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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 3 aprile 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

E’ un peccato che se ne sia parlato così poco – anche noi ci siamo fatti distrarre dal cartone animatoBeppe Grillo e la privatizzazione dell’acqua”  - perché forse la notizia che una sentenza  della Corte costituzionale ha bocciato in parte la  Fecondazione assistita, la Chiesa val bene una figuraccia?legge sulla fecondazione assistita, meritava maggiore considerazione. Anche per tutto quello che ciò significa, questa sentenza. In primo luogo, perché c’è gente che davvero non l’ha presa bene. il ministro della Cultura Sandro Bondi ha sostenuto che “la sentenza della Corte costituzionale sulla legge 40 ‘pone un problema grave per la democrazia in quanto intacca la sovranità del Parlamento“. Ora, siccome la Corte Costituzionale qualche volta boccia le leggi – dichiarandole incostituzionali; segua il ditino mentre sillabiamo insieme, ministro Bondi, ‘che con le parole lunghe lei ha sempre avuto qualche difficoltà: in-co-sti-tu-zio-na-li – questo significa che ogni volta che lo fa, in realtà, intacca la sovranità del parlamento (e offende il ministro Bondi mortalmente). Quindi, o la corte costituzionale è incostituzionale, o il ministro Bondi sta dicendo una cazzata. Fate voi. Subito dopo, nel juke box delle amenità, c’è il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: “Questa sentenza conferma tutto l’impianto della legge 40 e rispetta i principi fondamenti su cui è stata costruita: il bilanciamento fra la tutela della salute della donna, molto difesa da questa legge, e la tutela di quella dell’embrione“. E anche questa è, appunto, una stupidaggine. Lo spiega benissimo Federico Punzi: la Consulta ha bocciato “il cuore stesso della legge, e il comma 3 del medesimo articolo, «nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto in tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna», di fatto aprendo alla crioconservazione degli embrioni in vista di eventuali impianti successivi“. E il giudizio negativo è basato sugli articoli 2 (libertà dell’uomo), 3 (eguaglianza formale e sostanziale) e 32 (diritto alla salute). E se tre indizi fanno una prova, tremilaseicentocinquantasei indizi cosa fanno? Un ergastolo? E infatti, questa bugia dell’”impianto della legge rimasto inalterato” l’ha subito ripetuta Maurizio Gasparri

Ma invece di stare a contare le idiozie, forse è meglio godersi questo giudizio di Stefano Ceccanti. Non una signora che passava di là, diventata non si sa come sottosegretario; non uno che nella vita è stato più fortunato di Gastone Paperone, non uno che ogni giorno avvalora la massima “meglio star zitti e dar l’impressione di essere stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio“. Ceccanti è un costituzionalista. E ha detto una cosa importantissima: “Il Parlamento, se crede, ha il diritto di intervenire di nuovo sulla materia, ma non ha nessun obbligo di farlo. La legge può funzionare con le disposizioni eliminate dalla Corte e con quella introdotta che consente la crioconservazione a favore della salute della donna. Il governo, dal canto suo non solo non ha, con lo strumento delle linee guida, in alcun modo la possibilità di reinserire disposizioni giudicate incostituzionali in una legge, ma neanche quello di ripristinare il divieto di analisi pre-impianto. Se lo volesse fare, l’esito sarebbe già scritto: una sentenza di illegittimità della magistratura. Il divieto di analisi pre-impianto potrebbe, in astratto, essere quindi reinserito solo con legge, ma – conclude Ceccanti – a quel punto sarebbe comunque esposto al giudizio negativo della Corte costituzionale“. Inutile quindi pensare di poter, alla chetichella, reintrodurre le norme come regolamento (pensava di farlo sempre la Roccella, che aveva detto in un’intervista alla Stampa che sarebbe bastato rivedere le linee guida) o tentare qualche altro trucchetto. O si ripercorre la via legislativa, o la legge così com’è non si tocca. Senza contare che se il Parlamento la riscrive identica, la Corte gliela boccia di nuovo, e volendo possiamo andare avanti così anche fino alla fine della legislatura. Tra le risate del pubblico pagante e non. 

Quindi, qui le cose sono due. O ci si tiene la legge così com’è (e ci si arrende, ma viste le forze in campo e quanto sono tignose, è difficile), oppure si ricomincia la corsa contro il tempo appena interrotta dalla morte di Eluana Englaro per la legge sul testamento biologico. Con la prospettiva però di dover ricominciare una nuova battaglia di religione: sono pronti gli italiani, che di solito di questi spettacolini ne sopportano uno all’anno? Anche perché qui non ci sono suore misericordine da intervistare, gente da chiamare assassini e via blaterando. Ci sono solo donne e coppie che oggi possono esclamare  ”La mia battaglia non è stata vana, finalmente potrò avere un figlio!“, come la donna che ha portato la legge davanti alla Corte Costituzionale. Una guerra del genere rischia di essere impopolare forte; e qualcuno, se venisse licenziata a tempo di record, potrebbe anche cominciare a chiedersi come mai certe leggi si approvano velocemente, e per altre ci vogliono anni. Insomma, la politica italiana è pronta a combattere l’ennesima battaglia di religione per conto terzi, e per giunta con il rischio concreto dell’impopolarità? 

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Oggi è un anno che rompiamo le scatole con Giornalettismo, e Carlo ne ha parlato un po’ da lui. Grazie a tutti per l’attenzione, scusateci per le eventuali inesattezze e speriamo di poter migliorare. :-)

(immagine da Pensodiazepine)

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