Esteri

Chi ha paura dei fumetti?

UN FIUME DI MAIL – A metterla su, più tardi, fu invece il quotidiano USA Today il cui staff redazionale, subito dopo la pubblicazione, fu tempestato di telefonate e mail. Un gran ritorno, anche di protesta, sembra di capire. A comunicarglielo, chiamandolo  la mattina successiva, fu lo stesso vicepresidente del giornale. Gli disse che mai gli era accaduto qualcosa del genere, mai si era imbattuto in una risposta di tali dimensioni. Ma oramai era già successo e non si poteva tornare indietro. L’anno successivo i piani alti della testata furono rinnovati, mentre il vignettista aveva già sperimentato offese ed una quantità notevole di messaggi e di cattiverie gratuite. Il racconto – nello specifico, la reazione delle associazioni filo israeliane alla pubblicazione della vignetta satirica – richiama alla mente quanto letto a proposito della mole di lettere di posta elettronica, circa 6.000, che un (direttore) esecutivo della CNN avrebbe raccontato di aver ricevuto, qualche volta pure tutte in un giorno, dopo che l’emittente aveva raccontato una qualche storia poco gradita…

L’ARTICOLO CHE L’AMERICA NON VOLEVA – A citare questo ed altri casi un articolo che forse, proprio a causa del suo contenuto, non ebbe modo di uscire in America. Fu infatti pubblicato nel marzo del 2006 in the London Review of Books e girò per un certo periodo esclusivamente in rete, firmato da John Mearsheimer e da Stephen Walt, docente di Affari Internazionali ad Harvard l’uno, e di Scienze Politiche a Chicago l’altro. Come scritto anche nell’ omonimo libro, “La Lobby Israele” sarebbe “una coalizione di elementi individuali e di organizzazioni indipendenti senza un quartier generale. Essa include Ebrei e gli Ebrei-Americani che non rigirano la legge a seconda delle proprie posizioni. La cosa più importante è che la lobby israeliana non è segreta, clandestina; al contrario è apertamente diffusa e sostenuta nei più vari gruppi di interesse politico, dietro a essa non vi è alcun atto illegale o cospiratorio“. Comunque sia, da quanto si intuisce dall’articolo- ribadiamo- questi gruppi sarebbero tanto forti da condizionare gli organi di informazione americani, anche quelli più importanti. Si legge infatti che Il Wall Street Journal, come pure il Chicago Sun Times o il Washington Times, regolarmente, almeno fino a tre anni fa, avrebbero supportato gli interessi di Israele. Magazines come CommentaryNew Republic ed il Weekly Standard lo avrebbero puntualmente difeso. Nel maggio 2003 fuori dagli studi delle National Public Radio, in ben 33 città, si ritrovarono  a manifestare in tanti membri dell’associazione CAMERA (Committee for Accuracy in Middle East Reporting in America) che, quotidianamente, ancor oggi esamina nel dettaglio tutti i media per assicurarsi che sia comunicata una informazione equilibrata della situazione del Medio Oriente. Questi ed altri esempi citati più dettagliatamente nell’articolo, anche a proposito dello stesso NewYork Times, sembrerebbero dare sostegno alla tesi che il blog U.S. Media and Israel vuole dimostrare. Non abbiamo però noi, in questo momento almeno, la facoltà di esprimerci al riguardo. Piuttosto lasciamo volentieri la parola a Chomsky ed a chiunque abbia qualche osservazione da proporre all’attenzione comune.

6 commenti a Chi ha paura dei fumetti?

  1. vabbeh, lasciare la parola a Chomsky – non so mica se è il caso!

  2. Io invece sarei curioso. E’ un po’ che non leggo vaccate sul tema :-)

  3. Bender

    Beh io il libro l’ho letto (anche e soprattutto attratto dal fatto che Mearsheimer e Walt sono due nomi pesanti, come sa qualunque studente di relazioni internazionali) e c’è una tesi piuttosto semplice e non così scandalosa, vale a dire: Israele è un alleato “speciale” degli Usa, i quali nelle questioni che lo riguardano si fa guidare da interessi spesso diversi da quelli “nazionali” in un senso ampio. E questo grazie anche al sostegno di una lobby radicata, importante ed elettoralmente fondamentale, ben organizzata ma soprattutto palese, come giustamente sottolineato. Se leggete Commentary non è che nascondano di essere filoisraeliani peraltro.

    Questa è la parte direi legale, ma ovviamente una lobby non agisce sempre in maniera trasparente, anche ove dichiari i suoi scopi. Gli stessi M&W hanno detto più volte di essere stati fatti oggetto di mezze censure e attacchi personali. Ognuno tragga le sue conclusioni, ma che il dibattito su Israele negli Stati Uniti (e non solo) sia ben poco imparziale è un dato abbastanza oggettivo…

  4. I fumetti e i fumettari fanno sempre paura.

    ;-)

    C.

  5. Alessandro Bernardini

    Quelli che fanno informazione senza calarsi per forza le braghe fanno paura.

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