Arriva la benedizione che mancava: “Alla prova dei fatti [il Pdl è il partito] maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria” (L’Osservatore Romano)
“Provvisoriamente”, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni
Già qualche mese dopo le elezioni politiche del 2006, vinte dal centrosinistra per il rotto della cuffia, Il Regno, la rivista dei padri dehoniani, pubblicava uno studio demoscopico che con ampia e incontrovertibile documentazione dimostrava che il voto cattolico s’era consistentemente
polarizzato sul centrodestra: un vero e proprio esodo, tenuto conto dei numeri. Nulla di strano, perché la politica della [[Cei ]]- quella del famoso “spartiacque” del cardinal Ruini – aveva lungamente preparato l’aut-aut per l’elettorato di ispirazione cattolica, e il resto l’aveva fatto il referendum sulla legge 40/2004. La categoria del cosiddetto “cattolico adulto” s’era rivelato praticamente inservibile a mantenere il punto sui “principi non negoziabili” e la Cei gli aveva tolto la patente di cattolico.
RICONOSCIMENTO UFFICIALE – Al centrodestra mancava solo il riconoscimento ufficiale, anche se alla Santa Sede continuava a far comodo che non ci fosse una nuova Dc: la benedizione sarebbe venuta giorni fa, su L’Osservatore Romano, con un editoriale a firma di Marco Bellizi, nel quale il Pdl veniva definito, “alla prova dei fatti”, il partito “maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria”. Una benedizione al partito il cui indiscusso e indiscutibile leader, in almeno due occasioni (pacchetto sicurezza e caso Englaro), aveva tenuto a precisare pubblicamente che le “istanze della Chiesa” non potevano essere deluse. L’asse tra Santa Sede e Palazzo Chigi era d’altronde già saldamente assicurato sul piano operativo nella persona di [[Gianni Letta]] ed Eugenia Roccella faceva da garante contro ogni tentazione a considerare il Berlusconi IV un governo “anarchico” sul piano etico. Confezione così ben riuscita che alle parole di [[Gianfranco Fini]] sui pericoli di uno Stato etico rispondeva la Sala Stampa Vaticana, invece che il portavoce del governo.
IL PARTITO DEI CATTOLICI – Naturalmente c’era da salvare la faccia ed ecco subito pronto Marco Bellizi a precisare cos’ha scritto, in un’intervista a ilsussidiario.net: “Bisogna cercare di capire attentamente qual è lo spirito con cui l’articolo è stato scritto, che è ben diverso dalle interpretazioni che i giornali e le agenzie di stampa hanno voluto dare. [...] Quello che è certo – e questo non lo dice L’Osservatore Romano o la Santa Sede, ma lo certificano i sondaggisti e gli analisti dei flussi elettorali – è che oggettivamente il Pdl ha intercettato in misura maggiore il voto cattolico rispetto a quanto facciano altre formazioni politiche. Questo è un dato del tutto innegabile. Capisco che una constatazione del genere fatta da L’Osservatore Romano possa assumere un significato diverso da quello di qualunque altro analista su qualunque altro organo di stampa. Però rimane il fatto che…”. Che? Lasciamo per un attimo da parte di cosa si tratti, e vediamo in quale misura, secondo il notista politico del “giornale del Papa”, il voto cattolico possa dirsi tale: “I cattolici restano liberi di fare le loro scelte, sempre tenendo conto delle indicazioni date dal magistero della Chiesa o dalla Conferenza episcopale italiana, sempre orientate innanzitutto al perseguimento del bene comune”. È evidente che, se non ne tengono conto, non sono cattolici titolati a dirsi tali. “Che poi questo avvenga attraverso due partiti o più non importa, e non ha ripercussioni particolari”, prosegue, e qui sta qua
nto ha motivato da parte della Cei, almeno dallo sbriciolamento della Dc in poi, il mancato interesse – e potremmo aggiungere: tutt’altro – a che prendesse vita un “partito dei cattolici”, eventualmente riconosciuto come tale, almeno implicitamente, da parte del Vaticano. “I cattolici sanno bene qual è il magistero della Chiesa in merito alla difesa della vita in tutte le sue fasi”, sanno che per dirsi cattolici non possono fare appello ad altra libertà di coscienza che quella che impegna all’obbedienza.
IL VERO CAPO E’ IL PAPA – Posizione ben riassunta da un cattolico che, trovandosi nel Pd, si poteva far l’errore di considerare “adulto”. Si tratta di Pierluigi Castagnetti, che al Corriere della Sera ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l’altra alla politica. Per me, come per Franceschini, per tutti noi cattolici, insomma, il vero «capo» è lui: il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo gli ex diesse dovrebbero alla fine comprenderlo”. E dunque, a una constatazione come quella fatta da L’Osservatore Romano, cos’è che dà “un significato diverso da quello di qualunque altro analista su qualunque altro organo di stampa”? È il fatto – dice Marco Bellizi – che “non si tratta di altro che di un dato oggettivo”. Così è, punto. Tanto dovrebbe bastare a dare prova che, senza tener conto delle “istanze della Chiesa”, in Italia non si governa. E c’è di più: “Questo è al momento un dato importante; non so se determinante anche per il futuro, ma ora è importante”. Attenzione, dunque, a non perdere la delega che la Santa Sede dà al politico cattolico italiano perché governi uno Stato laico in sua vece. Stato laico nel senso che i chierici non ci si sporcano le mani più di tanto. È la cosiddetta “sana laicità”: “il vero «capo» è il Papa” e, se il politico cattolico è davvero cattolico, il Papa gli regala la playstation del Governo.























io cattolico prego in cucina con gli occhi al cielo rivolti a Dio, le orecchie al Vaticano e la panza ai fornelli
e se mi accorgo che il centrodestra mi promette più polenta e più fica, che io sia o meno cattolico, fascista o comunista, io, io …..
io voto dove mi porta il cuore, cioè la panza