Cultura

L’AIDS si batte anche col metodo

31 marzo 2009

Fuori dalla bagarre mediatica e dalle polemiche, anche recenti, sul come si possa combattere alcuni dei mali del secolo, forse giova ricordare un’esperienza di successo che ha visto protagonista una ricercatrice italiana. Che ha fatto un paio di scoperte interessanti.

L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – è l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per la salute ed ha come obiettivo il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute, intesa come condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto come assenza di malattia o di infermità. L’OMS ha un database ad accesso limitato (possono accedervi solamente una quindicina di laboratori a livello mondiale) dove vengono immagazzinati tutti i codici genetici di virus e retrovirus finora studiati da una moltitudine di ricercatori in tutto il mondo. Questo database è chiaramente un archivio d’élite: difatti, solamente i possessori di password possono accedere ai contenuti dell’archivio. Gli altri sono tagliati fuori.

SAPERE E SAPER SCEGLIERE – L’influenza aviaria, o H5N1, è una malattia infettiva contagiosa altamente diffusiva, dovuta ad un virus influenzale (Orthomyxovirus H5N1), che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici (quindi anche i polli e le galline), con sintomi che possono essere inapparenti o lievi (virus a bassa patogenicità), oppure gravi e sistemici con interessamento degli apparati respiratorio, digerente e nervoso ed alta mortalità (virus ad alta patogenicità). Il virus può trasmettersi all’uomo, come è stato definitivamente dimostrato a partire dal 1997. Nel 2006, la ricercatrice veterinaria italiana Ilaria Capua, virologa dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, scopre un ceppo di H5N1 che sta per colpire l’Africa. Le conseguenze che si prospettano sono, a dir poco, inquietanti: milioni di volatili destinati a morire, migliaia di persone che avrebbero contratto l’infezione, moltissime delle quali destinate a soccombervi, una drastica riduzione di proteine nobili (dovuta alla morte dei volatili) nella dieta alimentare con derivanti problemi alle popolazioni più povere. Dopo aver divulgato questa scoperta, a supporto della quale viene mostrata l’impronta digitale del virus, cioè il suo codice genetico, la ricercatrice italiana è stata contattata dall’OMS ed invitata a depositare il codice in un database avendo in cambio la password d’accesso all’archivio: avrebbe fatto parte di una struttura elitaria che si occupa di sanità, la più importante del pianeta. A questo punto la Capua si è trovata di fronte ad un bivio: far parte della più importante organizzazione di sanità del mondo ed aver accesso al suo immenso database, oppure divulgare il codice genetico del virus tramite database pubblici mettendolo a disposizione di tutta la comunità scientifica mondiale. La scienziata, stupendo tutti, ha scelto la seconda.

VIA NUOVA – La dottoressa Capua ha inserito i dati della sua scoperta su GenBank, uno dei più grandi database pubblici esistenti, che fa parte a sua volta di uno dei più grandi centri di ricerca sul Dna: L’NCBI – National Center for Biotechnology Information – il centro nazionale per l’informazione biotecnologica americano. Questo ha fatto sì che nella sola prima settimana i dati sullo studio sono stati scaricati più di mille volte. La ribellione della Capua nei confronti dell’OMS ha scatenato aspri dibattiti sull’etica morale e sociale della ricerca scientifica: segnalato per prima da Nature con una pagina dedicata al GISAID (Global Initiative on Sharing Avian Influenza Data, il network Open Source di divulgazione scientifica creato anche dalla Capua), ripresa da Science (a pagamento, mi spiace) con un analisi sul lavoro della ricercatrice padovana, e poi dai vari Wall Street Journal, New York Times e Washington Post, tutti si sono apertamente schierati per la “condivisione delle informazioni genetiche” a tutta la comunità scientifica. Scelta che ha creato un certo imbarazzo all’OMS, ma che ha portato la ricercatrice italiana verso la notorietà e il prestigio: nel 2007 vince il premio “SciAm 50” della rivista Scientific American per “aver promosso le iniziative in favore della condivisione e della trasparenza dei dati scientifici sull’influenza aviaria fra i ricercatori di tutto il  mondo attraverso il network Gisaid“; nel 2008 vince il premio “Revolutionary Minds” della rivista Seed Magazine come una delle cinque menti rivoluzionarie dell’anno, sempre per aver divulgato e promosso la ricerca scientifica verso la trasparenza e attraverso sistemi aperti.

