Cultura

Bologna, una strage d’interpretazioni

Ovviamente, nel caso della Braghetti, non si capisce perché il popolo, che è fatto da gente che non ha ammazzato giudici né custodito politici rapiti, debba interessarsi alle convinzioni e alle pur legittime opinioni di una che ha ammazzato Vittorio Bachelet e fatto da vivandiera alle Br in occasione dell’affare Moro.Se la signorina vuole placare la sua sete di verità, ad esempio, non potrebbe – invece di interessarsi di fatti di cui non è stata testimone diretta – rivelare finalmente i nomi degli altri brigatisti che hanno operato nel sequestro? La Braghetti dovrebbe sapere che all’appello mancano ancora due motociclisti, dei quali i terroristi in carcere e quelli come lei, che usufruiscono della liberazione condizionale, ancora nascondono le identità. Perché non ci parla di questo, invece di scrivere libri con una che doveva essere un’acerrima nemica e che invece ci permette di validare la frase del personaggio di Nanni Moretti, secondo il quale “rossi e neri so’ tutti uguali?“.

Per quanto riguarda la Rossanda e Colombo, invece, bisogna pur capirli. Basta leggere l’ultima parte dell’articolo di Grignetti per comprendere cosa muova loro e gli altri: “l’ultimo che si sta appassionando alla storia di Mambro e Fioravanti è Nunzio D’Erme, il capo indiscusso dei centri sociali romani. Qualche tempo fa, ha chiamato Colombo. «Dai, organizziamo una presentazione. Qualcuno s’incazzerà, ma chi se ne frega»“. Diciamolo: fa notizia che un rosso dica che un nero è innocente rispetto a un’accusa di strage. Fa titoli dei giornali, nelle pagine culturali e forse anche nelle cronache; serve a costruirsi una fama di garantista dell’ultim’ora, che può venire sempre buona in occasione dell’arresto di qualche “compagno che sbaglia“. La sfiga della strage di Bologna è che è avvenuta d’estate: il suo anniversario cade sempre quando i giornali, fatalmente, hanno poco da scrivere. E gli sciacalli, si sa, attaccano la preda quando è debole. Spesso le debolezze delle testimonianze processuali vengono considerate intrinseche quando i testi parlano ad anni di distanza: una circostanza sospetta. E proprio in base a ciò, qualcuno dovrà anche spiegare, prima o poi, perché ha cominciato a credere all’innocenza dei due ex terroristi soltanto in questi anni, mentre la famiglia Sparti aveva contraddetto Massimo sin quasi da subito (la testimonianza del figlio è la conferma di quanto detto dalla moglie e da Cristiano Fioravanti, fratellino di Giusva). Cos’è questo, revisionismo ad orologeria?

Tutt’altra specie in esame è quella dei “conigli mannari” come Mario Adinolfi. Il quale è fermamente convinto della colpevolezza dei due in relazione alla strage di Bologna perché ha “un pregiudizio di natura psicologica: Giusva Fioravanti è stato assolto dall’omicidio di Piersanti Mattarella. Io conosco bene le carte processuali e lo ritengo colpevole di quell’atto. Alla famiglia Mattarella sono stato a lungo molto legato…“. C’è bisogno di commentare? Secondo uno che da grande vorrebbe fare il politico – sindrome di Peter Pan, aiutaci tu! – Mambro e Fioravanti devono stare in galera per la strage di Bologna perché sono colpevoli, secondo lui, di aver ammazzato Mattarella (cosa possibile, eh? Gliene si dia atto). Invoca il rispetto per le sentenze, l’Adinolfi, quando lui è il primo a non rispettare quella di assoluzione dei due per l’omicidio dell’onorevole della Dc siciliana. Così si fa anche un background di antifascista, che male non fa. Anzi, fa un sacco colpo su una generazione blog tanto rumorosa nella forma quanto inesistente nei contenuti di critica originale. Come il suo aspirante capopopolo, tra l’altro. C’è anche da dire, a onor del vero, che quanto siano fondate le piste alternativenon si sa: da Cossiga alla Mithrokin, di dubbi ce ne sono tanti. Ma una cosa è certa. Quando c’è un anniversario storico tanto doloroso, meglio diffidare di chi ha tante certezze. Spesso non di passione storiografica si tratta, ma di piccoli-spazi-pubblicità . Dice bene Giuseppe D’Avanzo su Repubblica: “Questo dibattito – che mai affronta la controversia degli argomenti, il loro contraddittorio nel solo luogo che può dare concretezza ai dubbi – può soltanto umiliare gli ottantacinque morti della stazione. Perché, si sa, “si può far tutto con i morti, non hanno difese”.”

