Non è più solo storia degli anni ‘70. Nella Capitale, e non solo, la microcriminalità riparte dagli stupefacenti. Ecco come, in quattro “storie brevi” realmente accadute
“Allora, dov’è che ci vediamo?”
“A piazza San Cosimato, dove hanno ammazzato Franchino er Negro”.
“Ah, là. Vabbeh”
Dice di chiamarsi Aldo e ha una fretta dannata. Gira per Santa Maria in Trastevere, intorno alla fontana, ossessivamente chiedendo a tutti se vogliono fumo o erba. Ma lui l’erba non ce l’ha. Dice che lavora per un suo amico, che lo aspetta cinquecento metri più in là. Lui gli manda i clienti,
quello li serve. Qualsiasi quantitativo, ma “se ne prenni tanta te manna bene”. Non sa per chi lavora il suo amico, sa solo che sono italiani. Lavora anche su “ordinazione”, rimedia qualsiasi cosa ma gli ci vuole anche un paio di giorni. La polizia? “Non li vedo, non ci vediamo. Occhio che passano però”. Nel gergo pare che si chiamino “formiche“, e sono agli ordini dei “cavalli“. Sono gli spacciatori di medio e piccolo taglio, quelli che spacciano droga leggera e anche pesante, ma in quantitativi piccoli. Droga di pessima qualità, la cocaina e l’eroina: si vede che sono avanzi di partite già smerciate con miglior guadagno in zone e luoghi più consoni che per strada. Invece le droghe leggere sono di migliore qualità, a prima vista. Solo che loro ci guadagnano poco, a quanto dicono: il 20%, forse qualcosa di più. Ma sono professionisti, nel senso che fanno solo questo di mestiere. Quanto riesci a incassare? “Dipende: poco, tanto, le sere sono tutte diverse. Se vendo tutto porto a casa un migliaio di euro”. E ne guadagni circa duecento. “Sì, qualcosa di più. Specialmente se riesci a fregare qualcuno. Tipo i turisti, con il cambio o proprio perché sono già ubriachi quando comprano”.
SAN LORENZO – I primi ad avvicinartisi sono una coppia di barboni: “Ti serve fumo? No, non ce l’abbiamo qua, è pieno di guardie. Le vedi le macchine con l’antenna nera? Sono tutte delle guardie, dobbiamo allontanarci, andiamo in quel vicolo”. Ti parlano e ti assicurano che è roba buona, per questo non la tengono addosso: hanno paura di farsi beccare. Intanto ti portano in una zona buia, tolgono qualcosa da una sacca buttata e te la mettono in tasca. “Ora i soldi, dai che ci sono le guardie“, ti dicono. Quasi te li strappano dalle mani, anche se sono meno di quanto pattuito. Hanno troppa fretta mentre se ne vanno. Quello che ti hanno passato in una bustina trasparente perfettamente incartato non è nient’altro che corteccia d’albero. Allora si torna nella piazzetta del mercato, dove da poco hanno messo le telecamere. Si avvicina un tipo di colore: “Volete fumo ragazzi?”. Gli dici sì, ma non si aspetta una richiesta così grande. Deve andare dal suo amico, che lo aspetta all’angolo della via. Ti dice di aspettare vicino a una
macchina; torna dopo qualche minuto, ma vuole venderti quel poco che ti passa in mano per una cifra spropositata. Dici di no, e fa finta di andarsene; poi torna alla carica, e continua a giurare che la qualità è ottima e quel prezzo è regalato. Gli offri cinque euro di più, se ne va indignato. Poi torna indietro un’altra volta, per chiederti una sigaretta. Torna a parlare con il suo amico, e gli spiega perché non ha concluso. Basta andare alla fine della via, e ne trovi un altro; è romano, ti saluta con un “‘A zì, ciao, come va?”. Ha tutto quello che ti serve, ma soprattutto droghe leggere. Ti passa tutto dopo averlo spezzato con i denti, la bustina devi mettercela tu. Però ti chiede se vuoi il numero di telefono. “Io sto sempre qua, mi telefoni e mi dici ‘ci vediamo a quest’ora davanti al tabaccaio’, e io arrivo sempre”. Ok, ma al telefono che ci dobbiamo dire? “Niente. Solo a che ora passi tu qua, così ci incrociamo. Tutto quello che te serve te lo rimedio. Nun c’è problema”.
