Molti pensano (o si illudono?) che l’energia solare possa essere una risposta ai fabbisogni energetici del mondo, o almeno dell’Italia: Purtroppo, dati alla mano, le cose sono un po’ diverse
La vostra casa probabilmente ha un contratto da 3KW e consumererà 3MWh l’anno. Un paese come l’Italia ha bisogno – a spanne – di 100GW di potenza elettrica installata, e consuma 360,000GWh di energia l’anno. La maggior parte di questa energia, circa il 70%, viene dal gas, dal
petrolio o dal carbone (soprattutto dal primo), mentre il 10% viene dall’idroelettrico, e circa altrettanto viene importato dall’estero (e almeno in parte quindi è nucleare). Se si elimina l’idroelettrico, le fonti cosiddette alternative o rinnovabili coprono circa il 2% del totale, soprattutto geotermico ed eolico, e la percentuale legata al fotovoltaico è uno zero virgola qualcosa. Il solare è uno zero virgola anche in paesi come la Germania, dove la legislazione è favorevole, e la colpa non è delle condizioni climatiche.
FALSI MITI SULL’ENERGIA SOLARE – Il problema dell’energia solare come fonte consistente di energia elettrica è che non ha un passato, non ha un presente, e – salvo miracoli – non ha un futuro. Il Sole irradia sulla terra un massimo di 1.3KW di potenza per ogni metro quadro di superficie. Siccome questa energia arriva all’equatore più che al polo Nord, più d’Inverno che d’Estate, solo di giorno e solo se non ci sono nuvole, la potenza effettivamente utilizzabile è molto di meno. La media alle nostre latitudini è di 200W al metro quadro, e la media invernale sicuramente è ben inferiore, probabilmente la metà. Ci sono due modi per produrre energia elettrica a partire dalla luce solare: usare il calore del Sole per scaldare l’acqua (solare termico), o usarlo per creare correnti elettriche tramite particolari dispositivi elettronici (solare fotovoltaico).
IL FOTOVOLTAICO – Per produrre l’energia elettrica che serve all’Italia occorrono un miliardo di metri quadri di pannelli solari, se supponiamo un’efficienza energetica del 100% (che ovviamente è impossibile), cioè 1,000kmq. Ovviamente nessuno dice di produrre il 100% dell’energia col fotovoltaico (anche perché di notte non avremmo energi
a, e servirebbero centrali di accumulazione idroelettrica, come quella di Presenzano, dove si pompa l’acqua in collina di giorno per produrre energia di notte facendola cadere a valle). Ma l’idea di produrre tutta l’energia col solare è un buon modo per rendersi conto dell’assurdità del solare: sicuramente produrre l’1% del fabbisogno è molto meglio, esattamente come 100mg di cianuro sono meglio di 10g. Tappezzare una superficie pari a quella della città di Roma di pannelli ha ovviamente un costo mostruoso. Facciamo dei conti a spanne: secondo Wikipedia 1Wp (Watt di picco) di energia solare costa 5€, (e 1Wp è misurato in condizioni molto ideali) quindi produrre tutta l’energia elettrica italiana implicherebbe 500-1,000 miliardi di euro di investimenti (in realtà molto di più, considerando tutta la filiera produttiva, l’installazione, i terreni…). Per l’Enea i costi sarebbero anche più alti. Investimenti una tantum, certo, ma sicuramente molto più dei 70 miliardi l’anno di bolletta energetica…



Il solare termico rende di più e costa molto molto meno, quindi i problemi scalano di un fattore molto maggiore.
E’ vero che il solare termico non sarà mai rilevante poichè essendo installato localmente non finirà mai nelle statistiche di produzione, semmai in quelle di risparmio energetico.
Ciao,
leggendo l’articolo mi sono affiorati un po’ di ricordi dell’esame di Fisica Tecnica in cui c’era tutta una parte dedicata alla tecnologia fotovoltaica. Sono passati 14 anni dal corso e relativo esame. Condivido alcune cose, ma sarei più cauto sul definire il “futuro”. Ricordo che già 14 anni fa il docente del corso ci informò che alcune ricerche fatte in Ciappone avevano prodotto pannelli fotovoltaici con rendimento prossimo al 25%, anche se solo in laboratorio. Da allora non mi sono informato più di tanto e non voglio parlare di cose che non conosco. Qualche considerazione vorrei farla però:
il petrolio, il gas, l’uranio ecc. non sono illimitati. Il Sole lo è, nel senso che la durata del Sole è stimata in miliardi di anni, quella delle fonti di energia che ho citato prima è di decenni/secoli se va bene. Ergo il futuro sembrerebbe proprio del solare!
Il discorso come giustamente descritto nell’articolo parte dai consumi per stimare l’estensione dei pannelli solari. E se si riducono i consumi energetici del 50%? (in Germania già ci sono case con consumi energetici ridottissimi). I calcoli sarebbero da rifare…
P.S. il diamante è fatto di CARBONIO! http://it.wikipedia.org/wiki/Diamante
Leggendo il tuo articolo, mi sembra di sentire le esternazioni relative ai primi “calcolatori”: costano troppo, sono lenti, occupano troppo spazio…
oppure ciò che si diceva sui primi Personal Computer:
<>
E chissa magari qualcuno come te, potrebbe aver affermato qualcosa tipo “per fare i calcoli di tutte le aziende degli USA, occorrerebbe riempire 5-10 stati come il texas”. scherzo.
Dire che il fotovoltaico non ha futuro basandosi solo sulle potenzialità dell’attuale tecnologia è come dire, guardando uno dei primi immensi e poco efficienti pc, “i computer non hanno futuro, salvo miracoli. ci mettono giorni a fare banali operazioni aritmetiche!”..
sappiamo tutti com’è andata invece e come sta andando.
Sono d’accordo sul fatto che è impensabile (almeno nel meido periodo) di coprire il 100% del fabbisogno col sole e che quest’ultimo deve rientrare in un mix energetico.
però giusto per informazione ti segnalo sono gia state sperimentate modalità per Immagazzinare l’energia prodotta dai pannelli, per poi rilasciarla quando il sole non la puo produrre in tempo reale(leggi “di notte”)
Aggiungo che negli ultimi anni c’è molto fermento intorno all’evoluzione del fotovoltaico. e non passa settimana senzza annunci di nuove tecnologie sperimentali, o di miglioramenti dei rendimenti delle tecnologie attuali.
mi ha tagliato una frase..la riscrivo:
oppure ciò che si diceva sui primi Personal Computer:
-Non esiste ragione al mondo per la quale una persona dovrebbe mettersi un computer dentro casa-, pronosticò lo scettico Ken Olson, presidente della Digital Equipment
Il diamante di ossido di silicio è una cosa vergognosa di cui faccio ammenda. Con una laurea in ingegneria elettronica sui dispositivi potevo pure evitarmela.