11 commenti a Bologna, una strage d’interpretazioni

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  3. cordapazza

    Un pezzo che trasuda passione per i fatti e il tuo mestiere da tutti i pori, altroché dovere! :-)

  4. MARIA MADDALENA

    io ero una zoccola molto apprezzata, conoscevo e favorivo i vizi degli uomini e delle donne e li trasformavo in oro e gioielli per me stessa…….e non rinunziavo agli aborti in caso di incidenti…….e favorovo qualsiasi intrigo, impostura, imbroglio, delitto se questo mi portava un utile…….

    non ho mai scontato pene……ma mi pentii….e fui perdonata

    fui perdonata da Dio

    percè la grandezza di un uomo o di uno stato non si misura dalle pene che infligge, ma dal perdono che concede a chi si mostra pentito

    la forza di un uomo o di uno Stato è data dalla fiducia che nutre in se stesso di controllare fenomeni potenzialmente pericolosi e neutralizzarli

    io però cessai di apparire per le strade ingioiellata e su portantine trascinate da chiavi…….non scrissi più sulla Gazzetta della Zoccola allegra articoli di autocompiacimento per le mie acquisite virtù……

    china il capo e strisciai per mura e pagliai onde scomparire alla vista degli uomini……

    e decisi di operare in silenzio, in umiltà per il bene degli altri……..

    e il mio impegno fu : l’ umiltà, agire per gli altri senza cercare gratitudine o ricompense anche solo morali, ma mortificare la mia presunzione e non opporre la nuova virtù a chi continuava a chiamarmi meretrice, anzi ringrazianfo il signore per questa umiliazione che mortificava il mio orgoglio

    a mio avviso è questo il punto centrale

    la giustizia divina e terrena può perdonare

    ed il perdono è una realtà che non si può ignorare

    ma il rispetto del passato, dei dolori provocati a esseri umani con gli stessi diritti di vita familiare degli assassini richiederebbe da parte degli assassini stessi e dicoloro che li circonddono, in particolare un costante segnale di umiltà e di silenzio

    senza spazi pubblicità

  5. “io però cessai di apparire per le strade ingioiellata e su portantine trascinate da chiavi…….non scrissi più sulla Gazzetta della Zoccola allegra articoli di autocompiacimento per le mie acquisite virtù…… [...] ma il rispetto del passato, dei dolori provocati a esseri umani con gli stessi diritti di vita familiare degli assassini richiederebbe da parte degli assassini stessi e dicoloro che li circonddono, in particolare un costante segnale di umiltà e di silenzio

    senza spazi pubblicità”

    applausi. Anzi, di più: ovazione.

  6. MARIA MADDALENA

    troppi errori spero solo di scrittura…..

    volevo precisare,,,,,,,,”e di coloro che li circondano,in particolare i mass media, un costante segnale”……

  7. violetrouet

    senza dubbi. dei morti si po fare tutto , non hanno difese. curioso che si sentano poco quando sono ancora vivi!! certo dopo se po anche scrivere queste belle frase…

  8. Condivido questo articolo.
    D

  9. Pingback: Le bombe, le escort e la faccia tosta degli amici dei Nar

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