DAVANTI ALLA DISCOTECA – Se ne sente parlare già mentre si sta in fila. Le mani se li passano rapidamente, e subito dopo prende il volo anche il denaro che cambia tasca. Sono tagli grossi, si scherza poco. A vendere è gente assolutamente non appariscente, uguale agli altri. Non lascia segnali, non lancia sguardi, non cerca intorno il potenziale cliente. Parla solo con chi conosce, gli altri li lascia perdere. Non hanno fretta e nemmeno paura. Hanno amici intorno, almeno uno, anche se non sembra che stiano con loro. Ma se ti avvicini per chiedergli qualcosa, arrivano subito: “Scusa, che te serve?“, ti dicono, e poi si girano verso l’amico per chiedergli con lo sguardo se è tutto a posto. Vendono a clientela selezionata, evidentemente, soltanto del giro delle conoscenze. E non hanno interesse ad allargarselo. Sono piccole star del giro degli amici, che li guardano con rispetto. Non sembra che abbiano armi con loro, ma qualcuno di quelli che li segue potrebbe farti molto male: anfibi, faccia cattiva, poca voglia di scherzare. Il tipo a fine serata gli allungherà cinquanta euro. Intanto fa il conto di quanto ha venduto, e per quanto. Non sembra andarsene insoddisfatto, dopo un paio d’ore al massimo: il tempo di due capatine al bar e dei saluti, che sembravano affettuosi, a tutti i buttafuori del locale. “E’ uno che lo conoscono tutti”, dice un ragazzo. “Non è l’unico a cui puoi chiedere da queste parti, ma è il più importante. Infatti non rimane tutto il tempo a bighellonare qua, come quegli altri due. Entrare nel giro non è impossibile, devi conoscere qualcuno che lo conosce. Se vuoi te lo presento”. No, ma mi sai dire quanti anni ha? “Ha la macchina da un paio d’anni, penso una ventina. E’ una *******, costerà 70-80mila euro. Beato lui”.
UNA BANDA - Lo scenario è il cortile del Villaggio Globale, dalle parti di Testaccio. Sono una decina, vestiti quasi uguale: jeans, giacchetti scuri e nessun segno di riconoscimento. Niente tatuaggi, niente orecchini, nessun simbolo particolare. Parlano ad alta voce, sembra che lo facciano tra di loro ma in realtà cercano di attirare l’attenzione degli altri. Sono sicuri di sé perché sono in gruppo, quasi urlano: “Coca, ero, volete?”. A bassa voce
parlano di fumo, erba, altro che non si capisce. Per trattare si dividono a gruppetti di tre, gli altri si allontanano a passo svelto verso un’altra zona. Ogni tanto buttano un occhio indietro, poi vanno avanti finché non hanno battuto tutta la parte. A fare il cenno è uno di loro, il più alto, che sembra anche il più grande: ha vent’anni, mentre gli altri vanno dai sedici ai diciotto. Tutti insieme si spostano dentro il locale, e battono le stanze. Sempre a passo svelto, sempre professionali. Di soldi tra le loro mani ne girano tanti, danno il resto senza problemi. Non ti guardano negli occhi, e con loro non sembra esserci spazio per trattare. Quello che ti danno è già incartato, pronto per essere infilato nella tasca dei pantaloni stretti. Loro tengono tutto nel giubbotto, in una tasca interna. Te lo passano direttamente nella mano, poi prendono i soldi. Non li contano. Hanno fretta. Escono a passi ampi, arrivano alle macchine, e se ne vanno come erano arrivati dopo nemmeno un’ora di attività. Hanno fretta perché hanno altri appuntamenti. “Battiamo tutta la zona al di qua del ponte. Due posti come questo, quattro locali ma soltanto da fuori. Ci trovi là”, dice uno a cui si chiede un recapito. Sono quasi una banda, ormai.























“‘A zì, ciao, come va?”
è una frase così amichevole, io la sento tutti i giorni nel mio ambiente di lavoro… io se incontrassi un tipo così, so già che mi starebbe simpatico. Al di là della situazione o di altro.
io apprezzo soprattutto il climax
(tanto nessuno l’ha notato)
Io mi sento un po’ preoccupata: non per me.. (credo che alla mia età ormai la droga non possa più esercitare alcun fascino se non l’ha fatto fino ad adesso) ma per domani per i miei figli.
(
Questo è un mondo che non conosco: sarò stata in discoteca forse 10 volte e mai da minorenne, mai stata in un gruppo (quindi mai avuto il problema: o lo fai o sei fuori) e ho scoperto che “avere del fumo” ha attinenza con la droga a 22 anni…
Cosa spiego ai miei figli? Mi sento impreparata…
questo è il risultato del proibizionismo, senza avere la minima capacità di prevenzione, senza avere la capacità di altre stimolazioni, in cui orientare i giovani; lasciandoli alla cultura dello sballo a rischio, sia giudiziario che, d’abuso. permettendo al panorama criminale di arricchirsi e di rovinare famiglie.
Legalizzare sostanze che in natura esistono è fanno parte della cultura di molti popoli, che nel secolare uso, non ne fanno abuso, ma ne ricavano palliativi, all’esigenza Umana di sopportare lo stress del vivere, senza creare stress collettivi alla società.
Lisa, dai prendila a ridere, vorrà dire che saranno i tuoi figli a spiegare qualcosa a te!
