Franco Scoglio, quello del calcio che è morto meglio di tutti
“Caro Professore sei in Paradiso perché tu amavi verticalizzare“. Così il celebrante riassume nel lontano tardo 2005 l’omelia funebre di Franco Scoglio, un
uomo di calcio vissuto come tanti e morto meglio di tutti, nato a Lipari in un balcone di ferro battuto sul mare domato dai sassi dell’isole sicule e morto a Genova, il mare libero che s’è dato da fare e ha fatto fortuna, nello studio di una tv privata sessantaquattr’anni dopo. Come in una canzone dei Beatles. Quando poteva iniziare a divertirsi come è concesso ai vecchi: diplomazia e grandiosità alle ortiche, libertà di parola e di tocco. Franco Scoglio è vissuto cercando disperatamente di farsi odiare. Forse perché come scrisse Alessandro D’Amato, rianimando uno Shakespeare più morto di tutti per dare l’onore al vinto Zidane, tutto quel che resta di te dopo la puzza della tua decomposizione è il segno del male commesso. Ed è morto come vorremmo tutti, non ad minchiam, non mentre faceva altri progetti ma facendo quello che più gli piaceva. Litigare. Ha iniziato da subito a litigare con il proprio destino. Squadre di provincia. E lui prendeva la scorciatoia. Il Genoa ? Tra le prime dieci franchigie d’Europa. Bologna ? Se con il suo Genoa, Bagnoli era arrivato quarto, col Bologna di Maifredi e Cabrini si poteva minimo fare uguale, dormendo, se ad occhi svegli anche meglio. Il Napoli ? Avrebbe rifiutato solo se lo avesse chiamato il suo amico Moratti (buum). In fondo era davvero null’altro che un albergatore di Lipari in stressante vacanza dalla vita. Reggina, Messina (gli daranno lo stadio in memoria chissà perché visto che amava più un’altra), Akragas, Acireale, Gioiese (figurarsi), Genoa (sua moglie), Bologna (sua stecca, lui poi disse che l’uva non gli era piaciuta), Lucchese, Pescara (evvai), Torino (aiuto, qualcuno si tocchi), Cosenza, Ancona (sempre peggio), Tunisia-Napoli-Libia tanto è Africa uguale. Insomma. Folklore. Cos’è il folklore se non snobismo minore. Lo snob è quello che soffre per i rifiuti sgarbati di persone inutili eppure perora la loro amicizia e protezione. Scoglio è stato estremamente snob ma soffrire poi, che abbia sofferto non si direbbe. L’ha salvato l’estro creativo. Se il gran calcio ti rifiuta tu menti, inventa. Tanto il calcio non butta via niente.
uomo di calcio vissuto come tanti e morto meglio di tutti, nato a Lipari in un balcone di ferro battuto sul mare domato dai sassi dell’isole sicule e morto a Genova, il mare libero che s’è dato da fare e ha fatto fortuna, nello studio di una tv privata sessantaquattr’anni dopo. Come in una canzone dei Beatles. Quando poteva iniziare a divertirsi come è concesso ai vecchi: diplomazia e grandiosità alle ortiche, libertà di parola e di tocco. Franco Scoglio è vissuto cercando disperatamente di farsi odiare. Forse perché come scrisse Alessandro D’Amato, rianimando uno Shakespeare più morto di tutti per dare l’onore al vinto Zidane, tutto quel che resta di te dopo la puzza della tua decomposizione è il segno del male commesso. Ed è morto come vorremmo tutti, non ad minchiam, non mentre faceva altri progetti ma facendo quello che più gli piaceva. Litigare. Ha iniziato da subito a litigare con il proprio destino. Squadre di provincia. E lui prendeva la scorciatoia. Il Genoa ? Tra le prime dieci franchigie d’Europa. Bologna ? Se con il suo Genoa, Bagnoli era arrivato quarto, col Bologna di Maifredi e Cabrini si poteva minimo fare uguale, dormendo, se ad occhi svegli anche meglio. Il Napoli ? Avrebbe rifiutato solo se lo avesse chiamato il suo amico Moratti (buum). In fondo era davvero null’altro che un albergatore di Lipari in stressante vacanza dalla vita. Reggina, Messina (gli daranno lo stadio in memoria chissà perché visto che amava più un’altra), Akragas, Acireale, Gioiese (figurarsi), Genoa (sua moglie), Bologna (sua stecca, lui poi disse che l’uva non gli era piaciuta), Lucchese, Pescara (evvai), Torino (aiuto, qualcuno si tocchi), Cosenza, Ancona (sempre peggio), Tunisia-Napoli-Libia tanto è Africa uguale. Insomma. Folklore. Cos’è il folklore se non snobismo minore. Lo snob è quello che soffre per i rifiuti sgarbati di persone inutili eppure perora la loro amicizia e protezione. Scoglio è stato estremamente snob ma soffrire poi, che abbia sofferto non si direbbe. L’ha salvato l’estro creativo. Se il gran calcio ti rifiuta tu menti, inventa. Tanto il calcio non butta via niente.+++
4 ottobre 2005
Monsieur Les Professouer
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