Il Financial Accounting Standard Boards (FASB), l’ente americano che fissa le regole della contabilità finanziaria, ha recentemente permesso alle banche di abbellire i propri bilanci sopravvalutando le proprie attività finanziarie, e il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti dal suo ufficio a Via XX Settembre, elogia tale piano e propone di esportarlo in Europa!
La contabilità serve a capire quanto vale un’azienda e a guidare le scelte imprenditoriali: è attraverso questa che i manager si rendono conto se un piano è economico o meno, e le banche capiscono se gli investimenti stanno andando bene o male. Ci sono tanti modi di tenere la contabilità. Ad esempio il metodo del valore storico, che valorizza un’attività o un bene semplicemente in base al costo originario di acquisto. Un altro metodo è quello del valore di mercato (mark-to-market), in cui il valore contabile del bene dipende dalla valutazione attuale del mercato. In un mondo p
erfetto il secondo criterio contabile è quello corretto, perché quello che conta non sono i costi passati, ma i costi futuri: se per continuare ad esistere l’impresa dovrà comprare automobili a 20 mila euro (valore di mercato ad oggi), a chi importa se in passato, ad esempio 5 anni fa, quell’auto costava la metà? In linea di massima si può dire che negli ultimi anni si è abbandonato il metodo del costo storico valorizzando le attività in bilancio con il metodo del valore di mercato, per la valutazione delle attività finanziarie.
RITORNO AL PASSATO – Almeno in parte si sta tornando indietro. Perché con il secondo metodo, il mark-to-market, il valore di mercato tende ad essere sopravvalutato durante il boom; mentre durante la recessione, al contrario, scende molto. La contabilità a valore di mercato è quindi fortemente pro-ciclica, perché tende ad essere troppo ottimista nella salute e troppo pessimista nella cattiva sorte. Ed ecco che il FASB ha deciso di consentire alle banche di valutare beni che non hanno oggi mercato, e che quindi attualmente hanno un valore nullo, facendo finta che il valore di un’attività non sia quello che si può realizzare effettivamente nel mondo reale, ma il valore che hanno a suo tempo pagato, cioè il valore che si realizzerebbe se ci fosse un mercato attivo e in forma. Peccato che non esiste. In sostanza si tratta di contabilità creativa. Se passasse il principio dell’allentamento dei vincoli contabili durante la recessione, avremmo il peggio dei due mondi: contabilità a valore di mercato durante il boom (in modo da sopravvalutare la ricchezza) e a valore storico durante la recessione (in modo da conservare la sopravvalutazione precedente).
TRUCCHETTO RICCO MI CI FICCO – Prima o poi gli agenti economici impareranno che con questo “trucchetto” la contabilità sarà diventata un insieme di numeri casuali e privi di senso, e scontando questa informazione il mercato perderà efficienza allocativa, ma
queste sono conseguenze di lungo termine. Mentre è noto che il motto dei politici è “dopo di noi, il diluvio“. La contabilità non può essere utilizzata per risolvere i problemi del ciclo economico, perché il ciclo economico si basa eminentemente su errori contabili (sopravvalutazione delle possibilità economiche). Quello che si dovrebbe fare è rendere la contabilità meno capace di indurre in errori di ottimismo o pessimismo, mentre quello che si dovrebbe evitare è ricordarsi del problema solo durante la crisi, perché altrimenti si crea un errore sistematico di sopravvalutazione. Insomma, si tratta dell’ennesimo tentativo di manipolare il mercato facendo sopravvalutare i beni finanziari e impedendo al mercato di valutare correttamente tali attività. Un trucchetto miope e fondamentalmente disonesto. Non suscita quindi stupore che il nostro Ministro dell’Economia ne sia entusiasta, non essendo la prima volta che prende posizioni poco credibili sul piano economico per motivi fondamentalmente ideologici.
MOLTE PERPLESSITA’ - E Tremonti mette fretta all’Europa, criticandone “il macchinismo politico, lento rispetto alla capacità decisionale di cui danno prova gli Usa“. Non c’è niente da fare, quando vede la creatività applicata alla noiosa materia dell’economia Tremonti non riesce a trattenere l’entusiasmo. Il fatto di creare una distorsione allocativa di lungo termine è un problema che non gli interessa. Oltre tutto, si disinteressa anche dei possibili effetti “perversi” dell’operazione. Alcuni affermano che il piano potrebbe – sopravvalutando gli asset delle banche – rendere meno proficua la partecipazione al TARP, il piano di sovvenzionamento delle banche tramite soldi pubblici (o meglio, tramite soldi privati garantiti da soldi pubblici), perché più il valore delle attività delle banche sale, meno chi compra guadagnerà dall’acquisto. I motivi di perplessità, quindi, non mancano.























Non capisco questo passaggio:
“se per continuare ad esistere l’impresa dovrà comprare automobili a 20 mila euro (valore di mercato ad oggi), a chi importa se in passato, ad esempio 5 anni fa, quell’auto costava la metà?”
Se parliamo di immobilizzazioni il bilancio deve indicare il valore del bene presente in azienda, che per forza di cose non potrà mai essere uguale a quello dello stesso bene presente in questo momento sul mercato. Per valore di mercato, infatti, s’intende quello che ha il bene “vecchio” presente in azienda e non il valore di un bene “nuovo” presente nel mercato. Altrimenti si sopravaluta il valore dell’azienda stessa.
Nelle immobilizzazioni di solito non si mette il prezzo d’acquisto Rado? Questo potrebbe sopravvalutare l’azienda nei primi anni e poi l’inflazione dovrebbe rimettere le cose a posto.
