Ancora Carlotto, ancora Gisella Bein. Al teatro Agnelli, a Torino va in scena “Più niente al mondo“. Un monologo intenso e straordinariamente interpretato. Che rovescia sullo spettatore la disperazione del neo-proletariato.
E’ la storia di una madre che racconta della sua routine. Bielletta di raccordo di un ingranaggio dalla grande inerzia ormai avviato. Ad un movimento
inarrestabile. La liturgia di colui che percepisce di essere povero più di quanto non lo sia veramente. Quella scandita dalle offerte degli ipermercati, dalle scommesse al lotto, dalle partite a carte, dalle bottiglie di vermouth, dalle raccolte settimanali nelle edicole. Di quelle tante, troppe, quotidiane e continue spese. Molte di esse futili. Mulinelli, piccoli, di uno sperperare e scialacquare. Da povero. Le sigarette, tante. I caffè. Troppi. I cicheti di vermouth quanti! Tre bottiglie a settimana.
La frustrazione della vita di quartiere con le sue dinamiche sociali che vogliono dire differenza di classe. L’attualità dell’anacronismo; la vita che si consuma distante dalle librerie e dalle case editrici di sinistra.



bellissimo