Italia e turismo, un binomio inscindibile. Eppure nelle classifiche mondiali il nostro paese arretra sensibilmente, e le prospettive sono molto negative. Viaggio in un paese in crisi, anche in un settore dove non dovrebbe temere concorrenti
Nel mondo l’Italia non è certo celebre – fortunatamente – per le sue capacità belliche. E, nonostante abbia una forte caratterizzazione manifatturiera, neppure per la sua potenza industriale. Stereotipo o meno, l’Italia nel mondo è soprattutto immaginata come un bel posto, con un bel clima, grande storia, bei monumenti, buona cucina, bella vita. Il posto ideale
per andare in vacanza. Un paese turistico per eccellenza. E nell’ultimo trentennio non c’è governo che all’atto delle dichiarazioni programmatiche non abbia assegnato al turismo “una funzione di traino dello sviluppo economico italiano”.
UN SETTORE FONDAMENTALE - Il turismo rappresenta circa il 10% del Pil mondiale e impiega direttamente circa 230 milioni di persone nel mondo. E, nonostante la crisi economica ne rallenterà l’espansione, ha forti prospettive di crescita: dagli 800 milioni di visitatori all’anno, stimati attorno al 2005, si prevede di superare prossimamente il miliardo di persone. In Italia vale tra 115 ai 200 miliardi di euro all’anno, circa il 7-8% del Pil, arrivando al 12-13% considerando l’indotto. E impiega circa 2,5 milioni di persone. Di fatto, la prima industria nazionale, Ma nonostante le dichiarazioni roboanti e le sue incredibili potenzialità l’Italia, sta perdendo capacità competitiva sul mercato internazionale ed ha prospettive non molto incoraggianti. La graduatoria mondiale per valore di Pil del settore turistico, vede ai primi posti Usa, Cina e Giappone. L’Italia occupa solo l’ottavo posto, e sta perdendo posizioni rispetto al passato (è stata anche terza-quarta, fino a una quindicina di anni fa), man mano superata dalla principali nazioni europee (Francia e Spagna, ma non solo). Si potrebbe ancora invertire la rotta. Se non fosse che il turismo sembra un settore invisibile.
TURISMO QUESTO SCONOSCIUTO – Perchè pur essendo la prima industria nazionale di turismo in Italia si parla poco o nulla. Non se ne parla, non s’investe, non si progetta. Il turismo viene considerato immutabile come il bel tempo e le spiagge bagnate dal mare Mediterraneo: una rendita di cui si gode, come una giornata di sole. Il mondo cambia e l’Italia sta ferma, facendo finta di niente. Una totale “sonnolenza“ di stato, regioni e organizzazioni di categoria: la leader degli industriali, Emma Marcegaglia
ha reclamato soldi veri a sostegno dei settori dell’auto, degli elettrodomestici e delle piccole e medie imprese manifatturiere, ma non ha mai detto una parola sulla principale industria nazionale. Silvio Berlusconi spende il suo tempo a fare dichiarazioni e dichiarazioni, a preoccuparsi persino del menù dei delegati al congresso fondativo del PdL. Ma, nonostante abbia in materia anche una discreta esperienza (i suoi concerti in crociera sono ancora ricordati in tutto il mondo, come le serenate con Apicella) non ha mai detto una parola sul settore.
L’INARRESTABILE DECLINO DEL TURISMO ITALIANO – Nessuno se ne occupa, e le prospettive del settore si fanno ancora più fosche: uno scenario del WTTC (World Travel & Tourism), l’organizzazione mondiale che riunisce i principali operatori dell’industria dei viaggi e delle vacanze, stima per l’Italia nel prossimo decennio un aumento da 226,1 a 292,9 miliardi di dollari del Pil turistico, ma perdendo una posizione, dall’ottava alla nona, superata anche dalla Russia. E nel 2018 uscirebbe anche dalla classifica dei “top ten” per il valore degli investimenti nel settore turistico, dove oggi è ottava con un importo di 38,9 miliardi di dollari. Particolarmente grave è la nostra posizione in termini di capacità competitiva: secondo The Travel & Tourism Report 2009 del World Economic Forum, l’effetto combinato della crisi strutturale e delle difficoltà congiunturali fa precipitare il turismo italiano al 28° posto. Al vertice di questa lista si collocano Svizzera, Austria e Germania, a conferma di una proverbiale efficienza organizzativa. Tra i primi dieci ci sono nostri diretti concorrenti, come Spagna e Francia. Ma l’Italia viene preceduta anche da Portogallo, Grecia e Belgio, diventando così il fanalino di coda nell’Europa a 15.