11 commenti a L’AIDS si batte anche col metodo

  1. gloriademo

    che bella sorpresa quest’articolo:) Sono molto contenta. Benvenuto!!!

  2. In primis, benvenuto. Una sola considerazione: ma perchè dobbiamo sempre abbaiare il ritornello sulle multinazionali cattive che godono nel far soffrire il popolo suddito? D’accordo, le multinazionali non sono enti di carità, ma prendere atto che hanno un ruolo? Forse sarebbe più utile incentivarle alla trasparenza quando finanziano la ricerca, specie quella di base. Anche perchè non è mica detto che lo scopo di lucro sia così esecrabile. Farei notare, per esempio, che la condivisione è un’idea interessante, ma non è gratis. Chi paga? :-)

  3. gloriademo

    infatti lui dice:”fino a quando ci saranno le multinazionali farmaceutiche a sovvenzionarle non ci potrà mai essere una vera ricerca globale senza scopo di lucro: “. La ricerca andrebbe finanziata dai governi, a prescindere. Il problema è culturale: della scienza non interessa molto a nessuno, i ricercatori sono ancora confinati in stereotipi senza senso, all’opinione pubblica interessa di più il gossip e il calcio di tutto il resto.

  4. gloriademo

    “A questo punto la Capua si è trovata di fronte ad un bivio: far parte della più importante organizzazione di sanità del mondo ed aver accesso al suo immenso database, oppure divulgare il codice genetico del virus tramite database pubblici mettendolo a disposizione di tutta la comunità scientifica mondiale. La scienziata, stupendo tutti, ha scelto la seconda.” Ha fatto una cosa IMPORTANTISSIMAAAA!!!

  5. “La ricerca andrebbe finanziata dai governi, a prescindere”

    In primo luogo, dovresti specificare se intendi la ricerca di base o quella applicata. Diciamo che potremmo concordare sulla prima. Tuttavia, non è mica detto che i governi siano più intelligenti dei privati o che adottino criteri di scelta dei filoni da sviluppare “eticamente” meno censurabili. Basta guardarsi un poco in giro per rendersi conto che le cose non stiano esattamente così. Quindi, demonizzare non serve. Incentivare invece si. :-P

  6. gloriademo

    Infatti, non è affatto detto-anzi, i governi non hanno certo maggiori competenze rispetto alle multinazionali farmaceutiche.
    La ricerca andrebbe finanziata dai governi. Possibilmente tutta, in un mondo ideale. Ma anche in questo mondo ideale gli organi dello Stato dovrebbero delegare certe decisioni alla Scienza. Sarebbe anche bello se le multinazionali fossero guidate da altro oltre che dai propri interessi pecuniari.

    Il punto è la cultura, anzi, la sensibilità.E’ quella che va educata, stimolata, rivoluzionata, sovvenzionata. Parte tutto da lì. Manca il senso del benessere comune, dei progetti a lunga scadenza. La scelta di Ilaria è notevole, veramente.

