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Le 50 ragazze spogliate in cam dal finto teenager

Produzione e detenzione di materiale pedopornografico, aggravato dall’età delle vittime, ed estorsione ai danni di minori. Sono queste le accuse a carico di un 33enne di Teramo arrestato ieri per aver adescato circa 50 ragazze sul web fingendosi loro coetaneo allo scopo di farsi inviare foto osè e convincerle a mostrarsi nude in cam.

IL RACCONTO ALLA MAMMA – L’eta delle giovani coinvolte è bassa, dagli 11 ai 14 anni. Le indagini sono scattate dopo la segnalazione di alcune mamme alle quali le adolescenti avevano raccontato lo strano incontro online. L’Eco di Bergamo ricostruisce la vicenda in un articolo a firma di Katiuscia Manenti:

Ha cercato di adescare anche una tredicenne della provincia di Bergamo, contattata online tramite Messenger. Ma la ragazzina ne ha subito parlato con la madre, dicendole che quel coetaneo continuava a parlarle di sesso: lo ha cancellato dai suoi contatti e non l’ha più sentito. In realtà, hanno scoperto tre anni dopo gli agenti della Polizia postale di Pescara, non si trattava di un coetaneo ma di un uomo di Teramo, arrestato ieri per aver adescato via internet cinquanta bambine tra gli 11 e i 14 anni in tutta Italia, costringendole a riprendersi in foto e video osé tramite webcam. I fatti risalgono al 2009-2010, quello della tredicenne di Bergamo in particolare è un episodio di tre anni fa. Ma gli agenti sono venuti a saperlo solo nei mesi scorsi grazie alla denuncia di una mamma.

MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO – L’uomo rischia una condanna dai 10 ai 18 anni di carcere. In chat si fingeva 15enne. Continua Manenti su L’Eco:

In manette è finito un trentatreenne incensurato della provincia di Teramo, che rischia una condanna tra i 10 e i 18 anni per produzione e detenzione di materiale pedopornografico, aggravato dall’età delle vittime, ed estorsione ai danni di minori. L’uomo fingeva di essere un ragazzo di 15-16 anni, contattava le bambine tramite Messenger e, dopo essersi guadagnato la loro fiducia, chiedeva loro foto e video osè, arrivando a minacciarle, in caso di rifiuto, di raccontare tutto ai loro genitori, di infettare i loro computer e di riuscire comunque ad acquisirle da solo e a pubblicarle su internet. Usando la tecnica del «grooming» (dall’inglese «groom», cura) instaurava con loro un rapporto di amicizia e, per rendere più credibile la propria identità, inviava alle vittime alcune foto di un adolescente di bella presenza. Poi iniziava a chiedere alle bambine di farsi vedere nude tramite la webcam (scusandosi perché la sua era guasta) o di scattarsi alcune foto e poi inviargliele tramite la chat.

800 FOTO E 70 INDIRIZZI MAIL – Gli investigatori hanno scoperto parecchio materiale ricevuto dalle giovanissime amiche di chat. E hanno sorpreso il responsabile degli abusi nel tentativo di distruggere le prove dei contatti:

Attraverso un minuzioso lavoro di riscontro, interrogando 35 ragazze contattate dal trentenne nelle province di Bergamo, Brescia, Venezia, Verona, Milano, Torino, Alessandria, Pesaro, Forlì, Massa, L’Aquila, Roma, Rieti, Viterbo, Napoli e Catania, gli agenti hanno scoperto che alcune di loro gli avevano effettivamente inviato foto o video, alcune addirittura fornendo nomi di altre amiche. I poliziotti lo hanno sorpreso in casa mentre tentava di distruggere fogli sui quali aveva annotato nickname e indirizzi mail delle ragazze. Nei suoi computer sono state trovate registrazioni di colloqui, immagini girate con webcam e 800 foto, nonchè 70 indirizzi mail; altro materiale potrebbe essere custodito in tre computer portatili e un hard disk che devono essere ancora visionati.