Sognare mentre la terra trema

15/04/2009 - Una vita che non ami, che cambi di notte quando nessuno può vederlo tranne che tu. Ma arriva qualcosa a rovinare anche quel momento: te ne accorgi perché tutto intorno a te crolla “Cronaca Nera” ogni settimana si occuperà di

     
 

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Una vita che non ami, che cambi di notte quando nessuno può vederlo tranne che tu. Ma arriva qualcosa a rovinare anche quel momento: te ne accorgi perché tutto intorno a te crolla

“Cronaca Nera” ogni settimana si occuperà di ricordare quei casi che in passato hanno tenuto banco sui giornali e tra la gente perché efferati, misteriosi o pieni di scandali e storie scabrose. E, magari, di vedere cosa si è scoperto di più, oggi.

Oggi sei distrutto, stanchissimo. Tutto il tempo su e giù da Roma a qui. Tre volte oggi, una vita. Che ore sono, ti chiedi. Oddio già le undici. E domani ancora un’altra volta questa storia. Ancora sveglia alle cinque. Ancora su e giù fino a Roma. Altre due, tre, quattro volte. Perché hai deciso di fare il camionista ancora non lo sai. Fortuna che sono anni che hai smesso di fare i viaggi i lunghi. Ti sembra un’eternità il tempo che è passato. E sì che era solo il ’98 quando hai lasciato. Nemmeno nove anni fa.

E TI CHIEDI PERCHE’ – Adesso i tuoi occhi diventano tristi. Se ti guardi indietro ti sembra di aver sbagliato tutto. Hai passato gran parte della tua esistenza sui tir a far avanti indietro per l’Italia e l’Europa. Hai visto la vita passarti davanti dal finestrino come su un’autostrada. Luca, Mario, Andrea: tutti sposati, tutti con una famiglia. E tu qui, solo. Come ogni notte. Ho davvero sbagliato tutto, ripeti a te stesso. Poi ti fermi, ti affacci alla finestra e ti chiedi il perché di questi discorsi? Proprio adesso che dovresti pensare solo a dormire. Sono distrutto, pensi, e vado a pensare a quanto triste mi senta. E’ meglio andare a letto, addormentarsi e non pensarci più, concludi. Domani è un altro giorno no? domandi a te stesso senza crederci fino in fondo. Sei così stanco che nemmeno una bomba riuscirebbe a svegliarti. Sei inquieto però. Ti rigiri nel letto, cercando una posizione più comoda che non sembri trovare. C’è qualcosa che non va, pensi. E non è perché ti senti triste, perché ti fa schifo la vita che fai. E’ un qualcosa nell’aria che non ti convince. E mentre fai quest’ultimo pensiero il sonno sopravviene.

