Montanelli, gli uomini e i caporali

31 marzo 2009

Ne parla Stampa Rassegnata, e vale la pena riprenderlo. Nell’ambito delle celebrazioni per Indro Montanelli, il Corriere ha ri-pubblicato i suoi famosi diari, quelli in cui l’ex fondatore de Il Giornale ne diceva quattro a chiunque, rivelando le sue opinioni sui personaggi che ha incontrato nella sua lunga carriera e così via. La scelta del Corriere è prettamente pubblicitaria: serve a pubblicizzare il libro che la Rizzoli manderà il libreria mercoledì con il titolo «I conti con me stesso», ma qui è inutile stare a pontificare se Indro ne sarebbe stato contento o meno. Essendo un pragmatico, anzi, è facile che sarebbe stato totalmente d’accordo. Ecco però che tutte le interpretazioni complottiste, che volevano Paolo Mieli pronto a dar spazio a quei diari per fare un dispetto a Silvio Berlusconi, abbastanza fantasiose: era business, non ideale.  Più interessante è leggere di queste due annotazioni scritte a qualche giorno di distanza l’una dall’altra: il primo ottobre del 1966, parlando della “Battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, Montanelli scriveva: “Gli hanno dato il Leone d’oro e non meritava nulla. Siamo stufi di questa roba. Bella forza fare un film sui lager nazisti e sulla rivolta d’Algeria. Chi oserà dar torto a un regista che parteggia per i perseguitati?“. Insomma, il grande Indro, anticonvenzionale come al solito, dice che è pura retorica prendersela con i dittatori e i colonizzatori, visto che con quelli ce l’hanno un po’ tutti. E bisognerebbe smetterla, visto che sono bersagli troppo facile.

Se non che, accade l’inspiegabile. Indro ha l’occasione d’oro: può dirgliene quattro di persona la regista, spiegandogli finalmente come si fa ad essere ribelli e senza peli sulla lingua, e a prendersela con i veri obiettivi, distruggendo la falsa retorica dei poveri sfruttati e così via. L’occasione è un confronto pubblico con il regista, nientepopodimeno che in Rai. E sentite cosa scrive il Toscanaccio pochi giorni dopo, ovvero il 5 ottobre 1966:  ”In tv per dibattito sulla Guerra d’Algeri con l’autore Pontecorvo. E’ un bellissimo film, dichiaro, che merita pienamente il Leon d’Oro per il suo impegno, il suo rigore, eccetera“. Insomma, trovatosi con l’occasione d’oro davanti a un pubblico vasto e circostanziato, pronto a dibattere con il regista, Montanelli - come dicono a Roma - ha sbragato. Ovvero, si è limitato a una serie di complimenti di prammatica invece di difendere il suo vero pensiero sull’opera in questione.  Non esattamente un comportamento da cavaliere senza macchia e senza paura, insomma, ma una tipica figura da “siamo uomini o caporali”, o “armiamoci e partite”. Il che ci fa un po’ riflettere sia sulla mitizzazione dei morti, che, chissà perché, sono sempre meglio dei vivi: d’altronde, si sa che si stava meglio quando si stava peggio. Un po’ ci fa invece pensare che alla fin fine Indro un po’ di ragione ce l’ha: a che serve sforzarsi tanto, quando così fan tutti? Scrive ancora StampaRassegnata, attribuendo a Indro un soprannome che è stato affibbiato al suo opposto dialettico, Giuliano Ferrara: “Chiosa l’Arcitaliano, mai così Arcitaliano, con una grande lezione di giornalismo: “Anch’io riservo il mio coraggio a questo Diario”“. Impossibile non essere d’accordo. 

 

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9 commenti a Montanelli, gli uomini e i caporali

  1. La vignetta è stupenda.

  2. Naaaa, come bufala il signoraggio è un tantino più sofisticata.

  3. grano

    Tra l’altro secondo me, ma è questione di gusti, sulla “Battaglia di Algeri” Montanelli sbagliava. Quello per me fu un grande film, che consiglierei a tutti di rivedere. A mio avviso non è nemmeno vero che esaltava i partigiani e condannava i colonizzatori: era una sorta di “reportage d’artista” che rappresentava per la prima volta, con grande intensità e con notevole qualità tecnica, la guerra asimmetrica tra una milizia popolare ed un esercito, con i diversi tipi di approccio, di stato d’animo e i diversi tipi di atrocità. Mostra le retate e le fucilazioni dell’esercito francese tanto quanto le bombe messe dagli algerini e le relative stragi.
    Anche di Gomorra (e parlo del film) si potrebbe dire che è comodo prendersela con i cattivi, ma in realtà i cattivi si limita a rappresentarli e lo fa a mio avviso in modo artisticamente stupendo.
    … Mi scuso se sono andato fuori tema!

  4. Ci deve essere un errore, ho letto le parole Ferrara e coraggio vicine nella stessa frase

  5. A proposito del coraggio mancato di Montanelli. Ti faccio l’esempio di un tuo valoroso collega, ancora vivo, tale Ricchiuti Vincenzo, l’unico giornalista o giornalettista italico che non ha piegato il capo di fronte all’idolo Saviano.

  6. signoraggio?

    il signoraggio e’ una bufala?

    no non lo e’!

    altrimenti non ci sarebbe bisogno di voi per scoprirlo

  7. gregorj

    @ zamax

    e un ulteriore merito di ricchiuti è di aver detto quelle cose per primo, battendo sul tempo tutti quelli che si sono poi occupati delle circostanze. Purtroppo, nessuno glielo riconoscerà mai. Ma è il destino degli Inattuali :-D

  8. Alex

    Venderemmo le azioni Bankitalia con grande piacere».

    Ah si?? e a che prezzo?? Questo mica lo specifica..

    Passera come tutti i banchieri gode di una credibilità molto vicina allo zero…

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23786

    l’articolo è di Tabellini che un pò più di credibilità di Passera ce l’ha…non fosse altro perchè è un accademico.

    Il buffone amministratore delegato (o presidente, non lo so e non mi interessa) di Intesa Sanpaolo invece vuole la valutazione dell’ABI, vedi qui:

    http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Economia/UN-PO?-DI-CHIAREZZA-SULLA-NAZIONALIZZAZIONE-DI-BANKITALIA-di-Pierluigi-Paoletti/

    Anche io venderei la mia moto per 30000 euro, mica è difficile!!!

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