E dire che il turismo dovrebbe essere la nostra prima industria e, con il patrimonio che abbiamo, potrebbe espandersi in modo esponenziale.
Plis, visit the websait, but also visit itali. Land of mauntains, ills, sisaid….
@Simone:
Ciao!
Il turismo E’ la nostra prima industria, nonostante sia abbandonato a se stesso da sempre. E non dico che potrebbe sostituire lo sviluppo che ti dà il manifatturiero, ma con alcuni interventi non particolarmente complessi potrebbe dare una bella mano alla “tenuta” e allo sviluppo dell’Italia. Proprio grazie a quel patrimonio che abbiamo, e di cui – purtroppo – poco ci occupiamo.
@EssEmme:
Tenk iu! I spik inglisc veri uell !!!
e ogni tanto qualche inutile apparizione della Brambilla
@Tess:
Non solo inutile. Dannosa.
^_^
Ah, il turismo.. questo sconosciuto.
La situazione nello stivale diverge di molto da zona a zona. La toscana, ad esempio, è uno stato a sè in questo senso. Merito di Firenze, certo, ma anche del pragmatismo degli abitanti che sfruttano tutto ciò che hanno da sfruttare. Non che non ci siano stati sfaceli ma girando per le campagne del chianti si vede che ci tengono parecchio alla loro “bellezza”. Le dolci colline toscane sono ancora dolci, nonostante la febbre del mattone. Siena è ancora siena – almeno nel centro storico. Firenze l’hanno un po’ imbruttita. Ma volterra e san gimignano parlano da sole. La costa è tutta un’altra storia, come sempre. E’ qui che si commettono i crimini in nome del turismo.
Penso si sia capito che vivo in costa smerlada. La Sardegna, devo urlarlo, è un posto meraviglioso. Veramente meraviglioso e non ha eguali proprio per la sua unicità. E’ una specie di nuova zelanda in miniatura. Ma – ahinoi – non è abitata da neozelandesi.. ma da italiani che tutto sanno fare tranne che rendere giustizia al proprio territorio.
La verità è che i turisti non vengono in Italia perchè non ci sono servizi, certo, ma anche perchè il patrimonio paesaggistico è stato sperperato in operazioni di dubbio valore.
Cappellacci ha il coraggio di dire che l’intervento dell’uomo valorizza l’ambiente. In questa frase ci sta tutto il male e tutta la falsità intellettuale dell’attuale destra, profondamente conservatrice sotto questi punti di vista.
L’intervento dell’uomo ROVINA l’ambiente. NOn c’è mai un atto migliorativo perchè la natura, da sola, è bella sempre e ovunque e non ha bisogno del blocchetto umano per diventarlo.
Liscia rujia è bella così perchè è selvatica e grezza. Il golfo di marinella ERA stupendo quando non c’erano le centinaia di doppie case che lo soffocano.
La costa smeralda sarebbe quella che è anche senza porto cervo e porto rotondo. Perchè sono le bellezze naturali a fare magici quei borghi – e non il contrario.
Il merito di quelle architetture però è quello di essere armonizzate con il contesto naturale.
E’ questo il segreto per un buon turismo e per un buon intervento umano. Giacchè roviniamo, allora cerchiamo di rovinare il meno possibile e di unirci all’ecosistema. Ma dobbiamo essere coscienti che per quanto la nostra costruzione sia bella, rimarrà sempre una cicatrice del nostro infausto passaggio perchè quando costruiamo uccidiamo piante e animali.
Se noi fossimo coscienti delle conseguenze, ci sarebbero tante porto rotondo e tante porto cervo, mentre i piccoli e grandi peveri sarebbero solo sogni nei cervelli degli speculatori.
Purtroppo non è così, e allora teniamoci il calo-turisti.
