Fallout rugbistici post Sei Nazioni
31/03/2009 - LET’S CHANGE! - Le ipotesi di cambiamento sono: o nomi nuovi di indicazione Fir (con qualche conferma, come il team manager Carlo Checchinato)oppure la richiesta a Mallett di indicare chi voglia al suo fianco, in modo che non abbia piu’ scuse.
LET’S CHANGE! - Le ipotesi di cambiamento sono: o nomi nuovi di indicazione Fir (con qualche conferma, come il team manager Carlo Checchinato)
oppure la richiesta a Mallett di indicare chi voglia al suo fianco, in modo che non abbia piu’ scuse. I nomi che si sentono sono sono quelli di Giampiero De Carli (coach a Calvisano, l’esperto nelle telecronache non-Italia di La7) come allenatore degli avanti e Andrea Cavinato (all.Overmach) per i trequarti. Dalla Francia aleggiano poi le candidature di Laurent Rodriguez (candidato ct in concorrenza a Mallett) e Fabrice Landreau (vecchio collaboratore di Mallett allo Stade Francais). Svolta anche per la responsabilita’ tecnica della difesa, visto quanto giustamente afferma il presidente: «Non è stata all’altezza. Si potevano subire 21 mete nei tornei del 2000/01, quando in compenso ne segnavamo molte di più, non ora. L’impostazione difensiva deve subire delle modifiche». Testa di Troncon responsabile del settore rotolante a breve? Staremo a vedere. Preso atto della riconferma di Nick Mallett fino ai Mondiali del 2011, l’importante e’ che questi attui uno step-up in termini di responsabilita’ e ownership della baracca, finendola di trincerarsi dietro scontate banalita’ del tipo “in campo scendono i giocatori non lo staff”. Tutto quello che legittimamente si vuole dalla Nazionale e’ veder progressi, non certo la vittoria dei Mondiali. Non nel 2011 almeno.
Il fronte comune (Boreale) : abbasso le Rregole – Gli italiani si lagnano per via delle maul, ma in generale tutti gli anglosassoni, in particolare gli inglesi, non sono soddisfatti di gran parte delle modifiche al regolamento (Experimental Law Variations: ELV) introdotte in via sperimentale dallo scorso agosto in Europa e in vigore da un paio d’anni nell’Emisfero Sud, con lo scopo di rendere piu’ spettacolare il gioco. Si tratta di 13 modifiche (nell’emisfero Sud ne hanno introdotte di piu’) su aspetti apparentemente “minori” del gioco che stanno influenzando il comportamento tattico delle squadre. Questa settimana l’International Rugby Board (Irb, l’ente che governa il gioco a livello mondiale, l’omologo della Fifa calcistica) si riunisce a Londra per esaminare l’impatto delle nuove regole sul Sei Nazioni teste’ concluso, in vista di una decisione definitiva da prendersi il 13 di maggio sull’esito della sperimentazione. Rob Andrew, ex giocatore e Director della Federazione inglese, ha dichiarato papale papale: “Non mi pare che le ELV abbiano dato i progressi di gioco che chi le ha proposte sperava“. Gli anglosassoni criticano l’impatto delle ELV sul gioco offensivo, in particolare la propensione che queste avrebbero sull’eccesso di gioco al piede (il cosiddetto “ping-pong” aereo). “Ironia e’ che le ELV sono state introdotte per limitare l’eccesso di palloni calciati nei Mondiali 2007, ma le statistiche mostrano che si gioca col piede di piu’ adesso che allora” insiste Andrew. Piu’ pittoresca e’ l’affermazione di altro tecnico inglese: “Il rugby era noto per essere una partita di scacchi giocata dal vivo ma ora con le ELV somiglia piu’ al gioco della dama“. Gli unici “defilati” dal fronte nordico avverso alle nuove regole sono i francesi, mentre fieri difensori delle ELV sono tutti gli australi, con qualche distinguo da parte dei sudafricani e con gli australiani sulle barricate, decisi a difendere le ELV costi quel che costi, rischio “scissionista” incluso. Da qui a maggio sara’ un gran via vai di “mediatori” tra i due fronti contrapposti, alla ricerca di un compromesso che si spera non al ribasso come ad agosto scorso, quando si permise ai due Emisferi di giocare a rugby seguendo regole (parzialmente) diverse.













“l’International Rugby Board (Irb, l’ente che governa il gioco a livello mondiale, l’omologo della Fifa calcistica)”
Non sarà mica semmai dell’IFAB, non della FIFA?