Mi pare che devi mettere il fair value solo se tieni il bilancio secondo gli standard contabili IAS (si scrive così?).
Poi, ok, puoi fare delle rivalutazioni.
voi siete l’italia che non vuole bene.
Mi intendo di contabilità quanto mi intendo di filologia romanza, però se devo fare un progetto mi interessa quanto mi costerà in futuro comprare i fattori di produzione, e non quanto mi sono costati in passato; analogamente, un bene durevole ha valore perché in futuro ci farò qualcosa di utile, e non perché mi è costato tot. I costi storici hanno valenza indicativa (se i prezzi relativi si muovono poco) oppure consuntiva (ex post), ma idealmente è il valore futuro che conta.
Non ho idea di cosa dicano le regole, però penso che un’immobilizzazione materiale come un capannone è qualcosa di completamente diverso da un’attività finanziaria (e il FASB si occupa delle seconde). Un’attività finanziaria ha valore perché mi dà cedole e/o perché la posso vendere; un’immobilizzazione perché mi aiuta a produrre (in genere). Può accadere che questa sia non vendibile e non avere valore di mercato, ma può comunque servirmi a produrre (un macchinario ultraspecifico che non serve a nessuno tranne che a me ha valore d’uso per me ma non ha valore di scambio). Di un’attività finanziaria non si può dire lo stesso: o posso trasformarla in moneta o non serve a nulla.
Però, ripeto, io di contabilità non so nulla, tranne quello che si può fare in un esame di introduzione alla contabilità, quindi potrei sbagliarmi alla grande. E la cosa divertente è che se qualcuno mi corregge non capirei che cosa vuol dire per problemi di lessico.
Il codice civile indica che la valutazione dei beni di bilancio deve seguire “criteri prudenziali”.
Per quanto riguarda le immobilizzazioni materiali di solito sono iscritte al costo storico perchè è il valore sul quale si calcola l’ammortamento a fini fiscali.
Eventuali rivalutazioni (che si sono comunque viste in alcuni casi) sono quindi, in assenza di agevolazioni di legge, sottoposte a tassazione, in quanto incrementano il valore ammortizzabile.
Per tale motivo, anche se esisterebbero i presupposti, di solito non vengono fatte perchè nessuno ha voglia di pagare un imposta oggi per poi recuperarla tramite l’ammortamento in più anni.
Liberty, infatti il senso dell’articolo mi è chiaro, proprio perché si riferisce alle attività finanziarie, che non sono soggette ad obsolescenza ma solo a oscillazioni di valore di mercato.
Per tale motivo mi sfuggiva la premessa che parlava di macchine, che, invece, se presenti in un’azienda, non foss’altro che per l’uso che se ne fa non possono che perdere valore.
Enrico, so che esistono teorie secondo le quali le quote di ammortamento devono essere considerate come “rate di investimenti futuri” per rinnovare l’immobilizzazione a cui si riferiscono e non come ortodossia vuole “ripartizione del costo sugli esercizi di vita utile del bene”. Però se voglio sapere quanto mi costerebbe rinnovare il “parco macchine” – dato su cui non discuto l’importanza – di certo non vado a cercarlo nel bilancio – inteso “tradizionalmente” come attività, passività, costi e ricavi – al limite lo trovo nella nota integrativa. Altrimenti metteresti in attivo non il valore del bene presente in azienda ma quello di un bene nuovo (e quindi diverso) presente nel mercato. E quindi nemmeno sopravalutazione dell’azienda ma forse falso in bilancio.
Rado, scusa, non capisco: tu compri la macchina, la metti a bilancio e poi anno per anno aggiorni col quattroruote il valore?
Mi trovi d’accordo sul fatto che la valutazione delle immobilizzazioni allo stato d’uso e valore al nuovo puoi metterlo (o dovresti) in nota integrativa. Ma in bilancio…
“Rado, scusa, non capisco: tu compri la macchina, la metti a bilancio e poi anno per anno aggiorni col quattroruote il valore?”
In teoria (oddio, per macchina credo s’intendesse macchinario, ma va bene lo stesso) per avere un corretto valore dell’attivo si potrebbe fare così.
In realtà si prende il costo storico e da questo si decurta l’ammontare del fondo ammortamento relativo. Salve correzioni di rivalutazione.
Sul termine “bilancio” cerco sempre di precisare perché tecnicamente sarebbe composto da “situazione patrimoniale”, “conto economico” e “nota integrativa” (dove richiesta).
io quando vedo tremonti sorridere mi viene subito da pensare che sia un cazzaro
è più forte di me
anche quando dice cose sensate la mia mente pensa questo è un cazzaro
ho un paio di mutande sporche costate all’epoca 10 euro oggi quanto valgono?
beh, macchina automobile per semplicità nel trovare un riferimento di valore stato uso.
“io quando vedo tremonti sorridere mi viene subito da pensare che sia un cazzaro”
invece se ride è perché non sa più che fare.
a parte le battute gli asset finanziari possono avere valori diversi nel tempo ed in base al debitore
però valutare un titolo che incorpora titoli tossici al valore di acquisto è pura follia
a meno che non trovi un folle (lo stato???) che te lo acquista garantendoti quel valore
a proposito di mutande ci sono dei feticisti giapponesi che acquistano mutande usate di ragazzine a cifre folli
se avete delle figlie potreste investire in mutande e rivenderle su ebay
in tempi di crisi tutto fa brodo, sperando che i feticisti non si siano impoveriti troppo
@sbronzo
mi pare di ricordare che avessero addirittura distributori automatici di materiale fetish…
su certe cose son fissati…