Aggiungo che il cristallo è un cristallo, e si chiama così perché è un cristallo. Quindi il cristallo Svaroski non è policristallino, ma monocristallino come il diamante. Ero ubriaco quando ho scritto la metafora?
Secondo questa ricerca si potrebbe arrivare a produrre dal singolo fotone più di un elettrone. Praticamente – la faccio breve ma l’articolo della rivista scientifica la si può leggere qui sotto copincollando il link – attraverso le nano tecnologie l’efficenza dei singoli pannelli aumenta di un 30-40%.
http://www.eurekalert.org/pub_releases/2009-02/danl-rhp021009.php
Stiamo parlando di un centro ricerca serio, non di un gruppo di attivisti di Greenpeace: “The Los Alamos nanocrystal team’s research is funded by the U.S. Department of Energy Office of Basic Energy Sciences and Los Alamos’ Laboratory-Directed Research and Development (LDRD) program.”
il solare va visto all’interno di un modello di consumo energetico diverso da quello in funzione negli ultimi 50 anni. Dev’essere una tra diverse fonti di energia. Se ogni casa ha sul tetto dei pannelli per acqua ed eletricità, può raggiungere la quasi autonomia. Un mix di diverse fonti unito ad un ridimensionamento importante del consumo attraverso l’efficienza energetica può cambiare tutto e far diventare i pannelli solari una parte importante. Avete sentito del modello “società a 2000 Watt”, un modello dove il singolo individuo consuma 2000 Watt in un anno (contro i ca, 6000 di oggi), grazie allo sviluppo sosten. di architettura, urbanistica, trasporto e consumo.
si, però se il fotovoltaico viene inserito nelle strutture architettoniche, dove possibile, ridurrà la domanda di energia di quelle strutture. Quando si fa il conto di quanti kmq di pannelli sarebbero necessarie ci si dimentica sempre di dare il dato di quanti kmq di orride coperture (magari di eternit..) abbiamo nel nostro paese. E anche qualche punto percentuale potrebbe far risparmiare qualche impianto termoelettrico.
Detto questo, cerco di recuperare un minimo di sanità mentale scrivendo qualcosa di sensato:
Gianni: Il fotovoltaico è pura follia salvo una rivoluzione tecnologica, che per definizione è imprevedibile e verrà nel lungo termine. Il termico consente sicuramente un fattore 2-3 in più di rendimento, anche se non sono convintissimo che costi di meno (una cosa è un pannello per riscaldare l’acqua, che costa solo 1,000-2,000 per un paio di metri quadri, come nel link; un’altra cosa è una sorgente di energia elettrica, che richiede turbine, alternatori, eccetera). Il termico può diventare una fonte di energia rilevante? E’ molto improbabile, ma almeno non è impossibile, che è già qualcosa. Sicuramente un impiatno solare per produrre acqua calda non entra a far parte della produzione di energia elettrica delle statistiche, ma siccome non puoi accendere una lampadina con l’acqua calda hai bisogno delle centrali che producono energia.
Alessandro: l’efficienza di celle fotovoltaiche a silicio è al massimo il 15-16%, dato lo spettro solare e il bandgap del silicio. Però non è necessario usare il silicio: qualsiasi semiconduttore può andar bene, in linea di massima, e può darsi che alcuni semiconduttori siano più efficienti.
Però il silicio è l’unico seminconduttore che al monento è industrializzabile su larga scala, quindi una cosa è produrre il pannello di un satellite in AlGaAsP (fosfoarseniuro di gallio alluminio: non so se va bene per l’energia solare ma è un seminconduttore che esiste sul serio, usato in ottica), un’altra è fare 1000kmq di pannelli di AlGaAsP.
Esistono dei pannelli con rendimento teorico del 75%. Il trucco è banale: si prende un seminconduttore che ha gap X1, un altro con gap X2, un altro con gap X3. Il primo assorbe i fotoni ad alta energia, e lascia passare gli altri (è trasparente), il secondo assorbe i fotoni ad energia intermedia e lascia passare il resto, eccetera.
Così sono buoni tutti a fare 70% di rendimento (in realtà è un’ammazzata sul piano tecnologico, visto che serve fare tre strati di seminconduttori diversi uno sopra l’altro, realizzando diodi ed elettrici, su un’area notevole). Ma è una tecnologia impossibile da industrializzare in massa.
Se c’è speranza per il fotovoltaico da grandi aree, bisogna uscire dai seminconduttori e passare a tecnologie allo stato attuali inesistenti o assolutamente inefficienti come polimeri fotosensibili o celle nanotecnologiche. Nulla del genere si vedrà prima di 10-15 anni, ammesso che si vedrà mai.
Alessandro: per quanto riguarda le energie non rinnovabili, non ce n’è una che stia per scarseggiare. Abbiamo decenni e passa prima di esaurire il petrolio dolce (Quello facile da estrarre) e secoli prima di esaurire il carbone. Non so come siamo messi a Uranio, ma con le centrali moderne autofertilizzanti credo ci vorranno secoli per finirlo.
A questo punto abbiamo una scelta: spendere soldi ora in una tecnologia senza alcun futuro che non dipende da un’improbabilissima rivoluzione tecnologica, oppure aspettare 50 anni e magari avere tecnologie nuove che risolvono il problema once and for all… fusione nucleare? Reattori nucleari che usano elementi radiattivi comuni come il Torio? Pannelli solari in orbita intorno a Mercurio che sparano energia laser sulla Terra? In 50 anni quasi tutto è possibile. Ma oggi che ne sappiamo di fotovoltaico? Che non esiste.
Sulle possibilità di sviluppo tecnologico che possano ridurre i costi dell’energia solare fotovoltaica ci sono grossi dubbi, il paragone tra i primi computer e le celle fotovoltaiche da quel poco che capisco dovrebbe essere viziato da un malinteso.
A parte i limiti fisici del sistema, legati alla quantità di energia disponibile, per cui una cella fotovoltaica non potrà mai in nessun caso fornire più energia elettrica dell’energia disponibile, c’è anche un altro problema, i costi elevati dell’energia prodotta da celle fotovoltaiche sono dovuti anche a tutte le apparecchiature elettriche che permettono di rendere utilizzabile l’energia fornita dalla singola cella, e queste apparecchiature elettriche sfruttano tecnologie ormai giunte ai loro limiti di efficenza.
