sono piccole star del giro degli amici, che li guardano con rispetto. Non sembra che abbiano armi con loro, ma qualcuno di quelli che li segue potrebbe farti molto male: anfibi, faccia cattiva, poca voglia di scherzare. Il tipo a fine serata gli allungherà cinquanta euro. Intanto fa il conto di quanto ha venduto, e per quanto. Non sembra andarsene insoddisfatto, dopo un paio d’ore al massimo: il tempo di due capatine al bar e dei saluti, che sembravano affettuosi, a tutti i buttafuori del locale. “E’ uno che lo conoscono tutti”, dice un ragazzo. “Non è l’unico a cui puoi chiedere da queste parti, ma è il più importante. Infatti non rimane tutto il tempo a bighellonare qua, come quegli altri due. Entrare nel giro non è impossibile, devi conoscere qualcuno che lo conosce. Se vuoi te lo presento”. No, ma mi sai dire quanti anni ha? “Ha la macchina da un paio d’anni, penso una ventina. E’ una *******, costerà 70-80mila euro. Beato lui”.

UNA BANDA - Lo scenario è il cortile del Villaggio Globale, dalle parti di Testaccio. Sono una decina, vestiti quasi uguale: jeans, giacchetti scuri e nessun segno di riconoscimento. Niente tatuaggi, niente orecchini, nessun simbolo particolare. Parlano ad alta voce, sembra che lo facciano tra di loro ma in realtà cercano di attirare l’attenzione degli altri. Sono sicuri di sé perché sono in gruppo, quasi urlano: “Coca, ero, volete?”. A bassa voce 58935 796142 4 7668234 medium Droga, è tutta intorno a teparlano di fumo, erba, altro che non si capisce. Per trattare si dividono a gruppetti di tre, gli altri si allontanano a passo svelto verso un’altra zona. Ogni tanto buttano un occhio indietro, poi vanno avanti finché non hanno battuto tutta la parte. A fare il cenno è uno di loro, il più alto, che sembra anche il più grande: ha vent’anni, mentre gli altri vanno dai sedici ai diciotto. Tutti insieme si spostano dentro il locale, e battono le stanze. Sempre a passo svelto, sempre professionali. Di soldi tra le loro mani ne girano tanti, danno il resto senza problemi. Non ti guardano negli occhi, e con loro non sembra esserci spazio per trattare. Quello che ti danno è già incartato, pronto per essere infilato nella tasca dei pantaloni stretti. Loro tengono tutto nel giubbotto, in una tasca interna. Te lo passano direttamente nella mano, poi prendono i soldi. Non li contano. Hanno fretta. Escono a passi ampi, arrivano alle macchine, e se ne vanno come erano arrivati dopo nemmeno un’ora di attività. Hanno fretta perché hanno altri appuntamenti. “Battiamo tutta la zona al di qua del ponte. Due posti come questo, quattro locali ma soltanto da fuori. Ci trovi là”, dice uno a cui si chiede un recapito. Sono quasi una banda, ormai.

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