Un testo teatrale che è un atto di accusa contro un mondo privo di valori e di umanità.
Al Teatro Gobetti di Torino entri e trascorri 45 minuti dentro un garage senza tempo. Decontestualizzato. Le dimensioni degli oggetti sono sproporzionate. Scale grandi, porte e finestre piccole. Una grande sedia da barbiere, una sedia piccola. Una busta grande. Espressione parossistica, deformata della burocrazia. Deformante strumento, miope e crudele, con cui il potere esercita violenza sui deboli. Innocenti.
La busta arriva e scatena il plot narrativo. La busta è spedita dal Presidente di questo surreale ente che ha sede nel surreale garage. E’ indirizzata ad un malcapitato ed indifeso individuo (Francesco Sframeli). Il malcapitato si presenta per avere un colloquio con il Presidente con cui non riuscirà mai a parlare. In sua vece, il temibile Segretario (Spiro Scimone). Un personaggio che trascorre il suo tempo a guardarsi allo specchietto retrovisore che è collegato alla sedia da barbiere su cui sta seduto. Segno di un potere che guarda solo a sé stesso, autoreferenziale ed egoista. Pronto a calpestare i diritti degli indifesi, ad imporsi con la violenza e legittimarsi attraverso la propaganda. Dalla piccola porta di tanto in tanto compare un uomo che non è più uomo. I cui sogni sono stati calpestati da un pezzo. Che è stato retrocesso ad uno stato abietto e frustrante. A mangiare e bere in una ciotola. Senza speranza. Oppresso dalle urla e dalle minacce del segretario che è anche suo fratello, che attua un potere che è cieco e subdolo. Pronto a mettere in dubbio, sempre, la buona fede. Come quando si rivolge al nuovo malcapitato:
“Di chi è quella faccia sulla carta d’identità?” – “La mia” – “Da quanto tempo?” -”Da 20 anni” – “Lei abita qui vicino?” – “No” -”ha un fratello gemello che abita da queste parti?“
La vicenda si consuma in un riuscitissimo comico e raccapricciante rincorrersi di domande e risposte.



le tue recensioni sono come delle poesie e come gli spettacoli o i libri di cui parli andrebbero prese sul serio. Non sono solo cultura. Sono vita
I tuoi commenti soddisfano la mia vanità come mille commenti.
MF
“Fanno riflettere mettendo lo spettatore in un grade labirinto fatto di specchi deformanti.”
Il teatro è anche “cultura”, per me è stata ed è una vera scuola, anche di riflessione; è il luogo “unico” del crescere artistico; ed è bello trasmettere dei valori, o far riflettere, attraverso la magia dell’arte!
Bel post!