Attualmente l’energia lettrica prodotta con celle fotovoltaiche cosa più del doppio di quella delle centrali termoelettriche e la produzione del silicio monocristallino è un processo ad alto impatto ambientale.
Michele: se i computer fossero rimasti alle valvole i PC non sarebbero mai esistiti. L’invenzione del transitor prima e del circuuito integrato poi hanno rivoluzionato la tecnologia. Oggi tutte le strade prevedibili che possono dare risultati in meno di un paio di decenni mi sembrano fantascientifiche, riguardo il solare. Se tra trent’anni fanno un seminocnduttore fotosensibile spalmabile che costa come il burro e ha un’efficienza del 70% può darsi che se ne faccia qualcosa.
Essemme: quello è un possibile breakthrough, ma non t’aspettare risultati economicamente rilevanti prima del 2030-2040. Di nanotecnologie sono piene le teste dei futurologi, ma poi un’invenzione va industrializzata, resa economica, diffusa, vanno costruiti gli impianti… ciò che è ricerca oggi non sarà rivoluzionario prima della metà del secolo, e avrà al più applicazioni parziali per il 2025 (magari un 1% di fabbisogno).
PS Per tutti quelli che vogliono ridurre i consumi di energia, spegnete il PC che consuma! (Scherzo, è una battuta).
“La vostra casa probabilmente ha un contratto da 3KW e consumererà 3MWh l’anno”
leggo qui e già c’è un errore. produzione media di 8 mq di panelli fotovoltaici alla latitudine di roma: 1,1 kwh.
fornitura enel: 3 kw
consumo medio: 1,5/2 kw (a meno che non accendi forno, un paio di phon, lavastoviglie e un climatizzatore insieme).
tra le poche cose giuste che scrivi c’è il problema del basso rendimento. tra quelle che non dici c’è che per produrre un pannello fotovoltaico ci vuole l’energia che quello stesso pannello produrrà in otto anni.
quello che (volutamente?) ignori è che il problema non è la produzione, ma lo spreco. in un sistema virtuoso 2 kw procapite potrebbero bastare. in un sistema di sboroni, per fare un dispetto si va in vacanza lasciando il frigo aperto, il phon attaccato e poi si scrive un articolo dicendo: vedete, ho consumato 100kw di eletticità, pari a 200 mw di pannelli fotovoltaici, ergo il fotovoltaico non funziona!
Bello questo post con una chiave molto realistica della situazione.
Quello che non mi convince è il fatto che sia impossibile utilizzare su larghissima scala i pannelli sui tetti. Oggi, con i contributi statali certo, si arriva a 20 anni per recuperare le spese di un impianto sul tetto. Ora è possibile pensare che la tecnologia riduca di un fattore 2-3 in qualche anno (lo so si specula sulla tecnologia ma mi sembra realistico pensare che sia possibile). Ma a questo punto se con 10 anni io mi rifaccio delle spese la città grande come Roma di pannelli solari la riesco ad ottenere ed è Roma perchè converrebbe a tutti mettere i pannelli sul tetto. A questo si aggiunge Milano, Napoli e anche qualche campo coltivato al sud dove mi posso guadagnare qualche gruzzoletto rivendendo energia all’ENEL. A questo punto non è più uno 0, ma qualcosa di più consistente (anche se non il 50%). Cosa c’è che non va in questo discorso?
Pietro, c’è qualcosa che non mi torna nell’impostazione del tuo articolo.
A parte il fatto che puoi aver sviluppato i conti su una tecnologia disponbile sul mercato che non è né la migliore allo stato dell’arte né la migliore che verrà fuori da qui a 15 anni (questo non possiamo saperlo, ma dobbiamo mantenere il beneficio del dubbio), qualunque sia il costo degli impianti potremmo contare su una fornitura di energia valida per centinaia di migliaia di anni; certo, è ridicolo attualizzare i risparmi su 100.000 anni e confrontarli con i costi di ora, però questo significa che, con una dovuta progressione della tecnologia e uno sviluppo del mercato potremmo contare tra qualche anno su una fonte che avrà, stanti costi di impianto decenti, un periodo di ritorno piuttosto lungo (per la verità dovrei contare anche l’ammortamento dell’impianto, e non sono in grado).
Comunque, un impianto che si ripaga anche in 10 anni ma che risolve una pur piccola parte del fabbisogno elettrico non è da buttare via, soprattutto se altre fonti energetiche (combustibili fossili) andranno prima o poi a esaurirsi.
Sono con te a dire che il solare non è la soluzione del fabbisogno energetico né tanto meno la speranza dell’autonomia energetica per l’Italia, ma non essere la soluzione totale non vieta che lo sia parziale. Proviamo a ragionare di una combinazione di solare, eolico, idrico, insieme a politiche magari (giusto un esempio) di riciclaggio di materiali che facciano risparmiare sull’uso di energia… Ok anche questo non risolve il problema, ma l’intero combinato avrà qualche effetto, sarà una soluzione al 50% ma è sempre meglio di niente, considerando magari qualche ulteriore esternalità ambientale.
Non so quanto possa produrre una mini centrale eolica, ma avere due pale in giardino, se ti facessero risparmiare il consumo del frigo, mentre il solare ti fa risparmiare quell’ora giornaliera di playstation, non sarebbero un risultato?
Poi, ripeto, non sappiamo dove porteranno gli sviluppi della tecnologia e se verrano recuperati gli studi di Majorana.
Ecco mi sembrava, ma magari l’ho letto male io, che nel tuo articolo tu escludessi proprio la presenza del solare nel mix di soluzioni . Infatti è sempre più chiaro che la soluzione di un problema oosì complesso come l’energia può venire fuori solo dalla combinazione intelligente di tutto quanto è disponibile. Anche se inutile è facile capire che invece si va verso annunci del tipo “torniamo al nucleare”, o potenziamo il solare o l’idrico o quello che sia senza un piano complessivo di integrazione delle diverse fonti. E questo penso sia il senso del tuo post
Sull’esaurimento delle risorse di tipo fossile, ho indicato appunto un orizzonte di decenni o secoli (per essere ottimisti). In realtà il problema non è solo l’esaurimento, ma il fatto che con la loro diminuzione (almeno della parte dolce) il costo di queste risorse diventi tale da farle diventare come i pannelli fotovoltaici oggi: TROPPO COSTOSE PER ESSERE IMPIEGATE!
Considerazioni sparse:
1)che allo stato _attuale_ non sia pensabile produrre TUTTA l’energia che serve col fotovoltaico, mi sembra lampante e non ho mai sentito nessuno sostenerlo.
