“Elezioni, affluenza in calo“; “Cala l’affluenza, oggi il verdetto“; “Ecco l’Italia che uscirà dalle urne“; “Si vota, in calo l’affluenza“. Corriere, Repubblica, Giornale e Stampa, in attesa dei verdetti, aprono tutti sul -4% di elettori che si è presentato ieri ai seggi. Un dato preoccupante, anche se c’è tutto il tempo per recuperare, e che colpisce in maniera bipartisan zone e regioni nei quali aveva vinto il centrodestra come il centrosinistra, anche se è più forte nei posti storicamente appannaggio di quest’ultimo. Previsioni non ce ne sono - né potrebbero essercene - ma, ad esempio, Andrea Mancia su Ideazione riferisce di “una serie di presunti ordini d’arrivo nazionali e regionali, secondo cui la “forchetta” di Varenne a Mount Citor oscilla tra il 44,2 e il 45,7, mentre Fan Idole balla tra il 38,3e il 39,8 (75% di copertura del campione). Questo distacco garantirebbe a Varenne 167/173 sacchi di biada a Miss Palace. Nei Grand Prix regionali più incerti, invece, Varenne sarebbe davanti di pochissimo in Basilicata, di poco in Liguria e Sardegna, di parecchio in Calabria. Mentre Fan Idole sarebbe davanti di un crine di cavallo nel Lazio (0,2) e di pochissimo nelle Marche e negli Abruzzi” (per i meno smaliziati: sostituire con un po’ di fantasia i due nomi citati e la metafora delle corse dei cavalli per comprendere appieno). Naturalmente, come dice anche Mancia, non credeteci troppo.
Ovviamente, nelle sezioni di partito come nei think tank si dibatte non tanto sul risultato della Camera, ma su quale sarà il vantaggio del PDL nei confronti del PD al Senato, e se questo garantirà la governabilità: c’è chi dice +16 senatori e una quota di 167 (158 è il “minimo sindacale”), c’è chi parla addirittura di oltre 170; e c’è persino chi, nel buio della notte elettorale, pronostica un sostanziale “pareggio” nella Camera Alta. Sono pochissimi, ma si sa che la verità non è democratica.
Ieri intanto è accaduto un fatto quantomeno clamoroso, che dovrebbe quantomeno farci parzialmente rivedere i giudizi sulla famiglia Mastella: “Nella tarda mattinata mentre stava votando, a Sandra Lonardo e’ squillato il telefono cellulare che portava con se’. La cosa e’ stata rilevata dagli addetti del seggio elettorale ma subito e’ stato accertato che l’apparecchio non aveva alcun dispositivo fotografico e pertanto non rientrava fra quelli vietati in questi casi. Tale accertamento e’ stato effettuato anche dalla Digos di Benevento intervenuta presso il seggio“. La notizia, ovviamente, è che la Sandra ha un cellulare “proletario”, non dotato di fotocamera come il 90% di quelli oggi in commercio. E quindi, ragionerà l’elettore medio, tutte quelle malelingue che malpensavano sulla coppia avevano torto. Mentre i più maliziosi arriveranno addirittura a credere che la scenetta sia stata organizzata proprio dalla coppia di Ceppaloni per far parlare di sé nel giorno delle elezioni.
Piccolo spazio pubblicità: comunque la pensiate, noi su Giornalettismo si cercherà di organizzare nel pomeriggio e fino a tarda sera una lunga “diretta elettorale” nella quale proveremo a raccontarvi quanto accade in diretta, lo analizzare e ve lo faremo commentare sia in voce che in chat. Romperemo anche le scatole a qualche amico per farci dire le sue impressioni “a caldo“, e speriamo di strapparvi una risata. Basta avere cuffie e microfono - per chi vuole parlarne - o una tastiera - per chi vuole scriverne - e sperare che i potenti mezzi tecnologici a nostra disposizione reggano (”ahaahhahahaah, nun ce credo nimmanco si lo vedo“). Appuntamento alle ore 18 (trattabili) con Loska (Maddalena Balacco), Aioros (Stefano Morciano) e Comicomix (Carlo Cipiciani), e poi via via con tutti gli altri durante la luuuunghissima serata. E che Dio ce la mandi bbbona. O quantomeno prosperosa.
ah beh, meno male: una valida alternativa alla diretta di una rete pubblica che enfatizza la presenza di un “commentatore d’eccezione”: Mastella (Mauro Mazza dixit)…
Si ha una stima, negli ipotetici 170 senatori, di quanti sarebbero quelli leghisti? Tanto per regolarsi (+ 16 sarebbe comunque un bel vantaggio, a Silvio gli toccherebbe proprio il sacrificio di governare)
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Onorevoli colleghi, permettetemi di spendere una parola in favore di un gruppo sociale di cui in queste ultime settimane giorni si è parlato molto. E a sproposito. Avete già capito, penso a loro. Si può sapere cosa vi hanno fatto di male? Perché li menzionate sempre in senso dispregiativo? Perché usate il loro nome come fosse un’offesa? Lasciateli in pace! Io, modestia a parte, nel tempo libero, li frequento. Li considero miei amici. E posso assicurarvi, son brava gente. Non ho mai avuto modo di lamentarmene. Con me si comportano sempre da persone gentili. No, amici deputati, non mi riferisco agli zingari, ma cosa avete capito. E neppure ai magistrati, ci mancherebbe altro. Né ai sindacalisti. Neanche ai napoletani, figuriamoci. No, io dico proprio i magnaccia. Io sono loro cliente, e mi son sempre trovato molto bene.
Una crepa. Una nota stonata, nel coro equanime c’è. Si, Sarkozì ne è stato entusiasta. La Palombelli addirittura ha parlato di sequestro dietetico o vacanze intelligenti, poi, nella smentita barra rettiFica, non si sa bene. Berluska non ne parliamo, per la contentezza va a Matrix. Anziché Canossa. Ma lo stesso una crepa vistosa s’è aperta e profondamente allargata nel coro di contentezza unanime per la liberazione, giusto in tempo per l’altra liberazione, quella della Carfagna da ogni dubbio, di Ingrid Betancourt. La Carlà Brunì ha difatti sbottato: sempre così per noi donne di successo in questo mondo di falchi, uomini e di farc. Ora che s’è liberato un posto, e che posto, mica l’occuperà la Cecilià, vero?
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ah beh, meno male: una valida alternativa alla diretta di una rete pubblica che enfatizza la presenza di un “commentatore d’eccezione”: Mastella (Mauro Mazza dixit)…
Si ha una stima, negli ipotetici 170 senatori, di quanti sarebbero quelli leghisti? Tanto per regolarsi (+ 16 sarebbe comunque un bel vantaggio, a Silvio gli toccherebbe proprio il sacrificio di governare)
Un sorriso pertuttoilgiorno