  7. gloriademo

    La sua sceltà è la dimostrazione che c’è chi riesce a sfidare il mito del prestigio personale a vantaggio di qualcosa più grande. Queste persone meriterebbero la prima pagina, i poster in camera. Si dovrebbe capire che questi sono esempi positivi, che queste sono le cose di cui andar fieri

  8. Te pensa ad un mondo ideale in cui ciascuno fa il meglio che può e non per sentirsi dire bravo ma perché è facendo così che svolge in suo ruolo all’interno del sistema di cui è partecipe. Te credi che le multinazionali, il governi, tutti costituiti da queste persone ideali, potrebbero fare qualcosa di truce nei confronti dell’umanità?
    E se per chiunque ci fosse la possibilità di espletare il proprio talento a vantaggio del benessere comune non credi che le cose andrebbero meglio?
    Parte tutto da qui secondo me. Per questo dico che è una questione di cultura, di valori, di miti. L’unica rivoluzione possibile dovrebbe coinvolgere tutto e tutti e svilupparsi anche attraverso, se non soprattutto, la comunicazione, a tutti i livelli
    Ovviamente noi siamo distanti anni luce da tutto questo ma, chissà…

    (Il mondo ideale cui penso è un po’ come quello che abbiamo dentro, e mi riferisco all’operoso collaborare di ogni millimetro del nostro corpo per consentirci, in questo momento, di respirare, pensare, scrivere.
    Quando c’è anche solo una cellula che muta, che impazzisce, che muta, che cresce a svantaggio delle altre…succede un bel casino.)

  9. pietro

    Una cosa mi convince poco, che in un articolo che parla principalmente del comportamento di un ente che è finanziato al 100% con denaro pubblico e la cui organizzazione è decisa integralmente dagli stati membri alla fine si dia la colpa di tutto alle industrie farmaceutiche.
    Se la ricerca sui farmaci costa un mare di soldi, mi sembra ingenua l’idea che questi sarebbero meglio spesi in mano ad una burocrazia statale come l’OMS piuttosto che in mano a privati come le idustrie farmaceutiche che hanno tutto l’interesse personale a non sprecarli.

  10. Andrea

    I database secondo me dovrebbero avere comunque degli accessi controllati. Non elitari ma controllati. Con l’ingegneria genetica moderna creare un virus influenzale in laboratorio non è più impossibile, quindi anche qualsiasi altra malattia è riproducibile. Ancora peggio: lo spauracchio di un virus completamente nuovo, resistente ad antivirali o un qualsiasi -cocco resistente agli antibiotici sparso a dovere porterebbe la vera guerra batteriologica ad essere disponibile a chiunque.
    Non voglio parlare di terroristi, basterebbe invece pensare alle varie sette religiose in stile Aum Shinrikyo cosa ne potrebbero fare. E quelle sono ovunque e tra loro annoverano anche persone con le capacità di fare cose simili.

    Ad ogni modo, tanto di cappello alla Dottoressa Capua che ha portato alla luce il problema dell’OMS altrimenti sconosciuto.

  11. Grazie a tutti per il caloroso benvenuto! :)

    @Mthrandir: io non accuso affatto le multinazionali: sono un bene preziosissimo per la ricerca. A me da’ fastidio – e penso anche a voi – che alcune “scoperte” vengano fatte solo perché le multinazionali hanno capito che saranno molto remunerative, mentre per alcune ricerche – chissà come mai – mancano i soldi. E chi ti dice che la condivisione non possa essere anche gratis?

    @pietro: la critica è rivolta al modello di condivisione dell’OMS, non come organizzazione umanitaria con contributi e coordinazione Onu. È anacronistico pensare che la ricerca vada fatta solo da agenzie governative come l’OMS: la ricerca la deve fare chi può farlo, ma resta e deve restare un bene per tutti, non solo per chi ha i soldi per potersi comprare un farmaco da mille cc/€.

    @Andrea: hai provato a registrarti al Gisaid o alla GenBank per scaricare i dati degli studi della scienziata italiana? Non puoi farlo perché non appartieni alla comunità scientifica, e non hai una certificazione di accredito. Quindi, quello che dici è solo un problema che può capitare solo per assurdo. Certo, i terroristi molecolari esistono e sono accreditati, ma non avranno mica bisogno di scaricarsi i dati da un database pubblico per creare un virus immortale, non credi?

    Ancora grazie a tutti per il benvenuto e per i commenti benevoli :D

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