Franco Scoglio, quello del calcio che è morto meglio di tutti
uomo di calcio vissuto come tanti e morto meglio di tutti, nato a Lipari in un balcone di ferro battuto sul mare domato dai sassi dell’isole sicule e morto a Genova, il mare libero che s’è dato da fare e ha fatto fortuna, nello studio di una tv privata sessantaquattr’anni dopo. Come in una canzone dei Beatles. Quando poteva iniziare a divertirsi come è concesso ai vecchi: diplomazia e grandiosità alle ortiche, libertà di parola e di tocco. Franco Scoglio è vissuto cercando disperatamente di farsi odiare. Forse perché come scrisse Alessandro D’Amato, rianimando uno Shakespeare più morto di tutti per dare l’onore al vinto Zidane, tutto quel che resta di te dopo la puzza della tua decomposizione è il segno del male commesso. Ed è morto come vorremmo tutti, non ad minchiam, non mentre faceva altri progetti ma facendo quello che più gli piaceva. Litigare. Ha iniziato da subito a litigare con il proprio destino. Squadre di provincia. E lui prendeva la scorciatoia. Il Genoa ? Tra le prime dieci franchigie d’Europa. Bologna ? Se con il suo Genoa, Bagnoli era arrivato quarto, col Bologna di Maifredi e Cabrini si poteva minimo fare uguale, dormendo, se ad occhi svegli anche meglio. Il Napoli ? Avrebbe rifiutato solo se lo avesse chiamato il suo amico Moratti (buum). In fondo era davvero null’altro che un albergatore di Lipari in stressante vacanza dalla vita. Reggina, Messina (gli daranno lo stadio in memoria chissà perché visto che amava più un’altra), Akragas, Acireale, Gioiese (figurarsi), Genoa (sua moglie), Bologna (sua stecca, lui poi disse che l’uva non gli era piaciuta), Lucchese, Pescara (evvai), Torino (aiuto, qualcuno si tocchi), Cosenza, Ancona (sempre peggio), Tunisia-Napoli-Libia tanto è Africa uguale. Insomma. Folklore. Cos’è il folklore se non snobismo minore. Lo snob è quello che soffre per i rifiuti sgarbati di persone inutili eppure perora la loro amicizia e protezione. Scoglio è stato estremamente snob ma soffrire poi, che abbia sofferto non si direbbe. L’ha salvato l’estro creativo. Se il gran calcio ti rifiuta tu menti, inventa. Tanto il calcio non butta via niente.+++
4 ottobre 2005
Monsieur Les Professouer
E’ morto F.Scoglio , ieri sera facendo tv. Per alcuni era un pirla , per i genoani una specie di tormentone o nightmare che dir si voglia. Un bravissimo buonissimo artigiano per dichiarazioni a mezzo stampa , calcisticamente un catenacciaro compassionevole ed innamorato colpevolmente dei lentoni pensanti a centrocampo , forse gli unici a poter capire le sue astruse ma piccantissime fantasie di rombi piovute dall’alto della sua rimarcata distanza umana alla “truppa”. Dal “cane” Perdomo al grandissimo e vecchissimo Marcolin , dunque perdente nell’era sacchiana dei sempre “ggiovani” Gattuso.
Morto dopo aver leticato in diretta col Preziosi. Per qualcuno proprio una morte da pirla. E, detto tra noi, Preziosi aveva pure ragione. Sia mai che almeno una volta io non sputi alla morte.
Adieu, Patròn. E, mi raccomando, si scansi.
+++
Se nel calcio non si butta niente Franco Scoglio, quello del calcio che è morto meglio di tutti, se ne approfitta. Piccolo uomo, piccolo grande comunicatore ributta in faccia alla Serie A l’Uruguay anni ‘30 in pieni anni ‘90. Piccolo grande comunicatore. Piccolo grande Mourinho. Ma meglio di Mou. Piccolo grande Mou non facendo finta di difendere i giocatori, i dipendenti, morto come tutti in Italia vorrebbero Mou. Un Mourinho morto parlando. Sensation seeker impregnato e infiltrato nella modernità contro il calcio moderno. Li ha conosciuti tutti. Catenacciari venduti bene. Vestiti anche meglio. Che danno del tu. Lui no. Lui insegna in tuta dando del lei. Pigrizia e ambizione, indolenza e disincanto. L’uomo che amava farsi odiare sceglie di essere nuovo ma non coevo. Spara epigrammi a raffica anziché comunicati stampa e commisera il fumo altrui con le cifre proprie. E’ l’uomo vestito da vecchio che insegna ai giovani finti cosa sia l’allenatore del Duemila. Un calcolatore. Con l’anima da mago, la laurea e gli occhi da veggente di commercio. Arriva a studiare, prevedere, inventare, falsificare venti modi di battere tempo e gli spazi morti sui calci piazzati. Duemila come il suo tempo, i suoi veri anni, soluzioni tra il tattico, il suggestivo e il verbale per mantenere le giuste distanze. Una gragnuola di colpi da sderenare il calcio (minore) italiano. Uno che ti fa fare il Natale in Africa meglio di Rimbaud, in ritiro. Magari per arrotondare con qualche collega frontaliero, albergatore africano come lui. Uno che mitizza il rombo. Un solo vertice che conta in mezzo al campo e non è quello alto, quello (che guarda in) basso, chissà com’è.
