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Culturadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 4 agosto 2008 alle 14:52 dallo stesso autore - torna alla home

Ogni anno l’anniversario del 2 agosto viene utilizzato come stura per le divisioni tra innocentisti e colpevolisti dell’ultim’ora: da una parte, ex terroristi convinti dell’innocenza dei colleghi; dall’altra, chiacchieroni indefessi. Ambedue irrispettosi della storia e della vittime, tutti spinti dal solo scopo di farsi pubblicità

pianurareno Bologna, una strage dinterpretazioni (divagazioni su un tema malviniano assonnato)

È doppiamente erroneo dire che quella di Bologna sia l’unica strage di cui si conoscano con certezza i colpevoli. Innanzitutto, si dimentica quella di Peteano (31.5.1972), sulla quale, però, Vincenzo Vinciguerra, reo confesso, ebbe a dire: “E’ strage sul piano giuridico. Cioè sulla base degli articoli del codice penale può essere, viene definita strage. Perché il numero dei morti poteva essere indeterminato. Cioè invece di tre carabinieri ne potevo uccidere cinque, sei sette. Però non è strage”. Di poi, bisogna intendersi se per “certezza” possa intendersi quanto in una sentenza definitiva viene scritto a proposito degli autori materiali (Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti, oltre a Luigi Ciavardini: tutti ex Nar) e dei “depistatori” (Francesco Pazienza, Massimo Carminati, Pietro Musumeci, Licio Gelli, Giuseppe Belmonte e Federigo Mannucci Benincasa), senza però che siano stati rintracciati né i mandanti né un movente credibile. Certo, fa un po’ specie trovare nell’elenco di coloro che ha cercato di indirizzare altrimenti le indagini rispetto alla “pista nera” – individuata nei primi momenti dell’attentato e mai più ufficialmente abbandonata – oltre a faccendieri da quattro soldi, ex dirigenti di fabbriche di materassi e componenti della Banda della Magliana, anche gente a cui lo Stato pagava lo stipendio per  Bologna, una strage dinterpretazioni mantenere in sicurezza il paese. Ma questo sorprende soltanto coloro che non ricordano degli “innumerevoli tentativi d’imitazione” (tanto per utilizzare una formula pubblicitaria) che vantavano i terroristi doc degli anni ‘60/’70, i quali spesso si trovavano nella divertente situazione di essere pensati autori materiali di molti più attentati di quelli che riuscivano materialmente a effettuare, grazie alle premure di chi sulla “tensione” ci marciava, traendone indubbi vantaggi personali (e forse anche politici).

Quel che fa più specie, oggi, è però notare – lo ricorda Grignetti sulla Stampa - il florilegio di piste alternative proprio per l’esecuzione materiale, accoppiata alle continue professioni d’innocenza della Mambro e di Fioravanti: “negli ultimi anni ha preso corpo la pista alternativa «palestinese». Ovvero un incidente di percorso capitato a qualche elemento del terrorismo internazional-marxista di Carlos. Punto di forza: il suo braccio destro, il tedesco Thomas Kram, era a Bologna la sera prima della strage. Tesi e antitesi, appunto. Senza che ci sia una sintesi all’orizzonte“. Da cosa nasce tutto ciò? In primo luogo, dal fatto che la condanna ai due terroristi neri è fondamentalmente basata su indizi. La per non dimenticare la strage di bologna large Bologna, una strage dinterpretazioni testimonianza di Massimo Sparti, falsario e malvivente dal cuore nero che, in galera per rapina, confessa che due giorni dopo la strage venne a trovarlo Valerio, esordendo con un significativo “Hai visto che botto a Bologna?” per poi chiedergli una carta d’identità per la moglie, necessaria in quanto rischiava di essere riconosciuta visto che si trovava proprio nel capoluogo emiliano quel maledetto 2 agosto. L’omicidio di un terrorista militante in un’associazione concorrente, del quale la coppia era stata ospite nella seconda metà di luglio. La voce di “terza mano” riportata da Izzo, quello del massacro del Circeo. E qualche riscontro indiziario piuttosto labile (come la mancanza di un alibi per la giornata) a carico dei due. La famiglia Sparti, per molto tempo, ha considerato falsa la testimonianza di Massimo, asserendo che quel giorno loro non erano a Roma e quindi egli non poteva aver raccolto le confidenze di Giusva. C’è da dire anche che qualche tempo dopo lo Sparti riuscì a venirsene fuori dalla prigione a morti full;effect:grayscale,100;brt:64 Bologna, una strage dinterpretazioni causa della diagnosi di un male incurabile poi rivelatasi fallace.

Inutile qui cercare di confutare una testimonianza ripetuta senza contraddizioni per anni da un soggetto che oggi è deceduto, e nemmeno in punto di morte ha confessato di essersi inventato tutto. Invece non si possono non biasimare i due opposti estremismi. In primo luogo, quello di una certa sinistra radicale, ben raccontato sempre sulla Stampa: “A credere nell’innocenza di Fioravanti e Mambro [...] ci sono molti ex terroristi di sinistra. Francesca Mambro e Anna Laura Braghetti, ex Nar e ex Br, tempo fa hanno scritto un libro a quattro mani («Nel cerchio della prigione») che si fondava sulla convinzione che l’accusa di stragismo fosse una montatura. Da ultimo c’è stata una sorprendente simpatia verso i due anche nell’area del «Manifesto». Fu Rossana Rossanda la prima esprimere i suoi dubbi. Il redattore politico Andrea Colombo, nel frattempo approdato a Rifondazione comunista come addetto stampa, ha scritto un libro, «Storia nera», che ribalta le verità giudiziarie e che ha avuto un inaspettato successo proprio a sinistra“.

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