(è per dirti che è inutila fasciarsi la tsta prima di rompersela
)
@Lisa, chiedi a qualcuno dei piani alti. Loro sicuramente ne sanno di più. Ovviamente lo dico per aver letto la notizia della segretaria della lega beccata con 8kg di cocaina in aereoporto
Hai ricacato la strada esattamente com’era, miserabile ed affascinante. Non del tutto, né troppo né troppo poco, nè la prima cosa che la seconda. Brutalmente onesto senza cercarvi altro, oltre e nulla. Come dicevano a sinistra: Nè aderire né sabotare.
I barboni della corteccia sono la cosa che mi ha fatto più tristezza. Complimenti a Ferri grazie al quale se Dio vorrà la nuova generazione di giornalisti che raccontano cose del genere sarà del tutto priva di lezioni di pedagogia e piacere rimosso.
Ti ringrazio Ferri a nome dei miei nipoti per aver inferto un colpo mortale al NantasSalvalaggismoalberoniano.
Dò ragione a ricchiuti. Il racconto è quasi privo di bolo digestivo, riesce a darti un’immagine precisa come una fotografia di un reporter. Che ha il suo punto di vista, ma che ti regala comunque la visione d’insieme senza nascondere nulla col photoshop.
Complimenti Dario!
sì, davvero complimenti:)
@Maria Teresa: sì.. lo so.. mi son lasciata prendere dal pezzo [sarà che oggi leggendo G mi sono resa conto di non aver avuto una crescita normale
] ^_^
sarà deformazione professionale, ma trovo mirabile il modo in cui hai riprodotto i dettagli minimi, i gesti, i movimenti e la prossemica di queste persone: un piccolo saggio di (meta)linguistica applicata!
bravò dario!
Lisa, tranquilla, io vengo da un posto piuttosto losco, eppure ho imparato cosa si intendesse per “cioccolata” solo dopo anni che l’avevo lasciato
lisa: arrivare tardi certe volte è arrivare meglio, no? (mi riconosco nella stessa situazione, ma penso che in fin dei conti abbiamo avuto solo da guadagnarci;-)
Bravò mi piace. Ricordati di dirmelo così, il prossimo futuro molto lontano pezzo in cui non farò prossemica di me.
esistono due mondi paralleli, il mondo ufficiale che vive e va avanti come se queste cose non ci fossero, e il mondo notturno, dei giovani, dello sballo. Noi siamo drogati di indifferenza, loro sniffano e fumano. Ci perde solo il senso di civiltà in tutte e due i casi.
pietro
lo vuoi pure sussurrato sul collo, ricchiù? ;-PPP
Lisa mia madre ha saputo che mi facevo le canne quando avevo 17 anni. Sono stata io a confessarlo anche perchè mia madre che vive nel “paese delle meraviglie” non se ne sarebbe mai accorta. Lei era professoressa di greco e latino al liceo e chiedeva a me consigli su come riuscire a capire se un suo alunno si era fatto una canna.
io insegno italiano e latino in un liceo e tempo fa sgamavo gli allievi che fumavano in bagno alla ricreazione, correggendo anche le ipotesi delle mie colleghe: “oh, vedo la nuvola dal bagno… quelli fumano erba” io: “macchè, è fumo”,
(p.s. la bidella del piano ormai, però, era la più esperta di tutte quanto a olfatto e tipologie:-)
Sussurrato per paura che ti sentano ?
Grazie a tutti ^_^ adesso mi sento meglio perché
a) nonostante tutto non vivo “nel paese delle meraviglie” (rispetto a quando avevo 22 anni oggi un po’ di cose riesco a sgamarle ^_^)
b)concordo con Cordapazza sull’averci guadagnato
c)nel caso so a chi posso rivolgermi per un consiglio ;D
Comunque il pezzo è scritto proprio bene: sembra di esserci e vedere.. senza giudicare, solo guardare..
oh no, era solo per perculare il tuo egotismo, caro
Dario Ferri è il vero pezzo da 90 di G. (senza offesa per nessun altro): dall’economia alla politica alla cronaca, non c’è articolo che non lasci il segno.

Grazie di esistere.
C.
Ottimo lavoro giornalistico….
ancora,
ancora,
ancora,
ancora,
ancora,
ancora,
….
ancora?
Si sa che al villaggio globale, noto (ex) centro sociale di Roma, girino gli spacciatori, come in tutti i luoghi notturni di roma.
Tutti.Nessuno escluso.
Grazie a chi ha equiparato droghe leggere e pesanti oggi gira molta più cocaina, spesso scrausa e MDMA.
Grazie all’oscurantismo, la gente si fa di roba di merda, pippando nei bagni a porta aperta come se fosse una cosa da esibire.invece fa solo pena…
Vorrei soltanto rispondere a chi ha detto che ci sono due mondi paralleli, che se chiedi in giro, è pieno di gente che si schifa se gli parli di queste cose, dice che non si è mai drogato, che non capisce come si possa e poi prende lo xanax per dormire o il valium perché è più buono…
Chi sono i veri drogati?
mica facile da dire…