Tedeschi, francesi, inglesi non vengono in italia per vedere le opere di caltagirone, rusconi e bonifaci. Vengono per bernini e MADRE NATURA.
Ma noi siamo troppo idioti per capirlo. Meglio un uovo oggi, che una gallina domani.
Daccordo con Carlo
Mi viene da osservare dopo aver letto molti suoi articoli che tutto sommato è valido il paradigma: il problema dell’Italia sono gli italiani (o italioti).
Non so se sia vero ma mi hanno detto che c’era una guida turistica per tedeschi ngli anni 70 (o forse 80) che recitava in prefazione: “andate a visitare l’italia” prima che gli italiani la distruggano.
Occorre comunque osservare che il tourismo,qesto non viene enfatizzato molto nell’articolo, ha anche un suo indotto manifatturiero.
Finuture per strutture ricettive, siti internet, tecnologie elettroniche ed informatiche per le visite guidate, tecniche avanzate di restauro e conservazione etc etc.
Purtroppo anche in questo caso il deficit culturale Italiano è imbarazzante.
Mi dispiace doverlo dire ma molti italiani si comportano in modo parassitario nei confronti del nostro paese… a tutto tondo
@Penelope:
molto interessante il tuo intervento. Che la situazione non sia uguale dappertutto è verissimo. Così come che ci sono molti “turismi”, molti modi di “fare” turismo. Ed è questo che non si è capito: da noi è rimasto valido il modello (all’epoca, vincente) “riviera Romagnola” mentre oggi vince da un lato la diversificazione (ci sono mille “nicchie” potenzialmente molto redditizie) dall’altro un’organizzazione “industriale” e non familiare. Oltre, ovviamente, il tema della difesa del nostro ambiente e dei nostri beni culturali.
Penso che l’ambiente italiano vincente è l’ambiente “antropizzato”: accanto agli incantevoli scenari creati da madre natura (da preservare dagli “speculatori”, veri criminali, che fanno male a tuti noi e alle generazioni future in nome dei loro interessi)
ma anche quelli modificati dall’uomo (penso alla bellissima campagna italiana inframezzata da piccolissimi borghi senza monumenti ma di grande bellezza “scenica” come ci sono un po’ dovunque).
@Ghisabrain:
Il problema dell’Italia sono un po’ di italiani, quelli troppo attaccati al loro miope “particulare” di brevissimo termine da non comprendere che si stanno “facendo fuori” il loro “particulare di medio termine (cioè l’interesse generale).
Giustissimo il richiamo all’indotto manifatturiero: aggiungerei al tuo elenco (così colmo la lacuna dell’averne parlato poco) anche una buona fetta dell’artigianato “artistico” e della valorizzazione delle produzioni locali agroalimentari.
Grazie!!
@tutti:
di sabato e anche di domenica!
Comix, anche la tua risposta is very interesting
(riminiscenze anglosassoni ahhaha)
E’ esattamente ciò che intendenvo dire io. Porto rotondo (che è molto più bella di porto cervo in generale) vince perchè si è dolcemente adagiata sulla costa. Anche la creatura dell’aga khan, almeno nel suo nucleo originario (perchè il resto è pattume), vince perchè è perfettamente integrata nelle colline arzachenesi.
La campagna gallurese vince perchè i sardo-corsi (noi siamo un amabile miscuglio) hanno saputo vivere in armonia con la natura sin dai tempi più antichi. Lo stazzo gallurese, che è proprio tipico nostro, è di una bellezza sconvolgente così come il suo territorio che rimane sempre aspro anche se “addomesticato”. E’ una caratteristica proprio della gallura che scompare pochi km dopo il confine con le altre province. Il vero gallurese assomiglia un po’ al toscano del chianti: ci tiene moltissimo ai suoi muretti a secco, alle sue sugherete e al suo orto. Qua c’è proprio la cultura della campagna, che è un grandissimo valore.. ma poco sfruttato e valorizzato.