LA TERRA TREMA – Adesso sei su una spider rossa. L’aria è fresca e il vento è caldo. La capote abbassata e i capelli che vanno da tutte le parti. Accanto a te Lucia, il tuo grande amore. La donna a cui non sei mai riuscito a dire quanto la amassi. Hai aspettato così tanto tempo che è andata via con un altro. Ma adesso è lì, insieme a te. State percorrendo l’autostrada, la stessa che fai ogni giorno. Non è per lavoro stavolta: a Roma c’è il concerto dei Rem, il vostro gruppo preferito. Sei così felice. Poi però senti che c’è qualcosa che non va. La macchina comincia a tremare, il volante diventa duro e non riesci a controllarla. Provi a rallentare ma la macchina trema ancora, sempre più forte. Finché non ti accorgi che è la strada che sta tremando. E qui ti svegli di soprassalto. Non fai in tempo ad aprire gli occhi che senti i tonfi degli oggetti che cadono al suolo. Un attimo dopo vedi il tuo armadio oscillare. A destra, a sinistra, sempre più forte: un pendolo velocissimo. Capisci più o meno solo ora cosa sta succedendo. Ma sei ancora a letto, sotto le coperte. Scatti giù con tutta la velocità di cui sei capace. Rimani fermo, immobile. Ora finisce, ora finisce, ora finisce, ti ripeti. Non finisce però. Tu sei sempre immobile. In testa cerchi di trovare una via d’uscita. Le scale sono lontane: uscire dalla stanza, attraversare le scale, aprire la porta, scendere giù, questo è quello che dovresti fare. Intanto sei sempre lì, appena accanto al letto. Immobile. La terra trema. L’armadio è una scheggia impazzita che oscilla, oscilla e alla fine cade, accanto a te. Ed è allora che la paura smette di aver la supremazia del tuo corpo, cedendo il passo alla lotta per la sopravvivenza. In un attimo, con un balzo che non pensavi in grado di fare, scavalchi l’armadio, apri la finestra e senza pensarci due volte ti butti giù. Sei al secondo piano: morto per morto, almeno ci avrai provato pensi prima di toccare il suolo, atterrare violentemente sull’asfalto e sentire un dolore immane che dalle gambe arriva al cervello. Sei vivo, sei vivo, lo ripeti ad alta voce, sperando che il suono delle tue parole ti dia la conferma di quanto affermi. Sei vivo. Poi alzi gli occhi, ti guardi intorno, la terra trema ancora così come i palazzi. Ti alzi. Cerchi di correre via. Zoppichi. E poi arriva.

SVEGLIARSI - Il boato è tremendo. Il vuoto d’aria ti sbatte a terra o forse ti sei solo buttato avanti in un disperato e ultimo tentativo di fuggire. Non senti più niente adesso. Gli occhi vedono solo una nube scura davanti a sé. Tossisci. Una, due, tre, quattro volte. E stavolta è la tosse che ti fa capire che sei vivo. Che ce l’hai fatta. Non riesci a vedere nulla. E non senti niente. Piano, la nube scompare. La poca luce riesce a impressionare la retina. Vedi il braccio di qualcuno sotto le macerie. Più la nube si dirada, più la tosse se ne va e più ti rendi davvero conto di quello che è successo, di quello che sta avvenendo. Tutto è distrutto. Non c’è più nulla. Le strade si sono aperte, i palazzi sono crollati. Ti giri per correre via e gli occhi trovano ancora quella mano. Sei lì fermo, ancora, come prima, immobile. Sai quello che quella mano significa, Ma la tua mente non lo vuole registrare. Non è possibile. Sto ancora sognando, pensi. Anche se è più una speranza che un pensiero. Poi ti rendi conto che sì, stai ancora sognando. Ad occhi aperti.

AVREI PREFERITO SOGNARE - Quella mano, lì, immobile, ferma, è la tua. Non sei volato giù dalla finestra, non sei atterrato per terra, non ti sei alzato. Avresti voluto farlo, questo sì. Ma sei rimasto immobile, indeciso sul da farsi. Come ho sempre fatto, pensi. L’armadio è stato più veloce di te. C’è solo un piccolo bagliore di luna che filtra dalle macerie e arriva fino a te. Avrei preferito non svegliarmi, dici. Avrei preferito continuare a sognare me e Lucia sull’autostrada. Tante cose avresti voluto fare. Inizi ad elencare e ti rendi conto che non erano poi tante: una casa nuova, una moglie, dei bambini. Cose semplici, insomma. Non sei riuscito a realizzarle. Sei rimasto solo, concludi mentre una lacrima scorre sul tuo viso. Almeno nessuno piangerà la mia scomparsa, pensi. Poi tutto si fa scuro, la luna scompare, le palpebre si chiudono, e c’è solo silenzio.

Dedicato a tutte le vittime che non verrano riconosciute da nessuno.
     
 

2 Commenti

  1. gloria scrive:

    grazie Igor

  2. Lucia scrive:

    Una storia profonda e toccante, ma anche incredibilmente vera!

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