Uno che inventa il politicamente scorretto solo perché non l’ha messo in scatola ancora Preziosi. E che oggi che lo fan tutti gli darebbe del lei chiamandolo Politicamente corretto. Giocandone uno in proprio, magari lo stesso ma con tre palle. Un populista snob che conosce ma rifiuta la noia come snobistica e popolare risposta alle difficoltà. La gente perennemente annoiata manco fosse Lady Chatterley, manco fosse così impegnata. Conosce ma rifiuta la depressione. I suoi giocatori lo sanno bene. Non sbagliano un cross più di una volta, glielo impedisce. La seconda volta, quel crossatore, non giocherebbe. La depressione d’accordo ma mica è un obbligo di essere deficienti. In tv va da Dio. E al contrario del campo su quella importante. Tieni conto, Al Jazeera. Nella doppia intervista alle Jene con Cosmi, quello che lo sostituirà nei cuori di Genova rossoblu, è la pistola fumante di quei due o tre concetti base, quel rombo di punti neri e fermi nel mare oltre i quali c’è forse l’amore, la noia, il di più, la tristezza, sicuro il nulla. Moggi ? Un amico da cui stare in guardia, perfetta definizione di amicizia ed umanità, non il mostro, i mostri esistono solo al cinema, non nell’amicizia. Il doping non esiste perché è sempre esistito. I calciatori sono ignoranti e l’ignoranza, per un professore, una colpa che non ammette buona salute. Signorini, il suo Signorini, (si vede che) se l’è cercata. Partite vendute ? Affatto, al massimo solo per motivi quasi religiosi e superstiziosi, quelli campanilistici e poi un settimo, un ottavo, che differenza vuoi che faccia. Che ne pensi, Scoglio ?
“Io non faccio poesia, io verticalizzo! “, “A volte penso che Gesù Cristo sia rossoblù, si capisce subito quando un giocatore sa fare la diagonale del rombo”, “Io non comando i giocatori, io li guido”, “Sapevo che un mio giocatore la sera andava in discoteca fino a tardi, l’ho seguito e quando è entrato nel locale gli ho lasciato un biglietto nel tergicristalli con scritto: “Stai attento, il tuo allenatore lo sa!”… Non c’è andato mai più”. “La vittoria non mi da emozioni particolari ma odio la sconfitta. Quando perdo divento una bestia e a casa litigo con mia moglie”, “Che libidine quando perdo. La sconfitta mi esalta come le vittorie: posso riassaporare degli stimoli insostituibili”, “Lei mi deve ascoltare. Altrimenti io sto qui a parlare ad minchiam”. “In questa squadra ho a disposizione doppioni, triploni, quadripliconi nello stesso ruolo”, “Io al Genoa sono il migliore allenatore al mondo. Il Genoa è una cosa particolare, ha un Dio tutto suo”, ” Se dici Juve dico no, se dici Inter dico si, se dici Bologna dico no, se dici Napoli dico si; a Tunisi vado gratis, a Genoa vengo anche in C”, “Il presidente non esiste, la squadra non esiste e la società non esiste, ma nella maniera più assoluta: esiste solo tifoseria e tecnico”. “Ci sono 21 modi per battere un calcio d’angolo e 12 per battere una punizione”, “Abbiamo perso per l’errata applicazione di un meccanismo a “elle” rovesciata”, “Sono un diverso perché non frequento il gregge: il sistema ti porta all’alienazione”, ” Toglietemi di torno ’sti gialli di minchia”. ” Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno”, “Bouza è tatticamente come Maldini, Gabsi è il Di Livio d’Africa, Badra è secondo solo a Baresi, Mensah sarà il nuovo Desailly”. “Quando mantengo la testa sulle spalle posso combinare qualcosa di buono”, “Ho sbagliato due stagioni non ero lucido e mi sono prostituito..”. “Non prendo in giro nessuno quando dico che il Genoa è tra le prime 10 squadre d’Europa, come nome…Quando avremo recuperato il tornante Rotella, s’intende”, “Non ho bisogno dello yacht, mi basta una barchetta per pescare”. “Gli avversari hanno il sapore dei datteri”, “L’uomo discende dall’Africa ed è per questo che sono arrivato qui io ad allenare ma lei sa che faccia fa l’istrione??”, “Io le tabelle non le sbaglio mai, Io sono un uomo da numeri”. “Quelli che hanno 3 palle fanno il pressing, quelli che ne hanno 2 giocano al calcio”, ” Nel nostro piccolo la Coppa Italia vale quanto la coppa del Nonno, la Coppa delle Coppe vale la Mitropa !”. Se l’abbiamo vinta.
L ‘ alterco con Preziosi durante il quale Franco Scoglio il 3 d’Ottobre del 2005 chiude la bocca lasciandocela aperta è di quelli tradizionali, due uomini del sud, Presidente e Dottore e Commendatore, s’attaccano ai titoli. Scoglio muore dando sulla voce per l’ultima volta. Per una analisi, un movimento di testa a trecentosessanta gradi, di cui trecento li ha dati ma gli ultimi sessanta se li tiene, per sempre, per sé. Morto con la testa all’ingiù (lui direbbe all’ in su) mentre Preziosi continua a parlare e dargli addosso. Scoglio morto sembra infatti che lo sfotta. Morto, non infastidito più da nessuno. Principalmente, se stesso. Un tormentone sotto la pelle del calcio che conta tormentato principalmente da se stesso. Dal bisogno di dimostrare. S’è lasciato in pace. Che ne pensi, Scoglio ? “Io per lei non sono Scoglio, sono il Professor Scoglio“.





