2)come hanno detto molti prima di me, il discorso non verte su “riampiazziamo il petrolio con una sola fonte” ma “diversifichiamo le fonti e _contemporaneamente_ riduciamo i consumi e gli sprechi”.
3) per immagazzinare energia si può usare l’idrogeno, sfruttando l’energia elettrica prodotta dal pannello per fare elettrolisi.
http://www.energymanager.net/index.php?option=com_content&task=view&id=735&Itemid=71
(spero che il link funzioni, incollatelo sulla stessa riga).
Siamo sempre al livello di ricerca? certo. E’ realizzabile? se si vuole, sì. Potrebbe quindi risolversi il problema del “come la metto da parte l’energia?” (l’idrogeno è un vettore energetico, come noto).
4)Pannelli “plastici” già esistono, e sono in fase avanzata nel processo di commercializzazione (lo dico perchè dovevo andare a farci un dottorato in Australia, quindi fotni di ricerca di prima mano). I rendimenti sono bassi (7-8%) MA il costo dell’energia è di circa un centesimo rispetto a quella prodotta col PV, considerati i costi che vengono abbattuti.
5) Di questa non ho il link (non riesco a recuperarlo) ma i cosiddetti pannelli “a marmellata” già sono stati provati e funzionano (in pratica, si cosparge il pannello di una sostanza organica). Anche qui, ovviamente bisogna farne di strada.
6) Sono allo studio soluzioni migliori: le cosiddette celle ad alto rendimento (GaAs, per dire). Solo che invece di fare 1 mq di semiconduttore, ne fai una cella da 1cmq e poi usi specchi a concentrazione. (il modello di cella T1000 della Emcore ha una efficienza dichiarata del 37%). In un lavoro di tesi letto recentemente, inoltre, viene studiata la possibilità di usare il dispositivo a concentrazione per la produzione combinata di energia elettrica e termica (cogenerazione).
Conclusione: se l’articolo puntava a dire “levatevi dalla testa che si possa rimpiazzare il petrolio a breve col solare” penso che siamo tutti d’accordo. Se puntava a sostenere “lasciate perdere il fotovoltaico che è già morto” sono totalmente in disaccordo.
Faccio inoltre notare che attualmente il silicio da pannelli costa tanto perchè le aziende che lo producono direttamente sono molto poche, rispetto alla domanda globale (non vorrei dire una cazzata, perchè non ho mai verificato il dato, ma si parlava che le aziende produttrici di silicio policristallino non sono più di 5-6 nel mondo).
(sorry se il tono dovesse risultare troppo polemico, ma sto scrivendo di fretta dall’ufficio e non era mia intenzione
)
Io parlo di energia elettrica, non di acqua calda, e immagino che un pannello per l’acqua calda qualche risparmio energetico lo può dare, anche se comunque trascurabile.
Nei commenti affermo che c’è la possibilità di qualche rivoluzione tecnologica che cambi le conclusioni tecniche, ma al momento non c’è, e le rivoluzioni richiedono 20-30-40-50 anni, nel frattempo – per dirla alla Keynes – siamo tutti morti.
Se il solare oggi è lo 0.01%, magari tra 20 anni sarà magari il 2%, rimane che è una tecnologia che allo stato attuale è quasi inutilizzabile per fini elettrici.
1mq di pannello sul tetto costa quasi 1,000€, funziona da scaldabagno, non produce energia elettrica, però 1MWh l’anno di acqua calda li dà, e risparmi 150€ di energia per lo scaldabagno. Se non fosse che d’inverno, quando mi serve l’acqua calda, ne dà un po’ di meno, la cosa può avere anche senso, almeno finché non ci sono nuvole.
Se togliamo le distorsioni fiscali quanto diventerebbe più costoso, al di là del fatto che non è energia elettrica?
E se aggiungiamo un alternatore (magari dobbiamo accendere un forno a microonde e non avere acqua calda) quanto aumentano i costi? Raddoppiano?
Il vetro è un diamante fuso
qui invece ci andava l’ossido di silicio
Andrebbe approfondita la storia dei reattori nucleari autofertilizzanti, perché da qualche tempo è in circolo la storia che “l’uranio sta per esaurirsi” che s’è rivelata una bufala, perché è vero che le scorte non sono infinite, ma un conto è sfruttarle con un’efficienza dell’1% come si fa ora, ben altro paio di maniche è farlo al 50% o più.
Il fatto che nel lungo periodo siamo tutti morti è incontrovertibile.
Ma se ragioniamo così, la vedo dura.
Preferisco che siano investiti soldi (anche tanti) per ricerche sul solare. Magari ai nostri discendenti lasceremo solo qualche indicazione sulla strada da seguire e non arriveremo alla metà.
Tuttavia, non lasceremo depositi di scorie radioattive quanto meno.
Poi un altro punto nella discussione: non è solo un problema economico, ma anche politico. Chiediti dove sono i giacimenti di combustibili fossili e nucleari. Poi chiediti quanti conflitti possono nascere intorno a questi giacimenti quando diventeranno più scarsi.
Il Sole è più democratico.
Comunque, cito un premio nobel:
http://www.ecquologia.it/cms/content/view/856/27
Un pannello solare per la produzione di acqua calda di 2 mq costa 1300 senza incentivi: http://www.ecorete.it/solare-kit-naturale-cn1-150.php
Secondo me libertyfirst confondi pannelli solari fotovoltaici con pannelli solari termici (per la produzione di acqua calda). Tecnologie completamente diverse, rendimenti diametralmente opposti…
Salve a tutti,
inizio con una piccola polemica per far capire come stanno le cose. Ma come si fa a citare come prezzo di mercato qualcosa letto su Wikipedia? Quindi l’articolo è scritto da una persona che non conosce questo mercato? …direi che tutte le altre deduzioni hanno un valore “relativo”!
1.Esiste l’economia di scala, vi faccio un esempio. Il prezzo per:
- Un impianto di 3kw(tipico per una singola abitazione) è 5-6 €/Wp
- Un impianto di 20kW(tipico di una piccola azienda o condominio) è 4,5-5,5 €/Wp
- Un impianto di 100kW(tipico di un capannone di una media impresa) è 4-5 €/Wp
- Un impianto di 1MW(tipico su grandi complessi industriali o su terreno) è 3-4 €/Wp
- In Germania è stato costruito il più grande impianto in film sottile CIS (nuova tecnlogia in produzione) al costo di 2,5€/Wp
Mi sa che se volessimo tappezzare Roma o il mondo costerebbe ancora di meno, rendendo vano tutto l’articolo. Per non parlare delle altre tecnologie disponibili.