Il problema è che al di fuori di questo contesto casca l’asino. Gli arricchiti (e ce ne sono tanti, troppi) hanno perso totalmente questo legame con la campagna, per cui tutto ciò che è cemento è oro. Ad Olbia ogni cm2 di terreno è adibito a cantiere edile. La pineta privata di una villa che si vede dalla finestra della mia camera è stata rasa al suolo in gran parte per farci una piazzetta orrenda (ovviamente senza manco un albero, perchè il verde dà fastidio.). Parlo di Olbia perchè, piaccia o no, è il motore economico del nord sardegna. Ed è anche il ricettacolo di speculatori (rusconi e bonifaci) e riciclaggio (l’inchiesta dirty money docet). In potenza una città bellissima (perchè ricca di storia e baciata da un golfo naturale tra i piùbelli al mondo), è diventata una cloaca di cemento armato dal dubbio valore architettonico.
E’ la regina delle seconde case – che non danno lavoro a nessuno. E’ la principessa dei condomini vuoti e delle strade piene di buche.
Ma soprattutto è una città che vorrebbe vivere di turismo (ne ha le potenzialità) ma non riesce a trovare una sua strada. Perchè i siti archeologici (che impestano in senso buono tutto il territorio) non vengono valorizzati, perchè non c’è un parco urbano come si deve, non ci sono aree attrezzate per cani, perchè la mentalità è la seguente: il turista è quella persona con zainetto e calzoncini da spennare nei negozi del centro e nel luxury mall. Non è quella persona da mandare all’agriturismo, dal pastore, dall’artigiano. No. Secondo queste lungimiranti menti, il turista viene ad Olbia per comprare i pantaloni di valentino.
Ecco io non credo che il turista che scende da una nave da crociera abbia questo interesse, o almeno non sia quello principale. Io vedo migliaia di persone buttate in corso umberto a non fare nulla, senza una sola indicazione per le case romane o per l’acquedotto. Le lasciano là 12 ore con i bisbetici commercianti del centro storico che tutto sanno fare tranne tenersi i clienti. Ora c’è il pulmino per l’outlet (però è un outlet per “poveri ricchi”, non certo per chi prende 1000 euro al mese).
Ma di cultura manco l’ombra.
Ecco io credo che un altro problema di questa terra sia questo. Da una parte, costruire costruire costruire per il brevissimo periodo. Dall’altro, far spendere far spendere far spendere in cose inutili. Il 99% di quella gente non raccomanderà MAI la gallura come meta per le vacanze perchè a)trovano un paesaggio rovinato; b)non hanno trovato niente per cui valga la pena spenderci i soldi.
Manchiamo totalmente di visione globale delle cose.
I tedeschi non vanno a siena o a firenze solo per le bellezze artistiche, ma anche per l’enogastronomia locale. Ricca e gustosa, che vale un ritorno. Così per le campagne romagnole o per l’umbria.
Non so se avete visto la puntata di santoro durante la quale si parlava di sardegna (gallura). A parte la vergogna di sentir parlare Bardanzellu (“ci sono troppe pecore, è giusto coprire la sardegna di mattone” detto ovviamente in italiano porcheddinu), c’era da vergognarsi per le cose fatte vedere. In primis per golfo aranci, che è un comune all’insegna della speculazione e degli intrallazzi. Io vi giuro che parlando con turisti, anche abituali, ho sentito frasi che dovrebbero far tremare tutti. Invce nisba: si pensa solo ad arricchire l’arricchito, poi per il resto chi se ne frega.
E se torna al governo Nizzi c’è solo da suicidarsi. Perchè Giovannelli non sarà un santo, ma almeno fa il sindaco. Quell’altro pensa solo ai cavoli suoi. Voi non avete idea dei casini che ci sono in queste terre. Saremo anche un milione di persone circondate da 3 milioni di pecore, ma porca miseria se sappiamo rovinarci l’esistenza con questi futili valori!!!!
Comunque, con gli opportuni distinguo, è una situazione che c’è da tutte le parti.
@penelope:
non ho nulla da aggiungere al tuo commento, che condivido in toto nella sostanza e che leggo con attenzione per le informazioni dettagliate che contiene sulla tua splendida terra e che – come dici giustamente tu – potrebbero essere tranquillamente fatte per mille altre realtà locali maltrattate e “sottoutilizzate”.
Solo una proposta:
perchè non proponi un tuo articolo al nostro Direttore – vicedirettore (che comunque legge i commenti) su quest’argomento? A me sembra molto interessante.
Ciao!
ah, per me va bene