Fermo restando che si gioca in quindici, e non a settori, e neanche a singoli giocatori – questo lo dico soprattutto per ferire l’orecchio del poeta Ricchiuti – vedrei molto bene Andrea Cavinato come allenatore dei trequarti. Sia in poltrona davanti alla TV, sia dal vivo allo stadio di TV, quando l’Overmach ci ha sotterrato di mete in “contropiede”, sono rimasto piacevolmente colpito dalla mobilità e compattezza – almeno nelle fasi d’attacco – della linea dei trequarti. E opportunamente Di Carlo nelle telecronache spesso e volentieri ha fatto notare come nel rugby degli ultimi anni si tenda sempre più a limitare al minimo il numero dei giocatori impegnati nei raggruppamenti, privilegiando i riposizionamenti veloci e la copertura del campo. Anzi degli “spazi” per usare il Logos sacchiano, quello che era fin da principio.
O.T. Ho avuto un’improvvisa illuminazione. Ho capito perché i campionati inglese e celtico hanno avuto questo grande mglioramento e hanno sviluppato questra grande intensità di gioco. E’ il carburante: la birra. Guinness Premiership e Magners League! Adesso basta che trasformiamo il nostro campionato nel Prosecco Super Ten e andiamo che è una cannonata!!!
I know, I know, wine is not exactly something going along with rugby, but it’s the new revolutionary italian way, ouuuur wa…aaaayyy..y…yy…
Ho scritto Di Carlo invece di De Carli: I’m already in the right mood.
Pensavo che adesso che il campionato celtico (la Magners League) ha deciso di accettare due selezioni italiane dalla stagione 2010-2011, a stretto rigor di logica i posti dovrebbero spettare alle squadre della zona lombardo-emiliana visto che una qualche remota eredità celtica ce l’hanno. Mentre noi Veneti e Romani dovremmo essere tagliati fuori. Infatti mentre per i Romani quello con Brenno fu un incontro fuggevole, neanche i Veneti antichi erano celti: infatti avevano una lingua diversa, di cui sono rimasti non pochi anche se brevi esempi di scrittura. E pure lo storico Polibio nel secondo secolo prima di Cristo parla dei Veneti come di un popolo “simile ai celti ma di lingua diversa” (la qual cosa ha avuta una certa influenza sulla fonetica dei dialetti attuali). La cosa vale soprattutto per i padovani come Abr: infatti il loro illustre concittadino Tito Livio, che adorava Augusto più ancora di quanto Bondi adori Berlusca, ci teneva molto a sottolineare che i patavini erano schiatta di Antenore, come i Romani schiatta di Enea. Figli di Troia, non so se mi spiego.
Grande Zamax, sorry per il ritardo dovuto a impegni superiori; commentero’ solo l’ultima tua digressione demo-storica.
Indubbio che la schiatta veneta sia distinta da quella celtica: Brenno, il famoso invasore di Roma, se ne ando’ non certo per paura dei romani ma perche’ minacciato nella retrovie da OltrePo.
Si acome sia, la comunanza di nemici (i celti Boi, quelli che popolavano l’Emilia e la Romagna fino a Senum Gallicum (Senigallia), porto’ fin dal 100a.c. alla “societas” tra romani e veneti, che furono quindi popolo alleato non assogettato.
Poi si sa, i romani so’ romani, s’allargano: iniziarono la “centuriazione” dei territori incolti per affidarli agli ex legionari, snaturando la base etnica e anche il linguaggio, che divenne simile al latino. Ma quesrto e’ destino simile a tutti i territori dell’Impero Roma inclusa, soggetti volenti o nolenti alla prima Globalizzazione della storia. In tal senso il buon Tito Livio, cui era intestato il liceo contro il quale disputai la prima partita di rugby della mia vita, era un “romano globalizzato” cantore della globalizzazione romana e la leggenda di Antenore ha il significato di porre i Veneti, socii, al fianco in posizione non subalterna ma con legame di sangua coi romani.
Tornando ai rapporti celti-veneti, c’e da dire pero’ che le ostilita’ lasciarono ampio spazio anche alla compenetrazione: i rapporti tra Veneti e Celti Cenomani (zona di Brescia) furono sempre ottimi; inoltre nelle zone Pedemontane come quelle di Zamax, si evidenzia gia’ in tempi molto antichi un insediamento misto, un “meltin’ pot” celto-veneto sicuramente stimolato da quella “apertura” alle esperienze “foreste” cui le donne di quelle parti si dedicano con particolare vigore allora come oggi.
Quando poi calarono i Longobardi dalle Alpi Giulie divennero tutte pazze. Se penso che mia nonna era di Cividale, la prima capitale dei barbari del nord…
Come disse lo sceriffo Gentilini in un momento di sobria lucidità:
“per fortuna da noi non sono in vigore le leggi islamiche perchè se dovessimo lapidare tutte le adultere, a Treviso non basterebbero le pietre delle Dolomiti”
Caro Abr sono sempre le femmine a far girare il mondo!