Piccolo esempio: solare termodinamico! Ne esistono in California da circa 200MW, Spagna per 300Mw e in Italia si sta partendo con i primi impianti. Costo 1,5€/Wp e udite udite, produce energia anche di notte con l’accumulo del vapore ottenuto durante la giornata.
saluti,Alfonso
In effetti – dice giustamente Alessandro – parliamo di costi e di tecnologie un poco all’ingrosso. Se davvero si volesse puntare oggi sul solare non significa coprire l’italia dei pannelli attualmente esistenti ma iniziare con l’acqua calda obbligatoria per le case di nuova costruzione, e di finanziare pesantemente la ricerca sulle rinnovabili. Raggiungere per il 2015 (e non per il 2030 se rimanessero un qualcosa di nicchia) pannelli meno costosi e più efficaci non è chimerico se fossero messe in campo le giuste energie.
Ricordo articoli sull’economist che parlavano di nuove tecnologie per produrre energia elettrica con il solare (sfruttare i fotoni come missili per far staccare gli elettroni da un pannello e da qui elettricità). Il problema era sempre il costo contro il risparmio (tra l’altro se le altre fonti di energia andranno a esaurirsi il solare diventerà economico in base ai prezzi relativi) ma già si stimavano pochi anni perché fossero competitivi con i pannelli esistenti ma avento maggior produttività.
Insomma, prendere posizioni su questo mercato mi pare prematuro.
Una sciocchezzuola: temo abbia più senso pompare l’acqua a monte la notte, e farla cadere di giorno. Per quanto mi ricordo, le centrali di quel tipo servono per tentare di “appiattire” la curva ad M del fabbisogno energetico giornaliero.
Il solare ha senso tecnologico ed economico ora. L\’obiettivo è fargli produrre 2-3% del fabbisogno elettrico di qui a 10 anni e farne risparmiare altrettanto. Il risparmio, ora che la co2 ha un prezzo, conta quasi più della nuova produzione
Lf dice una sciocchezza quando afferma \”parlo di energia elettrica e non di acqua calda\” visto che persino in un paese tanto metanizzato come l\’Italia circa il 30% dell\’energia elettrica nelle case è usato per scaldare l\’acqua. Il solare in questo è già più efficiente dei sistemi tradizionali.
Secondo punto: il solare non è LA soluzione perché LA soluzione non esiste. L\’idea di produrre elettricità da una sola fonte è idiozia economica e politica: il gas costa troppo; il petrolio costa di più, si estrae nei posti sbagliati e inquina; il nucleare non è flessibile e quindi sopra il 50% della domanda diventa ingestibile; il carbone con i certificati di emissione costa ormai come il gas. Si può sostituire il petrolio con le rinnovabili, ma le altre tre le devi avere tutte.
per caso.. anche l’eolico è una rimessa ??
articolo vecchio , sembra scritto da un certo prof. Battaglia , zeppo di inestattezze scritto sicuramente da uno estraneo del settore e della materia…non vale la pena neppure commentare..
e allora perché commenti, scusa?
nessuno parla della vita del pannello? ci metto N anni per rientrare della spesa..e poi? da quando inizio a guadagnarci realmente? se la vita è N+1..non ci siamo..però mi pare fosse intorno ai 15 anni e nei commenti ho letto che più o meno si rientra dopo 8..
l’altra cosa è: e se grandina? quanto sono resistenti?
Complimenti per l’articolo più approssimativo e negativo sulla tecnologia solare!!
A parte quello che pensa la maggior parte della gente, credere nella tecnologia solare è un modo per farla sviluppare. Già oggi l\’efficienza del solare termico è tra il 75% e 85%, e quella del fotovoltaico è oltre il 20%. Mi dirai che a queste alte efficienze corrispondono prezzi più alti, per ora!! Le efficienze aumenteranno se qualcuno investirà sulla ricerca; se facciamo guadagnare le aziende che producono pannelli fotovoltaici, questi investiranno in ricerca per cercare di essere migliori dei propri concorrenti e si sviluppera un circolo vizioso che porterà ad un miglioramento complessivo del prodotto ed un abbassamento dei prezzi (vero limite odierno di questa tecnologia). Meglio piangersi addosso o fare qualcosa per migliorare il nostro futuro e quello dei nostri figli???
Nei materiali ceramici in generale la struttura è detta “cristallina a corto raggio” (ordine di grandezza micrometrico), ma non è corretto identificarla in modo univoco come “policristallina”. Il termine usato per la struttura dei ceramici è infatti “amorfa”.
Il vetro, rispetto al diamante, non si differenzia solo in base alla fase, cioè amorfa ad alta viscosità vs. cristallina, ma anche alla diversa composizione chimica, cioè ossidi e inclusioni metalliche vs. carbonio, comportante proprietà e comportamenti assai diversi.
Il termine cristallo, usato colloquialmente per designare la vetreria in generale, non identifica “veri cristalli” ma è usato per differenza e confronto rispetto ai vetri di un tempo, qualitativamente peggiori dal punto di vista estetico, ottico e meccanico. I “bicchieri di cristallo” non sono cristallini, ma amorfi.
Una discussione meno distratta e dispersiva sul fotovoltaico credo debba concentrarsi non sulla scienza dei materiali o sulla resa in esercizio, ma sul diritto naturale dell’individuo di scegliere quali tecnologie acquistare per produrre energia (o quale tipo di energia acquistare dal produttore, influenzandone così le scelte impiantistiche): il “conto energia” è un furto bello e buono.
sono concorde con l’articolo
e sono validi pure un po tutti i commenti
io pero li presi x rendermi un po autonomo
causa il futuro molto incerto di questi anni
il petrolio potrebbe andare a 10$ o 200$ ?
il nostri potere di acquisto salira o calera ?
le tasse saliranno o scenderanno ?
l’inflazione si mangera i pochi risparmi ?
ci sara molto o poco lavoro ?
si e’ vero ho anticipato e buttato un po di soldi
ma un po di corrente anche se poca c’e’
Ultimo commento e poi taccio.
Potrei chiamarlo: “L’automobile tra mito e realtà”.
1. Costo dell’automobile ELEVATO (vabbè direte, la sicurezza incide sui costi). Costo manutenzione MOLTO ELEVATO (tasse, assicurazioni, tagliandi, sostituzione parti usurate, guasti, danni da incidenti ecc)
2. Rendimenti BASSI intorno al 30% circa.
3. Combustibile caro (vabbè in Italia incidono molto le tasse, ma comunque vanno messe nel conto).
Qualcuno più bravo di me a fare i conti arriverebbe alla conclusione che non conviene investire nelle automobili, almeno in quelle con motori a combustione.
Non ti offendere, ma parlando di diamante, cristalli e vetri hai scritto una serie di vaccate pazzesche.
metto un po’ d’ordine.
1) Diamante = minerale di carbonio
2) Cristallo “Swarowsky” = lo swarowsky NON è un cristallo. Non è nient’altro che un vetro realizzato con particolare accuratezza e con una composizione chimica che include una certa quantità di ossido di piombo. Hai presente i pendenti dei lampadari di cosiddetto “cristallo”? Ecco, il materiale degli swarowsky è loro parente stretto.
3) vetro = composto realizzato dall’uomo prevalentemente con ossido di silicio ma anche con altri ossidi. Non ha struttura cristallina in quanto è un materiale amorfo.
Per la cronaca molti confondono il cosiddetto “swarowsky” con il cristallo di rocca, che è la varietà incolore monocristallina del quarzo, cioè di un minerale composto da ossido di silicio (e in quanto minerale ha una struttura cristallina).
Ciao
Bello. Ho letto una valanga di commenti ma nessuno ha colto il punto.
Non è questione di quanto sia efficiente il pannello solare.
E’ che NON c’è ABBASTANZA SOLE. Eppure è chiaramente detto. E i dati sono quelli in tutto il mondo.
Qua si parla di 2-3-4 Kw come se si potesse salvare il mondo con quelli.
Nel mio paesino c’è una fabbrica di tubi in plastica che con UN SOLO CONTATORE fa il quadruplo dei consumi di tutto il resto della cittadina e ciuccia dai 3500 ai 5000 kW a regime.
Il paese non è semplicemente abbastanza grande per ospitare pannelli solari in grado di alimentarla.
A meno che qualcuno dei fotoentusiasti non se ne esca con un rendimento superiore al 100% tipo moto perpetuo.
lupo, il consumo industriale è il più elevato in assoluto e li serve l’energia che “fa il consumo”..quelle dei privati sono inezie..
ovviamente, per applicazioni “heavy duty”, queste soluzioni non sono ammissibili, a meno di non farle su una scala molto più elevata e con un costo assai maggiore..
sicuramente, nell’uso comune, si può fare qualcosa..
Come ha già sottolineato qualcuno nei commenti, il calcolo fatto sulla redditività dell’energia solare mi sembra a dir poco superficiale, se non capzioso, anche perché non tiene conto dell’aspetto comparativo. Il costo della produzione di energia solare non può essere considerato in termini assoluti, ma va sempre riferito al costo necessario a produrre energia con altre fonti e questo dato comparativo non è certo.
Prendiamo il petrolio…adesso, grazie alla crisi, viaggia sui 50$ al barile, ma solo un anno fa costava tre volte tanto. Chi può prevedere con certezza quanto costerà il petrolio da qui a dieci anni?
Il costo dichiarato dell’energia nucleare è ancora più aleatorio ed opinabile. Di fatto il costo reale dell’energia nucleare è indeterminabile, o quasi. Prima di tutto dipende dal costo e dalla reperibilità dell’uranio. In secondo luogo una centrale che prevede un tempo di costruzione che va dai 12 ai 20 anni (siamo in Italia) è soggetta a variazioni dei prezzi dei materiali di costruzione difficilmente prevedibili (cemento armato, acciaio, grafite…)
Il punto più cruciale sono i costi sociali, che escono da qualsiasi possibilità di previsione.
Nel caso di un incidente nucleare? Le scorie attive per migliaia di anni, il loro stoccaggio e il loro smaltimento? I costi ambientali legati ad eventuali incidenti di trasporto o perdite dei depositi di stoccaggio? Come si fa a calcolare costi così indeterminabili per loro stessa natura?
Non si fa, ovvero non si calcolano.
Un’altra affermazione curiosa dell’autore dell’articolo riguarda il futuro del fotovoltaico e quello del nucleare di quarta generazione.
Per quanto riguarda il solare il progresso tecnologico sarebbe aleatorio ed indeterminabile, mentre per quanto riguarda il nucleare lui ha la certezza che la quarta generazione sia alle porte…scusa, ma su che basi? Due pesi e due misure?
Bene, allo stato attuale delle cose, la disponibilità d’uranio è tutt’altro che infinita, non solo, ma è inversamente proporzionale al numero delle centrali in funzione. Se poi le cose tra cinquant’anni cambieranno è tutto da vedere, esattamente come per il solare/fotovoltaico.
@Z: il costo dell’uranio è una piccolissima parte del costo dell’energia nucleare, che è in gran parte un costo di infrastrutture e sicurezza. Se il costo dell’uranio centuplicasse, allora diventerebbe una frazione significativa del costo dell’energia prodotta. Ma diventerebbe anche economicamente conveniente estrarlo dall’acqua di mare, e con i reattori autofertilizzanti avremmo energia per migliaia di anni ai consumi attuali, a un costo un po’ superiore. Tra parentesi, la tecnologia dei reattori autofertilizzanti esiste, ma non viene usata più che altro perché il combustibile costa talmente poco che non conviene. Per quanto riguarda il discorso dei materiali, servono anche per fare una centrale solare (cemento, acciaio, silicio…) e ne servono molti di più a parità di potenza prodotta. Per quanto riguarda gli incidenti gravi, sono pressoché impossibili con le tecnologie attuali (e non solo con quelle future); gli incidenti relativamente non gravi (quelli in cui si ammazza qualcuno che è stato imprudente, come a Tokaimura) sono inevitabili, purtroppo, con ogni tecnologia, e scommetto che se dovessimo fare tutto col solare ci sarebbero parecchi morti all’anno nei cantieri delle centrali…
Detto questo, ritengo che tra tutte le energie “rinnovabili” quella solare sia una delle più promettenti, insieme all’eolico nelle zone ventose: certo sono meglio delle buffonate delle maree! Ma bisognerebbe coprire migliaia di km^2 di territorio con centrali solari per avere una frazione significativa dell’energia che utilizziamo adesso in Italia, soprattutto se per “energia” intendiamo non solo quella elettrica ma tutta quella che viene dalla combustione (auto, riscaldamenti, industrie). Tutti gli “investimentini” che si fanno per ora sono simbolici (soprattutto perché sono finanziati in gran parte dallo stato, e anche così sono appena appena convenienti). Ed esiste l’enorme problema dell’immagazzinamento dell’energia, non solo di notte ma anche d’estate per l’inverno, non risolvibile con le tecnologie attuali.
E purtroppo è una illusione che il risparmio energetico (pur utile) cambi sostanzialmente le cose. A meno di ridurre drasticamente il nostro tenore di vita, cosa che nessuno sano di mente vorrebbe fare se c’è un’alternativa. Questo sì che sarebbe un costo sociale enorme!
Per cui, sinceramente, mi sembra che l’unica alternativa seria che abbiamo sia cominciare a diversificare pesantemente verso il nucleare, e investire su solare e eolico, tenendo presente che se non dovessero sorgere nuove tecnologie a breve-medio termine per risolvere i problemi di cui sopra (immagazzinamento e produzione su vasta scala) l’unica alternativa seria al petrolio e al carbone sarà il nucleare (con tutti i problemi che comporta) o la fame.
P.S. Comunque, personalmente preferisco avere il problema di gestire le scorie delle centrali nucleari (che si possono tenere sotto controllo) piuttosto che dover gestire milioni di tonnellate di CO2 che alla fine vanno sempre in giro e che non si sa che effetto hanno sull’ambiente…
Non me ne vorrà Libertyfirst, ma citerò alcuni dati presi da 21° Secolo – Scienza e Tecnologia.
Situazione Mondiale secondo ONU – IAEA a fine 2007.
Produzione Mondiale energia elettrica:
40% carbone
19% gas
16% nucleare per 2658 TeraWattHour (TWh)
16% idroelettrico
7% olio combustibile (petrolio)
2% altre rinnovabili
Europa:
33% nucleare
30% carbone
20% gas
11% idroelettrico
4% olio combustibile
2% altre rinnovabili
Non credo ci possa essere altro da aggiungere.
Quel 2% è alquanto ottimistico ci metterei davanti uno 0
@Riccio. Dici che gli incidenti nucleari gravi sono praticamente impossibili…quanto ritenevi probabile che l’intero World Trade Center venisse completamente raso al suolo nel 2001? Ovviamente la percentuale di rischio, seppur ridotta, aumenta proporzionalmente al numero degli impianti in funzione, tenendo conto che alcuni paesi potrebbero avere problemi maggiori di altri a garantire determinati standard di sicurezza, ma che in caso di disastro ambientale ne risentirebbero tutti. Questo per quanto riguarda fatti tipo Chernobyl, Sellafield e Three Miles Island. Incidenti “minori” tipo sversamenti di liquido radioattivo (Tricastin), falle nei depositi e contaminazioni delle falde (Trino), cedimenti strutturali dei depositi (Germania) a me sembra che si ripetano a ritmi abbastanza inquietanti. I media ne parlano poco e i costi se li ciucciano i contribuenti.
Ma poi scusa, se fosse così sicuro e conveniente, perché nessuna compagnia assicurativa privata assicura una centrale nucleare e perché nessuna impresa privata ne costruisce una se non in presenza di forti incentivi statali?
Detto questo, le cifre sono molto discordanti, a seconda delle fonti, ma ho letto che il nucleare, attualmente, fornisce attorno al 6% dell’energia complessiva, tenuto conto del riscaldamento e della locomozione.
La tua soluzione? Una centrale nucleare ogni venti km?
Se si sostituisse il fossile col nucleare il prezzo dell’uranio centuplicherebbe certamente, non si risolverebbe il problema delle guerre per l’accaparramento delle materie prime né quello della dipendenza dalle stesse dei paesi che non le possiedono.
Quando dici che la tecnologia per le centrali autofertilizzanti esiste già, mi potresti citare la fonte? Perché a me risulta che si parli di 2030 nella migliore delle ipotesi e che i problemi che attualmente pone questa tecnologia siano maggiori di quelli che risolve (rischiosità e plutonio, ovvero bombe nucleari), se poi mi parli di torio, appunto…quando sarà disponibile, ben venga.
A mio modo di vedere, la soluzione stile bacchetta magica non esiste, e credo sia chiaro, ma prendere una direzione o un’altra potrebbe fare la differenza.
Certo possiamo continuare sulla strada battuta sin ora, continuare sulla strada del pil e del consumo sconsiderato di energia e risorse, possiamo tappezzare il mondo di centrali nucleari, così ogni paese avrà la sua bella bomba atomica e, alla prima guerra, saltiamo per aria tutti quanti.
Oppure potremmo renderci conto che, forse, tutto questo pil non è poi così necessario, che non è l’unica unità di misura del benessere e della qualità della vita. Forse potremmo invenstire una parte dei miliardi di euro che si pensano di buttare nelle centrali nucleari nella coibentazione degli edifici, nel telelavoro, nella mobilità pubblica, nella cogenerazione, nella microgenerazione.
Certo, c’è bisogno di un indirizzo etico, di un cambiamento radicale di mentalità, modelli, ideali.
Ma tanto, se non cominciamo adesso, lo dovremo comunque fare più tardi, ad un costo maggiore. Prima o poi dovremo renderci conto, nostro malgrado, che lo sviluppo sostenibile non è un vezzo da frikkettoni, ma una strada obbligata.
@filipporiccio
che scelta! Il nucleare o la fame? Ho deciso va bene il nucleare, ma non toglietemi il piatto di pasta (anche fatta con grano di Chernobyl).
Pongo la questione in questi termini: quanto ci costerebbero delle centrali nucleari in termini di perdita di turisti e perdita di esportazioni?
Dove mettere una centrale nucleare (e i depositi di scorie) in Italia? In zone non sismiche direte voi.
http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html
La Sardegna è l’ideale da questo punto di vista ma un po’ fuori mano. Allora resta una parte del Salento (io sono di Lecce) e una regione tra Piemonte e Lombardia. Questa seconda ipotesi sarebbe la migliore dal punto di vista logistico: produco e consumo sul posto e non perdo energia nel trasporto. In caso di incidente però farei fuori milioni di persone, essendo quella zona con una densità abitativa altissima. Resta il Salento, che offre il mare per il raffreddamento necessario al reattore. Facciamo un bella centrale nucleare: un toccasana per il turismo e l’esportazione di prodotti agricoli. Qui conta molto la psicologia (o la psicosi) più che i dati reali. Se il consumatore sospetta che quella bottiglia d’olio d’oliva o di Primitivo sia stata fatta qualche decina di km da un reattore nucleare, anche se non c’è nessun rischio compra l’olio o il vino proveniente da altre regioni. Vedere il caso mozzarella di bufala. La gente non comprava mozzarella campana anche se fatta a decine di km da dove venivano bruciati i rifiuti.
Il costo delle cose va valutato in modo complessivo. Faccio l’esempio sempre della Puglia
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-Puglia-dei-veleni/1554209
Le acciaierie hanno portato posti di lavoro e “benessere” ma a che prezzo?
Penso che la chiave di volta siano i consumi industriali.
se è vero che il terziario è decisamente inferiore come domanda energetica, è vero anche che l’industria non spende abbastanza in ricerca, salvo rare eccezzioni, dovrebbero essere loro i primi a incentivare il potenziamento delle fonti rinnovabili.
Ad esempio i pannelli fotovoltaci di oggi potrebbero comodamente alimentare gli elettrodomestici delle case, poichè anche se la distribuzione è da 220volt in realtà l’elettrodomestico usa al suo interno tensioni che non vanno mai oltre i 48volt in continua (i più moderni ovviamente) questo valore non sarebbe un problema per le celle fotovoltaiche e sarebbe gestibilissimo , poichè anche il trasporto della corrente avrebbe costi abbattuti, visto che la “centrale” sarebbe il tetto di casa e non l’enel di termini imerese per esempio.
un’altro problema dell’industria è anche la scarsa flessibilità nell’innovazione, per esempio produrre acciaio costerebbe molto meno se il minerale grezzo fosse lavorato in loco, raffinato con tecnologie migliori.
per lo sviluppo sostenibile bisognerà per forza di cose aumentare l’efficenza delle fonti rinnovabili. e chi più consuma più dovrebbe pagare lo studio in tal specie.
Una cosa al momento mi sfugge:
perché Libertyfirst ha scritto questo articolo?
Ognuno ha il diritto di avere le sue opinioni, ma il tono, il contesto e la sicurezza delle dichiarazioni sembrano “vendere” Libertyfirst come un esperto del settore quando palesemente non lo è.
Ci sono numerosi errori gravi: non solo sugli aspetti centrali del tema ma anche su nozioni di base di fisica e chimica.
Consiglierei di mandare avanti Franco Battaglia, basta e avanza.
io installo pannelli solari e pannelli fotovoltaici per conto dei clienti che me lo chiedono. i primi impianti a pannelli solari li ho installati 36 anni fa e alcuni sono ancora in funzione, però vi dico che allo stato attuale il gioco non vale la candela. nel tempo la tecnologia sicuramente migliorerà ma ad oggi non ci siamo. Claudio
@Claudio
contesto fortemente quello che hai scritto.
la nuova generazione rende i prezzi di ammortamento inferiori agli 8 anni. In pieno regime anche sotto i 6.
Weissbach, se partecipi a una discussione di questo tipo su un blog o forum rivolto alle internaute masse, o comunque in un luogo diverso da un convegno di scienziati esperti anche di economia (ma esistono? quanti saranno?), accetti implicitamente i toni e l’impostazione un po’ “da bar”. Se pensi che a decidere le politiche energetiche degli Stati sono gli Scajola (studi fatti: Giurisprudenza). A me degli espertoni dell’Enel, dove lavorava mio padre, dicevano che eolico e fotovoltaico sono stronzate (più o meno) per i noti motivi, e mi sono fatto l’idea che non avessero tutti i torti.
E se invece di guardare i Generatori studiassimo gli Utilizzatori?
se non nascevi non dovevi morire?
Il Canavesano è un piccolo blog di provincia che tempo fa ha denunciato l’operato del sindaco di un paese in provincia di Torino dove dovrebbe sorgere uno STABILIMENTO DI PRODUZIONE DI SILICIO per uso FOTOVOLTAICO.
Il blog prova che, dissimulato da pseudo-ambientalismo, ci sono interessi privati alquanto strani.
http://canavesano.splinder.com/post/19889352/Silfab:+il+problema+%C3%A8+il+sind
http://canavesano.splinder.com/post/20030968/Silfab%3A+chi+c%27%C3%A8+dietro%3F
Il tuo post è interessante, ma non consente di valutare 2 fattori:
1) la necessità di incrementare il risparmio energetico (noi siamo degli spreconi, per non parlare degli USA)
2)la necessità di salvaguardare l'ambiente, voglio suggerire un video (in inglese) che spiega semplicemente la questione http://www.yuotube.com/watch?v=zORv8wwiadQ .
La tua analisi potrà essere economicamente corretta, ma è sbagliata per tutto il resto. E' come dire che bisogna uccidere tutti i poveri per diminuire le spese sociali di una nzaione: vero, ma prova a pensarlo sul serio.
Ciao ):
Ho toppato il link, scusatemi: http://www.youtube.com/watch?v=zORv8wwiadQ
I dati del post mi paiono parecchio approssimativi. Esistono tecnologie non citate (tipo il solare a concentrazione) dal fotovoltaico e, all'interno del FV, esistono tecnologie non citate (Tellururo di Cadmio, CIS, etc.).
Il silicio amorfo rende il 45% del monocristallino, non il 33%, ed è molto più efficiente in caso di ombreggiatra o nuvole. Il CIS rende circa l'85% del monocristallino, ha gli stessi vantaggi dell'amorfo per le nuvole e costa il 25/30% in meno.
Inoltre, dire che il nostro fabbisogno è quello attuale è un errore grossolano: l'efficienza energetica parte dal risparmio (o miglior consumo) e poi dall'approvvigionamento di energie rinnovabili, una delle quali è il solare.
Infine esistono aree di scarso valore o interesse e piuttosto vaste, sia in Italia (es.: l'Aspromonte) che in zone a noi vicine (1/18° del Sahara a FV garantirebbe la produzione per tutta l'Europa, figuriamoci con la concentrazione a inseguimento), che potrebbero essere messe meglio a frutto utilizzando il FV.
Inoltre, basterebbe guardare le dinamiche di costo e efficienza del FV negli ultimi dieci anni per capire che nel giro di pochi anni pannelli molto meno costosi avranno un'efficienza molto maggiore.
Bollare tutto questo come una bufala, con ragionamenti così approssimativi mi sembra azzardato. E' ovvio che il tornaconto oggi non sia così alto, ma già si intravede (molti fattori vanno considerati per determinare l'efficienza di un impianto FV). Ma ci sono ogni giorno passi avanti che abbassano l'asticella.
tutto vero, la fisica non concede sconti a nessuno, la realtà dei fatti non è alternativa a nessuno è li nuda e cruda e non può essere smentita.
I pannelli FV non sono fonti energetiche sono dei vettori mooolto scadenti , non danno indietro l’energia utilizzata per produrli, sono assorbitori netti. Meglio usare l’energia com’ è senza farla passare nei PFV. provate a far funzionare un forno elettrolitico per la produzione di alluminio o un cementificio o peggio un’ acciaieria col fotovoltaico, mi scappa da ridere per non piangere, a meno che non vogliate rinunciare a questi prodotti senza i quali non costrusci nemmeni il pannello fotovoltaico, meditate.
considerato che: i PFV li fanno con l’energia del fossile, nucleare, idroelettrico e visto il loro bassissimo rendimento sono la ” fonte” in realtà vettore, più inquinante che c’è.